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“Scuola digitale? Solo il 2% dei presidi ha il software giusto”, di Giorgio Candeloro

Sembra quasi un plebiscito: il 97% dei presidi italiani sa che la legge 135/2012 li obbliga ad adottare il registro elettronico, mentre il 66% valuta positivamente l’impatto della comunicazione digitale alle famiglie in termini di riduzione delle distanze tra genitori e docenti e di maggiore chiarezza e trasparenza nel rapporto.

Solo il 23%, però,ricorre alla comunicazione digitale prevalente, contro il 31% di coloro che si servono ancora prioritariamente della carta e il 46% che affianca le due modalità. Peraltro nel 48% dei casi la digitalizzazione si riduce alla notifica di avvisi e documenti sul sito della scuola (altro strumento ormai reso obbligatorio dalla legge), o all’invio di email (40%), per lo più concentrate nella parte finale dell’anno scolastico e sovente destinate a dare alle famiglie la sgradita notizia di una bocciatura o di un rinvio agli esami di settembre. Pochi, l’8%, appena, i dirigenti che utilizzano abitualmente la comunicazione via sms per segnalare le assenze ai genitori o per convocarli in caso di problemi didattici o disciplinari dei figli, ambito nel quale continua a regnare sovrana l’antica e inossidabile cartolina postale. Quasi delle mosche bianche, infine, i presidi che hanno dotato i loro istituti di software gestionali dedicati alla pianificazione e all’organizzazione della comunicazione alle famiglie: solo il 2%. Un quadro piuttosto contraddittorio quello che emerge da una recentissima indagine su un campione di 420 dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, commissionata dall’Osservatorio Scuola Innovazione, gruppo di ricercache monitora costantemente il processo di rinnovamento tecnologico della scuola.

A due mesi dall’avvio dell’anno scolastico che doveva essere quello della sparizione dagli istituti della carta, sia per le comunicazioni interne che per l’informazione alle famiglie, la dematerializzazione sembra invece un obiettivo assai lontano dall’essere raggiunto. Simbolo del rinnovamento doveva essere il registro elettronico che avrebbe permesso alle famiglie di conoscere continuativamente e in tempo reale l’andamento scolastico dei ragazzi. Ufficialmente obbligatorio dal primo settembre scorso, il registro digitale rimane facoltativo nei fatti, mentre la scomparsa definitiva del cartaceo è stata rimandata di almeno un anno.

In base a dati di settembre, forniti sempre dall’OSI e confermati da fonti sindacali, ben il 72% degli istituti non avrebbe ancora provveduto a dotarsi dei registri elettronici, mentre fioccano in rete e su qualche importante quotidiano nazionale, le polemichesui rischi di violazione della privacy e di lievitazione dei costi legati all’adozione dello strumento digitale. Difficile che in meno di sessanta giorni la situazione sia molto cambiata, al di là dell’impegno preso da qualche dirigente e collegio dei docenti di far partire la dematerializzazione di voti e assenze col secondo quadrimestre, realizzando intanto la necessaria formazione dei docenti.

Ad oggi insomma nella scuola italiana l’unica vittoria consolidata contro la dittatura della carta sembra essere quella delle iscrizioni on line. Qui niente deroghe né rinvii: da gennaio, per il secondo anno di fila, si potranno iscrivere i figli a scuola solo in digitale, senza moduli, ricevute e segreterie affollate. L’anno scorso i disagi legati al nuovo sistema sono stati minimi, smentendo le diffuse preoccupazioni. Nella scuola ancora affezionatissima al fruscio della carta, quasi un mezzo miracolo.

ItaliaOggi 12.11.13

1 Commento

  1. Francesco dice

    I Dirigenti hanno acquistato ilsotware che funziona poco e male,hanno dimenticato di mettere a disposizione dei docenti icomputer e la connessione ad internet; pretendono poi che i docenti utilizzino il registro elettronico servendosi del proprio computer e del servizio internet a proprie spese.Tale pretesa e dettata da mancanza di fondi per acquisto del registro cartaceo.I Dirigenti scolastici percepiscono ogni anno la retribuzione posizione / risultato per i risultati raggiunti. Sono per caso andati alla scuola dei nostri politici?

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