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“In attesa della Cassazione Letta cerca di dare senso a una difficile estate”, di Stefano Folli

Il presidente del Consiglio Enrico Letta è molto attivo in questi giorni afosi che precedono la pausa estiva. Forse perché quest’anno le vacanze non presentano quel carattere ineluttabile che la tradizione suggerisce. Non c’è niente di veramente certo nell’Italia politica di oggi e si capisce che il premier abbia voglia di scuotere la maggioranza, anche per impedire che si produca uno “scollamento” rispetto all’attività dell’esecutivo. Si fa presto a ricadere nella sottospecie del “governo amico”, vale a dire una compagine che cammina per la sua strada senza essere sostenuta in modo convinto dai partiti dell’alleanza.

Questo non è ancora il caso del governo Letta. Ma il presidente del Consiglio è consapevole che il rischio esiste e che le prospettive delle larghe intese poggiano in buona misura sulla sua personale leadership, sulla sua capacità di prendere iniziative e di trasmettere messaggi convincenti all’opinione pubblica. La sonnolenza estiva della maggioranza e la perdita di coesione sono pericoli dietro l’angolo e solo il premier può esorcizzarli. Ma è una fatica quotidiana di non poco conto, anche perché i limiti delle forze politiche sono sotto gli occhi di tutti: le priorità di Pd e Pdl sono altre e hanno a che vedere con i problemi interni dei due partiti. A maggior ragione, Letta fa bene a tenere sotto pressione i suoi partner e a battere qualche pugno sul tavolo: anche sfidando l’ostruzionismo dei Cinque Stelle. Forse nel prossimo futuro dovrà farlo di più. Così come dovrà trovare il coraggio per qualche colpo d’ala che vada oltre la politica del mero buon senso.

Ad esempio ieri il premier ha parlato a lungo contro l’evasione fiscale: un cavallo di battaglia di molti governi, benché poi l’esito finale di queste battaglie sia sempre in chiaroscuro. Forse avrebbe dovuto rendere più esplicito qualche strumento innovativo nella lotta all’evasione, non solo in chiave repressiva: magari quel “contrasto di interessi” che trasforma i cittadini nei primi alleati dello Stato perché vi trovano la loro convenienza economica. Sul finanziamento pubblico ai partiti Letta è riuscito a essere coraggioso. Dovrebbe esserlo anche in altri campi perché non sempre il richiamo di tipo morale al senso civico dei cittadini basta per ottenere un risultato.

Detto questo, è chiaro che il dibattito pubblico è frenato dall’attesa per la sentenza della Corte di cassazione. Fino a quando non si conoscerà la parola definitiva sul destino di Berlusconi si resta in una sorta di limbo. Poi si vedrà. Il presidente della Repubblica ha ribadito con chiarezza al “Corriere” che non intende sciogliere le Camere o cambiare maggioranza (peraltro non ce n’è un’altra a disposizione) visto che l’iter esporrebbe il paese a rischi troppo gravi. E il presidente del Senato ha ripreso un punto che sta a cuore al Quirinale: la necessità di non destabilizzare la vita politica a causa di una vicenda giudiziaria. Messaggio rivolto a Berlusconi, ovviamente, ma che riguarda anche i suoi avversari politici.

Sotto questo aspetto la Cassazione segnerà una discriminante. Ci sarà un prima e un dopo. In molti avranno la tentazione di usare la sentenza, quale essa sia, per gettare un grosso macigno nello stagno governativo. E dunque Letta fa bene a darsi da fare sfidando la calura. Marciare di buon passo è l’unico antidoto contro i fattori corrosivi che certo non mancano nella coalizione.

Il Sole 24 Ore 25.07.13

1 Commento

  1. Marco TINA dice

    Mi piace credere che Le Nostre Istituzioni Politiche versino in condizioni reali MOLTO migliori di quanto non si vada dicendo in giro.

    Sento il bisogno di confidare nelle buone qualità politiche dei nostri leader di Partito. Di tutti i Partiti politici oggi significanti poichè presenti nell’agone politico.

    Darei per scontata la sussistenza oggi di una reale e buona capacità di tenuta di Governo del Paese, e rifuggirei dagli allarmismi di maniera, i quali, di solito, sono ed appaiono più strumentali che davvero fondati su ‘ rischi’ autenticamente paventati da coloro i quali li fomentano palesandoli.

    Le cose che accadono ( parlo di quelle che incidono davvero e pesantemente sulle sorti di un Paese ) non sono mai – credo – frutto del caso. Semmai sono frutto di ‘calcolo’ (o di errore) politico.

    Oggi il Nostro Paese è inserito in un sistema ultranazionale, e- meglio- plurinazionale, e non appare credibile che i rischi possano essere riferiti ad uno soltanto tra quelli che sono e fanno ‘sistema’.

    Direi ancora che non è detto affatto che la persistenza del ‘ Porcellum’ sia
    una sciagura, assolvendo oggi il detto “sistema elettorale” una funzione ‘ stabilizzatrice ‘ degli equilibri, pur apparentemente precari.

    Liberandoci del ‘porcellum’ ora potremmo indurre un ‘cataclisma’ istituzionale che inesorabilmente – credo – ci esporrebbe al rischio attuale di implosione del Paese. Le variabili indominabili fanno e debbono far paura. Esiti elettorali ‘scomposti’- imputabili al disorientamento repentino dello elettorato – potrebbero risultare ‘ tossici ‘.

    Meglio, molto meglio – per tutti – è il ” ‘puntellare’ la casa ” ed attendere tempi migliori per mettere mano per davvero, e senza indugio ultroneo, alle pur impellenti riforme.

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