Giorno: 4 giugno 2011

"Si chiama libertà ma è capitalismo", di Lelio Demichelis

«I confini della libertà economica»: è questo il tema intrigante e ambivalente del Festival dell’Economia di Trento che si chiude domani. Dove la parola-chiave sembra appunto «confini» (fisici, etici, culturali): importante ieri ma ancor più oggi, dopo quest’ultima crisi (ancora in corso) provocata da una corrotta idea di libertà economica che ha aperto le porte alla speculazione e ai disastri attuali. Portando allo stesso tempo il capitalismo a conquistare un’egemonia (in senso gramsciano) ormai globale. E apparentemente inattaccabile. Ma cos’è questo neoliberismo imperante da trent’anni? Il termine e seguiamo l’analisi critica dell’inglese David Harvey in L’enigma del capitale si riferisce «ad un progetto di classe mascherato da una buona dose di retorica sulle libertà individuali, responsabilità personale e virtù della privatizzazione, del libero mercato e del libero scambio», progetto che ha legittimato politiche «mirate a ristabilire e a consolidare il potere della classe capitalista». Delocalizzazioni, deregolamentazione, privatizzazioni, indebolimento e divisione del sindacato, ma anche rete e (aggiungiamo) società del divertimento: il «partito di Wall Street» ha conquistato il potere. Producendo quello che Harvey chiama il …

"La porta stretta della sinistra", di Miguel Gotor

Gli esiti di queste elezioni lasciano intravedere l´esistenza di un passaggio stretto, ma percorribile, verso una nuova fase della politica italiana. Al netto della propaganda e delle forzature interpretative i risultati sono chiari e assegnano al Pd una responsabilità imprevista e uno spazio di agibilità politica inedito, alimentati non dai desideri o dalle speranze, ma dai nuovi equilibri usciti dalle urne, i soli che contano per davvero. Si è avuto uno “sconfitto mascherato”, ossia il terzismo attendista, formato da quanti auspicavano la contemporanea dissoluzione dei due poli e l´apertura di uno spazio al centro che raccogliesse contemporaneamente le due frane tanto agognate: quella di Berlusconi e dei democratici. E di conseguenza c´è stato anche un “vincitore oscurato”, il Pd, che vede accresciuto il suo ruolo di perno di una possibile alternativa all´attuale blocco di potere: dai suoi voti, ossia dal suo consenso popolare, volenti o nolenti, bisogna passare. Quali sono i processi di fondo che caratterizzano gli albori di questa originale fase politica e perché, se il vecchio sole tramonta, il nuovo fatica a nascere? …

"Le stragi dimenticate", di Lapo Pistelli

È difficile per un dirigente politico dover scegliere se affrontare la tragedia dell’affondamento del barcone di migranti al largo di Kerkennah con il realismo pessimista di chi analizza una sequenza di fatti o con la determinazione ideale di chi intende cambiare la realtà. È difficile soprattutto trovare la chiave per legare la durezza dell’oggi alle condizioni per un domani diverso. Il canale di Sicilia inghiotte da anni un tributo assurdo di vite umane che cercano in Europa un futuro che è impossibile costruire nei paesi di origine. Barconi improvvisati, manovre maldestre, gesti inumani degli scafisti hanno alimentato questa tomba d’acqua anche prima delle rivoluzione arabe, spesso nella indifferenza dei media e nello scarico di responsabilità fra i paesi rivieraschi. Una situazione insostenibile che i fatti del 2011 hanno moltiplicato. Da un lato, il collasso delle autorità preposte al controllo delle frontiere, dall’altro la gestione cinica di una pressione migratoria usata come strumento di ricatto e di conflitto hanno intensificato una pressione verso la quale l’Europa, la politica restano ostinatamente sorde e cieche. Ogni strage genera …

"La Gelmini ritiri il test sulla seconda lingua", di Salvo Intravaia

Rivolta dei presidi delle medie. “No a un´altra prova scritta obbligatoria, esame a rischio”. Bufera sugli esami di terza media. A meno di tre settimane dal loro avvio, il ministero dell´Istruzione emana una circolare che, contrariamente agli anni precedenti, impone alle scuole di organizzare una prova scritta autonoma per la seconda lingua comunitaria. E i presidi insorgono. Al ministro Mariastella Gelmini fanno sapere forte e chiaro che non ci stanno. Sostengono che le scuole potrebbero andare incontro a difficoltà per una prova alla quale non sono stati preparati per tempo. A scendere in campo contro la circolare del 26 maggio è la più importante associazione di dirigenti scolastici italiana: l´Anp. Con una lettera inviata al ministero di viale Trastevere lo scorso primo giugno, l´Associazione nazionale presidi chiede il ritiro del documento. «Si chiede – si legge nella lettera firmata dal presidente, Giorgio Rembado – di valutare l´opportunità di diramare una nota integrativa che consenta agli istituti scolastici di gestire l´esame di Stato 2010/11 secondo le deliberazioni già assunte dai rispettivi collegi docenti». Il perché è …

"Un paese che studia poco", di Luigi Berlinguer

La recente indagine Istat non va superficialmente archiviata. Sono d’accordo con coloro che definiscono quei numeri «una lezione per la politica» perché rivelano moti e patologie profonde della nostra società. Quel rapporto è un grido d’allarme sullo spreco di risorse e uan sfida sociale. Tra gli altri aspetti, quello che personalmente mi preoccupa di più riguarda la “questione sociale” dell’istruzione che va insieme alla “questione economica”. Liberiamo il campo dalla passione per l’ovvio, ribadendo che la cultura è un bene in sé, che non si studia per produrre ma per sapere e, infine, che una società senza cultura non ha civiltà. La cultura realizza la persona, attraverso lo studio dell’interessato. Sì, l’intero campo di scienze e cultura sono prima di tutto no profit. Tale architrave, però, non è scalfito se si aggiunge la certezza che, se in un paese si studia di più, crescono redditi e Pil. Non significa infatti che lo studio debba essere schiacciato sul Pil. Ma, allo stesso tempo, non si può non essere profondamente soddisfatti se l’aumento delle risorse per studio …

"Fincantieri ritira il piano industriale, stop agli esuberi", di Valentina Conte

«Se queste sono le richieste, allora ritiriamo il piano industriale». Sono passate da poco le 13 e Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, cede «per esorcizzare le tensioni», dice. Un applauso liberatorio esplode come un boato nel corteo dei duemila lavoratori arrivati a Roma da tutta Italia e bloccati a pochi metri dall´Arco di Costantino da decine di agenti in tenuta antisommossa. Il Colosseo sullo sfondo, il cellulare in mano per avvertire le famiglie, una Roma assolata nel ponte di festa. E un unico grido: «Lavoro, lavoro». Per ora, niente chiusure dei cantieri di Sestri Ponente e Castellammare di Stabia. Nessun ridimensionamento di Riva Trigoso. E, soprattutto, salvi i 2.551 posti di lavoro in esubero. Per ora. «Il piano presentato nei giorni scorsi non era una novità per nessuno», si difende Bono, spiegando le ragioni del ritiro. «Sono una persona che si assume le proprie responsabilità, ma con gli attacchi subiti da tutte le parti, da destra e sinistra, anche la mia forza viene meno». Il tavolo tra governo, azienda e sindacati dura una mezz´ora. …