attualità, scuola | formazione

“Scuola breve, è già coro di no”, di Alessandra Ricciardi

Il progetto era già pronto e proprio la riduzione di un anno del percorso delle superiori era considerata la soluzione migliore. Per raggiungere l’obiettivo di allineare la durata del percorso scolastico italiano alla media europea con il diploma a 18 e non più 19 anni. L’allora ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, ha lasciato l’eredità di quel progetto nella sua direttiva sulle priorità dell’azione amministrativa, al termine di un’attività di governo giocata sempre sul filo del rasoio del consenso dell’esecutivo dei tecnici.

Ora il ministro Anna Maria Carrozza ci riprova anche se nella forma ridotta di una sperimentazione. Sarebbero al momento tre gli istituti, tutti paritari, e tutti della Lombardia, patria del progetto già negli anni passati, che stanno testando un corso di 4 anni utile a diploma e un quinto anno riservato ad esperienze anche all’estero per chi ce la fa a ultimare prima. Un modello che piace se è vero che anche istituti statali del Sud hanno chiesto di poter aderire alla stessa sperimentazione. Un modello che piace certamente al ministro dell’istruzione, «se ci fosse stata quando ero studentessa», ha detto nel corso di un incontro con gli studenti sperimentandi del liceo Carli, «anch’io mi sarei iscritta a una scuola come la vostra». E ha poi aggiunto: «Si tratta di un’esperienza che dovrebbe diventare un modello da replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica». Un annuncio che la messo in allarme i sindacati della scuola. Ancora da smaltire gli 8 miliardi di tagli delle riforma Gelmini, il blocco del contratto deciso da Giulio Tremonti e poi prorogato da Mario Monti e ora da Enrico Letta, contro il quale hanno indetto una manifestazione unitaria il 30 novembre, i sindacati di categoria devono fronteggiare pure gli effetti di una riforma delle pensioni che ha alzato l’asticella del pensionamento, riducendo le chance assunzionali. Un taglio di un anno della durata del percorso delle superiori, portato a regime, darebbe il colpo di grazia: il calcolo è presto fatto, un anno in meno vale 46 mila posti di lavoro. E con un precariato nella scuola che è in continua crescita, a dispetto dei vari freni legislativi posti alla riapertura delle graduatorie, anche la sola idea di una sperimentazione che possa prendere piede sul territorio, aprendo una falla del sistema, desta preoccupazione. «Ridurre di un anno il percorso delle superiori significa l’impoverimento ulteriore della qualità formativa con un effetto devastante sia sul personale a tempo indeterminato che sul personale precario in attesa di stabilizzazione», attacca Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil. «Chi lavora nella scuola è reduce da una stagione di enorme travaglio che ha visto crescere a dismisura elementi di tensione e disagio destinati a incidere negativamente sull’organizzazione del lavoro e quindi sulla qualità del servizio Non si avvertiva proprio», ragiona Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola, «alcun bisogno di segnali che rimettessero la scuola in uno stato di incertezza sui suoi assetti presenti e futuri». La questione va capovolta, dice Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola: «Prima si stabilizza l’organico, non in base alle classi funzionanti ma ai docenti che ci sono, si prevede un quinto anno per i tecnici e professionali con stage di lavoro e per licei con attività di orientamento universitario. Fatti questi interventi, si può procedere a una sperimentazione di ordinamento triennale. E poi, visti i risultati, si può pensare a un intervento strutturale. Altrimenti è solo improvvisazione».

da ItaliaOggi 29.10.13

1 Commento

  1. Marcello Palattella dice

    Improvvisazione? No, si chiama risparmio, o tagli, a piacere!

I commenti sono chiusi.