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«Le bugie sulle lingue nella (non) riforma Tremonti – Gelmini delle superiori», di Silvia Minardi*

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in data 4 febbraio 2010 la (non) riforma delle scuole superiori che prende avvio dal prossimo anno scolastico. Nei mesi scorsi, quando la rete ci consegnava versioni anche molto diverse tra loro sulle ipotesi di riforma, lend aveva messo in evidenza l’azione di propaganda del ministro che non solo elimina dal curricolo obbligatorio l’insegnamento della seconda lingua straniera, ma indebolisce anche l’insegnamento della lingua inglese.
Ieri, però, dalla propaganda sulle lingue nelle ipotesi di riforma siamo passati alle bugie.
Infatti con l’approvazione della riforma si parla – anche su molti organi di stampa – di un potenziamento dell’insegnamento delle lingue straniere nella riforma delle superiori. Così non è.
Nei sei licei previsti dalla riforma resta una sola lingua straniera (“Lingua e Cultura Straniera”) nel curricolo obbligatorio. Non si parla di Lingua Inglese, è vero, ma quante scuole sceglieranno una lingua straniera diversa dall’inglese? Solo al Liceo Linguistico una seconda e una terza lingua straniere vengono insegnate per cinque anni, mentre nel Liceo delle Scienze Umane la seconda lingua straniera è presente nella opzione “economico-sociale” per tre ore alla settimana per cinque anni. In nessun altro liceo è prevista la seconda lingua straniera. Per quanto riguarda il Liceo Scientifico tradizionale prima che la scure della (non) riforma Tremonti – Gelmini si abbattesse sulla secondaria di II grado, l’inglese era presente nel curricolo per cinque anni con un quadro orario che prevedeva 3 ore alla settimana al primo, al terzo e al quarto anno e 4 ore settimanali al secondo e al quinto anno. Con la (non) riforma Tremonti – Gelmini gli alunni del Liceo Scientifico avranno tre ore di lingua inglese per cinque anni ovvero studieranno meno inglese. Restano i docenti madrelingua solo nel Liceo Linguistico, ma non viene più garantita la compresenza con il docente. Occorre risparmiare – è la filosofia di fondo della (non) riforma Tremonti-Gelmini.
Molti commenti insistono sulla validità della proposta CLIL, ovvero “ l’insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica (CLIL) compresa nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nei limiti del contingente di organico ad esse annualmente assegnato” – è quanto recita il nota bene scritto in calce ai quadri orari approvati in Consiglio dei Ministri. Ma anche su questo punto non prendiamoci in giro: non è possibile utilizzare questa formula per parlare di potenziamento delle lingue straniere nella scuola superiore italiana. Innanzi tutto, perché il CLIL verrà introdotto in una scuola dove gli studenti avranno studiato per tredici anni solo la lingua inglese. Come possiamo credere che essi possano studiare, ad esempio, storia in tedesco quando per cinque anni hanno studiato solo inglese? E ancora chi sono i docenti CLIL? Tutti i documenti dicono chiaramente che l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera sarà affidato ad un docente di disciplina. Un’opzione che potrebbe anche essere ottimale se non fosse per il fatto che non ci sono, nel nostro Paese, molti docenti di discipline non linguistiche con le competenze linguistiche necessarie per insegnare la loro materia in lingua straniera. Forse ci si affiderà al solito piano di formazione (sicuramente online perché anche questo serve a risparmiare) con il quale preparare almeno 20 mila docenti di discipline non linguistiche per l’insegnamento CLIL nella scuola superiore italiana. È questo che vogliamo chiamare “potenziamento delle lingue straniere”?
Negli Istituti Tecnici si prevede la Lingua Inglese per cinque anni nel curricolo obbligatorio per 99 ore all’anno (ovvero tre ore alla settimana). La seconda lingua è prevista nell’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing e nell’Indirizzo Turismo dove è prevista anche una terza lingua nel triennio. Per quanto riguarda gli Istituti Professionali la seconda lingua è prevista solo nell’indirizzo Servizi Socio-Sanitari, Enogastromia e Ospitalità alberghiera e nell’indirizzo Servizi commerciali. Quindi, anche negli Istituti Tecnici e Professionali l’insegnamento delle lingue straniere nel curricolo obbligatorio risulta estremamente ridotto e poco ci consola la nota che troviamo in calce ai quadri orari degli Istituti tecnici che dice che le scuole “possono prevedere, nel piano dell’offerta formativa, attività e insegnamenti facoltativi di ulteriori lingue straniere nei limiti del contingente di organico loro assegnato ovvero con l’utilizzo di risorse comunque disponibili per il potenziamento dell’offerta formativa.” Ma la (non) riforma Tremonti- Gelmini è stata fatta per ridurre le risorse. Quindi, con quali risorse sarà possibile inserire l’insegnamento di una seconda lingua nel curricolo?
Tutto questo accade nel nostro Paese in aperta violazione con quanto previsto dall’Europa. La risoluzione del Parlamento Europeo del 24 marzo 2009 – solo per citare uno dei documenti più recenti – dal titolo “Il multilinguismo: una risorsa per l’Europa e un impegno comune” raccomanda, tra le altre cose, “agli Stati membri di includere nei programmi scolastici lo studio facoltativo di una terza lingua straniera a partire dal livello della scuola secondaria”. Nella scuola italiana scompare la seconda lingua straniera.
Nella scuola italiana non si rispetta il diritto al plurilinguismo. Nella scuola italiana con la (non) riforma Tremonti – Gelmini ci allontaniamo definitivamente dall’Europa e rendiamo i nostri giovani più deboli. Ma forse è proprio questo l’unico scopo perseguibile da un piano di risparmi e di tagli generalizzati.

* per l’associazione “lend – lingua e nuova didattica” (www.lend.it)

5 Commenti

  1. Matthew dice

    Come insegnante Inglese madre Lingua che lavoro in itaslia dal 1987 , forse sarebbe meglio che lo stato italiano potesse organizzare corsi specializzati dai docenti ingles madre Lingua specializzati nella fonetica in modo che gli insegnanti diventasserro
    autonomi

  2. Raniera dice

    scusate l’errore “molto favorevolissima”. Oppure prendetelo come una licenza linguistica/poetica che rafforza il concetto espresso.

  3. Raniera dice

    Penso anch’io che una lingua straniera possa essere insegnata meglio da un madrelingua. Ma anche da un bravo docente italiano magari con una certificazione internazionale oltre la laurea. Sappiamo bene (perchè l’abbiamo conseguita) che la laurea in lingue garantisce forse la conoscenza di tanta letteratura straniera, ma non certo della lingua straniera. Un test come il Proficiency (o simili) invece dà maggiori garanzie sulla competenza linguistica del docente. Magari da ripetere ogni 5 anni, così da costringere all’aggiornamento.
    Pensare però che solo un inglese possa insegnare l’inglese equivale a dire che solo un chimico può insegnare chimica, solo un poeta può insegnare letteratura, solo un ingegnere che fa anche la professione può insegnare costruzioni. Il livello nella scuola è sufficientemente basso da consentire a semplici “amatori/cultori/laureati” di una disciplina di insegnarla. Altrimenti dovremmo prevedere la professione obbligatoria per tutti i docenti, cioè nessuno dovrebbe più insegnare e basta. E io sono molto favorevolissima alla scelta di una scuola fatta da professionisti che dedicano una parte del loro tempo all’insegnamento (scuola/bottega) In una scuola di tale livello, certamente solo un madrelingua dovrebbe insegnare la propria lingua.
    Ecco, questa sì, sarebbe una riforma vera, che aiuterebbe a colmare il gap scuole/lavoro. Si perderebbero posti di lavoro? Sì, un sacco. Si obbligherebbero i docenti a lavorare di più? Sì, certo (dovendo tutti fare sia il mestiere sia il docente) e guadagnerebbero anche di più.
    Quindi una riforma così’ non si farà mai.
    E la scuola resterà di basso livello – o di massa.

  4. La realtà dell’insegnamento delle lingue straniere è molto diverso da quello che puo’ nascerea numerosi discorsi sul numero di anni o sulla formazione degli studenti Quello che ho sperimentato da laureata in lingue e dunque abilitata a fare l’esame di stato per accedere alla carriera di insegnante è che le lingue straniere devono essere imperativamente insegnate unicamente da insegnanti madrelingua. Io stessa dopo 8 anni in Francia (abito a nice) mi ritengo fose solo ora adaeguata ad insegnare francese a ragazzi delle scuole medie e superiori. E’ crudele dirlo ma i vari insegnanti anche se usciti con ottimi voti dagli atenei e aver esercitato per mesi le lingue nei paesi, non sono in grado di insegnare una lingua. Solo il madrelingua non fa errori di fonetica, intonazione, grammatica, sintassi. Mi spiace ma prima di fare tanti discorsi plitici da destra a sinistra dovremmo valutare scientificamente la materia.

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