Giorno: 15 giugno 2014

"Decreto ora per #Q96Scuola: una scelta etica", di Manuela Ghizzoni

Ho molto apprezzato, ieri, le parole pronunciate all’Assemblea Nazionale del PD da Matteo Renzi e da Marianna Madia, rispettivamente, sulla scuola e sul rinnovamento della Pubblica amministrazione. Concordo con il segretario quando fa riferimento ai concetti di comunità educante e di patto educativo, che richiamano tutti, ma proprio tutti (e non solo quelli che nella scuola lavorano e studiano), ad una responsabilità collettiva perché il nostro sistema di istruzione sia in grado di rispondere alla missione affidatagli dall’art. 3 della Costituzione (non a caso Calamandrei riteneva la scuola un “organo” dello Stato!). Perché questo accada, però, lo Stato deve fare la propria parte: deve cioè assumere iniziative legislative in grado di garantire, innanzitutto, inclusione e pari opportunità, adeguati livelli di apprendimento e continuità didattica per i ragazzi, dignità al personale della scuola. Allo stesso modo ho apprezzato le limpide parole della ministra Madia a proposito delle norme inserite nel decreto di venerdì per l’ammodernare la Pubblica amministrazione. Le riporto: “Non è che giovane è meglio di anziano. Ma ci sono delle competenze e ci sono …

Bologna – Convegno: Il percorso clinico-assistenziale per le donne con tumore alla Mammella

6^ SESSIONE ore 14.00 – 16.00 IL RISCHIO GENETICO DI CARCINOMA DELLA MAMMELLA Moderatori: F. Artioli Carpi, C. Zamagni Bologna L’ESPERIENZA DELLE PAZIENTI STRUMENTI PER LA STIMA DEL RISCHIO D. Turchetti Bologna TRATTAMENTI PROFILATTICI NELLE PAZIENTI A RISCHIO: VANTAGGIO O ECCESSO? LA CHIRURGIA PROFILATTICA M. Taffurelli Bologna LA CHEMIOPREVENZIONE L. Cortesi Modena CONSIDERAZIONI SULLE STIME DEL RISCHIO E SUL RAPPORTO RISCHIO BENEFICIO DELLE TERAPIE PROFILATTICHE L. Varesco Genova INTERVENTO SUL TEMA DELL’ ON. MANUELA GHIZZONI, VICE-PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

"Il partito della sinistra plurale", di Claudio Sardo

Le feste dell’Unità torneranno a chiamarsi con il loro nome. È una gran bella notizia. Che rende felici noi dell’Unità, e tutti coloro che hanno continuato a credere al futuro di questo giornale, le cui radici nella storia della sinistra italiana sono intrecciate con forti sentimenti popolari e con le culture democratiche. Ma la decisione di Matteo Renzi, ne siamo certi, rallegrerà anche tantissime persone che a quelle feste, in ogni parte d’Italia, hanno dedicato tempo, cuore, passione civile e la loro fatica di volontari. Non è un caso che, nonostante incertezze e divergenze, molti hanno continuato a usare il brand dell’Unità. E il numero delle feste cittadine o di quartiere con questo nome è cresciuto di anno in anno. Qualcuno sostiene che solo Matteo Renzi, il quale per formazione non proviene dalla sinistra storica, poteva prendersi la libertà di recuperare il marchio Unità e metterlo al servizio dell’impresa di tutti i democratici. Ma poco importa se sia vero o meno. Ciò che vale di più è che Renzi abbia fatto l’annuncio in un’assemblea nazionale …

"La democrazia paga il conto di un mondo senza regole", di Guido Rossi

La diffusa sensazione che la corruzione abbia permeato tutta la vita politica, economica e sociale del nostro Paese, in modi persin più gravi di tutti quelli finora conosciuti, sembra avere due cause evidenti. La prima è che essa sia una conseguenza del declino dell’ordine e delle istituzioni politiche italiane; la seconda è che costituisca un sintomo del regime economico non solo italiano, ma europeo che condiziona dagli anni 80 del secolo scorso le nostre società. In esse, infatti, i mercati rappresentano il valore di riferimento e il denaro la misura di tutte le cose. Il sistema ideologico alla base delle politiche economiche e di un erroneo concetto di libertà ha fatto sì che se le scuole, gli ospedali e persino le prigioni possano essere privatizzate a scopo di lucro. E se così è, perché non dovrebbe essere, allo stesso scopo, privatizzato anche ogni ufficio pubblico? Questo sistema ha creato due conseguenze che vanno di pari passo: le ineguaglianze, delle quali ha dato un’impareggiabile recente documentazione il tanto discusso libro di Thomas Piketty “Le capital au …

«Sarò il garante di tutti. Dobbiamo essere uniti», l'Unità intervista Matteo Orfini

«È vero, mi sono emozionato, credo sia normale di fronte al grande onore di rivestire un ruolo così importante». Il giovane turco Matteo Orfini, neopresidente del Partito democratico, tira finalmente un sospiro di sollievo perché sa bene che la partita non è stata facile con Area riformista che fino all’ultimo ha cercato un nome alternativo. «Dimostrerò con i fatti che saprò essere una figura di garanzia per tutti», assicura mentre continua a ricevere valanghe di congratulazione, compresa quella della Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema. Orfini, come immagina il suo ruolo di presidente? «Noi abbiamo bisogno, dopo lo straordinario risultato elettorale, di costruire un partito all’altezza delle aspettative che abbiamo creato e per farlo è necessario un partito che sappia essere affianco al governo nella sfida di portare il Paese fuori dalla crisi. Penso ad un Pd in cui un gruppo dirigente nuovo, plurale nelle idee ma che condivide prima di tutto l’amore per il Pd, si metta in gioco accettando la sfida. Mi piacerebbe riuscire a dare una mano affinché tutti si sentano protagonisti in …

"La sanzione sociale, la vera cura per l'Italia", di Luigi Zingales

Cicero è un sobborgo di Chicago come tanti altri. A renderlo famoso fu Al Capone che vi si trasferì negli anni 20 per liberarsi dalle “interferenze” della polizia della metropoli. Impadronitosi del consiglio comunale, Al Capone elesse il sobborgo a sede delle sue attività criminose. È passato quasi un secolo e la composizione etnica di Cicero è cambiata due volte: da italiano negli anni 50 è diventato un sobborgo di immigrati dall’Europa dell’Est. Negli anni 80 e 90, poi, è stato invaso dai latinoamericani. Una cosa sola non è cambiata: la corruzione. Nel 2002 la presidente del consiglio comunale è stata arrestata per aver intascato 12 milioni in tangenti. Cicero rimane la cittadina più corrotta di uno degli stati americani più corrotti. La storia di Cicero deve esserci di monito. Per eliminare la corruzione non basta rottamare una classe politica. Non basta neppure cambiarne il Dna. Per eliminare la corruzione è necessario sradicare la cultura che la sostiene. Nei primi anni 80 l’Italia vinse la sua battaglia contro il terrorismo isolandolo culturalmente, prima ancora che …

Memoria Vent’anni fa si aprì «l’armadio della vergogna», di Luca Baiada

Siamo in uno strano anniversario. Vent’anni fa, nel 1994, venne aperto un archivio negli uffici centrali della giustizia militare, nel palazzo Cesi a Roma. Conteneva 695 fascicoli sulle stragi nazifasciste in Italia. Crimini atroci, dal 1943 al 1945, per almeno quindicimila morti. Anche donne, anche bambini piccolissimi. «E come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore», scrisse Quasimodo in Alle fronde dei salici, e va letto accanto ai versi di Yitzhak Katzenelson, nel Canto del popolo ebraico massacrato. Dire l’orrore è impossibile, eppure è necessario. Il deposito era stato formato per fasi successive, accumulando dal dopoguerra i risultati di indagini britanniche, statunitensi e italiane. Erano ben fatte, alcune pronte per i processi, ma furono archiviate nel 1960, con una decisione firmata dal procuratore generale militare Enrico Santacroce, uguale per tutti. Tre righe, «non si sono avute notizie utili», su un mezzo foglio. Sant’Anna di Stazzema, Vallucciole, Fucecchio e tanto altro. Con un foglio di carta, tagliandolo a metà archiviarono due fascicoli. Una strage di italiani non meritava un foglio intero. Era un …