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"Presentati 500 emendamenti. E spunta l'ipotesi «fiducia»", di Roberto Ciccarelli

Scuole e università sono in fibrillazione. La Flc CGIL annuncia nuovi tagli che penalizzano il Sud e la Campania mentre gli atenei si schierano coi ricercatori mortificati dal Ddl Gelmini. L’ansia del governo di approvare il disegno di legge Gelmini al Senato prima di Natale lo ha spinto ad interrompere l’analisi dei 500 emendamenti presentati dal Pd in commissione cultura e a non rinnovare al finiano Giuseppe Valditara il mandato da relatore. La commissione ha esaminato solo una trentina di emendamenti, pari a poco più di 5 per cento del totale. Alle cinque del pomeriggio di ieri la discussione si è arenata al secondo articolo del provvedimento e il presidente della commissione Guido Possa (Pdl) ha deciso di interrompere i lavori. A quel punto il Pd ha proposto una mediazione per convincere la maggioranza ad esaminare un ristretto numero di emendamenti e a concordare qualche risorsa in più per il diritto allo studio e per i concorsi riservati ai ricercatori. Il governo ha però blindato le porte, rinviando la discussione a lunedì alle 11 quando Palazzo Madama tornerà a discutere gli emendamenti che il Pd si è impegnato a ripresentare, insieme alle pregiudiziali di costituzionalità.
«Il Pdl boicotta il relatore Valditara – ha sostenuto Antonio Rusconi (Pd) – Un sacrificio che è stato voluto per non confrontarci su una legge così importante». È iniziata così a circolare l’ipotesi del ricorso alla fiducia. Pur di non fare discutere la legge ad un relatore che non appartiene più alla maggioranza, e a costo di dimostrare che il Ddl non è più una riforma «condivisa», il governo elimina in un colpo i rancori nel palazzo e l’indignazione delle piazze. In un momento così teso, la fiducia non potrebbe essere votata né dall’Udc o dall’Api di Rutelli, e tantomeno da Futuro e Libertà. E finalmente Berlusconi potrebbe sostenere di avere fatto una «riforma», l’unica di una legislatura morente, contro tutto e tutti.
Uno scenario che è stato prontamente smorzato da Valditara, già relatore in prima lettura al Senato del Ddl. «Escludo che il governo metterà la fiducia – sostiene – vorrà dire che voteremo tutti gli emendamenti in aula». Così facendo i tempi di approvazione potrebbero slittare a giovedì 23, anche se i pronostici non escludono l’ipotesi di mercoledì notte. Resta però il fatto che il governo potrebbe non mettere la fiducia per evitare di farsi votare contro dal terzo polo e il terzo polo non voterà contro il Ddl pur essendo passato all’opposizione. Una contraddizione però solo apparente. Il clima d’intesa che accompagna da sempre il Ddl del tumulto resta intatto. E tuttavia i problemi restano.
«Il testo del Ddl è farraginoso – afferma Valditara – alla Camera hanno aggiunto commi inutili e poteva essere ridotto di un quinto. Ma i suoi principi sono condivisibili». E ancora: «Questo governo non ha capito l’importanza dell’investimento economico nell’università, siamo l’unico paese a non averlo fatto, persino la grecia è davanti a noi». «Mi auguro – ha ribadito il ministro Gelmini che sostiene di «essere disponibile» a parlare con gli studenti – una pronta approvazione del ddl anche per poter avviare immediatamente dopo i decreti delegati e bandire i concorsi per associati». Le risorse a disposizione dovrebbero ammontare a 120 milioni di euro per un triennio. Martedì tutte le associazioni della docenza universitaria, i sindacati, i ricercatori prevedono una nuova giornata di mobilitazione contro l’approvazione del Ddl. Gli studenti in mobilitazione della Sapienza, insieme agli attivisti di «ateneinrivolta.org», già annunciano di tornare nelle strade.

Il Manifesto 17.12.10

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