Giorno: 13 novembre 2011

"I 42 mesi che non cambiarono l'Italia", di Mattia Feltri

La storia del IV governo di Silvio Berlusconi è la storia di un’occasione buttata. Era una prateria, non un Parlamento, quello che il premier si trovò davanti il 14 maggio del 2008 quando ottenne alla Camera una copiosa fiducia di sessanta deputati, 335 a 275. Di comunisti non ce n’erano. Fatti fuori dai loro stessi fallimenti, dalla legge elettorale e dal sistema di alleanze voluto dal candidato di sinistra, Walter Veltroni. C’era un’aria di pacificazione, persino la speranza che sarebbe stata una legislatura costituente, di passaggio a un bipolarismo meno farabutto. Berlusconi e Veltroni si stringevano la mano in aula e si davano appuntamento per pranzo. Il discorso del presidente del Consiglio, aperto a riforme condivise, era stato applaudito e la risposta di Veltroni – orgogliosa e non supina – conteneva un elemento fondamentale: yes we can, se po’ fa’. L’esecutivo era in stato di grazia. Sembrava che Napoli fosse stata buttata in lavatrice e stesa all’aria del golfo. La confusa manovra di salvataggio dell’Alitalia procedeva nello sventolio dei patriottici. Giulio Tremonti già lavorava alla …

Bersani: "Prima di tutto c'è l'Italia. Sì a esecutivo d'emergenza"

Napolitano ha ricevuto la delegazione del PD per le consultazioni, composta da Bersani, Finocchiaro e Franceschini: Il primo punto su cui il nuovo governo dovrà impegnarsi è quello del lavoro, dei redditi e dei risparmi delle famiglie. “L’Italia è in una crisi davvero seria, perchè siamo arrivati là dove non saremmo dovuti essere. Il PD ha dato la sua disponibilità e il suo impegno per un Governo di emergenza e di transizione, che sia totalmente nuovo a forte e autorevole caratura tecnica, che non dovrà solo affrontare l’emergenza da un punto di vista economico, ma dovrà fare anche le riforme: quella della legge elettorale, dei regolamenti di Camera e Senato e quella per la riduzione del numero dei parlamentari. Su questo abbiamo le nostre proposte”. Così il Segretario del PD, Pier Luigi Bersani, al termine delle consultazioni per la crisi di governo con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Presenti i capigruppo di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. “Ringraziamo il Capo dello Stato per come sta conducendo questa fase delicata – ha …

"I ricercatori vogliono essere pagati? Ma se già facciamo tanto per loro…", di Piero Graglia

Martedì scorso il sottosegretario Giuseppe Galati (Istruzione) è stato chiamato a rispondere a un’interrogazione dell’on. Manuela Ghizzoni (PD) circa la spinosa questione della retribuzione della didattica svolta dai ricercatori universitari a tempo indeterminato. Questione spinosa perché se pure la legge Gelmini stabilisce che tale didattica principale deve essere retribuita (pur nei limiti di bilancio dei singoli Atenei) le università fanno tutte finta di non sentire e, probabilmente, quei soldi li hanno già bell’e che spesi. Ma è la costruzione della risposta all’interrogazione che è comica e, a tratti, francamente ridicola. Prima di tutto si comincia con il negare che il Ministero sappia quale sia la percentuale della didattica principale (“curriculare”) svolta dai ricercatori oltre quella prevista come loro dovere (la cosiddetta didattica “integrativa”). In altre parole, dal 2005 a oggi non si è in grado di dire, e neppure prevedere, quanta sarà tale didattica per il prossimo anno accademico. Motivo? Disarmante: “il Ministero non è in possesso dei dati relativi alla percentuale di didattica curriculare affidata ai ricercatori di ruolo trattandosi di determinazioni assunte dagli …

"La solitudine dei cinquantenni. Né lavoro né pensione."In cinquantamila nella terra di nessuno", di Luigina Venturelli

Troppo vecchi per lavorare, ma troppo giovani per andare in pensione. Lasciati a macerare in un limbo esistenziale ed occupazionale senza alcuna altra risorsa che la propria capacità di arrangiarsi, di farsi aiutare da familiari o amici,di inventarsi un espediente per tirare a campare fino al raggiungimento della sospirata anzianità. I sociologi e gli economisti li chiamano educatamente lavoratori maturi. Le aziende, con il solito linguaggio diretto, li definiscono semplicemente esuberi. Occupazione anziana in calo. Sono centinaia di migliaia di italiani, i dipendenti tra i 55 e i 64 anni di età, quelli risparmiati dalla fase iniziale della crisi economica, quando da sacrificare c’erano ancora interinali e precari. Ma che dal 2010, con il perdurare delle difficoltà, rischiano di venire man mano esplulsi dal mercato del lavoro. A differenza dei colleghi più giovani, con ben poche possibilità di rientrarvi. «Dallo scorso anno, con il progressivo scadere di tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione, è cominciata la fuoriuscita dal mercato dei lavoratori stabili» spiega Claudio Treves della segreteria confederale Cgil. «Il che farà abbassare ulteriormente il …

"Con le urne si perdono euro e onore", di Giuliano Amato

Nel 1992 l’euro non c’era e le valute dei Paesi europei erano legate fra loro nello Sme, un sistema monetario comune che le teneva agganciate l’una all’altra entro bande di oscillazione che non potevano superare il 2,5%. Se la pressione dei mercati ne spingeva una in prossimità del margine, scattava l’obbligo di tutte le banche centrali di sostenerla ed evitarne così la fuoriuscita. Era una garanzia molto forte, ma fummo proprio noi italiani a dover constatare per primi che non era (come pensavamo) illimitata e che dallo Sme, quindi, si poteva anche uscire. Ai primi di settembre di quell’anno la Bundesbank comunicò alla Banca d’Italia che ormai sostenere la lira metteva a repentaglio la solidità del marco e quindi dell’intero sistema. Dal lunedì successivo, perciò, non avrebbe più servito marchi contro lire. L’Italia manifestò la sua sorpresa e tuttavia non poté che prenderne atto. Svalutò, ma pochi giorni dopo, a causa della debolezza della sterlina (che avrebbe dovuto fare altrettanto ma non ritenne di farlo), uscirono dallo Sme prima la stessa sterlina e poi la …

"Un cittadino al servizio del Paese", di Eugenio Scalfati

Mentre scrivo queste mie riflessioni domenicali Giorgio Napolitano ha ricevuto la lettera di dimissioni del presidente del Consiglio, salito al Colle tra la folla che gli urla «buffone» e canta l´Inno di Mameli. E mentre oggi il nostro giornale è nelle edicole le consultazioni al Quirinale sono già cominciate e dureranno per l´intera giornata. Non sarà una giornata facile quella del Capo dello Stato. Le forze dell´opposizione – tutte senza alcuna eccezione – indicheranno Mario Monti e un esecutivo di soli tecnici per portare l´economia italiana fuori dal disastro che ne sta devastando la stabilità dei cosiddetti “fondamentali”: al tempo stesso la competitività e la coesione sociale. Ma l´ex maggioranza aggiunge a questo quadro già di per sé assai fosco un ulteriore tasso di drammaticità che la dice lunga sulla natura dei due partiti che la compongono, il Pdl e la Lega. La dice lunga sul prevalere dei loro gruppi dirigenti, degli interessi individuali, settoriali e clientelari su quelli generali della Nazione e quindi sulla loro irresponsabilità di fronte alla crisi che sta imperversando su …

"Putin, escort, Apicella L’Italia esce dall’era B. più povera e precaria", di Oreste Pivetta

Il ventennio berlusconiano non lascia in eredità riforme memorabili e neppure autostrade, ma una scia di veleni, scandali e leggi ad personam. Solo lui è diventato più ricco e gli sono persino ricresciuti i capelli. Berlusconi nella storia. Se era questa la sua ambizione è chiaro che può credere d’esserci riuscito. A prima vista, chi potrebbe contraddirlo. A settantacinque anni Berlusconi potrebbe ritirarsi contento e si ritirerà convincendo se stesso d’aver lasciato il segno. Potrà confidare ai suoi fedeli, che non mancheranno finchè non mancheranno le risorse, ’aver salvato l’Italia, dalla finanza assassina, dalle mani rapaci del’eurozona, dalle frane e dalle inondazioni, soprattutto dai comunisti. Racconterà d’aver preso per mano un povero paese e d’averlo condotto sulle soglie della modernità, lui, l’ottimista, il liberale, l’architetto del futuro, l’avanguardista, eccetera eccetera. L’uomo non è privo di immaginazione. Le frottole, che ha raccontato a noi per venti anni e passa, saprà raccontarle anche a se stesso. Quante altre imprese avrebbe potuto realizzare, il ponte sullo stretto un lampo dalla Calabria alla Sicilia, le centrali nucleari, la giustizia …