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Ghizzoni: “L’antifascismo e la Resistenza non si cancellano dai curricula scolastici”

L’on. Manuela Ghizzoni interviene sulle indicazioni di studio del ministero per le classi quinte.
“È gravissimo che le indicazioni di studio per i licei non prevedano esplicitamente lo studio della Resistenza e dell’Antifascismo – commenta allarmata la parlamentare Manuela Ghizzoni, riprendendo la notizia apparsa su alcuni organi di stampa – Il ministero ritiene che quando si affronta il Novecento ci si debba limitare a studiare ‘la formazione e le tappe dell’Italia repubblicana’, come se la nostra Repubblica e la nostra Costituzione fossero sbocciate dal nulla”.
“Non si può comprendere la nostra Costituzione limitandosi al confronto con la ‘Magna Carta Libertatum’ come indicano da viale Trastevere. È già di per sé sconfortante che qualcuno al ministero abbia pensato che riferimenti precisi all’Antifascismo e alla Resistenza non abbiano valore didattico, civile ed educativo– ha aggiunto Ghizzoni – ma pensare che nemmeno il Ministro ritenga che ciò abbia valore politico è allarmante”.

“Non si può replicare con una scialba nota burocratica come ha fatto il ministero alle critiche delle associazioni partigiane. Ci aspettiamo dalla Gelmini – ha concluso l’on. Ghizzoni – un chiarimento e una ferma posizione che ricordi a tutti che la nostra Repubblica e la nostra Costituzione nascono dalla Resistenza e dall’Antifascismo, perché ogni silenzio apparirebbe inevitabilmente come un avvallo a posizioni che di fatto implicano la cancellazione dello studio della storia migliore del nostro Paese”.

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Nei programmi scolastici scompare la Resistenza

Nei nuovi programmi dei licei non si fa alcun cenno esplicito alla Resistenza. Opposizione e sindacati protestano, il ministero dell’Istruzione assicura che se ne parlerà nel corso dello studio della seconda guerra mondiale. “È grave – afferma il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo – che nelle indicazioni nazionali di storia, per l’ultimo anno dei licei, non ci sia la Resistenza che è stata uno straordinario movimento di massa contro il fascismo e che ha ispirato i contenuti della nostra Costituzione”. Nella bozza delle Indicazioni nazionali per i licei si legge che l’ultimo anno è dedicato allo studio dell’epoca contemporanea. E si precisa: “nella costruzione dei percorsi didattici non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici: l’inizio della società di massa in Occidente; l’età giolittiana; la prima guerra mondiale; le rivoluzioni russe e l’Urss da Lenin a Stalin; la crisi del dopoguerra; il fascismo; la crisi del ’29 e le sue conseguenze negli Stati Uniti e nel mondo; il nazismo; la shoah e gli altri genocidi del XX secolo; la seconda guerra mondiale; la ‘guerra fredda: il confronto ideologico tra democrazia e comunismo; l’aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico: l’Onu; la formazione e le tappe dell’Italia repubblicana”.

La parola Resistenza non compare come pure assenti sono Antifascismo e Liberazione. “È gravissimo – afferma Manuela Ghizzoni, capogruppo in Commissione istruzione alla Camera per il Pd – che le indicazioni di studio per i licei non prevedano esplicitamente lo studio della Resistenza e dell’Antifascismo. Il ministero ritiene che quando si affronta il Novecento ci si debba limitare a studiare ‘la formazione e le tappe dell’Italia repubblicanà, come se la nostra Repubblica e la nostra Costituzione fossero sbocciate dal nulla”.”È già di per se sconfortante che qualcuno al ministero abbia pensato che riferimenti precisi all’Antifascismo e alla Resistenza non abbiano valore didattico, civile ed educativo – aggiunge – ma pensare che nemmeno il Ministro ritenga che ciò abbia valore politico è allarmante”. Ghizzoni invita quindi a un chiarimento la Gelmini “perch‚ ogni silenzio apparirebbe inevitabilmente come un avvallo a posizioni che di fatto implicano la cancellazione dello studio della storia migliore del nostro Paese”.

Da viale Trastevere una risposta è già arrivata. In una nota si assicura che è destituita di “qualsiasi fondamento” la notizia secondo la quale nei programmi scolastici sarebbe stato ridimensionato lo studio della Resistenza. “Lo studio della Resistenza è importante – dice il ministero – ed è previsto dalle nuove Indicazioni nazionali, nell’ambito della storia della seconda guerra mondiale e della nascita della Repubblica. La Resistenza dunque continuerà ad essere affrontata dagli studenti come momento significativo della storia d’Italia”. Intanto, però, il sindacato chiede di mettere nero su bianco. “Domani ci sarà un incontro specifico, presso il ministero dell’ Istruzione, sulle indicazioni nazionali dei licei e in quella sede – annuncia il leader della Flc-Cgil – chiederemo che ci sia un riferimento esplicito al valore della resistenza”.
www.unita.it

3 Commenti

  1. La Redazione dice

    Da Repubblica del 31.03.10

    Nel programma scolastico del Ministero viene saltata. Scoppia la polemica
    Il consigliere della Gelmini, Max Bruschi: “Era sottintesa” La ‘Resistenza’ c’è ma non si vedeE la parola scompare dai licei, DI SIMONETTA FIORI

    LA RESISTENZA non c’è. La si cerca invano nel programma di storia per l’ultimo anno dei licei. Ecco il fascismo. Poi la crisi del ’29 e le sue conseguenze nel mondo. Il nazismo. La shoah e gli altri genocidi del XX secolo. La seconda guerra mondiale. Ecco, forse arriva ora la guerra partigiana. No, a seguire c’è la guerra fredda, il confronto ideologico tra democrazia e comunismo. Ed ancora, l’Onu. Siamo troppo avanti, bisogna tornare alla riga precedente: ma dov’è la Resistenza?

    Non si vede. Si prova a domandarlo al consigliere del ministro Gelmini, Max Bruschi, che reagisce: «Ma non ha letto qui, dopo la voce Onu? È ben esplicitato: Formazione e tappe dell’Italia Repubblicana. Naturalmente è sottintesa la Resistenza. L’abbiamo inclusa senza citarla tra i capitoli fondativi della storia repubblicana. È un modo per rafforzarla, no?».

    Al ministero della Pubblica Istruzione non capiscono le reazioni provocate dalla cancellazione della parola Resistenza dai curricola scolastici dei licei. «Come se la Costituzione e la nostra Repubblica fossero sbocciate dal nulla», protesta Manuela Gizzoni, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione alla Camera. Bruschi liquida come “pretestuose” le polemiche. «Le assicuro che non c’è da parte nostra nessuna intenzione di cancellare quella esperienza storica, tutt’altro». In mattinata una nota del Miur aveva definito “priva di fondamento” la notizia riportata da Italia Oggi secondo cui l’insegnamento della Resistenza a scuola sarebbe stato ridimensionato. «La Resistenza continuerà ad essere affrontata come momento significativo della storia d’Italia». Punto e basta.

    Scusi l’insistenza, dottor Bruschi, ma se è “un momento significativo della storia d’Italia” perché non nominarla esplicitamente nel programma scolastico? «Forse che indichiamo esplicitamente la prima guerra d’indipendenza quando si parla di Risorgimento?». Ma le sembra un paragone appropriato? Stiamo parlando di un passaggio fondamentale dell’Italia democratica che è stato oggetto nell’ultimo quindicennio di un tentativo storico-politico di liquidazione: quando avete steso il programma, ve ne siete dimenticati? «Eh, ma quanta suscettibilità. Noi non volevano urtare la sensibilità di nessuno. Ripeto: nessuna esclusione ideologica. Se è un problema, non abbiamo alcuna difficoltà a indicare esplicitamente la Resistenza nei programmi scolastici. Per noi era scontato. Sarebbe come insegnare la matematica senza le tabelline». Ovvio, no?

  2. Cara Maria Laura,
    pur non essendo una contemporaneista (come forse saprai, a parte questa parentesi politica, mi occupo di storia medievale come ricercatrice a Bologna), ho letto, benché velocemente, le indicazioni del ministero, e posso comprendere le tue critiche su una certa ‘pressapocaggine’ ministeriale e su una visione ombelicale della storia contemporanea. Tuttavia, io sono intervenuta nella mia attuale veste di parlamentare e mi interessava mettere a fuoco un altro punto che ritengo abbia rilevanza tutta politica: dopo anni in cui si è detto che nelle classi quinte si deve studiare il Novecento e avere attenzione per la nostra storia, non può sparire nel nulla il riferimento alla Resistenza e all’antifascismo, soprattutto alla luce del voto contrario che l’allora opposizione (ora maggioranza) espresse su una risoluzione in Commisisone sul Giorno della memoria poiché nel testo si faceva riferimetno alle radici della Costituzione nell’Antifascismo e nella Resistenza.

    Comprendo anche io che può apparire solo un’appendice ad un documento pieno di limiti (e su questo approfondirò volentieri con te la discussione, quando ci sarà l’occasione, certa che potrai rendermi edotta del dibattito nazionale e internazionale), ma io ero e sono interessata a sottolineare questa assenza, non solo per la rilevanza storica della Resistenza e dell’antifascismo, ma perché quella storia è portatrice di valori e ideali preziosi e certamente utili per consentire ai ragazzi di interpretare e comprendere anche le grandi trasformazioni sopranazionali.
    A presto e buone cose
    Manuela

  3. Carissima, ho appena ricevuto una “velina” del PD di Modena con la tua reazione alle Nuove Indicazioni ministeriali sulla storia che ritrovo anche qui. Mi permetto di dissentire. Ciò che in quelle indicazioni è grave, vecchio e “di destra” è l’arretratezza storiografica, la totale assenza di una dimensione mondiale degna di questo nome, l’assenza di ogni riflessione colta dietro un canone povero, arbitario, retrogrado, assai simile all’indice di un Bignami. In tale contesto, l’assenza di riferimenti alla Resistenza non mi pare il punto chiave e ritengo che, rivendicandone l’inserimento, ci poniamo sul loro stesso piano. Sono una militante del PD, ma sono anche un’insegnante di storia, dirigo il Laboratorio Nazionale per la Didattica della Storia e frequento abitualmente consessi internazionali dedicati alla didattica della storia. Vorrei poter tenere insieme serenamente queste anime e vedere il PD porsi su posizioni meno arretrate.
    Sono appena tornata dal congresso annuale di Euroclio, tenutosi quest’anno a Nimega; anche in Olanda tira un forte vento di destra e anche là il governo tenta di fissare un canone vecchio e povero. Euroclio lo combatte spostando il piano del discorso, indirizzando l’attenzione sulle grandi trasformazioni sovranazionali (v. progetto Historiana), non giustapponendogli un canone altrettanto vecchio, soltanto fatto di contenuti diversi.
    Vivendo a Modena (dopo aver lavorato per tanti anni a Carpi) spero che avremo occasione di approfondire il discorso.

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