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“Addio Islamismo”, di Tahar Bel Jelloun

La prova è evidente: con le preghiere non si governa. Il fondamentalismo islamico continua a dimostrare la sua inadeguatezza. La sua incapacità a trovare soluzioni ai problemi quotidiani della popolazione. Più di due anni fa gli egiziani si sono rivoltati contro il regime autoritario di Mubarak. Oggi non si tratta più di rabbia transitoria o di rivolta, ma proprio di rivoluzione. Il popolo è diviso ma la maggioranza ha constatato che il fondamentalista Mohammed Morsi non è più democratico o più competente di Mubarak. Può anche sbandierare la “legittimità” conferitagli dalle elezioni, ma il popolo ha voluto la sua destituzione reclamando una vita giusta e dignitosa. La gente ha bisogno di azioni concrete che cambino la sua vita quotidiana. Invece il regno di Morsi è stato caratterizzato dalla violenza. Violenza contro le donne, linciaggio di una piccola comunità sciita, mancata protezione dei copti, arresto degli oppositori, torture, sparizioni. I Fratelli musulmani hanno creduto che l’Egitto appartenesse a loro. La cosa nuova è che gli egiziani non hanno più paura della repressione, della prigione e neppure della morte. È una questione di dignità, di valori e principi morali. La rivoluzione non si svolge solo in Piazza Tahrir, ma anche a Suez, ad Alessandria, in altre città. Non è il cattivo umore di un popolo, ma un violento desiderio di cambiamento. Morsi non l’ha accettato, pensava che sarebbe stato protetto dalla sua “legittimità”. Errore.
I fondamentalisti sono riusciti a far coalizzare contro di loro più della metà della popolazione. Venti milioni di persone sono scese in piazza. La soluzione è nelle mani dei militari, che però, sapendo che non potrebbero trovare le soluzioni agli infiniti problemi della società egiziana, non vogliono prendere il potere. Gli alti ufficiali hanno una doppia veste: militari e uomini d’affari. Mubarak, per avere la pace, aveva offerto ai generali dei posti nell’industria e in altri affari redditizi. Alcuni hanno allevamenti di polli, altri vendono cemento. Oggi quasi il 25% dell’economia del paese è nelle mani degli ufficiali superiori. Se quei generali prendono il potere, dovranno assumere decisioni impopolari che avranno la conseguenza di mettere contro l’esercito tanto i laici quanto i religiosi. In più, se riconoscessero che la destituzione di Morsi è un golpe perderebbero gli aiuti americani. Perciò il generale Abdel Fattah el Sissi ha rimesso il potere a Mansour e ha preso diverse decisioni dopo una riunione con elementi della società civile e con religiosi. Per non lasciar credere che si possa trattare di una rivoluzione contro l’Islam, ha intriso di religiosità il tono del suo discorso. Nondimeno, la destituzione e l’arresto di Morsi pongono un problema costituzionale: è stato eletto democraticamente ed è per mezzo delle elezioni che avrebbe dovuto essere battuto. Ma è la presenza straordinaria del popolo nelle strade a fare da contrappeso alla sua legittimità elettorale.
L’Egitto è il più grande paese arabo. Ma è un gigante malato, i suoi bisogni sono difficili da soddisfare. Ma una cosa è stata appena dimostrata in modo eclatante: la religione non risponde a tutte le aspettative di un popolo. Il fondamentalismo islamico è in declino. L’Islam è più che mai invitato a restare nei cuori e nelle moschee: la scena politica non gli si addice.
(traduzione di Elda Volterrani)

La Repubblica 05.07.13