Giorno: 2 giugno 2014

"Il 2 giugno delle donne, politica e numeri dal 1946 al 2014", di Giorgia Serughetti

“Una lunghissima attesa davanti ai seggi elettorali. Sembra di essere tornate alle code per l’acqua, per i generi razionati”. Così la giornalista Anna Garofalo descrive l’emozione del 2 giugno 1946, la prima volta delle donne al voto nazionale. “Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari”. La bellezza del 2 giugno è in quella famosa foto in cui un volto di giovane donna sbuca dalla prima pagina del Corriere della Sera che titola “È nata la Repubblica italiana”. È donna, come lo fu quella francese nelle vesti della Marianne. Ma qui non si tratta solo di allegorie tradizionali, perché il suffragio universale è stato appena conquistato, dopo una battaglia durata oltre mezzo secolo. In quel referendum del 2 …

Rivoluzione Pd Metà elettori sono «nuovi», di Carlo Buttaroni

Tutto sembra essere già stato detto sulle elezioni europee. Ed effettivamente non c’è molto da aggiungere se ci si limita alla contabilità di vincitori e vinti. Lo straordinario risultato del Partito Democratico a trazione renziana (40,8% per 11,2 milioni di voti) è un indicatore chiaro e definitivo del significato di queste elezioni. Solo la DC, nel ’58, era riuscita a ottenere percentuali più alte, raccogliendo il 42,4% e anche guardando ai voti reali, il record assoluto spetta sempre alla DC del ’76, votata da 14,2 milioni di elettori. A tutt’oggi, lo scudocrociato è l’unico partito ad aver superato il tetto dei 14 milioni di voti. Se la DC ottiene il primo e secondo posto in questa speciale classifica, la terza posizione va assegnata al PDL che, in occasione delle politiche 2008, raccolse 13,6 milioni di voti. A sinistra, il miglior risultato è quello del PCI nel 1976, votato da 12,6 milioni di elettori, mentre per il PD il record è nel 2008, sempre in occasione di elezioni politiche, con 12,1 milioni di voti. LA MOBILITÀ …

"Non temo le pagelle Ue ma vanno cambiate le regole così disoccupazione record”, di Luca Pagni

«Se non sarà la politica a fare le sue scelte, ma lascerà l’iniziativa ai tecnocrati dell’Europa, da questa situazione di crisi non usciremo mai». Basterebbe questa battuta per capire quale sarà l’atteggiamento del premier Matteo Renzi nei confronti dell’esame che, a giorni, il governo italiano dovrà affrontare. Invece di finire dietro la lavagna come lo studente che non ha fatto i compiti a casa, in sostanza per non aver fatto quadrare i conti pubblici secondo le regole del patto di stabilità, il presidente del Consiglio vuole ribaltare i ruoli. E salire sulla cattedra: per cambiare le procedure e adattarle in modo da cavalcare la possibile ripresa economica. Ieri mattina, dal palco del festival dell’Economia di Trento, applaudito a più riprese da una platea affascinata se non da tutte le sue proposte sicuramente dalla capacità di tenere la scena, Renzi ha riaffermato la sua idea di primato della politica sui tecnici. In Italia si concretizza nel braccio di ferro con la burocrazia che non collabora al cambiamento. In Europa con la battaglia perché i governi contino …

Strade, ferrovie, centrali e discariche ecco l’elenco delle “grandi incompiute”, di Luisa Grion

Sbloccare l’Italia partendo dalle opere pubbliche ferme da anni e dalla lista di strade, ponti, ferrovie e palazzi incompiuti o mai nati che i sindaci dovranno preparare entro i prossimi quindici giorni. In attesa di tali elenchi, per farsi un’idea della portata dell’operazione annunciata ieri dal premier, basta saltellare fra i parziali promemoria delle opere messe al palo perché contestate, bloccate, sommerse dalla foresta degli adempimenti burocratici o semplicemente rimaste senza copertura finanziaria. Matteo Renzi ha fatto due esempi di «incompiuti»: l’area di Bagnoli e la tav Napoli-Bari, ma la lista è lunga e variegata. Si va dalle scuole cadenti alle aree industriali abbandonate, passando per gli impianti di produzione energetica, i tratti autostradali e quelli ferroviari da anni fermi sulla carta. Un parziale elenco di questi interventi mai decollati lo fornisce il Nimby forum gestito dall’associazione no profit Aris, che mette in fila i rigassificatori, termovalorizzatori, tratte ad alta velocità, discariche con i cantieri fermi o mai partiti. Il rapporto conta, in Italia, 372 opere pubbliche al palo. Si va dalla Centrale a biomasse …

"A Wall Street torna di moda il rischio", di Francesco Guerrera

Ci risiamo. Quasi fossero lo specchio di una cultura popolare che ama il retrò, il vintage e il déjà-vu, i mercati finanziari stanno ripetendo gli errori del passato. Se una casa discografica può vendere un «nuovo» album di Michael Jackson; se a New York e a Los Angeles le ragazze scimmiottano i look Anni 60 di Elizabeth Taylor; e se una pellicola all’antica come La grande bellezza («Grazie a Fellini» ha detto Paolo Sorrentino agli Oscar) fa così tanto successo, non c’è da stupirsi se Wall Street ha voglia di rivivere gli anni che precedettero la crisi finanziaria. Con tipica memoria troppo corta, gli investitori stanno comprando beni sempre più rischiosi. Dalle «obbligazioni-spazzatura» ai mercati azionari in Paesi difficili come la Nigeria, l’Argentina e il Vietnam; dalle case costruite per pura speculazione edilizia agli incomprensibili derivati, questo è un film che abbiamo già visto, un po’ come la Grande bellezza. Negli anni del boom del 2005-2007, l’ottimismo dei mercati aveva gonfiato un’enorme bolla in investimenti simili: roba da amici del brivido che però offriva la …

Testo del videomessaggio del Presidente Napolitano per la Festa della Repubblica

Buon 2 giugno a tutti gli italiani. Celebriamo quest’anno la Festa della Repubblica con animo più fiducioso. Perché si è fatta strada la necessità di forti cambiamenti in campi fondamentali. Perché l’Italia può parlare a voce alta in Europa e contribuire a cambiarne le istituzioni e le politiche. E infine perché si sono moltiplicate nella nostra società e specialmente tra i giovani le manifestazioni di volontà costruttiva e di spirito d’iniziativa. Sono questi i fatti che devono rendere tutti noi più fiduciosi ; sapendo che la fiducia nel futuro è la condizione essenziale per tornare a crescere e a progredire. In questi pesanti anni di crisi l’economia e la realtà sociale del nostro paese hanno conosciuto gravi passi indietro, come dice il livello insopportabile cui è giunta la disoccupazione, soprattutto quella giovanile. Se questa deriva si è fermata, se registriamo segni sia pur deboli di ripresa, il problema è ora quello di passare rapidamente alle decisioni e alle azioni che possono migliorare le condizioni di quanti hanno sofferto di più per la crisi, e aprire …

"Quei «cognitivi» disposti a cambiare", di Bruno Ugolini

La ricerca di cui parliamo è opera di tre Istituti di ricerche economiche e sociali (Ires) di Emilia Romagna, Toscana e Veneto Ecco una ricerca che dovrebbe interessare la ministra Marianna Madia, Alla vigilia di un’operazione tesa a portare una ventata «rivoluzionaria» nel lavoro pubblico. Un settore dove sono preponderanti quelli chi chiamano i «lavoratori cognitivi», oppure «lavoratori della conoscenza». Sono insegnanti, operatori scolastici, formatori, ricercatori, musicisti. Chi con contratto stabile, chi con contratto a termine o di collaborazione. Chi precario. Sono i possessori di «saperi» da trasmettere anche se ormai questa caratteristica invade anche molte altre mansioni. La ricerca di cui parliamo è opera di tre Istituti di ricerche economiche e sociali (Ires) di Emilia Romagna, Toscana e Veneto. Hanno condotto più di 100 interviste e raccolto 1.094 questionari. Una prima sintesi di tale iniziativa testimonia come questi lavoratori abbiano, tra le loro caratteristiche, una spiccata passione per quanto fanno. E tra le preoccupazioni principali quella di «innovare periodicamente il proprio bagaglio di saperi perché questi nel mio settore sono in continua evoluzione». Non …