politica italiana

Boom del grillini in Emilia Romagna: il candidato under 30 sfiora il 7%

Dopo l’astensionismo, piccola grande vittoria della cosiddetta “antipolitica” capitanata da Beppe Grillo: snobbato dai politici di razza, lontano da televisioni e giornali, il comico ha fatto a modo suo ed è sceso in piazza, quella reale e quella virtuale. I media non hanno prestato particolare attenzione al suo Movimento a cinque stelle ma in queste ore si profila un colpaccio. In Emilia è addirittura boom per il suo candidato Giovanni Favia, nato nel 1981, che vola al 7%.
«Sono soddisfatto ma sinceramente ce lo aspettavamo perchè ai nostri banchetti la gente si fermava e chiedeva mentre quelli del Pd e Pdl erano mezzi vuoti». Così Giovanni Favia, candidato alla presidenza della Regione Emilia Romagna per il Movimento 5 stelle-lista Grillo, commenta l’exploit elettorale che lo vede al 6,9% quando sono state scrutinate 3.698 sezioni su 4.513. «Il vero voto di protesta è quel 10% che non è andato a votare» prosegue Favia, precisando che «la gente ha visto che noi non siamo l’antipolitica, ma vogliamo fare la politica vera e lo possiamo fare anche all’opposizione». Quanto ad una possibile alleanza di governo con Vasco Errani, Favia spiega «da parte sua la proposta non c’è e se ci fosse non sarebbe giusto perchè noi abbiamo corso da soli». «Quando saremo alla Camera e al Senato – conclude Favia – sarà il coronamento». Non è un caso, dice Favia, che il successo del Movimento cinque stelle sia arrivato in Emilia-Romagna e non altrove: «Non basta una stellina di Grillo sullo stemma per prendere voti, se la proposta politica non è all’altezza i cittadini se ne accorgono». Vestito, come aveva promesso, da ‘Ienà (ma senza occhiali da sole), Favia ha confessato: «Un anno fa non avrei mai immaginato quello che è accaduto oggi». Ovvero prima l’elezione a sorpresa in Consiglio comunale a Bologna, poi il trionfo in Regione: «Tre anni fa entrai in un bar dove c’era una piccola assemblea di matti fan di Beppe Grillo, lì è iniziato tutto». Ora, ha raccontato, «ho realizzato un sogno: non capisco cosa sta accadendo, mi gira un pò la testa».

I voti di Grillo pesano soprattutto sul centrosinistra dove Mercedes Bresso in Piemonte sta lottando sul filo del fotofinish con Roberto Cota. E dove proprio Grillo si è speso strenuamente in favore del movimento no Tav. Le liste del movimento sono state presentate in: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Campania. Al momento il candidato in Lombardia Vito Claudio Crimi è al 2,3%; in Piemonte Davide Bono è al 3,4%; in Veneto David Borrelli è al 2,6%; in Emilia Romagna Giovanni Favia è al 6,9%; in Campania Roberto Fico all’1,6%.

Il programma del movimento fu lanciato a ottobre del 2009 con una forte impronta ecologista e antipartitica. Cardini del Grillo-pensiero sono: l’abolizione delle province, l’accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti, l’abolizione del Lodo Alfano, l’eliminazione dei privilegi per i parlamentari per i quali prevede solo due mandati. Il suo cavallo di battaglia è la non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati. In più massima trasparenza attraverso il web con una forma di partecipazione diretta on line.

Una discesa in campo, quella di Grillo, non in prima persona ma preparata a lungo con i suoi V day dove V sta per vaffanculo: il primo l’8 settembre del 2007 nelle piazze italiane per dire no ai parlamentari condannati, no al superamento delle due legislature per i parlamentari, no ai candidati scelti dalle segreterie di partito.

Grillo inizia la sua avventura senza curarsi di nessuno, senza puntare a stringere alleanze, solo con la forza del web dal quale organizza e unisce i ragazzi dei meet up che si muovono sul territorio in nome del comico. Il primo v day galvanizza Grillo che ne organizza un secondo, questa volta contro l’informazione, il 25 aprile del 2008, scegliendo Bologna come location: la mission è quella di dichiarare guerra al finanziamento pubblico ai giornali. Posizioni che lo rendono sempre più isolato, soprattutto dopo i numerosi attacchi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sintomo di una forte insofferenza per un sistema che vorrebbe demolire come recita il suo ‘mottò: «Loro non si arrenderanno mai, noi nemmeno». Accusato di populismo, demagogia, qualunquismo, indicato come arruffapopoli, inviso alla destra come alla sinistra, vicino – se così si può dire – soltanto ad Antonio Di Pietro, Grillo sembra aver vinto oggi la sua scommessa.
L’Unità 29.03.10

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Da Repubblica.it

    Le liste di Grillo sfondano a sinistra 7% in Emilia, decisive in Piemonte
    Il movimento promosso dallo showman supera il 3% nelle cinque Regioni in cui era in corsa Sonia Alfano: “Siamo di centrosinistra, non è colpa nostra se la Bresso ha perso” Nei centri della Valsusa, cuore della protesta no-Tav, la sigla raccoglie il 30%, di CARMELO LOPAPA

    Si fa presto a dire il vento dell´anticasta. C´è tanta protesta, certo, ma forse anche voglia di nuovo, di “politica 2.0” dietro il successo imprevisto del Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo. Presenti in cinque regioni (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia e Campania) i candidati del web-predicatore hanno sfondato dove il 2, dove il 3 fin quasi al 7-boom in Emilia. Determinanti alla fine, col 3,4 per cento, per la sconfitta al fotofinish della Bresso in Piemonte. Grillo glissa: «Trionfo? Non conosco i dati, stavo dormendo».
    «Siamo di centrosinistra, ovvio» dice l´eurodeputata grillina Sonia Alfano. Ma pur recuperando parecchi voti di protesta, è proprio ai partiti di centrosinistra che il Movimento ha rosicchiato voti. E a pagare i costi più alti, quasi un paradosso, è proprio il partito politico più vicino a Grillo. L´Italia dei valori, che pure ha ottenuto un ottimo risultato, ha subito uno stop nelle regioni in cui il Movimento si è presentato. Non è un trionfo ovunque: in Campania l´1,6 per cento, ma in Lombardia il candidato Vito Claudio Crimi raggiunge il 2,3, in Piemonte Davide Bono il 3,4, in Veneto David Borrelli il 2,6, fino al piccolo trionfo emiliano di Giovanni Favia col 6,9. Soglia di sbarramento del 4 per cento (in vigore per politiche ed europee) superato solo in Emilia Romagna, vero. Ma il movimento non ha avuto alcuna spinta sui media. Si è autoalimentato sul web, trainato dai soli proclami del tribuno Grillo. Il comico ha battuto in campagna elettorale le piazze delle città e quelle della rete.
    Un cammino in crescendo, quello del movimento. Nato l´8 settembre 2007 nella piazza del Vaffa-day di Bologna, alimentato dalla rete dei ragazzi dei meet up. Consolidato con la piazza del 25 aprile 2008. Tempestato infine dalle polemiche dopo gli attacchi di Grillo al presidente Napolitano. Un dato spicca su altri. In Piemonte, nei centri della protesta No Tav, la lista del Movimento 5 Stelle di Davide Bono ha raccolto poco meno del 30 per cento. Un elettore su tre. Non a caso, dato che Grillo e i suoi hanno sposato fin dal primo momento la battaglia dei centri della Valsusa contro il passaggio dell´alta velocità Torino-Lione. «Non siamo guastafeste. Siamo i delusi di una politica lontana dai cittadini» dice Davide Bono. Non una vittoria dell´antipolitica, sostiene l´eurodeputata Alfano, ma «di una politica diversa, a misura dei cittadini: se il centrosinistra ha perso non è certo per colpa nostra, ma per le sue incapacità». E ora, annuncia la parlamentare, «nuova organizzazione, sempre dal basso, ma capillare, territoriale». Terreno di caccia, la prateria dei milioni di astenuti.

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