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"In Italia non ci sono più i ricchi. Solo l’1% sopra i 100mila euro", di Marco Ventimiglia

Le dichiarazioni dei redditi per il 2008 evidenziano nuovamente i gravi squilibri del Paese p Lombardia in testa, a pagare sono soprattutto dipendenti e pensionati. Cgil: fisco da riformare. Sono le ultime dichiarazioni dei redditi disponibili, presentate nel 2009 e relative all’anno precedente, e fotografano un Paese dove la ripartizione dei guadagni fra la popolazione non può certo definirsi equa, poco importa se trattasi di una situazione comune alla maggioranza delle nazioni occidentali. In particolare, sono418 mila i «Paperoni » d’Italia, ossia coloro che dichiarano un reddito superiore ai 100 mila euro l’anno, mentre ben 20,9 milioni di persone non superano i 15 mila, un livello al di sotto del quale, specie se si ha una famiglia da mantenere, si può ben parlare di una condizione vicina alla povertà. I dati sono stati diffusi ieri dal Dipartimento delle Finanze del Tesoro, e comunque li si guardi attestano una realtà incontrovertibile, quella di uno squilibrio assai poco in sintonia con una società pienamente democratica. Dei circa 41,8 milioni dei contribuenti, due terzi dichiara non più di 20 mila. Circa l’1%, invece – appunti i 418 mila di cui sopra – ha superato i 100 mila euro, pagando così il 18% del totale dell’ imposta. Ed ancora, solo il 13% dei contribuenti ha dichiarato redditi oltre i 35 mila euro pagando il 52% del totale dell’imposta. Numeri pesanti, anche perché oltre a mettere in rilievo grandi aree di disagio sociale, sottintendono un’altra piaga del Paese, ovvero l’elevato grado di evasione fiscale, parziale o addirittura totale, che fa passare per indigenti persone che non lo sono affatto.
SQUILIBRI MARCATI Se il reddito medio Irpef del contribuente italiano risulta pari a 18.873 euro, il dato va naturalmente “scomposto” su scala locale. E così emergono fatti storicamente noti, vale a dire il notevole gap di ricchezza fra le regioni del Nord e quelle meridionali. Stando alle dichiarazioni relative al 2008, la Lombardia conferma il primato per il reddito complessivo medio (pari a 22.540 Euro); all’estremo opposto troviamo la Calabria con 13.470 Euro. In relazione all’imposta netta, invece, il valore medio maggiore è quello del Lazio (5.740 Euro), il minore della Basilicata (3.370 Euro). Per quanto riguarda la tipologia di reddito, il reddito medio da lavoro dipendente è pari a 19.640 euro (+1,9% rispetto all’anno precedente), quello da pensione a 13.940 euro (+3,7%), quello da partecipazione a 17.350 euro (-2,4%). I redditi d’impresa e da lavoro autonomo si attestano invece a 18.140 euro e a 38.890 euro. «Dai dati continua ad emergere un paese diseguale in cui a pagare la crisi sono sempre gli stessi: lavoratori dipendenti e pensionati, più in generale gli onesti», ha commentato il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale. Che ha aggiunto: «Alla luce di questi dati la riforma perunfisco giusto nonè più rinviabile ». Sulla stessa linea Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd: «I dati delle dichiarazioni fiscali confermano due fenomeni. Il primo, le inaccettabili ingiustizie sociali determinate dall’enorme evasione. Il secondo, l’allargamento dell’area dell’evasione fiscale».
L’Unità 01.04.10

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