Giorno: 6 aprile 2012

"L'Aquila sfila in ricordo delle vittime il dolore della città a tre anni dal sisma", di Piera Matteucci

I parenti delle 309 vittime del terremoto che il 6 aprile 2009 ha distrutto la città, insieme a migliaia di cittadini, in un lungo e silenzioso corteo per le strade del centro storico. Poi alle 3:32, l’ora della scossa, la lettura dei nomi dei morti. Con l’obiettivo di non dimenticare. C’è la luna piena quando le diecimila fiammelle iniziano a muoversi dalla Fontana Luminosa. Non si sono fatti spaventare dal nubifragio che, fino a tarda sera, si è abbattuto sull’Aquila, e per il terzo anno, dopo la terribile notte del 6 aprile 2009 quando il terremoto ha devastato la città e numerosi paesi vicini, i parenti delle 309 vittime del sisma e migliaia di aquilani – tra cui il sindaco Massimo Cialente e il presidente della Provincia Gianni Chiodi, affiancati dal ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca – si sono riuniti in assoluto silenzio in una lunghissima fiaccolata. Il percorso è lo stesso dello scorso anno, molti i visi già visti e stessa la tristezza. Il dolore che ha segnato la storia di un’intera …

Pompei, con 105 milioni via al grande progetto «Bloccheremo le mafie», di Luca Del Fra

«È necessario rimanga in piedi» –ha statuito ieri a Napoli il presidente del consiglio a proposito di Pompei. Non poteva mancare lo humour britannico di Mario Monti alla presentazione del Grande Progetto Pompei, finanziato con un fondo della Commissione Europea pari alla notevole cifra di 105 milioni di Euro. La conferenza stampa è stata caratterizzata da un poderoso schieramento istituzionale di quattro ministri: Annamaria Cancellieri, Interno, Francesco Profumo, Istruzione, Università e Ricerca, Lorenzo Ornaghi, Beni e Attività culturali –il vero ministro competente sulla materia–, Fabrizio Barca, Coesione territoriale. Non mancavano i rappresentanti delle amministrazioni locali come Stefano Caldoro, governatore della Campania, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, e quello diPompei Claudio D’Alessio, nonché dell’advisor tecnico Domenico Arcuri, ad di Invitalia. Conferenza stampa fiume dunque, ma a cui, occorre sottolinearlo, non ha preso la parola proprio il soprintendente di Napoli e Pompei, Mariateresa Cinquantaquattro, che pure era presente. «SE RESTA IN PIEDI…» L’occasione serviva per annunciare il lancio dei primi cinque bandi di concorso, per una cifra totale di 6 milioni di euro, pubblicati oggi …

"Scuole paritarie scadenti? Una indagine voluta da Gelmini lo confermerebbe", di P.A. da La Tecnica della Scuola

Oltre l’Ocse, a dirlo sarebbe pure uno studio, commissionato dall’ex ministra Gelmini, che dichiarerebbe l’arretratezza della scuole paritarie. Nonostante rette e finanziamenti sarebbero in ritardo di ben 10 anni rispetto alle pubbliche. Repubblica, che ha esaminato il primo monitoraggio sullo stato della riforma Gelmini nel primo ciclo, pubblicato il 2 aprile dal ministero dell’Istruzione, lancia la notizia, sottolineando che “il quadro che emerge dal report di viale Trastevere sulle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado” è desolante e scaglia granate di cifre, sfatando così pure l’antica litania della destra che per le scuole private ha avuto sempre un debole particolare. Mentre il 99,3% delle scuole pubbliche – tra quelle dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado – è dotata di laboratori tecnologici e multimediali, la percentuale crolla al 48,6% per quelle paritarie. Le scuole private sono anche meno connesse con Adsl rispetto alle pubbliche: 78% contro 90%. Le paritarie sono indietro anche per le lavagne interattive multimediali (lim), solo una su cinque ne è dotata, rispetto all’82% di quelle pubbliche. Ma anche sotto …

"La caduta degli idoli", di Ezio Mauro

Cadono ad uno ad uno gli idoli della destra italiana che fino a ieri guidavano il Paese, trasmettendo attraverso il loro potere alieno alle istituzioni l´immagine di un´Italia da comandare, più che da governare. Le dimissioni di Umberto Bossi, affondato dalla nemesi di uno scandalo per uso privato di denaro pubblico, azzerano la politica e persino il linguaggio della Lega, rovesciando sul Capo fondatore quelle accuse spedite per anni contro “Roma ladrona” e contro lo “Stato saccheggiatore”. I ladroni la Lega li aveva in casa, anzi a casa Bossi. E il saccheggio lo aveva in sede, a danno del denaro dei contribuenti. La Lega è il più vecchio partito italiano, nato nell´agonia pentapartitica della prima repubblica, sopravvissuto e cresciuto nella bufera di Tangentopoli che ha cambiato per sempre la geografia politica. Poi alleata con l´altro figlio legittimo della prima repubblica, quel Berlusconi protetto dal Caf, abile più di tutti a infilarsi nella breccia aperta da Mani Pulite nel muro del sistema, e a ereditarne il comando come presunto uomo nuovo, esterno ed estraneo. L´unione di …

"Partiti, una legge subito", di Antonio Misiani

I fatti gravissimi emersi prima con il caso Lusi e ora con l’inchiesta sui conti della Lega Nord rappresentano la goccia che può far traboccare il vaso del rapporto dei cittadini con la politica. Da tempo la fiducia nei confronti dei partiti è in caduta libera ma queste vicende rischiano di azzerarla, con conseguenze potenzialmente devastanti per la nostra democrazia. Bisogna intervenire, e bisogna farlo rapidamente. Cancellare i finanziamenti pubblici destinati ai partiti – già drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010-2011 – sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo (compresi coloro che in questi anni le regole le hanno rispettate scrupolosamente) e metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interesse particolare. Il punto è un altro: trasformare il finanziamento pubblico nella leva per riformare i partiti. Come ha ricordato il presidente Napolitano, è necessario sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti e meccanismi corretti e misurati di finanziamento della loro attività. In condizioni normali la strada maestra sarebbe quella della …

"Reintegro, deciderà il giudice quando c’è manifesta insussistenza", di Mario Tedeschi

L’opposizione dura della Cgil in ambito sindacale, l’opposizione ferma e responsabile del Pd in ambito politico hanno portato al risultato di una modifica decisiva sulle iniziali intenzioni del governo sull’articolo 18 ed in particolare del ministro Elsa Fornero. Il reintegro sui licenziamenti per motivi economici che sembrava impossibile è stato dunque riconquistato. Il drammatico snodo di due settimane fa che ha portato alla mobilitazione sindacale, così come era stato nel 2002 per un analogo attacco ai fondamenti dell’articolo18 dello Statuto dei lavoratori, è stato superato attraverso la mediazione politica e la rivolta della base ad ogni livello politico e sindacale. La prima versione dell’esecutivo escludeva il reintegro per licenziamento economici, bensì solo l’indennizzo tra 12 e 27 mesi. Versione gradita a Confindustria e a tutta la destra e il centro che sostengono il governo. Camusso ha messo subito le mani avanti: si apre la strada alla cacciata dal mondo del lavoro di tutti i cinquantenni, più costosi perché con maggiore anzianità.Una jungla sociale insopportabile in una situazione economica in cui, articolo 18 vigente, le imprese …

"Bossi, la resa che chiude un'era", di Michele Brambilla

Non è un caso che l’addio di Umberto Bossi sia arrivato appena cinque mesi dopo quello di Silvio Berlusconi. Per quanto diversi per censo e perfino per tratti antropologici, i due erano legati fra loro assai più di quanto non siano legati due semplici alleati politici. La loro avventura era evidentemente destinata ad avere un inizio e una fine comuni, e come certi vedovi inconsolabili, l’uno non poteva sopravvivere alla fine dell’altro. Così in soli cinque mesi la loro uscita di scena cambia di colpo, e probabilmente per sempre, il profilo della destra italiana e l’intero scenario politico nazionale. Finisce un’era: quella dei «fondatori», dei partiti personali, del leaderismo e del culto del capo, dei finti congressi e delle acclamazioni. Finisce anche, si spera, la stagione delle forti contrapposizioni e delle chiamate alle armi. Pure nell’addio i due vecchi capipopolo risultano così simili da apparire inseparabili. Per tutti e due, non s’è trattato di dimissioni: s’è trattato di una resa. Non lasciano perché ritengono sia giunta l’era del buen retiro, ma perché travolti dagli avvenimenti. …