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Scuola: Pd, solo negli annunci i soldi per l’integrazione

“Senza fondi il tetto del 30 per cento è solo un dibattito ideologico”. “La questione dell’integrazione dei bambini immigrati in Italia non si può limitare a un dibattito sul sì o no al tetto del 30 per cento e con la risposta che il governo ci ha dato oggi in aula alla Camera si svela l’inesistenza delle risorse necessarie, e promesse, per questo obiettivo”. Lo dichiarano i deputati del Pd della commissione Cultura Maria Coscia, Letizia De Torre, Manuela Ghizzoni e Giovanni Bachelet al termine del dibattito su un’interpellanza del Gruppo Pd.
“Il tema vero – sostengono i deputati democratici – è come sostenere i progetti di insegnamento della lingua italiana, favorire la piena integrazione, il buon andamento delle classi e il successo scolastico dei bambini. E’ incredibile che, ancora ieri, il ministro Gelmini insistesse sulla disponibilità di risorse (fino ad annunciare ben 20 milioni di euro per corsi pomeridiani di italiano per gli stranieri) e come al contrario, a una precisa nostra domanda, il governo non assicuri un bel niente”.
“Si parla genericamente di risorse finalizzate a progetti didattici, ma in realtà quel fondo (previsto dalla legge 440, in cui non c’è alcun riferimento all’insegnamento della lingua) è stato tagliato dalla finanziaria da 140 a 60 milioni di euro per il prossimo anno scolastico. Così come sono state tagliate per oltre 200 milioni le risorse per le attività per il funzionamento della scuola e per garantire l’autonomia scolastica. Il tutto in un quadro generale di riduzione dei famosi 8 miliardi agli organici del personale ”.
“Il ministro Gelmini ha voluto innescare un dibattito ideologico, probabilmente per accontentare un alleato scalpitante come la Lega , ma occulta il dato vero: si fanno molte chiacchiere, ma niente di concreto per gli obiettivi di integrazione che la stessa circolare in cui viene previsto il tetto del 30 per cento proclama solennemente”.

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Di seguito pubblichiamo l’interpellanza discussa questa mattina alla Camera dei Deputati, la presentazione della stessa da parte dell’On. De Torre, la risposta del sottosegretario dell’Istruzione Pizza e la replica dell’On Coscia

Interpellanza urgente 2-00575 presentata da MARIA LETIZIA DE TORRE

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per sapere – premesso che:

il MIUR ha emanato in data 8 gennaio 2010 la circolare n. 2 che fornisce alle scuole «Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana»;

la circolare individua alcuni criteri che debbono essere attuati per garantire la gestione delle iscrizioni a partire dall’anno scolastico 2010-2011, quali il limite per cui il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30 per cento del totale degli iscritti;

il limite del 30 per cento può essere innalzato – con determinazione del direttore generale dell’ufficio scolastico regionale – a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia o arrivati in età prescolare) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche;

il limite del 30 per cento può di contro venire ridotto, con determinazione del direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri per i quali risulti all’atto dell’iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all’attività didattica e comunque a fronte di particolari e documentate complessità;

la circolare prevede, tra l’altro: l’attivazione di moduli intensivi, laboratori linguistici, percorsi personalizzati di lingua italiana per gruppi di livello sia in orario curricolare (anche in ore di insegnamento di altre discipline) sia in corsi pomeridiani; la partecipazione a progetti mirati all’insegnamento della lingua italiana come seconda lingua, utilizzando eventualmente risorse professionali interne o di rete, offerti e/o organizzati dal territorio; la possibilità per gli allievi stranieri neoarrivati in corso d’anno di essere inseriti nella scuola anche in una classe non corrispondente all’età anagrafica per attività finalizzate a un rapporto iniziale sia con la lingua italiana, sia con le pratiche e le abitudini della vita scolastica, ovvero di frequentare un corso intensivo propedeutico all’ingresso nella classe di pertinenza (anche in periodi giugno/luglio/inizio settembre in cui non si tiene la normale attività scolastica) -:

come e se il Ministro interrogato intenda:

a) considerati gli ingenti tagli operati alla scuola nell’ambito della manovra di cui al decreto-legge n. 112 del 2008, sostenere concretamente le scuole italiane e gli insegnanti con finanziamenti straordinari per corsi di lingua e cultura italiana;

b) investire del tema la Conferenza unificata per concertare azioni di politica territoriale che coinvolgano anche comuni, province e regioni per fare rete con le scuole del territorio per tutte le politiche scolastiche ed extrascolastiche verso i minori immigrati e le loro famiglie;

c) finalizzare in modo puntuale gli interventi di formazione in servizio degli insegnanti, anche in ragione della necessità di una formazione mirata alle «metodologie di intervento e alle misure organizzative e didattiche di sostegno all’integrazione», e chiarire quali siano le risorse previste e da dove verranno attinte;

d) sostenere concretamente, e attraverso quali risorse economiche e di conoscenza, le istituzioni scolastiche autonome nell’attivare moduli intensivi, laboratori linguistici, percorsi personalizzati di lingua italiana per gruppi di livello sia in orario curricolare (anche in ore di insegnamento di altre discipline) sia in corsi pomeridiani realizzati grazie all’arricchimento dell’offerta formativa, nonché la possibilità per gli allievi stranieri di frequentare un corso intensivo propedeutico all’ingresso nella classe di pertinenza anche in periodi (giugno/luglio/inizio settembre) in cui non si tiene la normale attività scolastica previsti dalla circolare;

e) chiarire quale sia il progetto strategico complessivo del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per gli alunni immigrati entro cui si colloca la circolare 2/2010 e se nella sua stesura si sia tenuto conto della formazione dei docenti all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua promosso dal Ministro Moratti che aveva coinvolto un migliaio di docenti, nonché se si sia tenuto conto del progetto di insegnamento dell’L2 varato all’inizio del 2008 e dei percorsi di eccellenza messi in atto dalle istituzioni scolastiche spesso in rete con comuni, province, università e privato sociale;

f) coniugare l’impegno verso gli alunni immigrati con l’attenzione alla dimensione globale in cui è immersa anche la scuola e rafforzare le competenze dei docenti in merito alla dimensione interculturale dei saperi per fornire a tutti i ragazzi chiavi di lettura e strumenti di conoscenza che li rendano al contempo cittadini della propria comunità locale, cittadini italiani ed anche cittadini europei e del mondo.

(2-00575)
«De Torre, Pes, Melandri, Sarubbi, Barbi, De Pasquale, Zampa, Damiano, Pizzetti, Rossa, Bachelet, Ghizzoni, Livia Turco, Lolli, Coscia, Santagata, Nicolais, Veltroni, Madia, Gozi, Strizzolo, Siragusa, Bossa, Zaccaria, Levi, Velo, Colombo, De Biasi, Mazzarella, Miotto, Gnecchi, Giovanelli, Corsini, D’Incecco, Fioroni».

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PRESIDENTE. L’onorevole De Torre ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00575, concernente politiche del Governo in materia di integrazione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana
MARIA LETIZIA DE TORRE. Signor Presidente, l’accoglienza degli alunni immigrati nelle scuole di un Paese è sempre stato e sarà sempre una questione delicata e complessa. Lo dice l’esperienza di tanti Paesi europei che hanno avuto immigrazioni in tempi e in quantità ben superiori alla nostra, che anche oggi hanno un’immigrazione di adulti e di bambini nelle scuole molto superiore a quella dell’Italia, come la Germania, la Francia e l’Inghilterra in modo particolare.
La circolare che questo Ministero ha emanato, che ho letto con cura, è stata un’opera di grande equilibrio tra le indicazioni dei vari gruppi politici, cosa che so non era assolutamente facile. Peraltro, devo dire con onestà che risponde bene e anche in continuità con quello che ci è stato nel passato, quindi voglio chiarire che questa interpellanza non è assolutamente né un attacco al Ministro né una critica alle azioni. Questa è la prima azione da quando questo Ministro siede sulla sua poltrona, la prima indicazione. Quindi, non è una critica, ma vuole esprimere una grande preoccupazione che ha il gruppo del Partito Democratico. Posso riassumere le preoccupazioni in questo modo. Innanzitutto, proprio perché l’accoglienza è qualcosa di complesso, non può risolversi solamente nell’inserimento nelle classi e nell’impartimento della lingua del Paese accogliente, ma deve essere inserita in linee guida forti, che abbiano dietro l’apporto solido di un sapere esperto ed esperienziale e l’apporto di ciò che in tutte le istituzioni scolastiche autonome e in tutti gli enti locali si è costruito in questo Paese.
Ora questo manca ancora o meglio non è che manchi del tutto, perché sia il Ministro Moratti, nella primavera del 2004, sia il successivo Governo Prodi hanno emanato dei documenti importanti, decreti ministeriali che sono ancora documenti di riferimento per tutte le scuole. Però, non sappiamo se il Ministro Gelmini ha accolto queste indicazioni del Ministro Moratti e del Ministro Fioroni, non sappiamo in che linea guida si colloca questa circolare del Ministro, in quanto è l’unica azione finora concreta che è stata emanata e non lascia intravederne altre.
L’altra preoccupazione è per la ricchezza di tutte le esperienze che ci sono nel Paese, ed alcune sono di grande eccellenza, non dovute solamente ai docenti e alla dirigenza delle istituzioni autonome, ma spesso dovute ai comuni, alle province e alle regioni, e anche ai genitori.
Nell’ultima presentazione della ricerca del CNEL sul settore dell’immigrazione, un papà raccontava che, quando a Torino, nel quartiere del centro, ad altissima immigrazione, con presenza altissima di alunni dentro quelle scuole, doveva iscrivere il figlio, si è interrogato con la moglie se inserire lì o meno il figlio, e hanno scelto di farlo, scoprendo, perché l’avevano visitata, una scuola con molte competenze e capacità.
Bene, in questi anni, mentre il loro figlio è stato lì dalla prima alla quinta elementare, la situazione si è completamente capovolta, perché, mentre prima i genitori italiani portavano i figli altrove, adesso, via via, perché queste famiglie di origine autoctona si sono anche messe in rete, la situazione si è invertita, come sicuramente attesta anche l’esperienza dell’istituto comprensivo dell’Esquilino a Roma.
Si tratta di esperienze e ricchezze talvolta confluite in accordi di programma con dietro competenze molto elevate. Ne cito due, ad esempio: quello della provincia di Parma, un accordo di programma che vede le istituzioni, il privato-sociale e l’università, la facoltà di lingue, con un sapere molto elevato per la presenza di un docente che lì opera, e il comune di Firenze. Quest’ultimo ha quattro centri per la scuola dell’obbligo: i genitori immigrati, quando devono ricongiungere un figlio, vanno in questi centri e concordano il momento in cui il figlio sarà ricongiunto nelle scuole dell’obbligo del comune di Firenze.
Questa esperienza, che insegna l’italiano – non lo sto a raccontare – all’inizio e anche per due anni l’italiano per studiare, ha risolto una cosa che il Ministero non avrebbe mai risolto e non riuscirà mai a risolvere dagli uffici del palazzo del Ministero. Ha risolto il fatto che il ricongiungimento avvenga nel momento opportuno.
L’altra preoccupazione è che non abbiamo visto proseguire qualcosa che era iniziato, e cioè un lavoro in Conferenza unificata, perché, come si sa, l’accoglienza e gli effetti positivi della presenza di alunni immigrati non si possono esaurire con il lavoro né delle sedi regionali del Ministero né delle istituzioni autonome.
Occorre che vi siano gli enti locali e vi è poi anche tutto il tempo fuori, l’extrascuola, e i genitori, le famiglie, il lavoro, le politiche abitative, tutto quello che il Ministero da solo non può risolvere. Vorremmo, quindi, sapere se il Ministro intende arrivare a un accordo e a qualcosa in Conferenza unificata. Attendiamo la risposta che oggi ci darà il Ministro rispetto alle risorse vere, risorse di competenza, risorse di un comitato scientifico, risorse di come si fa ad insegnare la lingua, perché, anche qui, non si parte da zero.
Il Ministro Moratti ha formato ben 700 docenti per insegnare l’italiano come seconda lingua, che non è come insegnare l’italiano o l’inglese o il tedesco ai bambini italiani; poi, questa cosa è proseguita, quindi saranno oltre un migliaio.
Esiste una piattaforma per l’aggiornamento di tutti questi docenti e per proseguire la formazione degli insegnanti. Ora, voglio sperare che questo grande lavoro dei Ministri Moratti e Fioroni venga raccolto e che non siano altri insegnanti, perché così si aggiusta il quadro orario, ad insegnare, dando un’ulteriore frustrazione a persone che si sono specializzate fuori dell’orario di servizio.
Tutto questo patrimonio sarà raccolto, verranno date risorse scientifiche di accompagnamento, verranno specializzate le persone che nelle sedi del Ministero si occupano di questo, verrà insegnato loro il lavoro o verranno accompagnati nel lavoro di rete?
Soprattutto, verranno date risorse economiche? Attenzione, se uno studia bene tutti i Quaderni di Eurydice, il lavoro nei vari Paesi europei, che è ben più specializzato del nostro a questo punto, viene accompagnato da ingenti risorse che i Paesi europei mettono.
Attendiamo, quindi, con fiducia la risposta del sottosegretario, a cui so che ci accomuna una grande passione civile per il tema, però vorremmo avere fatti a questo punto.
La scuola italiana anche per gli alunni immigrati ha scelto una sua via specifica che non esiste negli altri Paesi europei (in questo momento l’esperienza più avanzata è quella dell’Inghilterra, che pur manca di solide linee guida). La via italiana all’accoglienza degli alunni immigrati, al loro successo, al loro futuro, nasce da un’esperienza precedente: quella della scelta della scuola inclusiva compiuta da un grande Ministro dell’istruzione, Franca Falcucci, quando ispirando la legge n. 517 del 1977 accolse tutti gli alunni con disabilità in classe e disse in quel momento: la scuola cambierà; la scuola italiana è cambiata nel metodo, nella capacità di lavoro di team, di esperienza profonda per i ragazzi accanto a questi ragazzi con disabilità. Questa stessa esperienza ha fatto scattare qualcosa all’inizio, ma ora il Ministero deve saperla raccogliere e farne una riforma organica. I punti che hanno accompagnato questa riforma sono stati che la scuola è aperta a tutti, che tutti vanno a scuola insieme, che tutto è centrato sulla persona, ovvero sull’alunno e sulle loro famiglie e che la scelta è interculturale. Attenzione: non assimilazione come in parte ha scelto la Francia e non multiculturalalismo come in parte ha scelto l’Inghilterra (abbiamo visto nel primo caso come i ragazzi delle banlieue non si sono assimilati perché non hanno visto un futuro davanti, e nell’esperienza dell’Inghilterra che i ragazzi che hanno compiuto gli attentati nella metro di Londra erano nati in Inghilterra, ma frequentavano scuole della loro etnia e non parlavano inglese). Noi non abbiamo scelto né l’assimilazione, né il multiculturalismo, abbiamo scelto l’intercultura, ciascuno con la propria identità forte nelle sue tradizioni, nelle suo coscienze, nella sua fede, nei suoi legami familiari, nella sua esperienza locale, ma nello stesso tempo aperto a conoscere la cultura degli altri, a poterla fare propria, a costruire insieme con gli altri una cultura che ingloba quella e l’altra; una cultura di un Paese che ormai è senz’altro multiculturale che unisce e fa vivere insieme. Se noi sapremo costruire tutto ciò dentro la scuola – non sto qui a citare tutti quelli che hanno citato questo aspetto – allora, come è successo con la Falcucci, cambierà anche la mentalità del Paese. Così come è cambiata la mentalità verso le persone con disabilità, oggi, se la scuola funziona bene, cambierà la mentalità verso le persone diverse con cui possiamo costruire dei legami forti. Questa è di certo la maggiore sicurezza per un Paese.
Non solo, vi è un altro aspetto importante. La presenza di questi alunni immigrati ci farà cambiare il modo di insegnare, non solo le tabelle orarie, gli ordinamenti, e tutti questi aspetti importanti che il Ministro sta realizzando, cambierà il rapporto tra docente e discente. Oggi viviamo in un mondo globale sicuramente multiculturale, multivisivo, multi tutte le parole che abbiamo, ma proprio questo ci deve rendere forti con una capacità di leggere tutti questi segnali, con una capacità di intercultura profonda. Quindi, a nostro avviso, la cosa più importante a cui il Ministero deve mettere mano è l’intercultura dei saperi. Era cominciata un’esperienza in cui ciascuna disciplina era considerata per il suo aspetto interculturale (non della geografia, ma della matematica che è molto interculturale), vorremmo sapere se anche questa esperienza continuerà o meno. Grazie, attendiamo una risposta.

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Giuseppe Pizza, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE PIZZA, Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca. Signor Presidente, l’elevata concentrazione nelle scuole e nelle classi di alunni con cultura, condizioni, situazioni di scolarizzazione e di apprendimento fortemente differenziate, soprattutto a causa delle barriere linguistiche, costituisce una delle più rilevanti cause di criticità da cui conseguono insuccessi scolastici, abbandoni, ritardi nei percorsi di studio per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese.
Ci troviamo di fronte ad un fenomeno generalizzato e complesso con aspetti di criticità e di non facile gestione e soluzione.
Per garantire un progetto educativo adeguato per tutti e favorire l’integrazione degli alunni stranieri nelle nostre scuole, con circolare n. 2, in data 8 gennaio 2010, sono state fornite indicazioni e raccomandazioni sull’accoglienza e sull’assegnazione degli alunni stranieri alle classi. Nella circolare è previsto che il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non superi di norma il 30 per cento del totale degli iscritti; un limite che viene introdotto dall’anno scolastico 2010-2011 in modo graduale e con alcune deroghe a partire dal primo anno delle classi prime della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado.
D’altra parte già nel decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999, all’articolo 45, è previsto che si deve evitare «comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri».
Affinché l’inclusione degli alunni stranieri con cittadinanza non italiana si traduca in una positiva crescita loro e dell’intera comunità scolastica nella quale sono inseriti, sono state fornite specifiche misure organizzative, a sistematica integrazione di quelle già sperimentate con successo singolarmente da uffici scolastici territoriali, da comuni e da istituzioni scolastiche o reti territoriali.
Ciò premesso in linea generale, in merito alla richiesta degli onorevoli interroganti su come si intenda sostenere finanziariamente le scuole e gli insegnanti per i corsi di lingua e cultura italiana, si precisa che la citata circolare n. 2 del 2010 prevede esplicitamente che a tal fine dovranno essere destinati fondi ottenuti tramite la legge n. 440 del 1997, recante l’istituzione del fondo per l’arricchimento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi, sia attraverso una opportuna finalizzazione delle disponibilità previste per le aree a forte processo migratorio.
La circolare, inoltre, più volte richiama i concetti relativi alla indispensabile e tempestiva concertazione tra le diverse istanze con enti locali, uffici scolastici regionali e territoriali, istituzioni scolastiche e organizzazioni no profit pubbliche e private.
Allo stesso tempo viene sottolineato il ruolo centrale che in tale concertazione sono chiamate a svolgere scuole polo «dedicate» e, in genere, le reti di scuole. Per quanto riguarda la formazione in servizio degli insegnanti sui temi dell’integrazione, vorrei ricordare che è allo studio una iniziativa di formazione per docenti e dirigenti di scuole multiculturali, da porsi in continuità con i precedenti appuntamenti dell’azione «Dirigere le scuole in contesti multiculturali» (Rimini, maggio 2007; Torino, novembre 2007; Milano, aprile 2008; Abano Terme, maggio 2008). È stato già organizzato, in collaborazione con l’ufficio scolastico regionale del Veneto, un seminario nazionale di formazione per 150 dirigenti di scuole con forti presenze di alunni stranieri e nei prossimi mesi è previsto un nuovo seminario nazionale di formazione, in collaborazione con l’ufficio scolastico regionale del Lazio.
Relativamente alla richiesta su come sostenere in concreto le scuole nelle iniziative previste dalla circolare sia in orario curriculare, sia in corsi pomeridiani realizzati grazie all’ampliamento dell’offerta formativa, sia nei periodi in cui non si svolge la normale attività scolastica, si rileva che gli onorevoli interpellanti, mentre citano testualmente un passaggio della circolare, omettono di menzionare le altre opportunità richiamate dalla circolare stessa quali: la possibilità di utilizzare la quota di flessibilità del 20 per cento per corsi di lingua italiana di diverso livello (che prevedono una progressiva alfabetizzazione per gli allievi stranieri privi delle necessarie conoscenze di base e il recupero, mantenimento e potenziamento per tutti gli altri, stranieri e non); la partecipazione a progetti mirati all’insegnamento della lingua italiana come seconda lingua, utilizzando eventualmente risorse professionali interne o di rete offerti e/o organizzati dal territorio.
Ricordo che sono già frequenti nelle scuole italiane buone pratiche che attuano i progetti e le iniziative suddette, specialmente nelle zone del Paese in cui i problemi connessi al fenomeno migratorio si presentano in termini più immediatamente cogenti.
In merito a quanto richiesto dagli onorevoli interpellanti nell’ultimo punto dell’interpellanza in discussione, faccio presente preliminarmente che la circolare in oggetto ricorda più volte le finalità e le opportunità del nuovo insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione», in fase di avvio durante quest’anno scolastico anche attraverso una serie molto ampia e diffusa di articolati progetti sperimentali che mirano fra l’altro a fornire a tutti gli studenti le conoscenze e le competenze per apprezzare e condividere le regole fondamentali della convivenza e comprendere a fondo i principi dell’integrazione delle culture, della legalità e della democrazia.
Vale la pena citare, per concludere, le principali iniziative in atto per l’integrazione degli alunni stranieri ed in particolare: il piano nazionale per l’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri di recente immigrazione; il programma «Scuole aperte» per l’anno 2009, del quale una parte è stata riservata a progetti di insegnamento dell’italiano a studenti di recente immigrazione; il finanziamento complessivo per il piano L2: 6 milioni di euro, ripartiti tra gli uffici scolastici regionali in ragione della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana, con circa 1000 progetti presentati da scuole o reti di scuole, finanziati a livello nazionale, con finanziamenti aggiuntivi di enti locali (ricordo che per valutare gli esiti complessivi e valorizzare le migliori pratiche è stata convocata una conferenza di servizio dei referenti regionali del piano L2 per il 16 febbraio 2010); il nuovo protocollo d’intesa con l’associazione Opera nomadi (aprile 2009) finalizzato all’accoglienza e all’integrazione di allievi appartenenti alle popolazioni rom e sinti, sia di cittadinanza italiana sia di altre cittadinanze (anche in questo caso ricordo che, nei prossimi mesi, è in programma un seminario di formazione per insegnanti e dirigenti di scuole con alunni rom); il progetto nazionale «Tutte le lingue dello sport», realizzato in collaborazione con il Dipartimento per l’immigrazione del Ministero dell’Interno, finalizzato a valorizzare lo sport come linguaggio, come strumento facilitatore di apprendimenti linguistici e condivisione di regole (un progetto che prevede un finanziamento di 500 mila euro da parte del Viminale, attraverso fondi europei e che coinvolge scuole primarie e secondarie di Roma, Milano, Parma, Genova, Firenze, Ancona, Palermo); il progetto nazionale «Atlante on-line» (intercultura e geografia), di durata triennale, promosso dall’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e coordinato dall’ufficio scolastico regionale del Piemonte, finanziato con 200 mila euro e finalizzato a riconsiderare la geografia alla luce delle nuove dimensioni del nostro tempo: l’intercultura e la multimedialità.

PRESIDENTE. L’onorevole Coscia, cofirmatario dell’interpellanza, ha facoltà di replicare.

MARIA COSCIA. Signor Presidente, a me spiace dover esprimere la nostra insoddisfazione, non perché non condividiamo alcune delle cose che ha detto il sottosegretario, ma perché abbiamo ancora una volta assistito ad una sottolineatura di interventi in parte già avviati dal precedente Governo, come ad esempio l’unica misura concreta richiamata dal sottosegretario, che riguarda le risorse, cioè un investimento di 6 milioni di euro..
Con riferimento a tale misura, in realtà – vorremmo capire meglio questo aspetto – vi è una strana coincidenza: il progetto di investire 6 milioni di euro, infatti, era stato attivato dal precedente Governo Prodi. Vorremmo capire se vi sono investimenti ulteriori e, soprattutto, se è vero quanto ha dichiarato il Ministro Gelmini, e cioè che vi sarebbero 20 milioni di euro, di cui non si parla nella risposta del sottosegretario, che sarebbero investiti da questo Governo per portare avanti il citato programma.
Signor sottosegretario, abbiamo anche notato – lo diceva la collega De Torre nell’introdurre l’interpellanza in oggetto – che esiste una differenza sostanziale tra ciò che la circolare prevede nel suo complesso, con un’impostazione, in gran parte, anche condivisibile, e la comunicazione che il Governo ha fatto, attraverso un comunicato che, semplicemente, afferma che il problema si risolve prevedendo il tetto del 30 per cento.
Ciò fa emergere la contraddizione di questa maggioranza, in cui la Lega ha sostenuto, ed ha continuato a sostenere, una linea secondo cui gli stranieri vengono ancora considerati tali. Pertanto, la questione è la seguente: introdurre misure più restrittive possibile, anche quando si affronta un tema delicato che riguarda l’inclusione dei bambini, oppure perseguire – come affermava la collega De Torre – la linea dell’inclusione, dando un segnale forte? Nel comunicato stampa si parlava del tetto del 30 per cento. Questa è la comunicazione che è stata data, attivando una discussione di pro e di contro, di sapore ideologico, che niente, invece, ha a che vedere con i problemi veri che le scuole stanno affrontando.
Lo stesso fenomeno che riguarda il superamento della citata quota del 30 per cento viene ricondotto ad un numero di scuole di poche centinaia, per le quali andrebbe realizzato un progetto specifico di accompagnamento. Allo stesso modo, è accaduto che, ahimè, spesso, alcune scuole – che ha citato la collega De Torre – hanno fatto da sole, insieme agli enti locali. Penso all’esperienza romana dell’Esquilino, dove la presenza numericamente rilevante di migranti ha creato, ovviamente, un impatto inizialmente difficile, al punto che le famiglie autoctone – come affermava la collega – non iscrivevano più i loro bambini alle scuole del luogo. In seguito, un lavoro importante di inclusione, di integrazione e di partecipazione delle famiglie a questi progetti ha fatto sì che le scuole, che inizialmente avevano avuto un impatto difficile, sono diventate dei punti di eccellenza in tutta Italia.
Quindi, la situazione che tanto si enfatizza è molto circoscritta. Se si vuole sinceramente perseguire la linea dell’inclusione e dell’intercultura, tali situazioni sono assolutamente riconducibili ad una possibilità di governo del problema nella giusta direzione.
Il nostro rammarico si riferisce alle risposte che abbiamo avuto: mancano questa filosofia e questa convinzione di fondo, ma, soprattutto, manca l’idea di voler governare questo processo e di voler investire risorse.
Oltre alla citata circolare, la prima circolare che è stata indirizzata alle scuole è stata quella relativa alle indicazioni per formare i bilanci ed il programma annuale. Il senso anche di tale circolare è stato di dire: arrangiatevi, in un quadro in cui si riducono le risorse destinate alle scuole. Si tratta di circa 200 milioni di euro in meno (anzi, molto di più) rispetto all’anno scorso per il funzionamento delle scuole.
Signor sottosegretario, tutti gli aspetti che lei ha sottolineato nella risposta – cioè, che bisogna mettere in campo le risorse che le scuole già hanno, che è necessario costruire una rete, eccetera – si inquadrano, invece, in una situazione in cui non vi sono soldi e sono stati fatti tagli a quel personale che aiutava esattamente ad andare in questa direzione.
Penso, in modo particolare, al taglio delle cosiddette compresenze, ossia a quelle ore in più che consentivano alle scuole – soprattutto quelle dove vi sono problematiche e difficoltà – di utilizzare quegli insegnanti e quelle ore in più, proprio per portare avanti questi programmi. Pertanto, quella circolare è datata: fa riferimento alla possibilità di utilizzare e riorientare risorse delle scuole che, ahimé, non vi sono più e che, anzi, non solo non vi sono, ma vengono tagliate, mettendo in discussione anche la possibilità di portare avanti l’attività didattica ordinaria.
Occorre, dunque, un’inversione di rotta, almeno per quanto riguarda queste situazioni bene individuate: sono, infatti, dati che lo stesso Ministero conosce perfettamente per il lavoro fatto dai precedenti Governi, a partire dal Ministro Moratti, dal Ministro Fioroni e dal lavoro che il Ministero sta continuando a fare; sono dati che si conoscono e, al di là della questione complessiva riguardante i tagli, bisogna almeno lavorare per sostenere ed accompagnare questi progetti, i quali devono andare nella direzione dell’inclusione e dell’integrazione, e non fare demagogia su un tema così importante e delicato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Sul tema da Repubblica Roma

    Stranieri in classe, uno su tre è nato a Roma, di Chiara Righetti

    Le anticipazioni del VI Rapporto Caritas sulla Capitale: solo in 14 istituti gli alunni non italiani superano il “tetto” del 30%. Sono 48mila nelle scuole della Provincia. E alle materne boom di seconde generazioni
    Sono quasi 50mila gli studenti stranieri che frequentano le scuole di Roma e provincia, oltre l’8% di tutti gli iscritti. Ma più di uno su tre è nato in Italia. A fare la fotografia delle classi multietniche della capitale, a pochi giorni dalla Giornata mondiale del migrante (l’edizione 2010, di domenica, sarà dedicata ai minori stranieri) è la Caritas Roma. Con alcune anticipazioni del VI Rapporto dell’Osservatorio romano sulle migrazioni, realizzato in collaborazione con la Camera di commercio e la Provincia. La presentazione dell’indagine si terrà il 4 febbraio. Qualche cifra? A Roma città, gli studenti di origine straniera sono 31.626. Gli altri Comuni più interessati sono Guidonia, Tivoli, Ladispoli, Pomezia. Ma se, anziché ai numeri assoluti, si guarda al “peso” sul totale degli iscritti, svettano in testa alla classifica piccoli paesi come Campagnano e Marcellina. Quanto alle nazionalità, i più numerosi sono i romeni (36,2%), seguiti a distanza da filippini (7,4), polacchi (4,7), albanesi (4,6), peruviani (4,3).

    Di particolare attualità – vista la circolare del ministero dell’Istruzione che prevede, a partire dall’anno prossimo, un tetto al numero di stranieri per classe – è la mappatura delle scuole romane in cui l’incidenza di alunni non italiani supera il 30%: il Rapporto 2009 ne censisce solo 14. È interessante incrociare questo dato con quello sui ragazzi che, pur avendo passaporto straniero, sono nati in Italia: sul territorio provinciale sono il 36,8%. E questa percentuale sale al 44,2 alle elementari, al 76% nella scuola dell’infanzia. Se i minori di seconda generazione saranno esclusi dal tetto, come ha annunciato in tv il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (ma la circolare ministeriale su questo punto non è altrettanto esplicita) si può affermare che, almeno a Roma, il nuovo sistema di quote non avrà effetto: le alte incidenze riguardano infatti perlopiù scuole elementari e medie, dove la maggior parte degli iscritti “stranieri” lo è per cittadinanza, ma non per nascita.

    «Abbiamo di fronte una realtà in evoluzione – osserva Ginevra Demaio, caporedattrice dell’Osservatorio – che non può essere affrontata solo con atti amministrativi; serve un approccio più articolato, che punti all’integrazione. Perché in queste classi vediamo il futuro dell’Italia». E pone l’accento su un aspetto ancora poco studiato: «I ragazzi di origine straniera alle superiori si concentrano soprattutto negli istituti tecnici (39,9%) e professionali (29,7), pochi scelgono i licei. Assistiamo a una “separazione dei percorsi”, che in passato segnava la differenza tra le classi povere e quelle più agiate. Oggi invece rischia di segnare un nuovo confine invisibile». E la questione dei tetti? «I dati ci dicono che le difficoltà d’inserimento riguardano soprattutto chi arriva in Italia da adolescente, e nello specifico l’apprendimento dell’italiano. Vanno affrontate, più che con calcoli aritmetici, con interventi di ampio respiro, come investimenti per l’insegnamento della lingua anche fuori dell’orario scolastico».

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