Mese: aprile 2012

"Con il pendolarismo tra lavori saltuari a rischio le tutele sociali", di Carlo Buttaroni

La mancanza di occupazione stabile riduce le entrate necessarie a pagare i servizi essenziali. E le donne rinunciano sempre di più a cercare un lavoro. Dopo la cura del rigore la politica dovrà dire che società vuole costruire C’era una volta il lavoro stabile. Riflesso di una pienezza che copriva l’intero ciclo di vita degli italiani e paradigma di una società che faceva perno intorno alla fabbrica e all’ufficio. Ritmi scanditi, spazi organizzati, sincronie che comprendevano l’attività lavorativa vera e propria, ma anche la sfera personale, il tempo libero, le relazioni sociali, lo spazio dedicato alla famiglia. Un sistema che corrispondeva a un modello di società fondata sul lavoro incastonato nella nostra Costituzione che formava un cittadino corrispondente a quel modello di organizzazione, integrando le imprese, i lavoratori, i partiti, i sindacati in un processo collettivo di governance sociale. Oggi non è più così. Le trasformazioni del mercato del lavoro hanno progressivamente trascinato nella crisi anche quel modello. E con esso il sistema generale di garanzie e di protezione che su quell’organizzazione avevano preso forma: …

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"Il Paese dei penultimi", di Ilvo Diamanti

Il primo maggio, quest´anno, rischia di essere una festa triste per i protagonisti. I lavoratori. Ma anche il lavoro. Come fonte di reddito. Come riferimento dell´identità e come risorsa di promozione sociale. Il lavoro. Principio della Repubblica, sancito dalla Costituzione. Oggi è divenuto incerto. Insieme alla struttura sociale, di cui è base e fondamento. L´Osservatorio su Capitale Sociale di Demos-Coop, infatti, rileva come oltre metà degli italiani (il 53%) percepisca la posizione sociale della propria famiglia “bassa” o “medio-bassa”. Il che significa: oltre 11 punti in più rispetto a un anno fa. E soprattutto: quasi il doppio rispetto al 2006. Detto in altri termini, in pochi anni, l´Italia è divenuto un Paese di “ultimi”. O, al massimo, di “penultimi”. Dove il 37% delle persone insiste a considerarsi parte della “classe operaia” (e il 15% delle “classi popolari”). Anche se pare che gli operai non esistano più. La fine del berlusconismo ha, dunque, decretato anche la fine della grande illusione. Che tutti gli italiani potessero diventare come Lui. Il Cavaliere. Con molta fortuna e altrettanta spregiudicatezza, …

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L'ultima di Beppe Grillo: «La Mafia non strangola vittime»

L’ultima di Beppe Grillo: «La Mafia non strangola vittime». Comizio in Sicilia per l’ex comico. Parallelo-choc tra la mafia e i partiti: «La mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, si limita a prendere il pizzo. Beppe Grillo sul ring della politica sferra colpi a raffica. E oggi nel suo tour elettorale palermitano non ha fatto eccezione e, forse ispirato dal luogo, ha azzardato un parallelo-choc tra la mafia e i partiti: «La mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la sua vittima». «Vogliamo nomi e cognomi di chi sta portando al macello il Paese», ha poi detto il comico genovese ipotizzando una sorta di lista di proscrizione. E infatti, ha aggiunto: «Facciamo un processo con una giuria popolare e poi mandiamoli a fare i lavoratori socialmente utili». Sempre sui politici, nel corso dell’incontro con la stampa, Grillo ha detto: «Lasciateli sfogare, son ragazzi… Non appena rimarranno senza televisioni, senza giornali e senza i poliziotti che sono ormai stanchi di …

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"Non un privilegio, ma un diritto", di Manuela Ghizzoni

Ieri ho partecipato alla bellissima manifestazione del Comitato Quota 96. Al ritorno ho riordinato gli appunti per del mio intervento e ora lo pubblico in calce, come nuova tappa del nostro percorso insieme. Grazie per la vostra partecipazione e per il vostro impegno. Credo sia giusto accogliere le richieste di alcuni di voi per trasferire in questo nuovo post la nostra discussione. A questo proposito ricordo le “puntate precedenti”: “Pd, importanti passi avanti su scuola e università” “Quota 96” “Quota 96. Dibattito sulle questioni aperte del comparto scuola” e il link del sito Comitato civico Quota 96. «E’ bello poterci ritrovare qui, insieme e dare un volto agli amici e alle amiche incontrare sulle pagine del mio sito. E’ per questo che voglio ringraziare il Comitato Civico Quota 96 che da solo, e nella diffidenza di alcuni, è riuscito a dare sbocco politico ad una protesta spontanea e a trascinarvi in piazza a manifestare per i propri diritti e per dare la massima visibilità alle vostre/nostre rivendicazioni. Il mio ringraziamento è collettivo, perché gli apporti …

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«Andare in pensione è un diritto» In piazza i professori del 1952, di Fabrizio Peronaci

Manifestazione in piazza Santi Apostoli: tutti coetanei,contro lo «scalone». Presenti due parlamentari del Pd. Una protesta senza precedenti: tutti coetanei. Tutti insegnanti nati nel 1952, con i loro cartelli diretti al ministro Elsa Fornero («La scuola non finisce a dicembre», «La pensione è un diritto, non un privilegio», «Nonna, voglio stare con te»), le magliette con su scritto l’anno di nascita, vignette e disegni sul contestatissimo «scalone». Sono stati circa 300, da tutta Italia, i partecipanti alla manifestazione organizzata dal Comitato civico quota 96 in piazza Santi Apostoli, dalle 10 alle 14 di domenica 29 aprile. «SONO DISPERATA» – La quota 96, data dalla somma tra età anagrafici e requisiti contributivi troncata dalla riforma Fornero, è stata invocata da tutti i presenti. Molti gli insegnanti in preda allo sconforto. «Mi mancavano tre mesi, ora dovrò lavorare altri 4 anni. Tutti i miei progetti di vita sono stati stravolti», dice Maria Giovanna, da Gallarate, docente in una scuola d’infanzia. È stato il presidente del comitato, Giuseppe Grasso, insegnante di letteratura francese a Roma, a introdurre il …

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"Il vero rischio? Il disinteresse", di Carlo Carboni

Con il nuovo collasso della politica, sempre inciampata su mancate decisioni che la riguardano, con le nuvole che si addensano sul futuro dell’economia e con la crisi morale che incombe da un ventennio, si torna a parlare di classi dirigenti. Però, qualche paletto andrebbe messo in questo dibattito. Primo: occorre distinguere l’élite, “ciò che si è” (un vertice), da classe dirigente, “ciò che si fa” con visione e competenza. L’avvento della democrazia ha reso le élites più numerose e plurali, ma le classi dirigenti sono diventate più rare, come i leader capaci di interpretare gli eventi, trasmettere nuove idee, aprire nuove vie. I caratteri dei leader dei tempi andati (decisori /moralizzatori) hanno esaurito la loro missione negli anni 60 quando l’Italia era un altro mondo. Il contesto è ora più complesso e non c’è più lo “scudo Atlantico”: è perciò più comodo crogiolarsi nell’”esserci” e pensare in segreto che riformare un grande paese sia una pia illusione. Secondo: ovunque nel vecchio mondo occidentale, siamo nel mezzo di una crisi della democrazia rappresentativa. Il malessere democratico …

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"Contro la precarietà non bastano misure d'emergenza", di Luigi Mariucci

C’è molta confusione attorno al tema della «precarietà». Se ne parla infatti come se si trattasse di un universo omogeneo, e vi fosse una linea verticale di separazione tra i precari e gli stabili. Invece non è così. Il mondo dei lavori temporanei è molto variegato e diversi sono i motivi che stanno all’origine del diffondersi del fenomeno. Intanto occorre chiedersi quand’è che si diventa precari. Non quando si viene assunti con un contratto temporaneo in fase di primo inserimento nel mercato del lavoro. Queste sono anzi esperienze utili, specialmente per i giovani. Si diventa precari quando le assunzioni temporanee si succedono e la condizione di instabilità diventa uno stato permanente, un ghetto da cui non si riesce più ad uscire. Qui si determina una pericolosa frattura sociale: perché a questo punto il lavoro non è più uno strumento della cittadinanza, una forma di integrazione e sicurezza, ma il suo contrario, una fonte di incertezza, ansia, di impossibilità di programmare la propria vita. Poi bisogna chiedersi perché le imprese oggi chiedono soprattutto lavoro temporaneo. Le …

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