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Strage di via D'Amelio Il Pm Nico Gozzo: «Fu come un golpe che spazzò il sistema»

Un centinaio di persone partecipa al corteo organizzato, alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio, dal “Popolo delle Agende Rosse”, il Movimento che fa capo a Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato insieme alla scorta 18 anni fa. «Siamo prossimi a una svolta nelle indagini – ha detto Salvatore Borsellino – e ora, più che mai, dobbiamo stare attenti che le porte blindate che ancora ci separano dalla verità non ci vengano chiuse in faccia per l’ennesima volta»

«Diteci dov’è l’agenda rossa di Paolo, diteci chi l’ha presa, perché su quell’agenda si fondano le ragioni dei delitti eccellenti del ’92 che reggono oggi la nostra Repubblica», ha detto Salvatore Borsellino. «E allora -ha affermato il fratello del giudice ucciso- è necessario che su questo si indaghi». «Noi -ha concluso- ci batteremo perché non vengano approvate quelle leggi che tentano di bloccare il lavoro dei magistrati. Se questo Parlamento fosse gestito direttamente dalla criminalità organizzata non sarebbe stato molto diverso». E riferendosi ai magistrati che indagano su via D’Amelio ha aggiunto: «Quella strada che avete detto di voler percorrere non la percorrerete da soli, noi saremo sempre al vostro fianco». «Certo -ha continuato- non potremmo proteggervi fisicamente come quegli angeli che erano vicino a Paolo ma noi lo faremo con il nostro calore e con il nostro appoggio».

«Sono tantissimi quelli che sanno, in tutto o in parte, cosa si cela dietro le stragi. Un esercito di persone che non parlano», ha detto il neo procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato. «C’è un sigillo che cuce le bocche di tutti -ha spiegato il magistrato- le bocche restano cucite perché la lezione della storia dimostra che non c’è salvezza fisica fino a quando il potere che ha ordinato e coperto le stragi resta in sella. Un potere talmente forte da raggiungerti in qualsiasi carcere, tanto forte da poter condizionare la polizia che indaga o taluni magistrati». Infatti «basta ricordare che tutti i conoscitori dei mandanti esterni della strage di Portella della Ginestra sono stati assassinati» ha aggiunto il procuratore generale.

«Rispetto all’anno scorso abbiamo più interrogativi, ma anche più certezze, quest’anno non è passato invano», ha detto il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. «Sono stati fatti importanti e decisivi passi in avanti per arrivare alla verità sulla strage di via D’Amelio. Ma non dobbiamo fermarci. L’anno prossimo non dobbiamo ritrovarci allo stesso punto.
Dovremo avere superato l’anticamera della verità per raggiungere almeno la prima stanza della casa della verità che poco a poco dovremo illuminare per intero. Per questo occorre l’impegno e la spinta di tutti». Purtroppo «un pezzo d’Italia, non solo mafiosa, ma anche delle Istituzioni, questa verità non la vuole e per questo è difficile raggiungerla» ha aggiunto Ingroia.

Cantando tutti insieme “Bella ciao” con l’immancabile agenda rossa in mano, i partecipanti alla marcia delle “agende rosse”, sono arrivati dopo due ore di marcia a Castel Utveggio, sul Montepellegrino a Palermo. Un marcia, popolata soprattutto da non palermitani. Presente al corteo anche il padre dell’agente Vincenzo Agostino ucciso nell’89 e su l cui omicidio non è stata fatta ancora luce. Il corteo è partito da via D’Amelio ed è arrivato al Castel Utveggio che, secondo alcune tesi investigative, avrebbe ospitato una sede riservata del Sisde. Negli ultimi mesi, anche dopo le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, gli inquirenti stanno puntando la loro attenzione anche su uomini dei Servizi segreti che potrebbero essere coinvolti nell’eccidio in cui perse la vita Paolo Borsellino.

L’Unità 19.07.10

1 Commento

  1. Andrea dice

    Martedì 23 giugno 1992, nella chiesa di San Domenico a Palermo, Paolo Borsellino, a trenta giorni dalla scomparsa dell’amico e collega Giovanni FALCONE, così chiudeva il suo ricordo:
    “Occorre evitare che si ritorni di nuovo indietro. Occorre dare un senso alla morte di Giovanni, della dolcissima Francesca, dei valorosi uomini della scorta. Sono morti tutti per noi, per gli ingiusti, abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera. Facendo il nostro dovere; rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici; rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne (gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia; testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere, anche dentro le aule di giustizia. Troncando immediatamente ogni legame di interesse, anche quelli che ci sembrano innocui, con qualsiasi persona portatrice di interessi mafiosi, grossi o piccoli; accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito; dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo!”.

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