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I cento passi e i "trentacinque anni" di Peppino Impastato

“Fiore di campo nasce dal grembo della terra nera, fiore di campo cresce odoroso di fresca rugiada, fiore di campo muore sciogliendo sulla terra gli umori segreti”.”Sono tanti 35 anni. Una vita, ormai, dal giorno in cui Peppino Impastato venne ucciso. Consola pero’ notare come, anno dopo anno, la sua figura sia diventata sempre piu’ punto di riferimento per le nuove generazioni in cerca di riscatto. Soprattutto per coloro che, vivendo in territori difficili, a lui si ispirano per isolare mentalita’ e comportamenti mafiosi”. Cosi’, nell’anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, il presidente della Camera, Laura Boldrini, nel messaggio inviato al fratello Giovanni.
“Perche’- aggiunge- e’ stata questa la forza rivoluzionaria di Peppino Impastato: mettere all’angolo Cosa Nostra con un’arma di certo inedita per l’epoca, l’ironia. Meglio sarebbe dire la derisione. Ridicolizzare i rituali di cosa nostra e i suoi uomini oggi e’ una strategia contro la mafia. Allora era un atto eroico.

Peppino lo sapeva, sapeva di andare incontro a morte certa. Ma questo non lo ha fermato. Cosi’ come non si sono mai fermati, nella loro ricerca di verita’ e giustizia, i familiari e gli amici”.

“La mamma, la signora Felicia, che e’ ancora nel cuore di tutta Italia, e il fratello Giovanni. Certo, i boss che ordinarono la morte di Peppino non avevano messo in conto che, 35 anni dopo, lui sarebbe stato ancora un simbolo”, conclude Boldrini.

“Quando fu ammazzato, PeppinoImpastato aveva trent’anni e un coraggio da leone”. Il presidente del Senato Pietro Grasso, ricorda cosi’ attraverso il proprio profilo facebook, Giuseppe Impastato nel 35° anniversario della sua uccisione. “In un tempo in cui parlare di mafia era considerata eretica stramberia – continua Grasso – dai microfoni di una radio libera, come si chiamavano allora, ma piu’ libera di altre, ‘Radio aut’, lui denunciava, raccontava. Urlava contro la mafia e contro Tano Badalamenti, ‘Tano seduto’, come spesso lo chiamava. Il nove maggio 1978 veniva eseguita la sua condanna a morte. Nonostante i patetici tentativi di far passare l’esecuzione per suicidio, era evidente a tutti chi fossero gli assassini e i mandanti, eppure piu’ di venti anni furono necessari perche’ ci fossero delle condanne. Se diciamo che la sua morte e’ servita a combattere la mafia, non utilizziamo una figura retorica: dopo 35 anni si puo’ parlare di mafia senza che sembri come allora lucida follia.

Denunciare, indagare e’ sempre pericoloso, certo, ma chi lo fa non e’ piu’ solo come era solo, lui, allora. A lui hanno dedicato canzoni, spettacoli, libri, giornali e un grande film ‘I cento passi’. A lui ogni anno continua ad andare il nostro pensiero.
Grazie, Peppino”.

Centinaia di studenti, provenienti da diverse regioni, hanno sfilato sfilano a Cinisi in corteo per ricordare Peppino.
In centinaia, da diverse regioni d’Italia, stanno sfilando per il corso principale di Cinisi, urlando slogan contro la mafia e mostrando striscioni colorati dedicati a Impastato. Fino alla Casa memoria, seguendo i simbolici 100 passi che dividono la ex casa del boss Badalamenti da quella Impastato.

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