Giorno: 10 ottobre 2013

“L’onda Le Pen che spaventa l’Europa”, di Cesare Martinetti

Da undici anni, nel lessico politico francese, la parola «choc» viene associata alla data del 21 aprile, giorno in cui l’impresentabile uomo nero Jean-Marie Le Pen, ruppe il tabù delle presidenziali, umiliando il socialista Jospin e guadagnando il ballottaggio contro il gollista Chirac. Correva l’anno 2002. L’82 per cento dei francesi disse poi no a Monsieur Le Pen, ma intanto quello choc è ora diventato un vento costante che colloca il Front National al primo posto tra i partiti di Francia con il 24 per cento e spazza l’Europa non in forma di fantasma ma di realtà. Piccoli e grandi «front» si sono aperti ovunque e promettono sfracelli per le prossime elezioni del Parlamento europeo. In Austria, tanto per dire l’ultimo paese Ue in cui si è votato, l’ultradestra di Heinz-Christian Strache, l’erede di Haider alla guida del Fpoe, si può serenamente definire l’unico vincitore delle elezioni con il 21,4. Socialdemocratici e Popolari restano alla guida del paese confermati in Grande Coalizione, ma entrambi ne escono con le ossa rotte. Avranno contro in Parlamento anche …

“Femminicidio, primo sì. Ora corsa al Senato”, di Natalia Lombardo

Per il rotto della cuffia, a pochi giorni dalla scadenza per la conversione in legge (il 14 ottobre), il decreto sul «femminicidio» è stato approvato alla Camera e ora dovrà correre al Senato senza essere modificato, altrimenti decadrà. A favore 343 sì dai banchi della maggioranza, Pd, Pdl, Sc, 20 gli astenuti (Lega), mentre Sel non ha partecipato al voto per protesta, perché, ha spiegato in aula Tutti Di Salvo, «il decreto contiene anche norme «a favore della militarizzazione della Val di Susa». Non hanno partecipato al voto anche i Cinque Stelle, tutti in piedi a braccia incrociate per contestare il decreto «omnibus»: in effetti contiene misure «per la sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, la protezione civile e il commissariamento delle Province». Soddisfatte invece le deputate democratiche: «Senza enfatizzare, è un «ottimo e importante provvedimento» che dà una prima risposta all’attuazione della Convenzione di Istanbul, secondo Donatella Ferranti, Pd: «Le donne ora potranno contare su una tutela più attenta e incisiva contro ogni violenza di genere» e il testo è, secondo …

“Dieci milioni di profughi in fuga da guerre e fame”, di Umberto De Giovannangeli

È l’«esercito» dei migranti politici. Fuggono da guerre civili, conflitti tribali, pulizie etniche. Le fila di questo «esercito» crescono di giorno in giorno. Perché crescono di giorno in giorno le aree di guerra, di sofferenza. L’inferno in terra: Siria, Somalia, Eritrea, Darfur, Libia, l’Africa subsahariana…Le più autorevoli organizzazioni umanitarie concordano nell’indicare, in difetto, il bacino di questo «esercito» di potenziali asilanti: 10-15 milioni. Per avere idea di quale miliardario giro d’affari, per le organizzazioni criminali, potrebbe determinarsi attorno a questo «esercito» di esclusi, basta pensare che oggi, per salire su un boat people e partecipare alla roulette del mare, le mafie del traffico di esseri umani, fanno pagare una cifra, a persona, che varia dagli 8mila ai 12mila dollari. Questa cifra, di per sé mostruosa, di 10-15 milioni, è solo una parte del numero complessivo di rifugiati, ormai arrivato a superare i 45 milioni, stando al rapporto Onu Global Trends 2013. Quell’esercito è stato accresciuto dalla guerra civile siriana. LE CIFRE DI UNA TRAGEDIA L’Unione europea deve prepararsi a un «afflusso massiccio» di profughi siriani. …

“Ventennio il lungo addio al berlusconismo”, di Massimo Giannini

Ai nemici della teoria del Ventennio berlusconiano converrà ricordare cosa ne disse il suo stesso eroe eponimo, al termine di un Consiglio Europeo: «Qui sono un veterano, insieme a tanti ragazzotti dell’Est. Con altri cinque anni di attività politica arrivo a diciannove. Quanti me ne mancano per arrivare a quello lì?». Era il 15 ottobre 2008. Il Cavaliere aveva da poco ri-stravinto le elezioni, e da premier forte della più schiacciante maggioranza parlamentare della Repubblica si sognava già nei libri di storia. A fianco o (preferibilmente) al di sopra del Duce. Già allora era proprio lui il primo ad accreditare, nell’immaginario collettivo, l’idea che il ciclo del suo strapotere potesse trasformarsi davvero (come fu il fascismo secondo la profezia di Piero Gobetti) in un’altra “autobiografia della nazione”. Le cose poi sono andate diversamente. In quel promettente autunno di cinque anni fa si vedeva già issato su un altro predellino, non quello dell’Audi blindata a San Babila ma quello della Flaminia decappottabile che tra due ali di folla lo avrebbe condotto al soglio quirinalizio. Il “piazzista” …

“Se l’Europa si chiude”, di Paolo Soldini

Sono ingenerosi i fischi che hanno accolto Barroso (e non solo lui, ma anche il premier Letta) a Lampedusa? Forse sì. Dal presidente della Commissione e ancor più dalla commissaria agli Affari interni Cecilia Malström sono venuti nei giorni scorsi segnali nuovi. Non soltanto la sincera commozione, ma anche una qualche presa di coscienza della necessità di cambiare, d’ora in poi, l’approccio delle istituzioni europee alla tragedia dell’immigrazione. Questa nuova consapevolezza ha, per così dire, un risvolto italiano, che il presidente del Consiglio ha espresso ponendo sul tappeto la necessità di rivedere la legge Bossi-Fini. Quelle parole si possono considerare una sorta di riscontro, politico e morale, al dolore di cui ha dato manifestazione inginocchiandosi davanti alle bare dei morti. E però Barroso e la commissaria Malström, co- me il nostro ministro dell’Interno, doveva- no essere ben consapevoli di quel che po- che ore prima era accaduto ben lontano da Lampedusa, a Lussemburgo, nella riunione dei 28 ministri dell’Interno che s’era trovata sul tavolo la crudelissima necessità di parlare di quei trecento morti. Il modo …

“La vergogna e l’accoglienza”, di Gad Lerner

Il capo del governo italiano che si inginocchia e chiede scusa di fronte a centinaia di feretri senza nome, riconoscendo le colpevoli inadempienze di cui si sono macchiate le nostre istituzioni. Questo ci resterà della giornata di ieri, insieme al turbamento del presidente della Commissione europea cui raccontavano della madre ritrovata senza vita, ancora attaccata col cordone ombelicale alla creatura che stava partorendo. Li seppelliranno nella stessa bara. La mente corre alla fotografia del cancelliere tedesco Willy Brandt in ginocchio di fronte al memoriale del ghetto di Varsavia, il 7 dicembre 1970, perché anche quelle odierne sono colpe storiche; anche la strage di ventimila migranti nel Canale di Sicilia è una tragedia epocale. Messi proficuamente a confronto con lo sdegno degli isolani che da anni convivono con la sofferenza altrove ignorata o, peggio, liquidata come un fastidio di cui liberarsi, i responsabili della politica hanno dovuto interrompere il penoso scaricabarile sulle reciproche sfere di competenza. Al ministro degli Interni si è spento in gola l’argomentare insulso sulla necessità del “pattugliamento” per impedire le partenze; dopo …