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Passa alla Camera un emendamento PD (Ghizzoni), troppe assenze nel centrodestra

Cammino stentato e con qualche incidente di percorso per il disegno di legge sul lavoro. Nel corso della giornata di ieri sono stati esaminati nell’Aula di Montecitorio e approvati ventisette dei cinquantadue articoli: il provvedimento, che è stato modificato dalla Camera (ad esempio sulla questione dell’apprendistato) in ogni caso dovrà tornare al vaglio del Senato. Tuttavia, ieri il governo e la maggioranza sono stati anche battuti abbastanza sonoramente – con 222 sì e 214 no – su di un emendamento del Pd, su cui era stato espresso parere contrario. Si tratta della 36esima volta che la maggioranza va sotto a Montecitorio in questa legislatura: colpa di massicce assenze nelle file del centrodestra.
L’emendamento, presentato da Manuela Ghizzoni, prevede che le risorse delle università rese disponibili dai pensionamenti vengano utilizzate per assumere ricercatori a tempo indeterminato e non per attivare i contratti di ricerca introdotti dalla legge Moratti nel 2005: «abbiamo ottenuto – dice Ghizzoni – che a fronte dei pensionamenti vi siano “posti sicuri” bocciando in questo modo anche la linea del ministro Gelmini». Autocritica dal Pdl arriva da Giancarlo Lehner: «Abbiamo contato qualcosa come 99 assenti, 42 in missione, forse al Polo Nord, e 57 dispersi chissà dove. Certo, c’è da vergognarsi e chiedere perdono al popolo sovrano, la catarsi potrà scaturire solo dall’ira funesta di Berlusconi». Ironizza invece il capogruppo del Pd Dario Franceschini: «Molti assenti Pdl. Scommetto che la prossima settimana sul legittimo impedimento ci saranno tutti…». Dopo una sospensione per «riordinare le idee», nel pomeriggio le votazioni sono riprese poi con un’ulteriore «sorpresa»: su un altro emendamento Pd governo e maggioranza avevano dato parere positivo, ma è arrivata lo stesso la bocciatura dell’Aula.
La Stampa 28.01.10

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Collegato lavoro: governo sotto su un emendamento Pd sull’università

Governo battuto su emendamento della Lega. Riforma scuole superiori: disco verde dal Senato
Dal Pd un emendamento per abrogare il legittimo impedimento Decreto precari: scontro in aula fra Barbato e Mussolini
Forti tensioni e governo sotto in Aula alla Camera su un emendamento al collegato lavoro sull’università firmato dal Pd, sul quale l’Esecutivo aveva dato parere contrario. Sotto per la 36esima volta dall’inizio della legislatura, come ha voluto precisare prima firmataria dell’emendamento e capogruppo del Pd nella commissione Cultura, Manuela Ghizzoni. Sotto a causa delle 99 assenze nelle file della maggioranza, che emergono in modo palese, fra missioni e assenze, dai tabulati. L’emendamento approvato sopprime delle norme contenute nel decreto sul diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca del 2008, relativo alle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori.

«Con il voto di oggi – ha sottolineato l’onorevole Manuela Ghizzoni – il Pd ha ottenuto che le risorse delle università rese disponibili dai pensionamenti vengano utilizzate per assumere ricercatori a tempo indeterminato e non per attivare i contratti di ricerca introdotti dalla legge Moratti nel 2005. Insomma abbiamo ottenuto che a fronte dei pensionamenti vi siano “posti sicuri” bocciando in questo modo anche la linea del ministro Gelmini». L’emendamento dell’opposizione é passato con 222 voti a favore e 214 contrariai tabulati emerge che, fra missioni e assenze, non hanno partecipato al voto 99 deputati del Pdl.

Secondo Francesco Marinello (Pdl) il governo è stato battuto perchè alle 16 alcune commissioni erano ancora convocate, mentre secondo il segretario d’aula del Pd alla Camera, Erminio Quartiani «i 99 deputati assenti della maggioranza non sono un dato casuale o individuale, ma un chiaro segnale politico», «la dimostrazione delle sempre più profonde spaccature all’interno della maggioranza». Per Quartiani «il governo è “andato sotto” solo ed esclusivamente per ragioni politiche».

Dopo essere andati sotto il governo e il relatore Giuliano Cazzola (Pdl), in occasione del voto su un altro emendamento del Pd (il 10.2), hanno cambiato il parere negativo e hanno deciso di rimettersi all’aula. Gesto di buona volontà, ha detto il relatore Cazzola, visto che il testo Ghizzoni, precedentemente approvato, «non incide nel complesso del provvedimento». Il testo però è stato respinto dall’assemblea, con Roberto Giachetti (Pd) che ha preso la parola furente: «il relatore e il governo ci prendono in giro, così si offende l’opposizione perché prima si dice che ci si rimette all’aula e poi si dà mandato ai capigruppo di votare contro». (N.Co.)
Il Sole 24 Ore 28.01.10

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Governo battuto alla Camera: negli atenei posti sicuri per i docenti

222 voti a favore e 214 contrari: il governo è «andato sotto» ieri alla Camera. E su una questione importante che ribalta l’impostazione del ministro Gelmini sull’università: l’aula ha infatti approvato l’emendamento del Pd all’articolo 10 del ddl collegato sul lavoro che prevede di usare i soldi derivanti dai pensionamenti per creare nuovi posti in ruolo per i ricercatori e non a contratto. Questione che può investe in pieno il decreto Gelmini secondo cui per ogni cinque pensionati dovrebbero essere assunte due persone «e mezzo». In questo in modo, invece, si calcola che il turn over sarà al 60%. Relatore e governo avevano dato parere negativo. L’emendamento è passato per una «falla» nei banchi della maggioranza, dove tra missioni e assenze dell’ultimo minuto mancavano 99 persone. «Il Governo e la sua maggioranza sono stati battuti oggi alla Camera per la 36esima volta dall’inizio della legislatura», ha sottolineato ieri la prima firmataria dell’emendamento al ddl collegato sul lavoro, Manuela Ghizzoni «Il Pd ha ottenuto che a fronte dei pensionamenti vi siano ‘posti sicuri’ bocciando in questo modo anche la linea del ministro Gelmini». Le assenze in aula non hanno mancato di suscitare le ire dei «presenti» del Pdl: «Alla Camera, noi del Pdl siamo andati sotto su un emendamento serio e delicato, dedicato ai lavori usuranti ed altro. Abbiamo contato qualcosa come 99 assenti, 42 in missione, forse al polo Nord, e 57 dispersi chissà dove. Certo, c’è da vergognarsi e chiedere perdono al popolo sovrano, tuttavia, non tutto è perduto, a parte l’onore. La catarsi potrà scaturire solo dall’ira funesta di Berlusconi», ha detto il deputato Giancarlo Lehner . L’approvazione dell’emendamento ha mandato in tilt per qualche minuto la maggioranza. Tanto che il relatore ha chiesto e ottenuto 15 minuti di sospensione dei lavori per capire quanto l’emendamento incidesse sul decreto. Poi, tornato in Aula ha detto: «L’approvazione dell’emendamento Ghizzoni non altera lo spirito complessivo della impostazione del ddl lavoro». «99 persone assenti sono un chiaro segnale politico, che dimostra le profonde spaccature all’interno della maggioranza nei confronti delle politiche di Tremonti, Brunetta e Gelmini», ha detto Erminio Quartiani del Pd.
Il Manifesto 28.01.10

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Pdl, guerra aperta alla Camera. Governo battuto sul ddl lavoro, di Bianca Di Giovanni
Governo battuto, maggioranza allo sbando. È la cronaca del voto di ieri nell’Aula della Camera sul ddl lavoro. Il Pd si impone con un emendamento sui ricercatori universitari (proposta Ghizzoni) grazie alle presenze massicce in Aula dell’opposizione (Pd all’80%, Idv al 75 e Udc al 70) e alle vistose assenze (99 assenze) in casa Pdl e tra i banchi del Carroccio (che resta a quota 63%). In queste condizioni il voto è una graticola per l’esecutivo e per il centrodestra,
tant’è che si susseguono scivoloni e «strappi». Un Calvario iniziato già in commissione, per un
provvedimento su cui si stanno scaricando tutte le tensioni interne alla maggioranza, con pesanti ed espliciti interventi anche da Via Venti Settembre, che ha «infilzato» parecchi articoli. Oggi si attende il voto finale, ma la partita resterà aperta anche in Senato.
Maurizio Lupi, che presiede la seduta, ce la mette tutta: sull’emendamentoPdall’articolo 10 lascia la votazione aperta parecchi minuti, a suo dire per consentire ai democratici di raggiungere i banchi. In realtà dal Transatlantico scatta il leghista Roberto Cota, richiamato all’ordine. Aspetta, aspetta, alla fine i banchi restano vuoti: sui ricercatori c’è lo stop: 222 voti a favore e 214 contrari. La proposta ristabilisce l’obbligo per le Università di assumere a tempo indeterminato (e non nella formula a termine di 3 anni più tre) i ricercatori immessi nei ruoli universitari nelle quote previste per il rimpiazzo dei pensionati dal regime di blocco del turn-over. l’obbligo al contratto stabile, e non con il contratto a termine, come voluto da Letizia Moratti. Questo con buona pace degli slogan in favore del posto fisso di Tremonti e in difesa del merito e dei giovani di Gelmini. «Abbiamo ottenuto che a fronte dei pensionamenti vi siano posti sicuri – dichiara Manuela Ghizzoni – bocciando in questo modo anche la linea del ministro Gelmini». «I 99 deputati assenti della maggioranza non sono un dato casuale o
individuale,ma un chiaro segnale piolitico attacca intanto dal Pd Erminio Quartiani. Mentre l’ex segretario Dario Franceschini ironizza. Scommetto che la prossima settimana sul legittimo impedimento ci saranno tutti….».
La seduta è sospesa, ma alla ripresa arrivano altri colpi di scena. Il relatore Giuliano Cazzola «apre» su un’altra proposta Pd (sempre Ghizzoni), seguito dal governo,ma stavolta l’Aula dice no. Seguono proteste del Pd, che si aspettava una apertura reale e non solo a parole. «Il relatore e il governo ci prendono in giro – dichiara Roberto Giachetti – così si offende
l’opposizione perchè prima si dice che ci si rimette all’aula e poi si dà mandato ai capigruppo di votare contro». Ormai la girandola di sì e no è partita, e ci si ritrova impigliata anche una proposta della maggioranza (Lorenzin e Fontana). che chiede di allungare l’età di pensionamento dei docenti universitari degli atenei privati fino a 75 anni. Altro che largo ai giovani: che dire della Lorenzin che è stata anche coordinatrice dei giovani di FI?
Ma la deputata Pdl ci tiene tanto alla sua proposta (i maligni sospettano, senza addurre nessuna prova concreta, che sia costruita su misura per alcune persone precise), che riesce a convincere anche il relatore, il quale si dichiara favorevole, mentre il governo si è rimesso all’Aula. Ma stavolta l’Aula va per conto suo, e vota contro. Il voto procede per alcune ore, ma non si arriva alla fine: lo show down finale è previsto per oggi. Ieri sono stati approvati i primi 28 articoli (sui 52 di cui è composto il testo). Approvato tutto il «pacchetto» Università, in cui tra l’altro si prevede la non applicazione delle quote per le assunzioni di ricercatori e professori ordinari negli istituti universitari privati (che valgono invece per il pubblico). Votato anche l’articolo che consente il prolungamento del lavoro fino a 40 anni di contributi effettivi ed entro il tetto dei70 anni di età per i dirigenti medici del servizio sanitario nazionale. Una disposizione che era stata criticata anche dalla Ragioneria dello Stato.Ma per la maggioranzaè solo un dettaglio.
L’Unità 28.01.10

7 Commenti

  1. Luca dice

    Una domanda che penso si stiano ponendo in molti: con i soldi derivanti dai pensionamenti, le università sotto il 90% del FFO sono “obbligate” a fare qualche assunzione (con il 60% del 50%, cioè il 30%) oppure possono tranquillamente usare i soldi in altro modo? In altre parole, dobbiamo aspettarci qualche concorso dopo tutti i pensionamenti di fine 2009 oppure può anche non succedere niente?
    Un altra cosa: i famosi 696 posti totalmente finanziati dallo stato incideranno sul calcolo del 90% del FFO?
    Grazie dell’attenzione, e della battaglia che sta portando avanti, per molti di noi quest’anno si gioca la partita decisiva!
    Buon lavoro!

  2. Luca dice

    Grazie per il chiarimento.
    In pratica per le assunzioni potremmo contare sul 60% del 50%, cioè il 30% dei pensionamenti del 2009. E’ un passo in avanti.
    Resta il problema dei tagli all’FFO, che potrebbe indurre molte università a non bandire concorsi, semplicemente per risparmiare o per non superare il tetto del 90% del FFO.
    Spero che quei 696 posti programmati per il 2010 (gli ex cofinanziati di Mussi) non rientrino nel conteggio delle spese fisse per il personale: a rigore non dovrebbero, essendo a totale carico dello stato. Se invece fossero conteggiati molte università (come Firenze) rischierebbero di passare il limite del 90% solo con quelli, e saremmo al punto di partenza.
    Un’altra cosa che non mi torna riguarda gli scatti stipendiali: se questi continueranno a incidere sulle spese delle università e a essere conteggiati nel calcolo del 90% non usciremo mai da questo ginepraio. Nel decreto milleproroghe sembra che gli scatti siano stati esclusi dal conteggio, ma non si capisce se questo riguarda solo gli scatti avvenuti l’anno precedente, posticipando così il problema senza risolverlo.
    Speriamo si riesca a strappare qualcosa in più dal governo, e speriamo che quella stupida riforma non passi così com’è: quel che resta della nostra generazione di ricercatori (quasi niente, ormai!) ne verrebbe spazzata via per sempre. Nei prossimi mesi si deciderà tutto.
    Continui la sua lotta, ne vale la pena per tutti!

    • x Luca
      non parlerei di ginepraio, ma di truffa! Negli anni, le risorse del Fondo di finanziamento ordinario si riducono (con la recente eccezione dei 550 milioni di euro per ogni anno del triennio 2008-2010 previsti dalla Finanziaria Prodi per il 2008) ma devono fare fronte a spese incomprimibili e obbligatorie, quali ad esempio gli stipendi: a Firenze entro il 2015 andrà in pensione la metà del personale, ma le risorse saranno appena sufficienti a far fronte ai compensi di quelli che restano in servizio. Nessuna risorsa per il funzionamento ordinario, per la didattica, per la ricerca… La Gelmini questa’nno ha tagliato di 700 milioni il fondo, poi ne ha recuperati 400 dallo scudo fiscale: siamo comunque ad un saldo negati di ben 300 milioni per quest’anno. Una scelta per affossare definitivamente l’università pubblica.

  3. Luca dice

    Un grosso grazie per l’impegno! Sono ricercatore precario di una facoltà scientifica all’università di Firenze da 12 anni, e a ottobre mi scade l’ultima borsa. Queste notizie sono quindi ossigeno puro per il mio stato di grave ipossia. Un paio di domande: l’emendamento è passato anche al senato? Un’altra cosa: ho paura che il turn over non possa tornare proprio al “60%”, infatti il 60% va calcolato sulla quota che si rende disponibile dai pensionamenti (e cioè il 20%, il restante 80% torna al governo!)… quindi credo che i ricercatori dovranno accontentarsi del 60% del 20%, cioè del 0.12% dei soldi risparmiati con i pensionamenti. Sbaglio? Spero di si…

    • Il provvedimento è stato apporvato ieri dal senato in via definitiva.
      il 60% dei posti da ricercatore è purtroppo, come dici tu, computato sulla quota di turn over consentito, cioè il 50% delle cessazioni (come definito dal DL 180, che ha alzato la soglia prevista nel DL 112 al 20%).

  4. Marta dice

    Apprezzo il lavoro dell’On Ghizzoni e spero nel buon esito in senato. Da 13 anni sono una ricercatrice precaria e spesso non pagata di una facoltà scientifica dell’università di Bologna e vivo per questo in prima persona la questione dei concorsi. Grazie.

  5. Andrea dice

    Un ringraziamento all’onorevole Ghizzoni per il continuo impegno a favore dei giovani ricercatori, oggi (forse) un po’ meno precari. Un altro ringraziamento va all’onorevole Fini per aver sottolineato l’importanza di questa classe di lavoratori, di fondamentale importanza per il futuro del Paese.

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