Giorno: 2 ottobre 2013

Intervento alla Camera dei Deputati del Presidente del Consiglio Enrico Letta sulla situazione politica generale

Signora Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina al Senato ho avuto modo di presentare un discorso ampio e articolato, con una serie di riferimenti programmatici. Questo discorso ampio e articolato lo consegno, lo consegno qui, e preferisco aggiungere alle cose che ho detto questa mattina alcune considerazioni che in parte sono una sintesi di quei ragionamenti, che sono scritti nel discorso, e in parte, ovviamente, considerazioni che prendono spunto da quello che è successo stamattina al Senato, con il risultato positivo dell’ottenimento della fiducia, e la spinta e gli spunti su quello che accadrà da adesso in poi, da domani.   Voglio ripartire dal punto essenziale. Noi cinque mesi fa ci siamo trovati qui in una situazione drammatica, in quella situazione drammatica a partire dal discorso del Capo dello Stato che scelse di accettare la richiesta pressante di essere di nuovo Presidente della Repubblica per la seconda volta, unico caso nella storia della nostra Repubblica. Venne qui e fece a tutti noi un discorso di una chiarezza cristallina e anche per certi versi, ce lo ricordiamo tutti, …

“La fedeltà alla legge”, di Nadia Urbinati

Indipendentemente dagli esiti del sommovimento interno al Pdl, è certo che il Paese sta subendo (non da oggi) le conseguenze della crisi della democrazia dei partiti e della rappresentanza. Paga il prezzo di una democrazia deformata. Le comunità politiche come le persone hanno una figura che le rende identificabili. Tra i tratti distintivi della democrazia costituzionale ci sono elezioni regolari, separazione dei poteri, diritti civili fondamentali e, non ultimo, l’autonomia dei rappresentanti tanto da chi li elegge quanto da chi li mette in lista. La rappresentanza senza mandato imperativo è una componente essenziale dell’immagine della democrazia perché da essa dipende l’autonomia decisionale del Parlamento e, per diretta derivazione, la libertà politica dei cittadini. Alterare lo statuto della rappresentanza equivale a sfigurare la democrazia, a deformarla. Nel corso di questi anni la democrazia italiana ha subito deformazioni evidenti rispetto al profilo originale definito dalla Costituzione. Tra queste, vi sono i tentativi ripetuti e a volte riusciti di assoggettare i rappresentanti alla volontà di qualcuno. Qui sta il segno macroscopico della crisi dei partiti politici i quali, …

“Educazione sentimentale a scuola? E cioè”, di Mila Spicola

Molti di noi hanno letto sui giornali in merito a diverse iniziative autonome sull’educazione sentimentale a scuola. Tra gli emendamenti al Decreto contro il Femminicidio, inoltre, ce n’è uno che riguarda proprio la proposta di inserimento dell’ “educazione sentimentale” a scuola come insegnamento autonomo. Iniziative apprezzabili nelle intenzioni ma da valutare con estrema cautela. Da quando i sentimenti possono essere oggetto d’insegnamento curriculare? Aderisco alla lettera inviata da Graziella Priulla, docente di questioni di genere, presso l’Università di Catania richiamando riflessioni e attenzione su un tema così delicato. Che vuol dire “educazione sentimentale”? Chi la insegna? In base a quale formazione professionale, seguendo che curriculo scolastico, quale metodo, quali contenuti? Con che criteri? Di tipo disciplinare, pedagogico, didattico, psicopedagogico,..? Negli altri paesi, riguardo l’educazione di genere, come è più corretto individuarla e definirla, non “educazione sentimentale” bensì di genere, le politiche scolastiche distinguono correttamente vari ambiti e azioni: quello dell’educazione sessuale, condotta da personale medico-sanitario, l’educazione di genere, che ha un contenuto metodologico-scientifico-culturale condotta da insegnanti disciplinari, cioè con un programma definito ministerialmente in un …

“Abbandono scolastico, l’Italia prima in Europa: ogni anno lasciano 700 mila ragazzi”, da La Tecnica della Scuola

Con il 17,6% siamo ancora lontani dal 10% indicato dall’Ue: il dato aumenta al Sud Italia e si riduce al Centro-Nord. Avviato uno studio nazionale che avrà come capofila la onlus Intervita, con l’associazione Bruno Trentin della Cgil e la Fondazione Giovanni Agnelli: il fine è identificare la tipologia, i ragazzi che lasciano i banchi di scuola, i tipi di intervento e la loro efficacia. Ammonta a circa 700 mila la quota di ragazzi e ragazze che ogni anno lascia i banchi di scuola oppure li frequenta saltuariamente tanto da non avere alcuna possibilità di successo formativo. Sono i preoccupanti dati nazionali sulla dispersione scolastica, ricordati il 1° ottobre a Roma dai realizzatori di uno studio che avrà come capofila la onlus Intervita, con l’associazione Bruno Trentin della Cgil e la Fondazione Giovanni Agnelli. Questi i numeri: con il 17,6% di ragazzi che abbandonano gli studi l’Italia, secondo i dati Istat ed Eurostat, è in fondo alla classifica europea; un gap pesante con il resto dell’Europa, dove in media l’abbandono scolastico è del 14,1%. Nei …

“Io e i miei figli, in fuga dalla fame su quel barcone abbiamo visto l’inferno” , di Francesco Viviano

Continua a pregare a ringraziare Dio di avercela fatta, di non essere annegata sul litorale di Scicli come è accaduto a 13 suoi connazionali. Adesso che l’incubo è finito Fatima Mahemed, eritrea, 32 anni, passeggia nel centro di accoglienza di Pozzallo. E sembra una chioccia perché in braccio tiene il figlio più piccolo mentre gli altri tre (tra i 4 e i sette anni), le girano intorno come pulcini. Pulcini che Fatima temeva potessero morire affogati quando la barca si è arenata su una secca ed è successo il finimondo con gli scafisti (5 siriani e 2 egiziani arrestati ieri) che picchiavano tutti, spingendoli in mare per alleggerire l’imbarcazione e tornare indietro, in Libia, da dove erano partiti. Fatima vorrebbe dimenticare quello che ha vissuto negli ultimi anni e nelle ultime ore, ma non riesce a togliersi dalla mente quei momenti drammatici, i 13 uomini morti affogati, i feriti (due dei quali ora versano in condizioni disperate, mentre 5 ricoverati sono fuggiti e tra i dispersi 22 sono stati rintracciati nelle campagne e condotti al …

“La debolezza dei poteri forti”, di Massimo Mucchetti

Alitalia al collasso, Telecom Italia a rischio di spoliazione, Finmeccanica e Ansaldo che faticano ad arrivare a un divorzio consensuale, le banche divenute scalabili dalle consorelle estere che hanno avuto uno Stato amico. E ancora: la Fiat che sta subendo la (comprensibile) resistenza dei sindacati americani in Chrysler e fa i conti con le sue finanze scarse. La Cassa depositi e prestiti invocata su tutti i fronti e dunque bisognosa di ripensare la propria funzione o di sottrarsi una volta per tutte a questi appelli. Il vento freddo della crisi di governo, aperta virtualmente da Silvio Berlusconi, congela la difesa della base industriale e dello scheletro finanziario del Paese e apre spazi fino a ieri chiusi ai poteri forti. Che non sono più italiani ma internazionali: francesi, spagnoli, americani, mediorientali, cinesi. Poteri forti è un’espressione suggestiva coniata dai giornalisti e dai politici, spesso a corto di fantasia, per indicare alcune società private – Fiat, Pirelli, Ri- va, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca, Generali e poco altro – e alcune società pubbliche – Eni, Enel, Finmeccanica – …

“Alla ricerca di una cultura politica”, di Gianni Riotta

L’impossibilità di governare nel XXI secolo, che l’economista Moises Naim chiama «Fine del Potere», attanaglia in queste ore la destra in Italia e negli Stati Uniti. A Roma si consuma l’ultimo atto della storia politica di Silvio Berlusconi, che per la prima volta vede parte dei suoi dirgli di no, e continuare l’esperienza del governo Letta. A Washington lo «shutdown», il blocco della spesa federale innescato dall’intransigenza dei deputati repubblicani di destra legati al movimento populista Tea Party, paralizza la presidenza Obama e ridicolizza l’ultima superpotenza. Le cronache si soffermano sulla tattica delle due vicende. Berlusconi che prova a salvarsi dalle conseguenze della condanna per frode fiscale, il suo partito che prova a non restare sepolto sotto le macerie del fondatore, mentre nel Pd il premier Letta e il sindaco di Firenze Matteo Renzi provano a trovare un equilibrio, per non fare la fine dei kamikaze, come spesso la sinistra nel recente passato. In America Obama tenta di ribaltare sull’opposizione la colpa del clamoroso shutdown e magari – nei sondaggi i cittadini si dicono disgustati …