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Scuola, Pd a Gelmini: dopo Consiglio di stato rinviare riforma scuola superiore

“Dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato si rafforza la richiesta già avanzata dal Pd di rinviare di un anno l’entrata in vigore la riforma della scuola superiore”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni e il responsabile Scuola del partito, Giovanni Bachelet che aggiungono: “se questo non accadesse, la riforma comincerebbe nell’incertezza più assoluta alimentando le preoccupazioni dei docenti , delle famiglie e degli studenti. In particolare – sottolineano Ghizzoni e Bachelet – il Consiglio di Stato ha sostenuto che gli atti che devono essere emanati per dare attuazione alla riforma (come ad esempio i programmi, i quadri orari) abbiano natura normativa e quindi un iter di approvazione lungo e laborioso. Questa richiesta, che sembra essere stata accolta dal Governo, rende impraticabile l’entrata in vigore della nuova normativa in tempi così ristretti. Ma la questione più rilevante – precisano Ghizzoni e Bachelet – riguarda le modalità di entrata in vigore della riforma che, al momento prevedono negli istituti tecnici un cambiamento di orari e programmi per le prime due classi e degli orari settimanali per le terze e quarte a partire dal prossimo anno scolastico; mentre in quelli professionali il cambiamento dei programmi nelle seconde e terze. Si tratta di una scelta di una gravità inaudita destinata a produrre gravi disagi agli studenti e difficoltà gravissime nella vita delle scuole determinata solo dai tagli di spesa pretesi dal ministro Tremonti. In Parlamento ribadiremo tutte le nostre perplessità e chiederemo con forza il rinvio di un anno dell’entrata in vigore della riforma delle scuole superiori”.

3 Commenti

  1. In http://www.cittafutura.al.it

    La scuola in frantumi
    Maria Luisa Jori

    Già con il ministro Fioroni, nel precedente governo Prodi, erano venuti meno competenza e studio progettuale complessivo per una seria politica dell’istruzione. Allora, abolita la riforma Moratti, piccoli cambiamenti vennero introdotti cautamente, quasi casualmente, e alla spicciolata, ma venne anche stabilita per legge una innovazione storica, attesa da anni per adeguare il nostro Paese agli standard europei: l’innalzamento dell’obbligo di istruzione fino a sedici anni. E contemporaneamente se ne preparava l’adeguata attuazione anche progettando il necessario aggiornamento degli insegnanti, specialmente quelli del biennio. Ora, con il ministero di Mariastella Gelmini, il problema è stato distorto derubricando l’obbligo dopo la scuola media da quello dell’ istruzione a quello soltanto formativo. L’opposizione non ha fiatato.
    Poi c’è stato il silenzio di tutta l’opposizione mentre il governo Berlusconi varava, pezzo per pezzo, i decreti sui cambiamenti della scuola a firma Gelmini (alcuni dei più fondamentali per altro bocciati dal TAR Lazio, dal CNPI, dal Consiglio di Stato). Così, poco per volta, attraverso interventi a pezzi e bocconi, di cui solo alcuni sono in fretta divenuti legge mentre altri giacciono da mesi ancora in bozza, ed altri ancora consistono in estemporanee direttive attraverso circolari (alla faccia della riaffermata autonomia degli istituti), se ne sta andando in pezzi il nostro sistema della pubblica istruzione. Inoltre, nell’ansioso affastellarsi dei singoli cambiamenti, sembra dimenticato che, nonostante siano state prolungate fino a marzo le iscrizioni alla secondaria superiore, in mancanza a tutt’oggi dei nuovi programmi (pur annunciati) per i nuovi curricula, viene impedita agli studenti la possibilità di un adeguato orientamento nella scelta del curriculum e alle case editrici quella di definire in modo certo i nuovi contenuti dei libri di testo, in modo da poterne assicurare la pubblicazione in tempo per l’adozione e l’uso previsto. Ma come mai succede che si sta distruggendo la scuola, forse perfino al di là delle stesse intenzioni dell’ attuale maggioranza al governo?
    Il presidente del Consiglio ha scelto come guida di un ministero complesso com’è il Miur una persona assolutamente inesperta sia del settore sia della politica in genere, quindi facilmente malleabile(d’altra parte la stessa cosa è stata fatta anche nell’assegnazione degli incarichi di alcuni altri ministeri). Non per nulla alla base dei cambiamenti a nome Gelmini manca qualsiasi idea di scuola, un progetto complessivo ispiratore, rispondente ad una determinata concezione della società da governare e costruire, sia pure naturalmente di destra, essendo di tale orientamento il governo. Ecco perché è stato facile per Tremonti imporre tagli a non finire proprio al settore della pubblica istruzione.
    Nella fretta del governo Berlusconi di apparire efficientemente riformatore, decreto dopo decreto e circolare dopo circolare dunque sono piovute rapidamente sulla scuola, senza ricorrere a consultazioni di esperti e operatori del settore, modifiche normative che, anche nei casi di un relativo apparente buonsenso nel cercare di dare una risposta a problemi reali, non tengono conto né della effettiva attuabilità né di eventuali conseguenze della reciproca interazione, perfino a volte a rischio, all’atto pratico, di contraddizione. A ben osservare gli attuali interventi innovativi nella pubblica istruzione, soprattutto confrontandoli con le interviste e le dichiarazioni della ministra stessa, si intuisce che in realtà questi sono tutti di iniziativa e redazione da parte della competenza tecnica dei funzionari del suo ministero, forse ciascuno nel proprio ambito specifico. Ma autore esplicito più spesso è naturalmente il direttore generale per gli Ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica, Mario G. Dutto. Anche l’ultima circolare, n.2 dell’8 gennaio 2010, sul limite del 30 % degli stranieri negli istituti e nelle classi, porta il suo nome. Dutto, infatti, che, ex Direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, conosce bene le esperienze delle scuole milanesi, nel redigere questa circolare potrebbe essersi ispirato all’esperienza di distribuzione equa degli allievi stranieri in una rete di scuole locali, tramite la media Majno, di Milano(descritta in L’Espresso, 10-09-09, p. 63).
    Certamente la presenza in classe di allievi privi di conoscenza della nostra lingua in un numero eccessivo rispetto a quello dei parlanti italiano, anche se il fenomeno non è poi così frequente, è un problema che va affrontato, per realizzare una duplice efficacia dell’azione che deve essere compito primario della scuola: quella dell’apprendimento e dell’integrazione reale da parte dei minori stranieri insieme a quella dell’apprendimento necessario da parte dei coetanei italiani. Va riconosciuto un merito all’attuale iniziativa ministeriale sulla equa distribuzione tra le scuole degli allievi stranieri: l’intenzione di offrire una risposta al problema democraticamente alternativa alla proposta razzista della Lega di relegare i figli degli immigrati in classi ghetto. Ma, per realizzare obiettivi di questo tipo, come viene ribadito da dirigenti e docenti esperti, rispettare un tetto di presenze degli stranieri in classe fissato dall’alto uguale per tutti è troppo difficile all’atto pratico nelle diverse situazioni: come distribuire piccoli immigrati in scuole lontane dall’abitazione? Come non accorgersi della differenza tra la definizione giuridica di “straniero” e quella dovuta al grado di conoscenza dell’italiano? Non a caso nella stessa circolare non si è potuto fare a meno di ammettere una infinità di deroghe, al cui elenco si è aggiunta quella dichiarata dalla ministra Gelmini in televisione( l’esclusione dal conteggio del 30 % i figli degli immigrati nati in Italia).
    Inoltre nelle scuole così come sono, povere di mezzi e con insegnamenti ex cattedra, spesso con classi numerose e in mancanza di aggiornamento dei docenti, la presenza di un 30% di allievi che non padroneggiano la nostra lingua, magari provenienti da culture diverse fra loro, mette già di per sé in difficoltà lo svolgimento efficiente dei compiti dell’insegnante e dell’apprendimento di tutti(in tale condizione la dispersione scolastica è assicurata e l’integrazione degli stranieri assai difficile). Occorrerebbe dunque ripensare ad una politica scolastica dell’integrazione dotata delle necessarie risorse. La figura del docente facilitatore, in questo caso, è una risorsa specifica dalla quale non si può prescindere. Così come le “compresenze”( ahimé del tutto cancellate dai tagli economici) che consentirebbero interventi flessibili specialmente, ma non solo, dove, per il piccolo numero di alunni neoarrivati, non fosse possibile disporre di un facilitatore. Inoltre bisognerebbe poter provvedere al consolidamento delle lingue materne degli allievi stranieri(come si esperimenta già in alcune scuole efficienti). Ma anche qui si è pensato prima al risparmio e, solo dopo i tagli dei finanziamenti, alle riforme della scuola, che avrebbero richiesto un processo inverso.
    Anche la bozza del regolamento sulla formazione dei docenti, che sembra per ora congelata(da notare che, abolite le Siss, e in assenza di concorsi attualmente non è possibile ai neolaureati diventare insegnanti), non è comunque che un frammento del relativo progetto di riforma, anche perché non tratta contestualmente il reclutamento e la carriera degli insegnanti. Su questo argomento specifico viene invece in soccorso a Gelmini il Disegno di legge (n° 953) dell’on. Valentina Aprea, ex dirigente scolastica laureata in pedagogia, già braccio destro della ministra Moratti e attualmente presidente della Commissione cultura, scienza e istruzione.
    Il ddl Aprea prevede nel complesso un sostanziale processo di privatizzazione del sistema scolastico, sotto la maschera di pubblico: l’assunzione da parte degli istituti scolastici, con un proprio concorso dei docenti che risulteranno iscritti in un albo regionale; la loro distinzione in tre livelli per la carriera(insegnante iniziale, ordinario ed esperto); le scuole trasformate in fondazioni e pertanto soggette al condizionamento di chi le finanzia e le gestisce con la presenza nel consiglio di amministrazione, come se si trattasse di una SpA. Infine dispone l’eliminazione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e per i docenti l’istituzione di una specifica area contrattuale.
    18-01-2010

  2. In http://www.cittafutura.al.it

    La scuola in frantumi
    Maria Luisa Jori

    Negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso mi era arrivata indirettamente la seguente informazione, proveniente da un autorevole e attivo esponente del Partito democratico: Giovanni Bachelet, recentemente nominato presidente del Forum della istruzione del PD(uno dei “gruppi di studio” tematici di prodiana memoria, ora ricreati da Bersani), dovendo presentare una proposta di riforma della scuola secondaria alternativa a quella della ministra Gelmini, avrebbe trovato il vuoto di idee in proposito. Com’è noto infatti l’opposizione ha fin qui trascurato completamente il tema dell’istruzione pubblica. Già la relativa trattazione nel programma elettorale del Partito democratico del 2008 era stata molto vaga, oltre che disordinata nell’esposizione, con obiettivi così generici ed ovvi che avrebbero dovuto essere ancora riempiti di contenuti e ordinatamente classificati, per diventare significativi, definendo una idea di scuola su cui basare l’azione attenta di un’ opposizione di sinistra. Era forse questa la conseguenza del fatto che già con il ministro Fioroni, nel precedente governo Prodi, erano venuti meno competenza e studio progettuale complessivo per una seria politica dell’istruzione? Allora, abolita la riforma Moratti, piccoli cambiamenti vennero introdotti cautamente, quasi casualmente, e alla spicciolata, ma venne anche stabilita per legge una innovazione storica, attesa da anni per adeguare il nostro Paese agli standard europei: l’innalzamento dell’obbligo di istruzione fino a sedici anni. E contemporaneamente se ne preparava l’adeguata attuazione anche progettando il necessario aggiornamento degli insegnanti, specialmente quelli del biennio. Ora, con il ministero di Mariastella Gelmini, il problema è stato distorto derubricando l’obbligo dopo la scuola media da quello dell’ istruzione a quello soltanto formativo. L’opposizione non ha fiatato.
    Poi c’è stato il silenzio di tutta l’opposizione mentre il governo Berlusconi varava, pezzo per pezzo, i decreti sui cambiamenti della scuola a firma Gelmini (alcuni dei più fondamentali per altro bocciati dal TAR Lazio, dal CNPI, dal Consiglio di Stato). Così, poco per volta, attraverso interventi a pezzi e bocconi, di cui solo alcuni sono in fretta divenuti legge mentre altri giacciono da mesi ancora in bozza, ed altri ancora consistono in estemporanee direttive attraverso circolari (alla faccia della riaffermata autonomia degli istituti), se ne sta andando in pezzi il nostro sistema della pubblica istruzione. Inoltre, nell’ansioso affastellarsi dei singoli cambiamenti, sembra dimenticato che, nonostante siano state prolungate fino a marzo le iscrizioni alla secondaria superiore, in mancanza a tutt’oggi dei nuovi programmi (pur annunciati) per i nuovi curricula, viene impedita agli studenti la possibilità di un adeguato orientamento nella scelta del curriculum e alle case editrici quella di definire in modo certo i nuovi contenuti dei libri di testo, in modo da poterne assicurare la pubblicazione in tempo per l’adozione e l’uso previsto. Ma come mai succede che si sta distruggendo la scuola, forse perfino al di là delle stesse intenzioni dell’ attuale maggioranza al governo?
    Il presidente del Consiglio ha scelto come guida di un ministero complesso com’è il Miur una persona assolutamente inesperta sia del settore sia della politica in genere, quindi facilmente malleabile(d’altra parte la stessa cosa è stata fatta anche nell’assegnazione degli incarichi di alcuni altri ministeri). Non per nulla alla base dei cambiamenti a nome Gelmini manca qualsiasi idea di scuola, un progetto complessivo ispiratore, rispondente ad una determinata concezione della società da governare e costruire, sia pure naturalmente di destra, essendo di tale orientamento il governo. Ecco perché è stato facile per Tremonti imporre tagli a non finire proprio al settore della pubblica istruzione.
    Nella fretta del governo Berlusconi di apparire efficientemente riformatore, decreto dopo decreto e circolare dopo circolare dunque sono piovute rapidamente sulla scuola, senza ricorrere a consultazioni di esperti e operatori del settore, modifiche normative che, anche nei casi di un relativo apparente buonsenso nel cercare di dare una risposta a problemi reali, non tengono conto né della effettiva attuabilità né di eventuali conseguenze della reciproca interazione, perfino a volte a rischio, all’atto pratico, di contraddizione. A ben osservare gli attuali interventi innovativi nella pubblica istruzione, soprattutto confrontandoli con le interviste e le dichiarazioni della ministra stessa, si intuisce che in realtà questi sono tutti di iniziativa e redazione da parte della competenza tecnica dei funzionari del suo ministero, forse ciascuno nel proprio ambito specifico. Ma autore esplicito più spesso è naturalmente il direttore generale per gli Ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica, Mario G. Dutto. Anche l’ultima circolare, n.2 dell’8 gennaio 2010, sul limite del 30 % degli stranieri negli istituti e nelle classi, porta il suo nome. Dutto, infatti, che, ex Direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, conosce bene le esperienze delle scuole milanesi, nel redigere questa circolare potrebbe essersi ispirato all’esperienza di distribuzione equa degli allievi stranieri in una rete di scuole locali, tramite la media Majno, di Milano(descritta in L’Espresso, 10-09-09, p. 63).
    Certamente la presenza in classe di allievi privi di conoscenza della nostra lingua in un numero eccessivo rispetto a quello dei parlanti italiano, anche se il fenomeno non è poi così frequente, è un problema che va affrontato, per realizzare una duplice efficacia dell’azione che deve essere compito primario della scuola: quella dell’apprendimento e dell’integrazione reale da parte dei minori stranieri insieme a quella dell’apprendimento necessario da parte dei coetanei italiani. Va riconosciuto un merito all’attuale iniziativa ministeriale sulla equa distribuzione tra le scuole degli allievi stranieri: l’intenzione di offrire una risposta al problema democraticamente alternativa alla proposta razzista della Lega di relegare i figli degli immigrati in classi ghetto. Ma, per realizzare obiettivi di questo tipo, come viene ribadito da dirigenti e docenti esperti, rispettare un tetto di presenze degli stranieri in classe fissato dall’alto uguale per tutti è troppo difficile all’atto pratico nelle diverse situazioni: come distribuire piccoli immigrati in scuole lontane dall’abitazione? Come non accorgersi della differenza tra la definizione giuridica di “straniero” e quella dovuta al grado di conoscenza dell’italiano? Non a caso nella stessa circolare non si è potuto fare a meno di ammettere una infinità di deroghe, al cui elenco si è aggiunta quella dichiarata dalla ministra Gelmini in televisione( l’esclusione dal conteggio del 30 % i figli degli immigrati nati in Italia).
    Inoltre nelle scuole così come sono, povere di mezzi e con insegnamenti ex cattedra, spesso con classi numerose e in mancanza di aggiornamento dei docenti, la presenza di un 30% di allievi che non padroneggiano la nostra lingua, magari provenienti da culture diverse fra loro, mette già di per sé in difficoltà lo svolgimento efficiente dei compiti dell’insegnante e dell’apprendimento di tutti(in tale condizione la dispersione scolastica è assicurata e l’integrazione degli stranieri assai difficile). Occorrerebbe dunque ripensare ad una politica scolastica dell’integrazione dotata delle necessarie risorse. La figura del docente facilitatore, in questo caso, è una risorsa specifica dalla quale non si può prescindere. Così come le “compresenze”( ahimé del tutto cancellate dai tagli economici) che consentirebbero interventi flessibili specialmente, ma non solo, dove, per il piccolo numero di alunni neoarrivati, non fosse possibile disporre di un facilitatore. Inoltre bisognerebbe poter provvedere al consolidamento delle lingue materne degli allievi stranieri(come si esperimenta già in alcune scuole efficienti). Ma anche qui si è pensato prima al risparmio e, solo dopo i tagli dei finanziamenti, alle riforme della scuola, che avrebbero richiesto un processo inverso.
    Anche la bozza del regolamento sulla formazione dei docenti, che sembra per ora congelata(da notare che, abolite le Siss, e in assenza di concorsi attualmente non è possibile ai neolaureati diventare insegnanti), non è comunque che un frammento del relativo progetto di riforma, anche perché non tratta contestualmente il reclutamento e la carriera degli insegnanti. Su questo argomento specifico viene invece in soccorso a Gelmini il Disegno di legge (n° 953) dell’on. Valentina Aprea, ex dirigente scolastica laureata in pedagogia, già braccio destro della ministra Moratti e attualmente presidente della Commissione cultura, scienza e istruzione.
    Il ddl Aprea prevede nel complesso un sostanziale processo di privatizzazione del sistema scolastico, sotto la maschera di pubblico: l’assunzione da parte degli istituti scolastici, con un proprio concorso dei docenti che risulteranno iscritti in un albo regionale; la loro distinzione in tre livelli per la carriera(insegnante iniziale, ordinario ed esperto); le scuole trasformate in fondazioni e pertanto soggette al condizionamento di chi le finanzia e le gestisce con la presenza nel consiglio di amministrazione, come se si trattasse di una SpA. Infine dispone l’eliminazione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e per i docenti l’istituzione di una specifica area contrattuale.
    In conclusione il neopresidente del forum del Pd sull’istruzione,Giovanni Bachelet, per assolvere al suo compito di attrezzare il Partito democratico nell’attività di opposizione per quanto riguarda la scuola, dovrà ricondurre ad unità i disiecta membra del sistema scolastico e delle sue funzioni, per costruire una proposta di riforma complessiva, che possa essere alternativa a quella della ministra Gelmini : un Disegno di legge quadro, basata su un modello aderente al dettato e allo spirito costituzionale, e in quanto tale capace di andare incontro ad una condivisione quale una degna riforma dell’istruzione in un Paese normale esigerebbe. Per fare questo basterebbe rivolgersi in particolare alle associazioni professionali degli insegnanti e dei dirigenti, da anni ricche di esperienze sul campo e di riflessioni collettive in materia, per essere aiutati anche nello studio e nell’analisi critica dei più importanti e completi progetti di riforma precedenti( dai Programmi Brocca alla Legge quadro di riforma di Berlinguer).

    18-01-2010

  3. La Redazione dice

    Per quest’anno confermato lo slittamento delle iscrizioni fino al 26 marzo
    Le obiezioni del Consiglio di stato possono bloccare la riforma Il Ministero: dal 2011 la nuova scuola. Pd e Cgil: rischia di saltare tutto
    di SALVO INTRAVAIA

    Iscrizioni a due velocità e riforma delle scuole superiori al via dal prossimo mese di settembre. Il ministero dell’Istruzione, dopo settimane di indiscrezioni, annuncia la pubblicazione della circolare sulle iscrizioni a scuola per l’anno 2010/2011 e le relative date. Come anticipato da Repubblica. it, per iscrivere i figli alla scuola dell’infanzia, alla primaria e alla secondaria di primo grado occorrerà muoversi entro sabato 27 febbraio. Mentre per i ragazzi in ingresso alla scuola superiore, a partire dal 26 febbraio, ci sarà tempo fino a venerdì 26 marzo. I regolamenti sulla riforma non sono stati ancora pubblicati, così, genitori e studenti dovranno ancora pazientare qualche settimana per conoscere quali materie dovranno studiare nel “new deal” gelminiano.

    La nota di viale Trastevere dà anche una importante conferma che fuga tutti i dubbi sulle intenzioni del governo: la riforma delle scuole superiori si farà e partirà proprio dal 2010/2011. “Il Consiglio di Stato – spiegano dal ministero – ha dato parere positivo sui regolamenti”. E “tra alcuni giorni, dopo il parere delle commissioni parlamentari, sarà resa nota la versione definitiva dei regolamenti con i quadri orari. Il ministero procederà poi a una massiccia campagna di informazione verso le scuole e le famiglie sulle novità introdotte”. Questo, nonostante le critiche dell’organismo di giustizia amministrativa sui Regolamenti stessi che richiederebbero alcune modifiche.

    Ma la polemica sulla riforma non si ferma. “Il parere del Consiglio di stato sui tre regolamenti riguardanti il riordino dell’istruzione superiore rende impossibile attuare la riforma nel prossimo dal prossimo anno scolastico”, dichiara Alessandra Siragusa, componente della commissione Cultura alla Camera, che la prossima settimana dovrebbe dare il via libera ai Regolamenti. Dello stesso parere è Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, che va oltre.

    “Anche le Regioni hanno manifestato parecchi dubbi – dice Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil”. “Questa volta – continua – è il Consiglio di stato che fa una serie di importanti rilievi che richiedono il rinvio di almeno un anno”. Ma di che si tratta? “La riforma è incompleta, lo dicono gli stessi giudici – conclude Pantaleo – e le scuole non sono in grado di definire una offerta formativa per il prossimo anno da comunicare alle famiglie. Ma c’è di più: i regolamenti ledono l’autonomia delle istituzioni scolastiche e anche quella delle stesse regioni. Per fare tutto e subito si sta rischiando di dare forma ad un mostro, il tutto per recuperare i tagli programmati dal governo un anno e mezzo fa”.

    Ma il governo, come aveva annunciato lo stesso premier, Silvio Berlusconi, pochi giorni fa va avanti. “La riforma dei licei – spiegano – può essere considerata epocale. L’impianto rivede complessivamente la legge Gentile del 1923”. Dal prossimo anno scolastico, prenderanno il via i nuovi licei, i nuovi istituti tecnici e i nuovi professionali. “L’obiettivo è quello di coniugare tradizione e innovazione”. Ma ancora occorre chiarire alcuni aspetti. Partirà dalla prima classe soltanto o coinvolgerà anche le seconde, come dice l’attuale testo? E saranno coinvolte, come si vocifera, anche le terza classi? La possibilità che la riforma parta dalla sola prima classe sarebbe stata condizionata alla riduzione delle ore, ma con i curricula attuali, anche in seconda e terza.

    E’ certo che dal prossimo anno, in luogo dei 396 indirizzi attuali (tra sperimentazioni e corsi ordinamentali) ce ne saranno soltanto 23: 6 licei, 11 istituti tecnici e 6 indirizzi per gli istituti professionali. “Si supera – commentano dal ministero – la frammentazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni della scuola italiana”. Ma sullo sfondo della riforma restano i rilievi del Consiglio di stato che nei pareri “si sofferma sui punti che non ritiene superati o assorbiti dalla risposta del Ministero”, dopo lo stop di dicembre.

    Secondo i giudici, il Piano programmatico (quello che ha teorizzato e sta attuando il taglio di 133 mila posti nella scuola in soli tre anni) viene impropriamente “richiamato a monte e a valle”, ma prende atto che il ministero riformulerà il testo. Ma c’è dell’altro. Il Consiglio di stato mantiene forti perplessità sul Comitato scientifico (con soggetti esterni) e sui Dipartimenti di cui le scuole dovrebbero dotarsi fra qualche mese. “La disposizione suscita perplessità” sia perché gli organismi in questione sono estranei alla delega che il Parlamento ha votato al governo sulla riforma, sia riguardo “al rispetto dell’autonomia scolastica, apparendo poco convincente la giustificazione fornita dal Ministero”.

    E conferma anche l’obiezione sulla opportunità di emanare semplici decreti ministeriali successivi per le “Indicazioni nazionali” sugli obiettivi specifici di apprendimento, sull’Articolazione delle cattedre per ciascuno dei percorsi liceali in relazione alle classi di concorso del personale docente e sugli gli Indicatori per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi liceali. “La natura dell’oggetto di disciplina – si legge nei regolamenti – suggerisce l’utilizzo di atti aventi forza normativa. (…) La Sezione prende atto che il Ministero ha raccolto tale suggerimento”.

    Ed è su questo punto che le cose potrebbero andare per le lunghe. I tre Regolamenti devono ancora essere votati dalle commissioni Cultura di Camera e Senato, andare alla firma del Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ottenere l’ok della Corte dei conti ed essere pubblicati in gazzetta per essere attuativi. Ma per essere completa la riforma dovrebbe anche contenere i tre documenti che la Gelmini contava di produrre con semplici decreti. Si tratterà, con tutta probabilità, di decreti del Presidente della repubblica soggetti ad un iter piuttosto lungo.
    La Repubblica 16.01.10

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    Scuola, iscrizioni rinviate. Nell’uovo di Pasqua, di Maristella Iervasi
    Nulla la ferma. La Gelmini “maestra unica” dell’Istruzione è sorda e muta nei confronti delle proteste. E così, senza alcun colpo ferire, rinvia le iscrizioni a scuola. Il motivo? La riforma delle superiori deve assolutamente partire il prossimo settembre. I tempi sono stretti? “Fa’ nulla – sembra dire il minsistro -, che dopo il parere del Consiglio di Stato sui regolamenti degli istituti tecnici, licei e professionali, ha emanato subito la circolare di rinvio. Senza tener conto – come sempre – della gran confusione che regna nelle scuole e nelle famiglie italiane per via dei “silenzi” sulle ore di tempo scuola tagliate e le materie spazzate via. L’obiettivo resta sempre lo stesso – come avvenne con le elementari e lil maestro unico – ridurre all’osso le cattedre.

    Così ecco che i genitori che devono iscrivere i figli alle medie, ma soprattutto ai licei o altri isitituti superiori, non sanno che pesci pigliare. Le scuole non possono illustrare i Pof, i piani dell’offerta formativa. Perchè sono all’oscuro (più o meno) sul contenuto ufficiale dei regolamenti di riforma. Ore di lezione che spariscono, materie accorpate o rinominate. Ai licei, ad esempio, ci sarà un tempo scuola più corto che alle medie. Spariscono tutte le sperimentazioni e la superiore pubblica cambia totalmente didattica: solo ore frontali, chi resta indietro si arrangi.

    Il ministro aveva “promesso” una vasta campagna di informazione alle famiglie entro Natale. Bhe! era una farsa. Lo spot ministeriale ci sarà ma slitterà a Pasqua. Sì, proprio così. Le famiglie troveranno nell’uovo la riforma delle superiori ben confezionata. E il tutto, ben che vada, arriverà nel clou delle vacanze pasquali.

    La circolare del rinvio. Il Ministero dell’Istruzione ha emanato la circolare con le indicazioni per le iscrizioni all’anno scolastico 2010-2011: per la scuola primaria e per la secondaria di I grado (le medie) le iscrizioni si svolgeranno entro il 27 febbraio. Per la scuola secondaria di II grado le iscrizioni si svolgeranno dal 26 febbraio al 26 marzo, per «consentire un’adeguata informazione alle famiglie sulla riforma delle superiori».

    Dall’anno 2010-2011 infatti, entrerà in vigore la riforma dei licei e dell istruzione tecnica e professionale. Il Consiglio di Stato ha imposto delle mofifiche ai regolamenti ma non ha fermato la riforma Gelmini.

    Il restyling delle superiori prevede una stretta sugli indirizzi nei licei che diventano 6: classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale-coreutico e delle scienze umane (questi ultimi new entry). Anche nei tecnici ci saranno novità con due ambiti di studio (economico e tecnologico) suddivisi in 11 indirizzi con meno ore da passare tra i banchi e più laboratori.

    Nei professionali saranno snellite le opzioni di studio e rafforzate le materie di indirizzo. Quanto alle lingue, nei licei (anche al classico) inglese si studierà per tutti e cinque gli anni mentre allo scientifico sparisce il latino nell’indirizzo tecnologico.
    L’Unità 16.01.10

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