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"Chiudono 42 aziende al giorno crolla la produzione, decreto in bilico", di Roberto Mania

L’Italia sta per esplodere. La crisi sta corrodendo il tessuto sociale. «La protesta civile rischia di esondare in rivoli minacciosi e inaccettabili », dice Jacopo Morelli, presidente dei Giovani di Confindustria, aprendo il convegno a Santa Margherita Ligure, proprio mentre l’Istat da Roma comunica che la produzione industriale ad aprile è letteralmente crollata: meno 9,2% rispetto all’anno scorso, il livello più basso dal 2009. Una gelata. Che certo non sarà sciolta dal decreto per lo Sviluppo, ormai spolpato dagli altolà della Ragioneria, e probabilmente destinato ad essere approvato la prossima settimana sempre che all’interno del governo, al di là delle smentite di rito, si trovi una linea condivisa.
Così le provocazioni intellettuali, pure un po’ ciarlatane, che hanno alimentato i dibattiti delle edizioni precedenti, sono scomparse tra i confindustriali junior. Sì, c’è ancora un po’ di sfarzo
molto provinciale, qualche Suv di troppo, qualche tubino nero con annesso tacco dodici modello palazzo Grazioli, ma ora anche gli industriali under 40 fanno i conti con la recessione. Verrebbe da dire che sono diventati quasi sobri e temono per il futuro. Pure per il loro, visto che ogni giorno
sono 42 le aziende che chiudono la saracinesca per non rialzarla più e più di un terzo dei giovani sono senza lavoro. Il loro linguaggio è mutato. Molto. Silvio Berlusconi li aveva ammaliati, con le barzellette border line, con le promesse ripetute a mo’ di mantra un anno dopo l’altro alla
kermesse sulla Riviera. Loro sono stati tra i supporter del Cavaliere le cui apparizioni, qui nel solito albergo da decenni, erano accolte da ovazioni e battimano. Era un’osmosi culturale, quasi antropologica. Ora dicono: «Ci preoccupa la demagogia». «I problemi da risolvere non ammettono
scorciatoie dell’urlo e dell’invettiva. Non servono tribuni. Abbiamo bisogno di proposte serie, realizzabili».
Non è più l’epoca dell’opulenza, nemmeno per i tanti figli di papà iscritti ai Giovani di Viale dell’Astronomia. La crisi, per la prima volta, riguarda anche loro.
La sala rimane attonita quando l’economista di Prometeia Alessandra Lanza descrive lo scenario prossimo venturo: «Nel 2014 l’economia italiana si troverà ancora con un gap di Pil del 3,5 % e di occupazione del 4 % e un debito pubblico più alto di 12,5 punti. Un’economia provata da dieci anni di bassa crescita e sette di stagnazione: il reddito disponi-
bile pro-capite delle famiglie sarà tornato a livelli del 1986, i consumi pro-capite al livello del 1998». È un vero assist per il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, che, in conclusione della prima giornata della convention, non cambia lo spartito: «La situazione era gravissima e continua ad essere grave. Dobbiamo continuare a ragionare in termini emergenziali su tutti i fronti». Insomma le finanze pubbliche sono sotto controllo, ma di nuove risorse non ce ne sono. Solo privatizzando, vendendo gli immobili pubblici, riducendo il perimetro dello Stato arriveranno un po’ di soldi, ma ci vorrà del tempo. Sembra anche una risposta indiretta al ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, con il quale Grilli nega che ci sia un dissidio. Ma è chiaro che il ministro dello Sviluppo (oggi arriverà qui a Santa Margherita) stia rischiando di essere dimezzato. Giorgio Squinzi, presidente della Confindustria, dice che non mancherà l’appoggio degli industriali sulle misure per la crescita. Ma davanti a tutti c’è la nebbia di una crisi inarrestabile.

La Repubblica 09.06.12

1 Commento

  1. giacmo dice

    bisognerebbe dire anche quali sono i settori in crisi, se è solo la domanda interna o anche le esportazioni, e altro ancora. Così si capirebbe meglio, altrimenti sono dati che creano tensione generalizzata

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