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La crisi a Modena rischia di diventare drammatica

A lanciare l’allarme è Michele Andreana, responsabile lavoro del Partito democratico. Mentre Cesare Damiano, dal palco di palazzo Europa, denuncia l’inerzia del governo. La crisi c’é ed è pesante. Il sistema Modena finora è stato capace finora di governarla, grazie al concorso di tutti: sindacati, imprese, enti locali, Regione. Ma senza un intervento deciso del governo – finora assente – anche da noi la crisi potrebbe diventare drammatica e travolgere lavoratori e imprese. A lanciare l’allarme è Michele Andreana, responsabile lavoro del Partito democratico, nel corso di un incontro a Palazzo Europa con Cesare Damiano, già ministro del Lavoro del governo Prodi; l’on. Ivano Miglioli, componente della commissione Lavoro della Camera; il candidato sindaco Giorgio Pighi.
“L’accordo alla Terim – ha detto Andreana – costituisce un punto avanzato nel panorama nazionale delle relazioni industriali, un esempio di come si possa contrastare la crisi e difendere l’occupazione ricorrendo a strumenti come la cassa integrazione a rotazione e i contratti di solidarietà. Merito anche della compattezza del sindacato, in questa come in altre occasioni. Tuttavia – ha aggiunto Andreana – la situazione rischia di diventare drammatica: assistiamo a una vera e propria esplosione delle ore di cassa integrazione mentre in 6 mesi gli avviamenti al lavoro sono diminuiti del 28 per cento e i lavori interinali del 42 per cento. In questa situazione c’é chi paga di più e chi paga di meno. Pagano di più le imprese che hanno avuto il coraggio di investire in innovazione perché oggi si trovano a fare i conti con la stretta creditizia. Pagano di più i lavoratori precari e meno tutelati perché il governo non vuole metter mano alla riforma degli ammortizzatori sociali”.

L’On. Damiano, capogruppo Pd nella commissione Lavoro della Camera, riassume così l’inerzia del governo di fronte alla crisi: “Passiamo la nottata, facciamo il meno possibile, aspettiamo che la crisi finisca”. Grazie a questa filosofia l’Italia ha investito appena lo 0,3 per cento del Pil nelle misure anti-crisi: 80 volte meno degli Stati Uniti, 20 volte meno della Germania, 10 volte meno della Francia.

“In Italia – ha aggiunto Damiano – c’é una totale divergenza da quello che avviene negli altri paesi avanzati. Mentre ovunque si abbandona il modello neoliberista responsabile della crisi finanziaria globale noi lo riproponiamo. Tutti chiedono più regole, noi le cancelliamo. E mentre Obama promette di introdurre anche negli Stati Uniti il sistema europeo di tutele sociali, il governo italiano vuole uscirne offrendo meno tutele, meno scuola e sanità pubblica, meno sicurezza sul lavoro”.

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