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“Stop al precariato nel pubblico impiego”, di Massimo Franchi

Due ore di Consiglio dei ministri per mettere a punto le norme sulla Pubblica amministrazione, un decreto e un disegno di legge per dare «efficienza» al sistema. E fissare un principio: basta precariato di Stato. È direttamente Enrico Letta ad annunciarlo: «Abbiamo deciso di dare una soluzione strutturale al tema del precariato», «tipizzando e riducendo le forme di lavoro flessibile, mettendo una barriera per evitare scorciatoie, come nelle assunzioni nel- le aziende partecipate»: il contratto a tempo determinato sarà quello «prevalente». Al contempo si avvia un «percorso di parziale inserimento di precari» che saranno stabilizzati «previa procedura altamente selettiva, come prescrive la Costituzione». E con l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di assumere i vincitori di concorso.

Se il principio è chiaro, molto meno lo sono i numeri. E ancora meno i tempi della stabilizzazione. Dei 150mila precari stimati dai sindacati, l’unica platea su cui ci siano notizie è quella dei lavoratori della sanità. Proprio mentre il ministro Giampiero D’Alia specificava come siano «oltre 30mila precari i contratti a termine nel com- parto», un comunicato della collega titolare della Salute Beatrice Lorenzin parlava della stabilizzazione di 35mila lavoratori. Ma la «disciplina» sarà affidata «alla Conferenza Stato Regioni» che «stabilirà i criteri per le discipline selettive».

Le reazione dei sindacati, che alla vigilia del Consiglio dei ministri avevano chiesto espressamente l’introduzione di una quota di stabilizzazioni anche per i precari co.co.co, sono improntate alla prudenza. D’altronde lo stesso Enrico Letta ha parlato di stabilizzazione e «prove selettive per chi ha avuto alme- no tre anni di contratti nell’ultimo cinquennio» e dunque si è limitato a citare i tempi determinati. I sindacati di categoria si pronunceranno solo oggi, dopo aver studiato il testo, mentre la Cgil, per bocca del segretario confederale Ni- cola Nicolosi, parla di «un primo passo, una risposta parziale non ancora sufficiente per dare una soluzione complessiva al tema della precarietà nella Pa».

L’altro grande tema è quello dei Fondi europei per i sette anni 2014-2020. E la creazione, per decreto, di un’agenzia ad hoc che sarà gestito dal ministro per la Coesione Carlo Trigiglia e accorpato alla Presidenza dei ministri. Il tutto con l’obiettivo, precisa Letta, di «essere più europei» e con 120 assunzioni di personale specializzato.

Dal Consiglio dei ministri arriva poi un «ulteriore taglio del 20% delle auto blu di tutte le amministrazioni pubbliche» con l’obiettivo di proseguire «sulla strada virtuosa» che è stata intrapresa, annota il premier. I risparmi sono quantificati dal ministro D’Alia: «Ì dati in nostro possesso sul 70 per cento delle amministrazioni pubbliche parlano di un costo di un miliardo», mentre un miliardo e duecento milioni costano le consulenze esterne su cui arriva un’altra stretta, visto che i dirigenti saranno chiamati a rispondere («li paga di tasca sua», precisa D’Alia) di ogni spesa fuori dai tagli previsti dal decreto.

Altro capitolo importante riguarda la tracciabilità dei rifiuti, il sistema dall’acronimo Sistri. «Abbiamo deciso una semplificazione e finalmente si parte, gradualmente, ma si parte: l’Italia avrà un sistema di tracciabilità ma non lo farà gravare sulle imprese», annuncia il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. «Abbiamo scelto di circoscrivere la platea del primo step: solo i produttori e i gestori di rifiuti pericolosi saranno direttamente coinvolti. La platea passerà da 40mila a 17mila. Il secondo step – aggiunge Orlando – resta a marzo ma con l’inversione dell’onere. Si parte, se le semplificazioni ci sono state. Il secondo step riguarda anche i trasportatori dei pericolosi ma solo se prima di marzo sarà intervenuta la semplificazione che abbiamo previsto». Orlando spiega che caso a parte sarà «la Regione Campania che avrà una platea più ampia e riguarderà anche i rifiuti solido urbani».

Sempre i tema di assunzioni, lo stesso Enrico Letta ha annunciato che l’aumento di organico dei Vigili del fuoco, gravemente carente per i tagli degli anni scorsi. «Mille nuovi Vigili del fuoco sono segno di attenzione profonda verso il territorio», ha detto.

Si passa poi al capitolo ricerca. Qui arrivano «due norme importanti: nel decreto legge – ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Annamaria Carrozza – c’è la norma in favore dell’autonomia degli enti che consente, nell’ambito del piano triennale, l’immissione in ruolo dei ricercatori» mentre nel disegno di legge c’è una norma che riguarda l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, che «consente, in prospettiva, l’immissione in ruolo dei ricercatori precari».

Rimangono fuori dal decreto e dal disegno di legge l’annunciata norma per prepensionare 7-8 mila lavoratori statali. E lo stralcio ha avuto conseguenze sulle mancate stime sugli ingressi dei precari.

L’Unità 27.08.13

1 Commento

  1. michela dice

    La discriminazione introdotta dal D.L. 101/2013 tra le diverse tipologie di lavoratori precari presenti nella P.A. è inaccettabile. Secondo stime dei sindacati i precari della P.A. sono circa 150 mila di cui solo una parte (90 mila) sono quelli con contratto a tempo determinato per i quali è prevista una procedura di stabilizzazione con riserva del 50% dei posti messi a concorso nel caso abbiano maturato 3 anni di servizio negli ultimi 5 anni. Risulta quindi evidente che una larga fetta di precari, tra i quali la fetta più cospicua è rappresentata dai lavoratori Co.Co.Co. (42 mila), non potrà nemmeno accedere alle procedure di stabilizzazione pur avendo maturato i tre anni di servizio previsti ed avendo svolto le stesse mansioni dei colleghi più fortunati. Ci auspichiamo che il Governo e il Parlamento, in sede di conversione del decreto, cancellino la discriminazione creata dal decreto tra le diverse tipologie di precari presenti nel pubblico impiego onde evitare la formazione di precari di seria A e precari di seria B e permettere a tutti i precari, compresi i Co.Co.Co., di accedere al percorso di stabilizzazione e vedersi, così, riconosciuta la professionalità acquisita in anni di lavoro presso la P.A.

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