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  1. La Redazione dice

    Università, stop al blocco assunzioni. Una vittoria del PD.
    Approvato l’emendamento dei democratici che consentità agli atenei col bilancio in regola di assumere nuovo personale. Ghizzoni: “No ai tagli, si a merito e innovazione”.

    Finalmente un segnale in direzione del merito e dell’efficienza delle università, un segnale di attenzione al mondo della ricerca, che arriva grazie soprattutto alla determinazione del Partito Democratico. È stato approvato in Parlamento un emendamento del Pd che permetterà alle Università con i bilanci del 2009 in regola, di utilizzare parte delle proprie risorse per nuove assunzioni. In tal modo gli atenei potranno procedere a bandire concorsi ed assumere nuovo personale.

    L’allarme dei Rettori coincide con quanto il Pd denuncia fin dall’estate 2008, e cioè che Tremonti ha fatto tagli pesanti alle Università per abolire l’Ici anche ai proprietari di immobili con reddito alto. In tal modo, gli Atenei sono stati messi sul lastrico ed è stato loro impedito il normale turn over del personale, a scapito di assunzioni di giovani di talento. Durante l’approvazione della finanziaria, la Gelmini annunciò che dallo scudo fiscale aveva recuperato 400 milioni di euro per le esigenze dell’università dimenticando di dire che si stratta di una tantum e che la finanziaria aveva appena tagliato ben 678 milioni dal fondo il finanziamento ordinario. Dunque, il taglio netto all’università fatto dal governo Berlusconi si aggira intorno ai 300 milioni di euro.

    A fronte di questi pesanti tagli al Fondo di funzionamento delle università e alla rigidità della spesa, è necessario permettere la prosecuzione della didattica e la ricerca ed è per questo che il Pd ha presentato l’emendamento in questione, per arginare in parte i gravi disagi causati dal Governo.

    Grazie all’approvazione dell’ emendamento del Pd, ad esempio, le Università di Modena e Reggio potranno bandire concorsi e fare assunzioni già dall’anno prossimo. Infatti, il decreto milleproroghe approdato in Parlamento non conteneva quest’anno la norma che, per consuetudine, proroga ogni anno gli sconti nei calcoli delle spese di personale in rapporto ai finanziamenti.

    “E’ una importante vittoria del Pd che dimostra che quando c’è la volontà comune di risolvere i problemi del paese, si possono trovare soluzione condivise che superano gli schieramenti”. Questo è ciò che dichiara la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Manuela Ghizzoni prima firmataria dell’emendamento approvato a Montecitorio, grazie al quale “si permetterà alle università di non superare la soglia critica del 90% nel rapporto tra spese di personale e fondo di funzionamento ordinario. In questo modo, gli atenei potranno procedere a bandire concorsi e fare assunzioni. Insomma le porte dell’università non si chiuderanno ai giovani di talento che porteranno innovazione nella ricerca e nella didattica”.

    “È un fatto molto positivo che tale emendamento presentato dal PD sia stato approvato da parte della Camera e accettato della maggioranza. – aggiungono Marco Meloni e Maria Chiara Carrozza, rispettivamente responsabile in segreteria nazionale e Presidente del Forum su Università e Ricerca del Partito Democratico – Questo consentirà agli atenei virtuosi di non incorrere nel blocco del reclutamento dei ricercatori e lo svolgimento ordinario delle attività a istituzioni che hanno la necessità primaria di attenersi ai propri programmi di sviluppo, nel rispetto delle compatibilità finanziarie. È inoltre un intervento di buon senso, che ci auguriamo abbia effetti positivi sull’iter del ddl Gelmini all’esame del Parlamento. Dobbiamo, infatti fare in modo che gli obiettivi della riforma non siano condizionati dal mantenimento dei tagli previsti, che ridurrebbero di 1 miliardo di euro, entro il 2013, le risorse per il funzionamento dell’università. Occorre rovesciare l’impostazione, definire gli obiettivi del Paese – più laureati, più specializzazione, più ricercatori – e allocare in questa direzione tutte le risorse necessarie per rilanciare l’università come luogo centrale della ricerca e strumento decisivo per far ripartire l’Italia. Crediamo che sia necessario intervenire in modo radicale per modificare l’assetto complessivo del disegno di legge. Tuttavia, se il governo cambierà rotta e seguirà questa impostazione, troverà nel PD un interlocutore pronto a entrare nel merito della riforma, senza pregiudiziali e con l’obiettivo unico di promuovere l’interesse generale del Paese”.

    Sull’emergenza ricerca interviene anche Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria nazionale del Pd, e Marco Meloni, responsabile Università e Ricerca, in un intervento pubblicato sul sito http://www.partitodemocratico.it. “In Italia, siamo in presenza di una vera e propria emergenza ricerca, che incrocia ed esaspera gli effetti della crisi economica sull’impresa e sul lavoro. Se un numero ormai impressionante di grandi gruppi industriali ad alta tecnologia – ultima in ordine di tempo Glaxo – decide di dismettere i propri investimenti in Italia è perché è sempre più drammaticamente evidente l’assenza di una politica industriale, di una politica per la ricerca e per l’innovazione. Il governo e il ministro Scajola hanno lasciato appassire Industria 2015, sperperando i finanziamenti in Alitalia. Hanno svuotato, con il click day, i più potenti incentivi per la ricerca e l’innovazione disponibili in Europa. Hanno tagliato i finanziamenti a importanti enti di ricerca lasciando invece volare la spesa per acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni. Rischiamo ora di ritrovarci un esercito di ricercatori disoccupati. Il governo presenti in Parlamento una strategia di politica industriale – dicono ancora Fassina e Meloni –. Il Pd farà la sua parte anche per trovare le risorse per realizzarla. Intanto, venga ripristinato il credito di imposta per le spese in ricerca ed innovazione. Infine: ripartiamo dal capitale umano, utilizzando la riforma dell’Università, per fare degli atenei italiani il cuore pulsante del sistema nazionale della ricerca”.

    Ma la situazione generale delle Università resta critica a causa dei tagli in diverse regioni. In particolare quelli nelle Scuole di specializzazione medica presso le Università di Udine e di Trieste predisposti dal Ministero della Salute che penalizzano in maniera sproporzionata la regione Friuli Venezia Giulia. Lo affermano in una interrogazione al ministro dell’Istruzione Università, Ricerca e Salute, i senatori del Partito Democratico Tamara Blazina, Carlo Pegorer e Flavio Pertoldi. I tagli in questione, confermati dalle dichiarazione dei rispettivi Rettori e dai Presidi delle facoltà di medicina, arrivano dopo quelli imposti l’anno scorso, che hanno già indebolito il sistema complessivo regionale, che si vede ora sottrarre alcune delle scuole di eccellenza (Chirurgia plastica, Dermatologia, Medicina dello sport …). Le due Università hanno già predisposto, insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia, un piano virtuoso improntato alla razionalizzazione con moltissime scuole che si sono federate ed hanno avviato la collaborazione con atenei stranieri. Tale piano, inserito in una visione strategica, (prefigurando così un unico polo formativo universitario della regione con un’ulteriore punto di eccellenza) è stato approvato dal Ministero dell’Università in quanto rispettava le linee strategiche di riforma, mentre è stato scartato dal Ministero della salute, che ha privilegiato altri Atenei. I senatori del Partito democratico chiedono quindi al Ministero della Salute in base a quali criteri abbia predisposto le nuove tabelle, che penalizzano in maniera sproporzionata la regione Friuli Venezia Giulia; se siano stati valutati adeguatamente gli effetti negativi che i nuovi tagli operati avranno sull’intero sistema della medicina nel territorio di riferimento, e se questi provvedimenti – concludono i senatori – non siano una violazione delle prerogative della Regione autonoma per quanto concerne la determinazione del fabbisogno formativo del proprio territorio.

    Università e ricerca sono la chiave per il futuro del nostro Paese e meritano investimenti strutturali e una programmazione rigorosa e ambiziosa degli interventi. Non certo l’improvvisazione del governo, che in questi due anni le ha considerate solo un costo da tagliare, utilizzando poi le risorse derivanti da altre operazioni discutibili – come lo scudo fiscale di Tremonti – per ridurre, peraltro solo lievemente, i miliardi di euro di tagli.

    http://www.partitodemocratico.it

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