Giorno: 6 novembre 2011

"Così la Protezione Civile ha fallito la prevenzione" di Roberto Rossi

Mentre nella notte si cercano ancora i dispersi e Genova si lecca le sue ferite scrutando il cielo carico d’acqua, mentre La Spezia, la Lunigiana, l’Alessandrino, provano a resistere a una seconda perturbazione, mentre Roma attende con paura il suo turno, ci si interroga se tutto questo poteva essere evitato, se poteva esserci un altro epilogo. Con le tecnologie attuali, le conoscenze meteorologiche, la casistica sul territorio, c’è il modo di elaborare sistemi attendibili per il monitorare, prevedere e prevenire i disastri naturali? Un sistema, cioè che sia in grado di valutare gli scenari di rischio la loro possibile evoluzione prima che questi si manifestino? La risposta è sì. Il modo c’è. La Protezione Civile ha questo sistema. O, almeno, dice di averlo. Per poter capire di cosa si sta parlando bisogna fare un passo indietro. E tornare al settembre del 2007 quando la Regione Liguria, l’Università di Genova, la Provincia di Savona e il Dipartimento del- la Protezione Civile, guidato allora da Guido Bertolaso, inaugurano la Fondazione C.i.m.a. L’acronimo sta per Centro internazionale di …

"Precariato elettronico, atti e intercettazioni per 5 euro l'ora" di Massimo Franchi

Trascrivere intercettazioni e atti processuali coperti da segreto istruttorio. Farlo per 5 euro l’ora. Rischiando di essere perseguiti per un errore, minacciati da imputati, indagati e intercettati, senza garanzie e rispetto dei contratti. Il caporalato elettronico, quello del XXI secolo ha (anche) la faccia di Rosaria. Come lei, mille e duecento persone, in gran parte ragazzi lavorano (o lavoravano) ogni giorno nei tribunali o da casa usando una password per entrare nel portale. Fanno parte di 400 gruppi d’appalto e sono inquadrati come metalmeccanici o lavoratori per servizi privati. «Sono un tecnico del suono – racconta Rosaria, 38 anni – inquadrata come metalmeccanico. Siamo personale con corsi e qualifiche certificate richieste, tanto che per aggiudicarsi l’appalto sono state fornite come garanzia al ministero. Giro i tribunali da 10 anni, ma da mesi sono a casa senza stipendio. Da un giorno all’altro hanno trovato un’altra ragazza al mio posto. Alla faccia del contratto a tempo indeterminato che avevo sottoscritto. Il vero paradosso è che il ministero della Giustizia che dovrebbe per primo rispettare e far rispettare …

Milano: In rosso i bilanci della scuola «I supplenti senza stipendio», di Federica Cavadini

Niente stipendio dall’inizio dell’anno scolastico. Molti dei supplenti arruolati dagli istituti di Milano si presentano ogni giorno in classe a far lezione anche se non hanno ancora visto un euro. Lavorano sulla fiducia, lo stipendio arriverà. Ma quando? Se lo chiedono dodici insegnanti dell’elementare di via Moscati, chiamati dal preside per sostituire colleghi assenti. «Abbiamo chiesto rassicurazioni al dirigente amministrativo – racconta un’insegnante della primaria —. Ci è stato spiegato che i soldi devono arrivare dal ministero e la scuola non può anticiparli. Quindi non sappiamo nemmeno se il pagamento verrà fatto alla fine del mese». Non è un caso isolato. Per i supplenti temporanei, migliaia ogni anno nelle scuole di Milano, la situazione è critica in diversi istituti. Questi insegnanti, a differenza di quelli di ruolo o con incarichi annuali che ricevono lo stipendio direttamente dal ministero, vengono pagati dalle scuole, che per le supplenze brevi hanno un budget assegnato dal ministero. Ma se quel denaro arriva tardi o non basta, addio paga per maestri e professori. «Le segnalazioni sono numerose e abbiamo già …

Tutte le opposizioni
si si compattano: «Pronti a nuovo esecutivo», di S.C.

La battaglia parlamentare è il principale argomento discusso nel retropalco. Da Casini parole di stima per il Pd. D’Alema: «Disponibili a un governo di responsabilità, se ci sono le condizioni, altrimenti si andrà a votare». «Da lunedì si vedrà…». Pier Luigi Bersani lascia piazza San Giovanni soddisfatto per la «giornata meravigliosa». Ma il leader del Pd sa bene non solo che «la pratica» di mandare a casa il governo si giocherà in Parlamento nei prossimi giorni, ma anche che a seconda di come si aprirà la crisi si capirà che direzione prenderà il dopo Berlusconi. COL PALLOTTOLIERE IN MANO L’argomento principale dei capannelli di dirigenti del Pd che si formano dietro il palco per tutta la giornata è uno solo: cosa succederà tra lunedì e mercoledì alla Camera e su quanti voti possa contare ciascuno dei due schieramenti. Con Dario Franceschini che mostra ai colleghi parlamentari un fogliettino pieno di numeri che a giudicare dalle cancellature e dalle freccette deve essere aggiornato di continuo. Il voto sul rendiconto dello Stato è a rischio, per la …

La bandiera del cambiamento: «Da qui parte un’Italia nuova», di Maria Zegarelli

Un fiume di gente in piazza che ha una sola richiesta al premier: «Dimissioni». Applausi quando Roberto Vecchioni richiama all’unità e consapevolezza che stavolta si può davvero voltare pagina. Eccola qui piazza San Giovanni restituita a se stessa e alla sua storia. Si riempie via via di una folla immensa, di bandiere tricolore che si incrociano con quelle del Pd, ovunque bianco rosso e verde, interrotto soltanto dal giallo delle bandiere dei giovani democratici. Uomini e donne, padri e figli, giovani e anziani, che in questo pomeriggio di cielo incerto spazzano via il ricordo delle immagini di guerriglia urbana del 15 ottobre scorso e si impongono con una pacifica ma inamovibile richiesta al Presidente del Consiglio: «Dimettiti». Arrivano già alle undici del mattino, piccoli gruppi, i panini nello zaino, «perché sai, con il rischio di trovare tutti i ristoranti prenotati come dice Berlusconi, è meglio arrivare organizzati», ironia amara di Alessandro, sbarcato a Roma in pullman da Arezzo. Alice è seduta a terra, capelli lunghi, è qui, racconta, perché adesso «quello che conta è superare …

"Aumenta la disuguaglianza diminuisce la democrazia", di Jean-Paul Fitoussi

La disuguaglianza e il suo aumento inarrestabile sono al tempo stesso causa ed effetto della crisi. Perché si è arrivati a questo punto? Nei Paesi industrializzati veniamo da trent´anni di crescita della disuguaglianza di pari passo con la dottrina dominante, che dalla rivoluzione conservatrice dell´inizio degli anni Ottanta ha generato una conversione al liberalismo, al free trade, alla deregolamentazione. Il fenomeno è caricaturale negli Stati Uniti, dove il 10% più ricco ha visto la quota di reddito nazionale aumentare del 15% mentre il salario medio dell´altro 90% conosceva una stagnazione. Oggi la disuguaglianza è più forte che alla vigilia della crisi, e la ragione è la seguente: se c´è una stagnazione del reddito della grande maggioranza della popolazione, la domanda globale è bassa. Per contrastare quest´insufficienza la politica monetaria diventa espansionista. La gente che aveva difficoltà ad arrivare alla fine del mese ha fatto prestiti, e così il debito privato è aumentato. Dall´altra parte ci sono quelli che hanno avuto benefici dall´aumento della disuguaglianza, cioè i ricchi, che hanno visto la loro quota di reddito …

"Scuola:in pensione a 80anni ma in classe fino a max 55", di Mila Spicola

Ve la dico come vi è venuta. Prendetela come una provocazione, ma nemmeno tanto. Giusto per capire come la pensiamo tra noi colleghi Ma anche altri che volessero dire la propria, la dicessero pure. Premessa: a. L’insegnamento è lavoro usurante, così usurante che tra gli insegnanti si rilevano patologie psichiatriche pari al triplo che in ogni altra categoria professionale, compresi gli operai. Cosa che tutti ignorano, o fanno finta di ignorare, persino gli stessi docenti, tra i quali, sull’argomento vige il silenzio più totale nonostante il testo unico 81 obblighi i dirigenti scolastici ad effettuare annualmente il monitoraggio antistress. Del resto lavoriamo con materiale da maneggiare con cura ed esplosivo: i ragazzi. Non ci credo che possiamo resistere in classe fino a 67 anni. Nemmeno per idea.Nemmeno il collega che qua sotto commenterà che lui lo farebbe anche oltre.. b. Abbiamo la classe docente più vecchia al mondo. Spesso meno motivata e più stanca. Non va bene. Non va bene ai ragazzi. Non va bene ai genitori. Non va bene a noi. Non parlatemi di …