Giorno: 14 Giugno 2011

"La primavera dei giovani", di Gabriele Romagnoli

C´è qualcosa di nuovo, anzi di scontato, nella politica italiana: il fattore giovanile. Gioventù nelle campagne elettorali, gioventù al voto, gioventù nelle piazze a festeggiare i risultati. Non era sempre stata una protagonista, il motore dei cambiamenti? E dov´era finita? Prima di cercare la risposta bisogna fare una premessa. non è che i giovani sono geniali quando vince la sinistra e rimbambiti quando vince la destra. C´è un pendolo dell´inevitabile, ma c´è anche qualcosa di inedito che va cercato nel qui e ora e aiuta a capire che cosa è successo. Quel che è inevitabile è uno spostamento. A molti, al netto delle illusioni, è parso che soltanto il ricambio generazionale potesse favorire un diverso flusso delle opinioni e dei voti. Se dal ‘94 a oggi il blocco che fa capo a Silvio Berlusconi, variamente accompagnato, ha sempre sfiorato o superato la maggioranza, nonostante la palese incapacità di mantenere le promesse e lo spasmodico impegno nel martoriare il corpo delle leggi, la sola spiegazione è l´esistenza di un altrettanto solido blocco di elettori: anestetizzati, indifferenti, …

I «disobbedienti» del centrodestra, di Gian Antonio Stella

«Decido io» , diceva Silvio Berlusconi. «Decido io» , diceva Umberto Bossi. E per una vita la parola dei rispettivi Capi, per i militanti dei due partiti, era davvero definitiva: «Lo ha detto Lui» . Fine. Da ieri non è più così: il Centralismo carismatico di Silvio e dell’Umberto, per la prima volta, perde i pezzi. Capiamoci, i due leader tengono ancora in mano saldamente i movimenti che hanno fondato. Ed era ovvio che il messaggio del Cavaliere dopo il secondo ceffone in un paio di settimane fosse quello di ribadire: io sono il perno, non ho alternative. Lo fa da sempre. Fin da quando nel ’ 95, scottato dal «ribaltone» della Lega, liquidò brusco le insofferenze e i dubbi di chi gli stava intorno: «Decido io. Il capo del Polo sono io. Chi ci sta ci sta, chi non ci sta va fuori» . Principio ribadito più volte: «Il leader di una coalizione è colui che ha più voti, il resto è poesia» . «Sono insostituibile» . «La premiership è mia, punto e basta» …

"Non è un miracolo", di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante

«Pronti a vincere di nuovo », recitava uno striscione di Legambiente visto nelle piazze referendarie, richiamando i plebisciti antinucleari del 1987. Così è andata e in apparenza è stato un miracolo, un grande colpo di scena. Dopo 16 anni di referendum falliti sempre più rovinosamente, questo voto ha rovesciato un trend che sembrava inarrestabile, oltretutto avvalorato dall’astensionismo crescente in tutte le elezioni. In apparenza è stato un miracolo, nella sostanza invece è stata una conferma. La conferma che nella storia repubblicana i cambi di stagione sono spesso annunciati da eventi referendari: nel 1974 il divorzio, nel ’91 i referendum elettorali, ora l’acqua pubblica e il no al nucleare. Tutte svolte promosse da outsider politici e sociali – i radicali, Segni, i movimenti contro la privatizzazione dell’acqua e gli ambientalisti oltre allo stesso Di Pietro –, e che mai hanno visto le rappresentanze “generaliste”, grandi partiti e sindacati, come protagonisti. Anche i referendum di domenica e lunedì segnano un passaggio di stagione, più ancora delle elezioni di Milano e di Napoli. Oggi può cominciare per l’Italia …

"Il flauto magico spezzato", di Ezio Mauro

Il flauto magico si è spezzato, gli italiani dopo vent´anni rifiutano di seguire la musica di Berlusconi. Quattro leggi volute dal premier – una addirittura costruita con le sue mani per procurarsi uno scudo che lo riparasse dai processi in corso – sono state bocciate da una valanga di “sì” nei referendum abrogativi che hanno portato quasi 27 milioni di italiani alle urne. E la partecipazione è il vero risultato politico di questo voto. Berlusconi, come Craxi, aveva invitato gli italiani a non votare, andando al mare, e gli italiani gli hanno risposto con una giornata di disobbedienza nazionale scegliendo in massa le urne, dopo quindici anni in cui i referendum non avevano mai raggiunto il quorum. Una ribellione diffusa e consapevole, che dopo la sconfitta della destra nelle grandi città accelera la fine del berlusconismo, ormai arenato e svuotato di ogni energia politica, e soprattutto cambia la forma della politica nel nostro Paese. L´uomo che evocava il popolo contro le istituzioni, contro gli organismi di garanzia, contro la magistratura, è stato bocciato dal popolo …