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«Chi vincerà sarà il segretario di tutti», di Ivana Giannone

Sassoli, Penati e Bettini pensano al futuro del PD: “Ritroviamo entusiasmo e orgoglio”.

“Ognuno promuoverà la mozione che preferisce, ma lo farà sapendo che dal 26 ottobre il vincitore sarà il segretario di tutti”. Lo dice David Sassoli, europarlamentare del PD e sostenitore della Mozione Franceschini, nel corso del dibattito pomeridiano della Festa Democratica. L’applauso della platea è forte, quasi liberatorio, e diventa quasi un’ovazione quando Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani, rincara la dose: “Chiunque sia il segretario sarà il mio segretario ed io lavorerò con lui per costruire un Pd più forte. Dopo il congresso non si scioglie niente e non si stacca niente!”.

Le conquiste del PD. “Indietro non si torna” è il monito generale. Adesso è tempo “di riscoprire l’entusiasmo”, come dice Goffredo Bettini , sostenitore della mozione Marino. La delusione per un progetto che non è decollato abbastanza in fretta deve essere soppiantata dalla voglia di PD e dal desiderio di essere parte di qualcosa si più grande. “Oltre a chiederci cosa non ha funzionato, chiediamoci cos’ha funzionato” è l’invito di Sassoli, accolto da Bettini e Penati che raccontano quasi due anni di vita di un partito che “oggi conta 6000 circoli sul territorio, un primato che nessun altro può vantare”, un partito che “sceglie i suoi leader a tutti i livelli attraverso le primarie, e siamo l’unico caso al mondo”, un partito “ il cui popolo non è né Ds né Margherita. È solo PD”. E poi, tanto per dare un dato tecnico che non va sui giornali, il tesoriere Mauro Agostini precisa: “Siamo l’unico partito che fa certificare il suo bilancio e lo facciamo per una ragione semplice: anche se un partito è un’associazione privata, i soldi che riceve dallo stato sono dei contribuenti. A loro bisogna dar conto di come vengono spesi”.

Un’identità da ritrovare. È solo con la consapevolezza di aver raggiunto obiettivi importanti che si può ragionare sugli aspetti da cambiare. Primo fra tutti il problema dell’identità: “Quando si dice Pdl viene in mente la libertà dalle regole e l’interesse del singolo ma a cosa pensa l’italiano quando si nomina il PD?” si chiede Maurizio Migliavacca”. È per definire una questione come questo che il congresso non è da temere ma da attendere con ansia, “sarà un bagno di democrazia”. E le correnti, i capobastone? “Non ho paura delle correnti – dice Sassoli – quando sono espressione di uomini che si uniscono intorno ad un’idea e non semplicemente centri di potere. È a questa seconda idea che dobbiamo ribellarci”. Ma allo stesso tempo bisogna stare attenti a non bollare come correnti le semplici e talvolta salutari divergenze d’opinione; “Il pluralismo ci serve come il pane” dice Bettini e per risolvere le questioni più complesse, come i temi etici e l’introduzione del nucleare propone che “chiunque sia eletto promuova una consultazione popolare”.

Per sfidare il futuro. Agli italiani il PD deve dire che “non li abbandoniamo ad altri 20 anni di Berlusconi e di destra”. “Mai più divisi” grida Penati, mai più situazioni come quelle che hanno stritolato il governo Prodi, “quando il governo moriva sotto le affermazioni di questo o quell’esponente”. Sassoli aggiunge: “Col congresso dobbiamo parlare al paese, dire che questa società non ci sta bene e la vogliamo cambiare. Dobbiamo difendere la sanità che il mondo ci copia e il governo vuole privatizzare. Dobbiamo alzare l’asticella e ribadire la nostra scommessa per il futuro: non siamo un partito solido, liquido gassoso o altro, siamo un grande partito”. E conclude: “la politica e dare ai cittadini la possibilità di occuparsi del proprio tempo e della propria società”.

da www.partitodemocratico.it

2 Commenti

  1. SERRACCHIANI A MARINO: PARTITO DEVE FARE SINTESI
    “Pd non può rinunciare alla sua vocazione di essere riformista, plurale e di massa”

    Il Partito democratico ha la missione politica di fare sintesi tra le idee, anche tra quelle di Paola Binetti e le mie”. Lo sostiene Debora Serracchiani all’indomani dell’intervento di Ignazio Marino alla festa del Pd di Genova, il quale aveva polemicamente chiesto a Dario Franceschini come avrebbe fatto sul biotestamento a “conciliare le posizioni di Debora Serracchiani e Paola Binetti”. L’europarlamentare ha sottolineato che “fallire la missione di far sintesi, o peggio scartarla a priori, significa che il Pd rinuncia alla sua vocazione di partito riformista plurale e di massa”. “Io non voglio un piccolo partito, quello sì del secolo scorso, in cui la pensiamo tutti allo stesso modo – ha aggiunto Serracchiani – voglio un grande partito in cui posso portare le mie idee e farle pesare, in cui ci si confronta e – ha concluso – alla fine si decide”.

  2. Daniela dice

    Chi vince sarà il segretario di tutti. Mi piace questa affermazione.
    Ma non sarà così per tutti. Leggo ieri da Repubblica che Bassolino ha detto testualmente “Pur’ ‘pulece tènono ‘a tosse” che tradotto in Italiano più o meno significa “chi non conta niente si permette di parlare”. Considero questo atteggiamento e queste “persone” dannosissimi per il Partito Democratico. A queste persone non interessa il futuro del Paese, il futuro dei giovani, l’affermazione dei valori di un Partito come il nostro: sono solo interessate al loro potere personale. Il PD può farne senz’altro a meno. Anzi è con l’esclusione e la “morte” politica di queste persone che il Partito sarà più credibile, coerente e chiamato dagli elettori a governare il Paese.

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