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«Giorgia rimandata a ottobre», di Mario Lavia

La pessima figura del ministro per la gioventù, la rissa alla camera con i sodali del sindaco di Roma come protagonisti.
In questi primi due anni di legislatura di Giorgia Meloni, giovane ministro per la gioventù, non si era parlato molto. Ma ieri si è rifatta, anche se in negativo: il suo provvedimento che stanziava un mare di milioni per “i giovani” è stato rimandato indietro, dall’Aula torna in commissione. Una giornata no, una brutta figura.
Eppure la Meloni si era caratterizzata, da vicepresidente della camera nella precedente legislatura, per grinta e astuzia politica, nessun timore reverenziale dallo scranno più alto di Montecitorio nel bacchettare con pesante accento romanesco deputati ben più noti e importanti di lei. Tanto che se ne parlò come di una nuova stella della destra: una destra popolare, legata alla società, frutto di un’antica attitudine militante “di base” eppure in sintonia con i tempi. Troppo in sintonia, forse. Al punto – par capirci – di inserirsi (magari senza tanto entusiasmo) nel corteo dei nuovi fedeli del Cavaliere, a costo di rescindere il cordone con quel Gianfranco Fini che era stato pur sempre il suo faro politico. Ma tant’è, alla realpolitik non si comanda: e il premier, che è uno che sa toccare le corde giuste, la premiò elevandola al rango di ministro.
Qui venne però il difficile. Il ministero per la gioventù è una di quelle cose che sembrano semplici ma deve essere un posto nel quale una volta entrato non sai bene che fare. Pochi soldi, pochi strumenti, poco tutto. Il provvedimento in questi giorni all’esame della camera doveva essere la chiave di volta della sua azione. Finanziamenti un po’ qua un po’ là, senza – dicono i critici – che fosse trasparente il senso dell’operazione. Lamenta chi era al suo posto, Giovanna Melandri: «La Meloni ha destrutturato il buono che avevamo costruito, per esempio l’accordo con l’Abi sul credito agevolato per i giovani». E la deputata Daniela Sbrollini ha criticato «il provvedimento pasticciato, confuso, che invece di offrire uno spazio di tutela maggiore ai giovani puntava a costruire un serbatoio clientelare per alcuni ambienti politici». Parola più parola meno, è precisamente il giudizio che ieri a Montecitorio stava dando il deputato dell’Idv Barbato (un tipino, peraltro, non esattamente flemmatico): «Abbiamo l’impressione – sosteneva Barbato – che si voglia fare entrare il maneggio della politica e dei partiti, le persone riconducibili a partiti o a correnti, signor ministro, perché ho l’impressione che lei voglia finanziare la sua corrente, la corrente di Alemanno, del suo assessore regionale Lollobrigida che gestirà questi fondi, il suo parente (commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)… Allora questa vecchia politica che fa rabbrividire, Pomicino e Mastella, perciò lei è vecchio, signor ministro, lei rappresenta la vecchia politica…». Forte.
Tanto forte che al nome di Alemanno i suoi amici Rampelli e Barbara Saltamartini hanno dato vita alla classica colluttazione parlamentare. Urla, botte (15 giorni di prognosi per Barbato, per «trauma contusivo della regione zigomatica e all’occhio destro» e «cefalea post-traumatica»). Una brutta scena.
Ma il vero punto politico è un altro. E cioè che le critiche a Giorgia erano risuonate all’interno della maggioranza: quel galantuomo di Antonio Martino era stato pesantuccio parlando di «un provvedimento che negli Usa si chiama pork barrel legislation, legge volta a mettere le mani nel barile del porco salato». Risultato, uno smacco per il giovane ministro. Lei, tosta come sempre, ha fatto buon viso a cattivo gioco. Ma fra i suoi ex amici dell’ex An ieri qualcuno si è limitato a pronunciare tre parole: «Ben gli sta».

da www.europaquotidiano.it

3 Commenti

  1. Andrea dice

    ah ah ah mi son proprio divertito a leggere la difesa d’ufficio della Ministra Meloni, ministra che amministra il danaro solo per gli amici …… C’è un bando del ministero per le politiche giovanili per i Comuni….guarda caso non si trova online, guarda caso lo vengo a sapere da un assessore amico di un comune del Veneto che, guarda caso, essendo del pdl, viene inviato dal ministero a partecipare. E gli altri assessori alle politiche giovanili di altri schieramenti politici? Naturalmente niente. E questa come la chiamate voi difensori di improbabili ministri che solo grazie ad un paese sordo e addormentato ricoprono degli incarichi così carichi di civismo, senso dello stato e legalità. Tali Ministri, che fino a ieri se ne stavano a far caciara in associazioni al limite della legalità o in decadenti uffici di azzecagarbugli, sono ahimè quelli che daranno un calcio a questo paese e alla sua parvenza di democrazia.
    Complimenti!

  2. @ erika
    per cominciare: che disinformazione avrei compiuto pubblicando l’articolo di Lavia? Nessuna. Tu stessa (mi permetti l’uso del tu?) non ribatti alcun passaggio riportato nell’articolo, se non quello sulla valutazione soggettiva espressa dall’Autore (comunque legittima) che le risorse previste nella legge siano “un mare”. Comunque sia, data la penuria delle risorse e i tagli operati in tutti i settori della pubblica amministrazione, i milioni a disposizione rappresentano oggettivamente un buget significativo.
    Non sono in grado di verificare la notizia da te riportata sulle risorse che Marrazzo avrebbe fatto perdere alla regione Lazio (attenzione: chi di via Gradoli colpisce,di via Manlio Torquato perisce): mi pare comunque improbabile che si tratti di “241 miliardi di euro”. Ma hai idea dell’ammontare di questa cifra? dieci volte superiore alla manovra del Governo?
    Il tuo commento prosegue poi con la difesa d’ufficio del lavoro svolto dalla ministra Meloni. Embé? Lavia non fa menzione della “produttività” del ministro, si sofferma invece sui suoi recenti (e legittimi) posizionamenti politici, rubricandoli come “realpolitik”. Su questi aspetti preferisci tacere. Dalle mie parti si chiama coda di paglia. Dalle tue non lo so, perchè non le ho mai frequqntate.
    Dedichi infine parole molto dure alla Mussolini, a Barbareschi, a Martino. Insomma, a noti e autorevoli esponenti dello stesso partito cui appartiene il ministro Meloni. E infatti qui sta la verità (che è una sola). Se il ministro Meloni ieri è stata costretta a riportare in commissione il suo provvedimento lo deve solo ed esclusivamente al cosidetto “fuoco amico”, cioè alla aperta ostilità dei suoi stessi “compagni” di partito. Lo ha dichiarato lei stessa, con parole nette, che sono risuonate in modo inequivocabile nell’Aula di Montecitorio. Permettimi invece di dire che il tuo invocare una parolaccia (m…..) non risolve il problema tutto politico che il PDL deve affrontare: l’accettazione della dialettica interna e l’esistenza di una minoranza.
    La ministra Meloni sa difendersi da sola (come avrebbe voluto dimostrare ieri in Aula, se la Saltamartini & co. non avessero perso la testa, costringendo il capogruppo Cicchitto a “chiedere scusa”, poichè alle provocazioni verbali si risponde con parole intelligenti) ma immagino che la tua difesa d’ufficio possa renderla contenta. Un po’ meno l’augurio “di un figlio eroinomane”. Ma si sa, la cultura politica non è acqua.

  3. erika Montanari dice

    Gli unici che fanno brutta figura sono i disinformatori come voi. Cominciamo a dire che la “marea” di milioni sarebbero in realtà da 18 a 12, che considerando la copertura dell’intero territorio nazionale sono davvero poca cosa. Lo sono, e questo ditelo alla signora Melandri, soprattutto se paragonati ai 241 MILIARDI di euro che il signor Marrazzo ha fatto perdere alla regione Lazio per non aver ratificato un accordo già fatto che gli avrebbe permesso di pagare la metà il fabbisogno dei farmaci salvavita. Naturalmente, il presidente era troppo occupato a via Gradoli, con le sue amiche brasiliane, ma questi per il PD evidentemente sono dettagli.
    Passiamo poi a dire che in due anni di governo, senza soldi e senza padrini politici, la Meloni ha portato avanti decine di iniziative a favore dei giovani che, se aveste la voglia di voler conoscere, potreste facilmente trovare sul sito del ministero, sito del ministero che detto tra parentesi ha vinto un premio internazionale come miglior sito della pubblica amministrazione.
    Come se tutto ciò non fosse abbastanza, il testo del ddl della Ministra Meloni è online e anche un analfabeta potrebbe provare a conoscerlo (magari facendoselo leggere) e scoprendo così che nessuno, men che meno l’assessore Lollobrigida che ha ben altro da fare, gestirà il denaro, se non un’apposita commissione seguendo rigidi e stabiliti dettami per l’elargizione delle somme. Somme che saranno destinate ad associazioni di giovani che NON siano associazioni politiche, che non facciano distinzioni di razza, colore, credo religioso e politico, e che diano la possibilità a tanti ragazzi di trovare un luogo dove incontrarsi per fare musica, arte, progetti, attività ludiche, il tutto al riparo di strade pericolose. Per dare un esempio, la Meloni ha più volte citato la palestra di judo a Scampia voluta dalla medaglia d’oro Maddaloni, un faro per i giovani di una delle zone più disgraziate d’Italia.
    Ecco dunque il “vergognoso” progetto della Meloni, che ha irritato la Mussolini (una che farebbe bene a tacere a parte quando si occupa di pupe e secchioni, di cui evidentemente è esperta), ha fatto gridare allo scandalo Barbareschi, che si è detto depresso perché Mediaset non vuole più produrre le sue fiction di così grande successo che si fatica a trovare qualcuno che se le ricordi, e l’ex ministro Martino, che come associazionismo giovanile vede bene le bande nei quartieri degradati dei suoi tanto amati States.
    Dispiace che una persona perbene, seria e di buona volontà come la Meloni sia circondata da tanta m…., ma tant’è, in questo Paese ci siamo abituati. L’importante è che non si demoralizzi e continui il suo lavoro, alla faccia di tanti calunniatori e inutili chiacchieroni.
    Ps. Hanno anche detto che le comunità giovanili non sono democratiche perché per statuto bandiscono ogni tipo di droga, e quindi non avrebbero spazio per gli antiproibizionisti. Personalmente a questi geni auguro con tutto il cuore di ritrovarsi in casa un figlio eroinomane, cosi’ poi ne riparliamo.

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