ambiente, politica italiana

"Nucleare: via libera al decreto legislativo sui siti delle centrali", di Nicoletta Cottone

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo sul nucleare. Il provvedimento disciplina la localizzazione, la realizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi. Il provvedimento detta le regole per individuare i siti e assicura incentivi sotto forma di sgravi sulla spesa energetica, ma anche sulle imposte, alle popolazioni che accoglieranno le centrali. Sono anche previste campagne informative. Il decreto, ha detto il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, «si caratterizza per la trasparenza e il rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell’ambiente». Scajola ha sottolineato che «individuato il percorso per il riavvio del nucleare, i primi lavori nei cantieri partiranno dal 2013 e la produzione di energia elettrica dal 2020».

Il Governo, dunque, preme l’acceleratore sul piano di ritorno in Italia dell’energia nucleare, puntando su un percorso condiviso con le amministrazioni locali. Il provvedimento, che era stato esaminato in via preliminare dal Consiglio dei ministri del 22 dicembre, ha ricevuto il via libera delle commissioni parlamentari competenti e ha registrato il parere positivo anche del Consiglio di stato sebbene con osservazioni recepite nel decreto approvato dal Cdm.

All’appello manca però il parere della conferenza unificata che il governo acquisirà in un momento successivo essendosi avvalso della decretazione di urgenza, che consente la consultazione successiva della conferenza. E quello delle regioni è un fronte molto caldo. Lo scorso Consiglio dei ministri il Governo, infatti, ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. In realtà, però, il no al piano nucleare è venuto, anche se non per via normativa, da quasi tutte le regioni tranne la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, sull’onda dei ricorsi alla Corte Costituzionale presentati da 11 amministrazioni (Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana), che hanno rilevato profili di incostituzionalità nelle procedure previste per la definizione dei siti e per i processi autorizzativi delle centrali. Altre 4 (Veneto, Campania, Sardegna e Sicilia), hanno dato il loro sostegno. In Sicilia, per esempio, l’assemblea regionale ha detto no al nucleare con un ordine del giorno, approvato all’unanimità, con l’appoggio anche del governatore Raffaele Lombardo.
Il Sole 24 Ore 10.02.10

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Approvata localizzazione siti. Il via libera dal governo.
Il Consiglio dei Ministri passa il decreto legislativo sulla realizzazione e l’esercizio delle centrali. Scajola: “Lavori al via nel 2013 nel rispetto assoluto della sicurezza”. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo sulla disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico. Ad annunciarlo è il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.

Si tratta di un passo centrale per il rientro – deciso dal governo – dell’italia tra i paesi dotati di impianti nucleari per la produzione di energia elettrica. Lo schema di dlgs aveva avuto un primo via libera lo scorso 22 dicembre. Il consiglio dei ministri, cominciato alle 9 a palazzo Chigi con all’ordine del giorno anche altri argomenti, in realtà al momento è sospeso e riprenderà alle 13.

I primi lavori nei cantieri potranno iniziare nel 2013 e la produzione di energia elettro-nucleare nel 2020. “Il provvedimento – ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola – si caratterizza per due aspetti: la trasparenza e il rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell’ambiente. La trasparenza vuol dire il coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni in tutte le fasi decisionali, di cui verrà continuamente data evidenza. Con il secondo aspetto i nuovi impianti saranno tenuti a rispettare i più elevati criteri di sicurezza relativi alla tutela della salute della popolazione e alla protezione dell’ambiente. Tale assoluto rispetto sarà sottoposto a rigorosa valutazione”.

Il governo con il provvedimento approvato oggi ha definito il quadro normativo di riferimento per i soggetti che intenderanno realizzare i nuovi impianti nucleari. “Con la prossima nascita dell’Agenzia per la sicurezza nucleare e la predisposizione della strategia nucleare, gli operatori potranno proporre i siti per la realizzazione degli impianti e presentare i progetti per le relative autorizzazioni – si legge in una nota -. Il decreto definisce criteri generali, procedure, vincoli e benefici per la realizzazione di impianti nucleari”.

Preoccupato il commento del presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli che ha detto: “Il Consiglio dei Ministri di oggi deciderà i siti nucleari, ma il governo non dirà agli italiani in quali regioni ed in quali città verranno costruite le centrali perché teme un boomerang elettorale nelle prossime elezioni. Si tratta di un atteggiamento irresponsabile e che assomiglia a una vera e propria truffa, perché i cittadini hanno il diritto di sapere se nel proprio territorio ci saranno impianti atomici”.

Il decreto. Cinque i punti principali del provvedimento licenziato a palazzo Chigi. Il decreto individua i criteri generali per l’idoneità dei territori a ospitare un impianto. Saranno le imprese interessate a indicare i siti, che dovranno rispettare le caratteristiche previste dalla normativa. Per quanto riguarda le procedure autorizzative, il “processo si basa ‘sull’autorizzazione unica’ per la realizzazione e l’esercizio di ogni singolo impianto, che prevede un massiccio coinvolgimento delle Regioni interessate”.

Le Regioni e gli enti locali. Il decreto prevede poi “la più ampia partecipazione delle Regioni, degli enti locali e delle popolazioni, anche attraverso consultazioni, sulle procedure autorizzative, sulla realizzazione, sull’esercizio e sulla disattivazione degli impianti nucleari, così come sulle misure di protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione e la salvaguardia dell’ambiente”.

I rimborsi. Verranno riconosciuti benefici economici per le popolazioni, le imprese e gli enti locali dei territori interessati dalla realizzazione di impianti nucleari. “Tali benefici sono a carico dei soggetti coinvolti nella costruzione e nell’esercizio degli impianti. Concretamente i benefici consentiranno la riduzione della spesa energetica dei consumatori finali del territorio interessato, della Tarsu, dell’addizionale Irpef, dell’Irpeg e dell’Ici”.

I costi. Lo smantellamento degli impianti a termine esercizio è a carico degli operatori che hanno realizzato le stesse installazioni, per il tramite di un apposito fondo. Lo smantellamento è affidato a Sogin. Il decreto prevede la creazione di un deposito nazionale realizzato in un più ampio Parco tecnologico che conterrà anche un centro di ricerca sul trattamento delle scorie nucleari.
repubblica.it

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Una scelta sbagliata
    Il governo vara un decreto che da il via al ritorno del nucleare. Per il Pd è ora di finirla con le bugie: Berlusconi dica la verità sul nucleare a cominciare da dove intende costruire le nuove centrali. Il Governo in realtà vuole superare le elezioni regionali, negando ai cittadini la possibilità di fare di questo un punto di valutazione dei candidati in lizza

    Arriva il via libera al ritorno al nucleare. Questa volta, era ovvio, non è in pompa magna né con la classica conferenza stampa show. Anzi. Il Consiglio dei ministri ha dato il suo Ok al decreto sui criteri per localizzare i siti nucleari: lavori dal 2013, per l’energia elettrica dal 2020. Una falsa promessa, una bugia intenzionale perché il governo sa bene che 7 anni sono il tempo minimo per la costruzione di una centrale nucleare e che raramente i tempi sono stati rispettati anche laddove c’è maggiore esperienza e competenza.

    Nel documento presentato dal governo viene stabilito che saranno le imprese interessate a indicare i siti nel rispetto della normativa e un’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio di ogni impianto. L’ennesimo raggiro perché davanti ad una scelta così impopolare sarà molto più facile puntare il dito sulle imprese interessate che sul governo. E poi tutto all’oscuro dei cittadini almeno non prima delle prossime elezioni regionali. In poche parole uno scandaloso governo, lontano dalle vere esigenze delle persone.

    “Il governo ha lanciato l’idea del rientro sul nucleare in modo scomposto e inattuale. Il sistema non è pronto. A partire dallo smaltimento delle scorie. Puntiamo poi su tecnologie vecchie, non testate e non di nuova generazione, e per giunta francesi. Mi sembrerebbe più logico, invece, concentrarci sulla ricerca e ri-acquisire un nostro know-how sul nucleare e nel frattempo impegnarci nei settori critici dell’energia come l’efficienza energetica. Ecco, quando parlo di green economy parlo di questo: di ricerca, di nuove tecnologie, di nuovi consumi collegati al tema dell’ambiente. Sono occasioni di sviluppo”, così il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore.

    Per Stella Bianchi, responsabile Ambiente del Pd, “il decreto legislativo approvato oggi dal Consiglio dei ministri conferma che il ritorno al nucleare è una scelta opaca, contraria al libero mercato dell’energia, che non dà sicurezza energetica al Paese e appesantisce le bollette delle famiglie. È soprattutto una scelta impopolare che il governo continua a voler imporre dall’alto, garantendo trasparenza mentre in realtà nasconde i siti scelti per l’installazione delle centrali. E, dopo mille promesse sul coinvolgimento di Regioni, Province e Comuni e dei cittadini, si dispone che in caso di non accordo il presidente del Consiglio possa imporre la decisione con un suo decreto.

    “Inoltre – ha continuato la Bianchi – il governo, che aveva assicurato vantaggi per le tasche dei cittadini, mette invece un prezzo bloccato sull’energia prodotta con il nucleare per assicurare un guadagno alle imprese private e scaricare i costi sulle bollette. Ai candidati presidenti della destra alle prossime regionali chiediamo di nuovo chiarezza: se il nucleare è una buona scelta, se l’Italia ne ha davvero bisogno, come hanno detto oggi Formigoni e Palese, allora perché non ospitare una centrale nel proprio territorio, in Puglia o in Lombardia? Dopo anni di polemiche contro i “nimby”, è paradossale che ora proprio la destra si comporti così. Basta con l’ipocrisia: un sì al nucleare comporta scelte conseguenti da spiegare ai cittadini. La posizione del Partito Democratico è sempre stata chiara: no al nucleare, sì al risparmio energetico e alle energie rinnovabili. Sarà difficile ottenere la stessa chiarezza alla destra e ai suoi candidati presidenti”.

    Per Ermete Realacci, presidente forum Green Economy del Pd, “il Governo insiste su una scelta sbagliata che però vuole nascondere agli elettori. Con il provvedimento approvato oggi si confermano tutti i limiti del nucleare di Berlusconi: un forte impegno dello Stato che stravolge il mercato elettrico, fino a prevedere una campagna di propaganda pro-nucleare; espropriazione dei territori e delle regioni sulla scelta dei siti, tema su cui lo stesso Consiglio di Stato ha espresso un parere critico e su cui si attende la decisione della Corte Costituzionale per il ricorso presentato dalle regioni contrarie al nucleare; aumento dei costi dell’energia che ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi ogni anno pagano 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie del vecchio nucleare. Una scelta, in tutto e per tutto, contraria alle logiche del mercato tanto che per far stare in piedi il conto economico dell’impresa nucleare si fissa per un lungo periodo un prezzo bloccato per il Kilowattora nucleare. L’opposto di una tariffa inferiore all’attuale e contrario all’interesse dei cittadini”,

    “E’ ora di finirla con le bugie agli italiani”, ha proseguito Realacci. “Berlusconi dica la verità sul nucleare a cominciare da dove intende costruire le nuove centrali. I criteri di base per localizzare un sito sono noti a tutti, per primi ai soggetti interessati alla realizzazione degli impianti. Il Governo in realtà vuole superare le elezioni regionali, negando ai cittadini, la possibilità di fare di questo un punto di valutazione dei candidati in lizza.”

    “Il Partito Democratico si impegnerà per svelare questo inganno”, ha concluso Realacci. “I cittadini hanno bisogno di trasparenza e di scelte che badino ai loro interessi perché soprattutto in un momento di crisi è necessario puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio e l’efficienza energetica, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli più energivori, sulle fonti rinnovabili,”.

    Dello stesso parere i senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che insieme a tutti i colleghi delle Commissioni Industria e Ambiente del Senato hanno dato parere contrario al decreto.”Con il decreto approvato oggi in Consiglio dei Ministri, Berlusconi e Scajola mettono in scena un’autentica pagliacciata di Stato: loro insistono sul ritorno al nucleare ‘manu militari’, affidato e procedure che escludono Regioni e Comuni e che caricheranno sui cittadini i costi sia ambientali che economici di una scelta miope e irresponsabile, mentre i loro ministri si affrettano a smentirli per tranquillizzare i propri territori”.

    “I siti delle centrali nucleari si potranno localizzare anche contro la volontà delle Regioni interessate, in totale spregio della Costituzione. Nel frattempo, alla vigilia delle Regionali il centrodestra è protagonista di una farsa indecorosa per turlupinare gli italiani: a Roma tutti a favore dell’atomo, sui territori tutti a dire che il nucleare si farà ma ‘non a casa nostra’. E’ una presa in giro che gli elettori, siamo convinti, sapranno punire adeguatamente”.

    “Dopo che il consiglio dei ministri oggi ha approvato il provvedimento sui criteri d’individuazione dei territori destinati a siti nucleari, i candidati di centrodestra alle prossime elezioni regionali hanno l’obbligo morale di dire con chiarezza e serietà ai cittadini se nel proprio territorio ci saranno impianti atomici”. Lo ha dichiarato la capogruppo del Pd in commissione Ambiente, Raffaella Mariani
    “Intanto – aggiunge la Mariani – apprendiamo che Formigoni e Zaia hanno già dichiarato che le loro regioni non hanno bisogno di centrali nucleari. Da parte nostra spiegheremo agli elettori che le scelte in materia di politica energetica il Governo le impone ‘dall’alto’ perché sarà ignorato il parere delle regioni, degli enti locali e dei cittadini stessi. E’ opportuno ricordare inoltre che all’approvazione del provvedimento è mancato il parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni. Anche il Consiglio di Stato ha criticato il provvedimento perché insufficiente per la tutela dell’Ambiente”.

    Per Filippo Penati, responsabile segreteria di Bersani e candidato governatore della Lombardia, “sul nucleare la destra sta dando un bruttissimo spettacolo. Il governo spinge l’acceleratore ma alla vigilia delle elezioni regionali evita di dire dove e come individuare la localizzazione delle centrali. In compenso i candidati della destra, uno dopo l’altro, non hanno il coraggio di contestare i provvedimenti ma aggiungono che le centrali si faranno da qualche altra parte. L’unica cosa certa è che chi oggi non ha il coraggio e la forza di “disturbare il manovratore” non sarà in grado poi di dire di no. Chi vota è chiamato a decidere anche di questo”.

    A.Dra
    http://www.partitodemocratico.it

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