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"Abilitazione scientifica serve subito chiarezza", di Manuela Ghizzoni

L’abilitazione scientifica nazionale (ASN) è un requisitio indispensabile per partecipare ai concorsi banditi dalle singole università per reclutare/promuovere i docenti. Mira a contemperare due diverse, legittime esigenze: quella delle comunità disciplinari nazionali di valutare i candidati per escludere dai concorsi coloro che non raggiungano uno standard accettabile per la fascia accademica richiesta; quella degli atenei di reclutare i professori in base alle proprie necessità didattiche e scientifiche. L’Asn era stata inizialmente apprezzata da coloro, come i ricercatori precari, che speravano in valutazioni di maggiore obiettività per la presenza di commissioni nazionali sorteggiate e di parametri quantitativi da rispettare.
Si è però ingenerato l’equivoco che l’Asn sia una sorta di mega-concorso di reclutamento e non una verifica ad personam della maturità scientifica raggiunta. Non v’è intervento, anche in Parlamento, che non utilizzi la parola «concorso» parlando dell’abilitazione! L’equivoco abilitazione=concorso ha portato addirittura a scandalizzarsi per l’indicazione preventiva dei futuri abilitati quando è evidente che la qualificazione di ciascun ricercatore è già ben nota a tutti i membri di comunità disciplinari relativamente piccole. Non si tratta di purismo lessicale. Senza superare questo equivoco sarà impossibile affrontare le criticità che l’Asn ha mostrato fin dal suo avvio e che ora arrivano a valle come un’onda di piena che rischia di travolgere l’intero sistema.

La prima tornata di Asn si è conclusa da poco nonostante la cadenza «inderogabilmente» annuale prevista dalla legge tre anni fa. In alcuni settori sono state denunciate mancate abilitazioni di candidati di riconosciuta autorevolezza. Numerose, poi, le critiche tecnicamente fondate sugli indicatori numerici prescelti, la cui normativa costituisce un esempio di irritualità e altalenanza.

Basta citare quel documento informale dell’Agenzia di Valutazione Anvur (un saggio scientifico più che un atto normativo!) che nel luglio 2012 ha indicato come calcolare gli indicatori personali dei candidati, difformemente però da quanto deliberato formalmente dalla stessa Agenzia solo un mese prima. Sei mesi dopo una nota ministeriale ha cercato, peraltro senza successo, di ripor- tare chiarezza sulle delicate responsabilità culturali affidate alle commissioni. Molte di esse, infatti, hanno proceduto a «verificare» la maturità scientifica di un candidato controllando che i suoi indicatori – peraltro calcolati su enormi basi di dati inevitabilmente affette da moltissimi errori e pervicacemente univoci anche per settori concorsuali molto differenziati al loro interno – superassero i valori «mediani» forniti dall’Anvur. Molte altre sono state indotte a valutare comparativamente i candidati e a stabilire standard scientifici sproporzionati o criteri quantitativi ciecamente dirimenti, dando così gran lavoro agli avvocati di molti non abilitati. I ricorsi al Tar Lazio assommano già a più del 10% dell’intero contenzioso annuo e molte commissioni sono state riconvocate in autotutela per rimediare a giudizi frettolosi.

In questo scenario tormentato è appena partita la seconda tornata. Che fare allora? La ministra Giannini ha dichiarato la propria disponibilità a semplificare la procedura di abilitazione: un impegno apprezzabile. Nell’attesa un gruppo di deputati Pd ha presentato una risoluzione di indirizzo al governo con cui si chiede di porre l’Asn, sin dalla tornata in corso, su basi normative più chiare e sicure, perfezionate in base all’esperienza. Si chiede anche che i parametri valutati- vi siano definiti con il contributo anche del Consiglio universitario nazionale, del Comitato nazionale di esperti per la politica della ricerca e delle società scientifiche settoriali, in modo da consolidarne significatività e consenso.

Si chiede ancora di trasformare l’Asn in procedura «a sportello» con domande presentabili dai candidati in qualunque momento e valutate singolarmente nell’ordine di presentazione. Si chiede infine di consentire che le commissioni esaminino anche i candidati della seconda tornata che hanno appreso successivamente alla domanda di non aver conseguito l’abilitazione nella prima – spesso proprio a causa di errori di calcolo sugli indicatori personali – e dovrebbero essere esclusi. Sarebbe anche un modo di sfiammare un contenzioso che rischia di mettere in crisi l’intero sistema universitario.

L’Unità 13.04.14

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