Giorno: 15 dicembre 2010

"Prima e dopo la fiducia, è un governo da bocciare comunque", di Paolo Andruccioli

La finanziaria conferma i tagli agli Enti Locali. Risultano quasi del tutto assenti misure per lo sviluppo. Tagli lineari e niente investimento sul futuro. Intanto il debito pubblico aumenta, e il sistema fiscale è sempre più iniquo e sbilanciato. La finanziaria non si chiama più così. Ora si chiama Legge di Stabilità. Ma è una definizione che in questa situazione politica da operetta suona come una parolaccia per tutti quelli che riescono ancora a credere in qualcosa oltre il potere mefitico dei trenta denari. Così è finita la Seconda Repubblica, ma il governo del tycoon rimane incollato alle sue poltrone permettendo così ai suoi ministri di proseguire nella loro opera da guastatori. I primi effetti del voto di fiducia, oltre al varo (istituzionalmente obbligato) della Legge di Stabilità, saranno infatti il varo della riforma Gelmini e la cancellazione dello Statuto dei lavoratori, progetto su cui il ministro Sacconi ha investito ormai tutta la sua carriera politica. La Legge di Stabilità e tutto il blocco delle politiche economiche e del lavoro del centrodestra (che equivale a …

PD: Polidori non convince. Ora CEPU non diventi università.

Dichiarazione di Marco Meloni, Responsabile Università e ricerca segreteria PD. Tra le conversioni dell’ultimora che hanno consentito al governo Berlusconi di prolungare per qualche tempo la sua agonia, c’è anche il caso dell’On. Catia Polidori, che pochi giorni fa assicurava la compattezza del gruppo di FLI sulla sfiducia, per poi cedere a un’illuminazione notturna. Oggi l’on. Polidori dichiara di non avere nulla a che fare con CEPU. Ne prendiamo atto, e potrebbe anche darsi che la sua scelta non sia stata condizionata, come avvenuto per altri suoi colleghi, dai vergognosi episodi corruttivi che giustamente suscitano scandalo e indignazione. Per smentire però qualsiasi dubbio il governo ha davanti a sé una sola strada: cancelli l’incredibile previsione, contenuta nelle Linee di programmazione del sistema universitario 2010-2012, che consentirebbe alle università telematiche, su loro richiesta, di trasformarsi in vere e proprie università, e inserisca nel DDL Gelmini norme che impediscano una simile prospettiva. Sarebbe l’unica conseguenza positiva determinata dai tristi episodi di queste ore. E’ una richiesta che rivolgiamo al governo anche nel caso in cui questo regalo, …

"Con il Quirinale dovrà usare la giusta misura", di Michele Ainis

Il governo ha vinto, il governo ha perso. Tre voti in più degli avversari bastano a evitargli lo sfratto da palazzo Chigi; due voti in meno rispetto all’asticella della maggioranza assoluta lo trasformano, tecnicamente, in un governo di minoranza. Significa che a questo punto il gabinetto Berlusconi ha tutto il diritto di governare, ma non ne ha più il potere. A meno che, strada facendo, non sia capace di riconquistarlo. Come? Con la politica, certo; ma anche con una diversa strategia istituzionale. Dopotutto il potere del governo dipende dai suoi rapporti con gli altri poteri dello Stato. Col Quirinale, in primo luogo. Davvero questi tre anni d’esperienza non hanno niente da insegnare a Berlusconi? La popolarità di Giorgio Napolitano è almeno doppia rispetto a quella del presidente del Consiglio; e certo quest’ultimo non ha tratto vantaggio dal suo repertorio di freddezze, scortesie, sgarbi più o meno plateali nei riguardi del Colle. Senza dire che il capo dello Stato è il timoniere delle crisi: un governo in condizione di pre-crisi permanente avrebbe tutto l’interesse a conservarne …

"La partita comincia ora", di Ezio Mauro

Con tre voti di maggioranza, strappati in extremis ai finiani nell´ultima compravendita notturna, Berlusconi rimane a Palazzo Chigi. Ma per fare che cosa? Quel margine precario, appeso a mille promesse impossibili, nel giorno per giorno non consentirà al Premier di far approvare più nulla. Ma a Berlusconi i voti non servono per governare: gli servono per comandare. Ieri li ha avuti, e tanto gli basta. La politica può aspettare, il Paese anche. Per il Cavaliere era più importante la prova di forza con Fini, sulla fiducia. L´ha vinta e, letteralmente, questa vittoria per lui non ha prezzo. Ma da oggi, l´opposizione conta un partito in più, e comperando i pontieri il Premier ha divorato anche l´ultimo ponte coi finiani. L´unico modo per sopravvivere davvero alla vittoria di ieri, è allargare la maggioranza all´Udc. Ma Casini non ha alcuna convenienza a cambiare una linea costruita negli anni, e dirà di no. La Lega aspetta di intascare il federalismo, e dà i 30 giorni a Berlusconi. O riesce a catturare Casini, o si andrà al voto. Dunque …

"Un Paese sconfitto" di Concita De Gregorio

Da dove vogliamo cominciare? Dai leghisti in aula avvolti nel Tricolore o dalle auto in fiamme e i novanta feriti nel centro di Roma, dagli pseudo manifestanti che difendono l’idv «Scilipoti dallo strapotere delle banche» e plaudono al suo sostegno al governo e alla sua liberazione dal bisogno o da quegli altri (manifestanti?) che tranquillizzano proteggendolo col braccio il finanziere che in strada impugna la pistola? O forse dalla fine, dal bacio di Berlusconi a Casini e quel che racconta e promette? Il governo ottiene la maggioranza alla Camera per tre voti 311 a 314 e da qualunque parte la si guardi, la giornata campale di ieri, da qualunque fotogramma si decida di partire è una giornata cupa, grottesca, ridicola, misera, a tratti tragica: in strada tragica. È la giornata della sconfitta: la giornata che segna la sconfitta della politica intesa come confronto di idee e di progetti, l’unico modo lecito di intenderla, la sconfitta di un paese che esibisce al mondo intero come successo la tenuta di un governo che compra col denaro e …

"Violenza annunciata", Giuseppe D'Avanzo

La violenza, alla fine, è diventata l´unica realtà di una giornata che ha visto manifestare a Roma gli aquilani senza ricostruzione, i napoletani senza diritto alla salute, minacciati da tonnellate di rifiuti, e soprattutto – in decine e decine di migliaia – gli studenti senza futuro, agitati dalla riforma Gelmini. Una rappresentazione dunque del disagio, dell´insicurezza di un Paese che non riesce più a farsi ascoltare, che non trova più alcuna linea di condivisione tra se stesso e chi lo governa; un Paese abbandonato, dimenticato, smarrito nelle nebbie di un illusionismo mediatico che riscrive la realtà reinventandola con una narrazione spettacolare dove l´Aquila è stata già ricostruita. Napoli è stata già pulita; scuola, università e ricerca sono state già risanate dalle innovazioni del ministro. Il racconto autocelebrativo e bugiardo semina in chi lo subisce – e, subendolo, è ridotto al silenzio – rancore, risentimento, rabbia. Sentimenti che in questi lunghi mesi – per Napoli e L´Aquila, anni – sono rimasti freddi, sotto controllo e non hanno mai prodotto brutalità perché lucida è la consapevolezza che …

"Un muro tra il Palazzo e la strada", di Miguel Gotor

Il fatidico 14 dicembre consegna uno scenario prevedibile, quello di un “governo Cepu” costretto a tirare a campare, almeno fino al pronunciamento della Consulta. Piuttosto la novità è un’altra ed è giunta inattesa: Roma è stata messa a ferro e fuoco e vive ore che sembrano staccate da un album di fotografie del 1977. Con una differenza però: allora il bersaglio erano il Pci e i sindacati, la Democrazia cristiana e i fascisti, oggi lo è il Palazzo nella sua interezza come metafora della politica. I deputati, dopo il voto alla Camera sulla sfiducia al governo, sono rimasti asserragliati in Parlamento e purtroppo non esiste immagine più adatta per descrivere la situazione attuale. Certo, la crisi economica che si prolunga induce a radicalizzare il conflitto sociale. Certo, la mancanza di un gruppo parlamentare alla sinistra del PD in grado di offrire rappresentanza istituzionale a quanto di tumultuoso si agita nella società non fa che aumentare le difficoltà presenti, ricordandoci gli ultimi sciagurati effetti di un bipolarismo forzoso, imposto con l’inganno del voto utile. Ma il …