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Contro le gabbie con tutte le forze. Epifani: “Non escludo lo sciopero generale”.Sì alla fiscalità di vantaggio nelle aree disagiate”, di Antonella Rampino

Sostiene Guglielmo Epifani che, nonostante il coro di no, «la Lega non demorderà dalle gabbie salariali». Il gran capo della Cgil è contrario perché, dice, «a parte il fatto che le gabbie salariali esistono già, è come voler tornare ai dialetti: che idea di Paese ha la Lega? Il bergamasco invece dell’inglese, la busta paga di Castrovillari piuttosto che quella di Lodi, quando per guardare avanti bisognerebbe conoscere il cinese, e progettare il salario europeo».
Però, Epifani, quelle gabbie salariali che oggi forse l’Europa ci boccerebbe l’Italia una volta ce le aveva…
«Infatti, quelle della Lega sono parole d’ordine regressive. Di gabbie salariali in Italia, di fatto, ce ne sono già quattro. Sono le grandi diseguaglianze tra lavoratori del Nord e lavoratori del Sud, perché un occupato del settore privato del Sud guadagna il 20-25 per cento in meno rispetto a un lavoratore del Nord. E poi anche le differenze tra lavoro maschile e femminile, nell’ordine del 15-20 per cento. C’è poi una terza gabbia salariale che è quella del lavoratore italiano e un immigrato, che è pagato di meno. E infine quella tra un giovane e un meno giovane. La Lega parte dall’assunto inesistente della parità di salario, muove un luogo comune che è rovesciato rispetto alla verità, e arriva a ipotizzare il contrario di quello che serve al Paese. In Italia quel che ci vorrebbe non sono le gabbie salariali, ma il salario europeo. Non conoscere i dialetti, ma l’inglese, il tedesco, il cinese. Dobbiamo guardare avanti, non indietro».
Lei crede che la Lega agiti le gabbie salariali come elemento di disgregazione?
«Sì, e nonostante il coro di no che la proposta ha ricevuto, sono convinto che Lega e Berlusconi andranno avanti. Si suggerisce al lavoratore del Nord che potrebbe guadagnare di più, invece di dire la verità, e cioè che c’è un salario basso al Nord e basso al Sud e che occorre, semmai, alleggerire il carico fiscale sui lavoratori».
Dunque lei è favorevole alla proposta, avanzata anche da settori del Pdl, della fiscalità di vantaggio?
«Se riusciamo ad affrontare quelle quattro differenze di cui dicevo prima, se evitiamo la disgregazione, la riduzione del carico fiscale va bene. Come conferma Banca d’Italia la pressione sul lavoro dipendente è troppo forte, e bisogna intervenire. E se si vuole operare sugli svantaggi territoriali del Mezzogiorno si può operare con la fiscalità di vantaggio, o con la fiscalizzazione parziale di oneri contributivi».
Se si andasse avanti comunque sulle gabbie salariali…
«Dovrebbero fare una legge, e ha ragione Bonanni quando dice che sarebbe un atto autoritario. Vedo che la Lega non demorde, se andasse avanti sarebbe un’inziativa puramente ideologica e disgregante. Ci opporremmo con tutte le nostre forze».
Anche con uno sciopero generale?
«Con tutte le nostre forze, e con tutti gli strumenti».
State preparando una mobilitazione per il Mezzogiorno in autunno?
«Sì. Perché il governo per ora ha solo una politica di annunci, dopo aver tolto al Sud tutti i fondi. Il piano Marshall di Berlusconi rischia di essere pura propaganda, la sostanza dei fatti va in direzione opposta».
Lei ha citato prima Bonanni. Ci sarà un riavvicinamento della Cgil con Uil e Cisl?
«Noi siamo impegnati nei contratti nazionali in scadenza, i canali sono tutti aperti. In realtà, quando Berlusconi parla di gabbie salariali il primo effetto implicito è decretare la fine dell’accordo firmato da Cisl e Uil senza di noi. Perché se bisogna legare i salari al territorio si va in direzione opposta alla contrazione di due livelli, nazionale e aziendale. Il che mi conferma che quell’accordo aveva come obiettivo quello di dividere il sindacato
La Stampa 12.08.09

2 Commenti

  1. La Redazione dice

    Intervista a Susanna Camusso – “E’ un’idea sbagliata finirebbe per privilegiare i lavoratori garantiti”, di Paolo Griseri

    La strada delle gabbie salariali «non solo è sbagliata ma non è neppure realistica>. Susanna Camusso, segretaria nazionale della Cgil, respinge la proposta del governo e nega che si possa ulteriormente detassare la contrattazione nei territori: «Sarebbe un modo per estendere il privilegio dei lavoratori garantiti a danno di tutti gli altri».

    Camusso, perché non considera realistica l’idea delle gabbie salariali?

    «Perché aprirebbe conflitti non solo tra Nord e Sud ma anche all’interno degli stessi territori>.

    Può farci un esempio?

    «Il ministro Brunetta dice di essere favorevole a gabbie salariali su base regionale. Nell’area a cavallo tra Lombardìa ed Emilia c’è il polo della zootecnia italiana, qualcuno dovrebbe spiegare perché il mungitore pakistano di Mantova deve guadagnare di più del suo collega di Reggio Emilia, O per quale motivo i molti pendolari che arrivano a Milano dai centri della provincia, dove la vita costa molto di meno, dovrebbero avere degli stipendi parametrati sui prezzi dei bar di piazza San Babila».

    Non basterebbe creare macroaree senza arrivare a distinzioni così capillari sul territorio?

    «Anche in quel modo sarebbe un sistema ingiusto. Negli ultimi anni è ripreso il fenomeno dei ragazzi del sud in trasferta al Nord per ragioni di studio. Sono studenti mantenuti dalle famiglie del Mezzogiorno. In questo modo si favorisce una considerevole migrazione di Pil, fatto di affitti spesso esorbitanti nelle città universitarie. Nessono è in grado di tenere conto di questi fenomeni in un sistema di gabbie salariali,, Una strada potrebbe essere quella della contrattazione terriroriale dove è possibile mettere d’accordo buste paga e costo della vita.
    Sareste d’accordo a detassare gli aumenti dei contratti integrativi?

    «Sarei molto cauta su questo punto. Credo che sia sempre da evitare l’abolizione totale delle tasse su specifici capitoli».

    Perché?

    «Perché se le tasse non arrivano dalle buste paga, arrivano comunque in modo indiretto tassando i consumi. E i lavoratori a basso reddito sono i più colpiti dalle tasse indirette».

    Perché allora laCgil ha accettato in passato forme di detassazione sui contratti di secondo livello?

    «Perché un conto è incentivare quei contratti con sgravi fiscali, un altro è abolire totalmente le tasse. Senza dimenticare che così facendo si aumentano i privilegi per chi ha il contratto integrativo a scapito dei tanti dipendenti delle piccole aziende che non ce l’hanno. Accadrebbe così che un bancario di Milano avrebbe gli aumenti detassati e un operaio di una fabbrichetta di Monza no. Oltretutto questo favorirebbe ll Nord-Ovest, dove predomina la grande industria, a scapito del Nord-Est dove prevalgono le piccole aziende senza contratto aziendale. Come si vede anche in questo caso si finirebbe per aumentare diseguaglianze che sarebbe invece opportuno lavorare per superare».

  2. La Redazione dice

    Intervista a Raffaele Bonanni – “Premiare la produttività aboliamo tutte le tasse sugli accordi in azienda”, di Griseri Paolo

    L’introduzione delle gabbie salariali «farebbe inevitabilmente saltare gli accordi sul nuovo modello contrattuale» perché «abolirebbe il ruolo di sindacati e imprese». Piuttosto «sarebbe utile cancellare totalmente la tassazione sulla contrattazione integrativa, quella che premia la produttività, territoriale o aziendale che sia». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, reagisce alle proposte leghiste sul salario differenziato tra Nord e Sud.
    Bonanni, quali sono, a suo parere, i motivi di questa offensiva sui salari diffenziati tra Nord e Sud?

    «La proposta sembra motivata dall’idea di alimentare l’invidia sociale di un gruppo di lavoratori contro altri individuando, sulla base di luoghi comuni e chiacchiere da bar, categorie di presunti privilegiati da colpire».

    Luoghi comuni? Non è vero che la vita costa di più a Milano che a Napoli?

    «Siamo seri. Se vogliamo stilare una classifica dobbiamo tenere conto che a Sud i servizi sono meno efficienti, che le banche costano di più , che è quasi assente il tempo pieno nelle scuole e che, per il basso livello dei servizi sanitari, spesso le persone sono costrette ai pellegrinaggi nel Nord per farsi curare. Qualcuno è in grado di calcolare questi costi?».

    Una boutade estiva?

    «Una deriva pericolosa che c’è da sperare il governo non voglia seguire».

    I contratti territoriali che voi, adifferenza della Cgil, proponete di rafforzare, non finirebbero per ottenere lo stesso risultato?
    Territorio ricco, salario ricco e viceversa?

    «Noi proponiamo di pagare a livello territoriale o aziendale la produttività dei lavoratori. Lo proponiamo oggi come lo abbiamo proposto negli anni scorsi insieme a tutti i sindacati, compresa la Cgil. La riduzione dei contributi nei contratti di secondo livello è stata decisa dal governo Prodi con l’accordo della gran parte dei partiti del centrosinistra. Il govemo Berlusconi ha proseguito sulla stessa strada abolendo una prima quota di tasse. Non si capisce perché un sindacato non dovrebbe essere d’accordo. Noi chiediamo di più: proponiamo di abolire completamente la tassazione sugli aumenti salariali legati alla produttività. Così si estende davvero quella contrattazione di secondo livello che è più vicina alle esigenze dei territori».
    Quale area sarebbe favorita da una misura del genere?

    «Visto che la maggior parte dei lavoratori dipendenti sta al Nord, faccia lei».

    In questo modo non verrebbe ridotto al lumicino il contratto nazionale che tutela tutti, anche chi non ha il sindacato in fabbrica?

    «Guardi, il sindacato e la tv sono stati i due fattori che hanno realizzato davvero l’unità del paese. Un ruolo importante lo ha svolto proprio il contratto nazionale che garantisce uno stipendio di base uguale ai lavoratori italiani. Non saremo certo noi a metterlo in discussione o a muoverci in direzione contraria».
    La Repubblica 12.08.09

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