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“Il Comune di Fondi? Per Berlusconi il problema non c’è”, di Claudia Fusani

Smentire i magistrati è tra le più antiche consuetudini del premier. Ma smentire il ministro dell’Interno che gli siede accanto davanti alla telecamere, ancora non l’aveva fatto. Succede il 15 d’agosto, succede al Viminale e su un fatto – il caso Fondi, comune dell’agro pontino di cui è stato chiesto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose da oltre un anno – che l’Italia in vacanza forse conosce poco ma è la spia di come viene gestita la sicurezza in questo paese. E di come la Lega si preoccupi di arrestare i clandestini ma poi giri la testa dall’altra parte quando il nemico sono le mafie e la criminalità organizzata.

Quest’anno il premier in crisi di credibilità e di modi con cui impiegare il tempo libero, ha voluto condividere con il ministro dell’Interno Roberto Maroni il bilancio di Ferragosto sulla sicurezza. Si è presentato al fianco del ministro leghista anche per ribadire che la politica della sicurezza, tema che premia molto negli umori del paese, non è solo made in Carroccio ma anche opera sua. Ed ecco che tra le meraviglie del governo il premier non ha avuto difficoltà a dire che «il comune di Fondi non sarà sciolto poiché molti ministri, nelle riunioni del Consiglio dei ministri, hanno fatto notare che nessun componente della giunta e del consiglio comunale è stato toccato da un avviso di garanzia».

Non serve, quindi, un provvedimento così estremo e traumatico come quello dello scioglimento del consiglio comunale che comporta le dimissioni della giunta, del sindaco e, soprattutto, di tutti gli incarichi legati all’amministrazione. Boom, nel senso che Berlusconi non poteva spararla più grossa come del resto il ministro Maroni, seduto accanto a lui, sa bene visto che a febbraio 2009 ha chiesto lo scioglimento del comune di Fondi per infiltrazioni mafiose.

L’enormità dell’affermazione del premier necessita una cronistoria. Nel settembre 2008 il prefetto di Latina Bruno Frattasi ha chiesto l’accesso al comune di Fondi guidato da un sindaco del Pdl Luigi Parisella. Il risultato, dopo due mesi, sono 500 pagine che spiegano il livello delle infiltrazioni di camorra e ‘ndrangheta nell’agro pontino. La relazione si basa soprattutto sulle rivelazioni di Riccardo Izzi l’ex assessore ai lavori pubblici del comune che ha raccontato per filo e per segno come i clan della camorra e della ‘ndrangheta si sono divisi le attività commerciali di Fondi dove si trova il più grosso mercato ortofrutticolo del sud Europa.

La relazione di Frattasi arriva al Viminale in ottobre ma occorrono mesi – arriviamo fino al febbraio 2009 – perché il ministro Maroni condivida l’analisi del prefetto e chieda, a sua volta, lo scioglimento del comune. Ma interrogato dal Pd a Montecitorio il 18 maggio è costretto a dire: «Ho fatto quello dovevo ma non decido l’agenda». Infatti. L’agenda in questione, cioè il destino di Fondi, viene deciso probabilmente da altre parti.

Di sicuro uno molto attivo nella difesa del comune dell’agro pontino è il senatore Claudio Fazzone, 48 anni, astro nascente del Pdl nel basso Lazio, ex poliziotto, autista di Mancino quando era ministro dell’Interno, incarichi presso la presidenza del Consiglio negli anni novanta, di nuovo al fianco di Mancino quando diventa presidente del Senato. Nel pacchetto sicurezza – lo stesso che ha introdotto il reato di clandestinità – spunta anche una norma che modifica rendendoli più complessi i criteri di scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose.

In sei mesi, per un motivo o per l’altro, non c’è stata la volontà politica di sciogliere il comune. È stato preso tempo. Nell’ultimo consiglio dei ministri la scusa è stata proprio l’imminente entrata in vigore del pacchetto sicurezza. «Non sciolgo» ha detto Berlusconi. Maroni fa sapere, imbarazzato, «di aver incaricato il prefetto di svolgere nuovi accertamenti». Le opposizioni alzano barricate. I prefetti anche. La mafia fa affari. La Lega esulta per le ronde.

da www.unita.it

4 Commenti

  1. A Roma, in un ufficio presso Piazza Navona, nel 2000 conobbi tale B. S. , che sarebbe divenuto multimiliardario da ragazzo povero che era, grazie ad una sentenza della Cassazione, con la quale si riconosceva a lui un danno di 600 miliardi di lire (1980 circa), a carico del Comune di Roma.
    Questo signore, di alto livello evidente, mi disse che lui stava lavorando, tra gli altri, ad un progetto localizzato nel porto del comune di Fondi, di grande importo.
    Contemporaneamente il suo staff stava lavorando alla costituzione della compagnia Wind, a spese dell’ ENEL, e tutto questo grazie al fatto che lui era il responsabile di Forza Italia, per l’ Italia Centrale, direttamente alle dipendenze di Berlusconi.
    Fin qui tutto sarebbe lecito.
    Ciò che non mi sembra lecito, invece, sarebbe avvenuto nel 2005 : L’ ENEL ha messo in vendita la Wind, costata 9 miliardi di Euro a spese dei contribuenti, per un prezzo sì di 14 miliardi di Euro, ma l’ha ceduta poi per soli 4 miliardi di “Pagherò”; ossia, a regalo.
    Un’operazione di questo genere, con una sottrazione allo stato di oltre 10 miliardi di Euro, a mio avviso, è solo possibile se dietro c’è la Mafia.
    Sarei cuorioso di sapere se B. S. sta lavorando ancora sul suo progetto al porto di Fondi.
    Se così fosse, si spiegherebbe subito la decisione di Berlusconi, di bloccare lo scioglimento del comune in questione.
    Se non erro, naturalmente.

  2. La redazione dice

    “Lo Stato si è fermato a Fondi”, di Nicola Tranfaglia

    Droga, estorsioni, usura, riciclaggio, controllo del più grande mercato ortofrutticolo d’Italia ma il premier dice che in Comune tutto va bene

    Il mancato scioglimento del comune di Fondi, in provincia di Latina, a due passi da Roma, è senza dubbio lo scandalo più importante sui rapporti tra le associazioni mafiose e la maggioranza elettorale che fa capo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ed è auspicabile che, su una vicenda di così grande importanza, le forze dell’opposizione siano unite e costringano il governo e il Consiglio della Magistratura a procedere il più presto possibile alla bonifica di quel territorio dall’oppressione mafiosa.
    Fondi è un comune di oltre trentamila abitanti ed è sede del più grande mercato ortofrutticolo di Italia, con un giro annuale di fatturato che supera un miliardo di euro. Nella zona operano da anni la ‘ndrangheta calabrese con il clan Tripodo e la famiglia D’Alterio ma sono presenti anche gruppi legati alla camorra dei Casalesi e a Cosa Nostra siciliana. Le attività delle associazioni mafiose vanno dagli affari agricoli legati al Mercato, al traffico di stupefacenti (cocaina ed eroina), alle estorsioni ai danni di imprese funerarie e di pulizia, agli appalti pubblici, al riciclaggio di denaro, all’usura. Notizie precise su questa situazione erano già presenti nella relazione della commissione Antimafia approvata nella XV legislatura dalla maggioranza di centro-sinistra ma sono state ignorate in questa successiva legislatura dominata dal centro-destra berlusconiano.
    Il 6 luglio con l’operazione «Damasco» sono finiti in manette gli uomini del clan Tripodo, l’ex assessore ai Lavori Pubblici di Forza Italia Izzi, il capo della polizia municipale Dario Leone, il suo vice Pietro Munno, il dirigente dell’area lavori pubblici del Comune di Fondi Mario Renzi, il funzionario del settore Bilancio Tommasina Biondino e l’imprenditore immobiliarista Massimo Di Fazio. Ma la cosa più grave è che, ormai da un anno e mezzo, la direzione distrettuale antimafia di Roma aveva avviato l’operazione Damasco, segnalando la presenza delle tre associazioni mafiose nel comune e, in data 8 settembre 2008, il prefetto di Latina Bruno Frattasi, sulla base delle risultanze di una Commissione di Accesso nominata per approfondire l’esame della situazione, ha chiesto al ministro degli Interni di procedere allo scioglimento dell’amministrazione del comune di Fondi in base all’articolo 143 del Testo unico degli Enti Locali (Tuel).
    Il prefetto, nella relazione al ministro, è stato chiaro: «Il comune di Fondi – ha scritto – mantiene comportamenti che si riflettono nelle scelte politico-amministrative dell’ente di indubbia gravità, dimostrando un’allarmante insensibilità verso l’esigenza di una corretta e trasparente azione che dissolva il sospetto di porsi al servizio di interessi di tipo criminale in ciò dimostrandosi oggettivamente collusiva. È per questo che lo scrivente, nell’avanzare la proposta formale di scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi per accertati elementi di infiltrazione malavitosa, sentiti i rappresentanti delle Forze di Polizia nell’odierna Riunione Tecnica di Coordinamento, è in procinto di valutare, data l’oggettiva gravità del quadro che reca in re ipsa ragioni di urgenza, la necessità di sospendere il consesso consiliare ai sensi dell’articolo 143 e 5 del Tuel».
    Lo scioglimento, come è noto, deve essere deliberato dal Consiglio dei ministri ma soltanto nel luglio 2009 è stato sottoposto dal ministro degli Interni alla decisione che è stata sempre rinviata per intervento del presidente del Consiglio Berlusconi che il 23 luglio e il 31 successivo si è opposto allo scioglimento.
    Di fronte a un simile atteggiamento il sindacato nazionale dei prefetti e dei funzionari di prefettura ha ritenuto necessario prender posizione con chiarezza a fianco di Frattasi e dunque in polemica oggettiva con le scelte compiute fino ad oggi dal governo Berlusconi. «Ha suscitato vivo stupore l’ennesimo rinvio del Consiglio dei ministri del 31 luglio scorso dello scioglimento del Consiglio comunale di Fondi dopo un anno dalla proposta del prefetto di Latina con ben due relazioni di accesso e la proposta del ministro degli Interni di febbraio 2009», ha dichiarato il presidente del sindacato Forlani
    Negli ultimi mesi l’Italia dei Valori, con il senatore Stefano Pedica, ha interpellato in maniera assidua il governo perché procedesse allo scioglimento del Comune e l’on. Sesa Amici del Pd ha presentato un’interrogazione al ministro Maroni. Ma tutto è stato inutile: il governo Berlusconi difende l’amministrazione di Fondi malgrado sia ormai evidente che lo scandalo è grande e sempre più grave per chi sostiene di voler mandare avanti «l’esercito del bene contro quello del male». A meno che si pensi che sia quello mafioso l’esercito del bene…

    L’Unità, 20 agosto 2009

  3. “Fondi, il Pd si appella a Napolitano”, di Guido Ruotolo
    Il Prefetto aveva chiesto lo scioglimento del Comune laziale per infiltrazioni mafiose.

    Il Pd si appella al presidente Napolitano, Italia dei valori organizza sit-in sotto la prefettura, Libera (associazione antimafia) si dichiara indignata. Dalla maggioranza, un po’ impacciata, si rimanda alla conferenza stampa di Ferragosto, alle parole di Silvio Berlusconi, che ha spostato la decisione della «pratica» Fondi – lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose – alla ripresa settembrina.
    Parla solo il senatore Claudio Fazzone, dipinto dall’opposizione come il Salvo Lima di Latina. Ex poliziotto, leader indiscusso del Popolo delle libertà, Fazzone attraverso «La Stampa» lancia una proposta all’opposizione: «A questo punto, lasciamo che sia l’Antimafia del presidente Pisanu ad affrontare la vicenda Fondi». Palazzo San Macuto come un «Gran giurì» che tra scelte amministrative contestate – la relazione del prefetto di Latina, Bruno Frattasi, le cui conclusioni erano state fatte proprie dal ministro Maroni – e i provvisori esiti giudiziari, una ventata di arresti di mafiosi, ex amministratori, funzionari e dirigenti del comune, deve esprimere la sua autorevole posizione.

    Naturalmente, una proposta, quella di Fazzone, che rinvia alle calende greche la decisione sulle sorti del consiglio comunale. Il 18 maggio scorso, il ministro Maroni all’Antimafia e rispondendo a un question time alla Camera, era stato chiarissimo: «A febbraio ho inviato alla Presidenza del Consiglio una mia relazione con allegati tutti i documenti per chiedere che il Consiglio dei ministri deliberasse lo scioglimento del comune di Fondi. Sono convinto che questa deve essere la decisione del governo». «Non c’è più tempo per una scelta che è improcrastinabile», invoca l’opposizione. Luisa Laurelli, Pd, presidente della Commissione sicurezza e lotta alle mafie del Consiglio regionale del Lazio, vede nero: «E’ in corso un braccio di ferro tra pezzi dello Stato. Il presidente Berlusconi non può contraddire le conclusioni del Prefetto Frattasi e del ministro Maroni. A questo punto deve intervenire il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano».

    Ed è inviperito anche il senatore Fazzone, che vede, invece, dietro «questo caso» la manina dell’editore di «Latina Oggi», il senatore del Popolo delle libertà, Giuseppe Ciarrapico: «Lui ce l’ha con noi perché non l’abbiamo mai fatto entrare nei nostri territori a consumare truffe. Sono stato sempre un fiero oppositore della sua candidatura. Lui è un pregiudicato con 43 condanne per 18 fattispecie di reati. Ciarrapico ha fatto alleanza con l’opposizione, che è consapevole che alle prossime regionali a fare la differenza sarà proprio Latina».

    Ieri sera, una nota di Palazzo Chigi ha voluto ricordare che la questione Fondi sarà «prossimamente» all’esame del Consiglio dei Ministri. Silvio Berlusconi nella conferenza stampa di Ferragosto aveva detto: «Diversi ministri hanno fatto notare come nessun componente della giunta o del consiglio comunale di Fondi sia stato toccato da un avviso di garanzie e sembrava strano che si dovesse agire con un intervento come quello dello scioglimento del consiglio comunale». Posizione garantista, ma che non ha nulla a che fare con la valutazione della commissione d’accesso agli atti amministrativi del prefetto, che deve valutare se vi sono gli elementi per lo scioglimento di un consiglio comunale.

    Nell’ultimo Consiglio dei ministri, la «pratica» Fondi è stata affrontata. Diversi ministri – si fanno i nomi di Maurizio Sacconi, Giorgia Meloni e Renato Brunetta – avrebbero chiesto un’ulteriore istruttoria al ministro Maroni, anche sulla base delle nuove norme stringenti sullo scioglimento dei consigli comunali, che penalizzano anche i funzionari comunali. E nelle inchieste su Fondi, sono diversi gli indagati: dagli ex assessori Riccardo Izzi e Serafino Stamegni, ai consiglieri comunali Pasqualino Rega e Antonio Ciccarelli. Oltre a una nutrita rappresentanza di funzionari comunali.
    da La Stampa

  4. Se la Fusani si occupa di Berlusconi, Solani spiega i “numeri” di Maroni

    “Maroni e i «trucchi» dei numeri: protestano anche i poliziotti”, di Massimo Solani da L’Unità
    I reati: nelle 11 pagine della relazione del Viminale dati generici e assemblati ad hoc. Minniti: «Non sono stati paragonati periodi omogenei». I sindacati: dal governo successi non misurabili
    “È il nostro modo per rendere il più trasparente possibile ciò che fanno coloro che commettono reati e per mostrare al Paese le carte con cui abbiamo a che fare”. Era il 20 giugno di due anni fa e l’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato, assieme al viceministro Marco Minniti, presentava il “Rapporto sulla criminalità in Italia. Analisi, prevenzione e contrasto”: un compendio di oltre quattrocento pagine fitte di tabelle e analisi per mettere a confronto quaranta anni di dati sull’andamento dei reati. Due anni più tardi, con la destra al governo e Roberto Maroni al Viminale, il contributo informativo dell’esecutivo sul trend dei reati in Italia sono 11 pagine (copertina compresa) di slide per dire, come ha fatto il premier Berlusconi il giorno di Ferragosto, che «tutti i risultati sono positivi: il governo intende porsi l’obiettivo di sconfiggere la criminalità con forza e risolutezza». E giù una lista di voci col segno meno davanti a testimoniare il calo di tutti i reati negli ultimi 14 mesi. Non una parola sull’andamento geografico dei crimini, non un approfondimento sui crimini non denunciati o sulla specificità della criminalità organizzata. Solo sorrisi, pacche sulle spalle e annunci buoni per i Tg. Perché su una cosa Maroni ha dimostrato le idee chiare sin dal suo insediamento: l’usanza di redigere quei complessi rapporti che il suo predecessore aveva reintrodotto dopo cinque anni di black out del centrodestra (e furono vane tutte le interrogazioni parlamentare per chiederli fra il 2001 e il 2006) andava immediatamente interrotta. Meglio una breve nota stampa per mettere a confronto i 14 mesi del governo Berlusconi con i precedenti, facendoci rientrare anche il primo semestre del 2007. Ossia il periodo di maggiore incidenza del cosiddetto “effetto indulto” e di aumento dei crimini.
    Piccole furbizie statistiche buone per gonfiare i numeri e i successi, ma inutili se davvero si vogliono comprendere le dinamiche criminali del paese e l’efficacia delle politiche anticrimine. «Perché per fare questo genere di raffronti – attacca Marco Minniti, Pd – occorre mettere a confronto periodi omogenei, ossia proprio ciò che Maroni non ha fatto. E quello che il Viminale tace è che il calo dei crimini era già in atto dalla seconda metà del 2007, dal momento della firma dei patti territoriali per la sicurezza. Ma il governo evidentemente preferisce il consueto approccio propagandistico». Valutazioni simili a quelle fatte dagli operatori di polizia: «In tema di sicurezza e tutela dei cittadini il governo millanta risultati che non sono misurabili perché non ci sono numeri su cui poterli confrontare – è stato il commento di Franco Maccari del Coisp, il Sindacato Indipendente di Polizia – Non capiamo perché Maroni da quando è al Viminale ha sospeso la pubblicazione del Rapporto sulla criminalità e, di fatto, ha censurato i dati in dettaglio, città per città, mese per mese, sulla sicurezza». «Eppure – fa eco Enzo Letizia, dell’Associazione nazionale dei Funzionari di Polizia – sarebbe molto più utile che venissero pubblicati tutti i dati, come si faceva in passato, in modo da avere un serio contributo all’analisi del problema criminalità in Italia».

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