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“Era meglio ascoltare l’esperto” di Bruno Gambarotta

Il giornale radio delle 13 di ieri ci informava che «un gruppo di giovani per ingannare l’attesa sono scesi dalle auto e si sono messi a giocare a pallone sull’asfalto rovente». Però poi, nelle edizioni successive, non ci hanno detto com’è finita la partita. Forse stanno ancora giocando, avranno organizzato un torneo in notturna con i fari delle auto. I giovani hanno capito per primi che «passante» non significa più «collegamento rapido che attraversa una determinata zona», ma «struttura in cemento e asfalto ideata per far passare il tempo». L’anno prossimo rimedieremo organizzando un torneo di calcetto fra le squadre del passante di Mestre, dell’ingresso a Savona nell’Autostrada dei Fiori, della tangenziale Nord di Milano, della Roncobilaccio-Barberino del Mugello. I veterani della Salerno-Reggio Calabria sono esclusi per manifesta superiorità.

Benedetti italiani! Non leggete i giornali? Non guardate la televisione? Cosa dobbiamo ancora fare per farvi entrare in testa che siamo in crisi, il mattone non tira più, ci sono i tagli allo spettacolo e perciò quest’anno niente vacanze e niente ferie? Vi avevamo spiegato in tutte le salse che gli esodi biblici per le vacanze sono roba del passato, e questo è il bel risultato. È mai possibile che dobbiate sempre smentire le proiezioni degli esperti? Quando abbiamo deciso di allestire una riserva di mille o duemila bottiglie d’acqua per dissetare quei pochi automobilisti benestanti che si fossero avventurati sul passante, molti di noi hanno obiettato che erano troppe, che ci sarebbero rimaste sul groppone, che avremmo finito per doverle bere noi. E voi, pur di farci dispetto, vi siete buttati tutti sul passante, ansiosi di collaudarlo, prima che lo chiudessero per i soliti lavori di ammodernamento. Tutti a lodarlo: è una novità, un gioiello dell’ingegneria moderna, una perla del Nord-Est, al Sud un passante così passante se lo sognano. Tutti a dire: con il passante di Mestre non ci saranno mai più ingorghi.

E adesso siamo qui, a invocare san Bertolaso, a chiedere la proclamazione dello stato di calamità naturale. No, non dobbiamo fare i piagnoni come certi concittadini che non nomino, dobbiamo rimboccarci le maniche e prendere dei provvedimenti per evitare che il disastro si ripeta. Che nessuno si azzardi a tirare fuori i vecchi proverbi, «Tra il dire e il fare è passante il mare». La prima misura consisterà nel controllare che ogni automobile che si avventura oltre le barriere d’ingresso sia dotata di tanti kit di sopravvivenza per quanti sono i passeggeri. Ciascuno deve avere una dotazione di cibo e acqua per almeno un mese. Crediamo di interpretare il pensiero del Governatore della regione, proponendo che, almeno nei giorni contrassegnati dal bollino rosso, sia data la precedenza ai veneti da almeno sette generazioni. In alternativa, per sveltire le pratiche, si può ricorrere a un rapido esame di conoscenza del dialetto. Dopo i veneti tocca ai turisti provenienti dal Nord Europa, loro sono sempre i benvenuti; poi i settentrionali delle altre etnie, celti, longobardi, liguri, taurini, salassi. Ultimi i meridionali, tanto loro sono abituati a pazientare. Come diceva il grande Eduardo, «A’ da passa’ ’o passante!».

La Stampa, 2 agosto 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    “Grandi opere, a Mestre cade il primo «imbroglio»”, di Federica Fantozzi

    Le Grandi Opere in Italia: un circo che riparte a ogni manovra economica, colmo di promesse di cantieri aperti e ricco di speranze di copertura finanziaria.
    Da quel fatidico dicembre del 2000, quando Berlusconi tracciò sulla lavagna di Bruno Vespa la mappa di strade, autostrade, ponti, ferrovie, trafori, metropolitane – al grido di «Guardi qui, il Ponte per esempio, si può fare. Servono 9mila miliardi, i privati ne mettono 4500, l’Europa mille, bisogna solo trovare il resto» – il libro dei sogni del Cavaliere non si è mai richiuso.
    Del resto il premier-costruttore l’ha sempre detto: «Quando l’edilizia va, tutto il resto va». Così, dalla Legge Obiettivo del 2002 all’ultimo convegno dei giovani industriali a Santa Margherita, gli annunci si ripetono. La prima pietra del Ponte sullo Stretto di Messina. La prima diga del Mose per salvare Venezia dall’annegamento. La Tav che unirà Torino a Lione. La Salerno-Reggio Calabria nel 2013 infine sgombra da transenne e tute arancioni. Fino al Passante di Mestre, inaugurato in pompa magna l’inverno scorso e finito in un flop clamoroso e rovente nella prima giornata di traffico da bollino rosso. Triste sorte per un raccordo a cinque corsie: vittima dell’effetto imbuto
    L’ultimo tourbillon di cantieri annunciati e – voilà – già fatti spetta al ministro per le Infrastrutture Matteoli in occasione delle misure anti-crisi. Dall’alta velocità Milano-Genova, senza dimenticare le tratte Brescia-Treviglio e Cecina-Civitavecchia, alla Brebemi. 19 cantieri da aprire entro l’anno, 4 già partiti. 200mila posti di lavoro. Tre miliardi stanziati dal Cipe. Un tripudio: «Se i 17 miliardi che servono sono in cassaforte? Ovviamente no, ma al Cipe approviamo progetti immediatamente cantierabili». Bella giornata (a parole) anche per il Mezzogiorno: 4,3 miliardi per 130 infrastrutture. Il Piano Berlusconi per il Sud: sorta di Piano Marshall per siglare la tregua dell’esecutivo con i ribelli Lombardo e Micciché. Per tornare con i piedi per terra, ci sarà tempo.

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    Il Ponte è il fiore all’occhiello del progetto di rilancio. Un po’ la gigantografia della filosofia rooseveltiana sulla crisi del ’29 citata da Tremonti: «Uscite a mangiare un hamburger, verniciate il garage». Esattamente un anno fa lo stesso spot, con la lettera di Matteoli al presidente della società creata ad hoc Ciucci: «È un’opera prioritaria». Intanto la prima pietra è già slittata all’anno prossimo. Tempistica residua: nel 2016 l’apertura al traffico, nel 2019 il completamento. 40mila posti di lavoro. I finanziamenti restano il punto critico: l’infrastruttura costerà 6,5 miliardi di euro, il governo ne stanzia 1,3. I 50 milioni previsti dal decreto fiscale sono stati dirottati dall’Ue. I fondi ex Fintecna destinati a opere pubbliche nel Sud sono stati dirottati l’anno scorso dal consiglio dei ministri a coprire il taglio dell’Ici. Quindi, dopo anni di stop and go si riparte da zero: cercansi aumenti di capitale e project financing. Apertura prevista del cantiere: giugno 2010.

    DILEMMA: diga o disneyland?
    Altra opera in alto mare è il sistema di dighe mobili per difendere la Serenissima dall’acqua alta. Costo stimato: 5 miliardi di euro. Stato di avanzamento dei lavori: «Variabile». Sono iniziati i lavori di dragaggio e scavo, 11 i cantieri aperti. Ma il governo ha eluso le procedure di impatto ambientale nella laguna che ospita uccelli migratori protetti, cosicché Lipu e Wwf hanno presentato un esposto a Bruxelles.
    Contrario da sempre è il sindaco Cacciari: «Si procede senza un progetto d’insieme». L’idea è abbandonare la costosa mega-diga a favore di una barriera ridotta. A meno che Berlusconi non venga sedotto dal fantascientifico progetto di trasformare Venezia in una Disneyland galleggiante, magari traslocando gli abitanti in una new town edificata per l’occasione dalle parti di Mestre.

    L’Unità, 3 agosto 2009

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