attualità, cultura, politica italiana

"Vigilanza anti-Santoro", di Paolo Gentiloni

Ma di cosa sta discutendo la Commissione di vigilanza sulla Rai? Per quanti non abbiano seguito la questione, o siano estranei al ramo, traduco il documento presentato dal senatore Alessio Butti, capogruppo del Pdl. Pur non essendo autorizzata, garantisco che la mia traduzione è assolutamente fedele al testo proposto. E forse aiuta a capire il senso di un’operazione che ha due obiettivi precisi, uno il martedì e l’altro il giovedì.
1) La Rai deve riflettere gli orientamenti della maggioranza degli elettori. E non solo nell’insieme, ma sempre e in ogni trasmissione.
2) Quando il format prevede l’intervento di un opinionista (Travaglio, ndr), bisogna farne intervenire anche un altro di diversa opinione.
3) Quanto sopra vale a maggior ragione per le trasmissioni «apparentemente di satira che dibattano temi di attualità politica e sociale». Anche per costoro (Litizzetto, Gramellini, Vergassola, ndr) serve il contraddittorio.
4) Vanno moltiplicate le trasmissioni affidate a conduttori di centrodestra (da aggiungersi al Tg1, a tutta Mediaset, a Vespa, Paragone, nonché Ferrara e Sgarbi già in arrivo, ndr).
5) I partiti non possono essere «oggetto di ostracismo» nei talk-show. La loro presenza deve essere inoltre proporzionale alla consistenza elettorale.
6) Sono vietati gli applausi, «le riprese che facciano un uso suggestivo della rappresentazione » (?, ndr), la presenza condizionante del pubblico.
7) È vietato leggere i testi delle intercettazioni telefoniche.
8) Per «evitare la posizione dominante di alcuni operatori dell’informazione» (Floris e Santoro, ndr) ogni settimana nelle prime serate di martedì su Raitre e di giovedì su Raidue devono alternarsi diversi conduttori «secondo una equilibrata alternanza settimanale».
9) Quanto detto nei punti precedenti non vale per Augusto Minzolini. I suoi editoriali vanno semplicemente «preservati», a patto che siano distinti dalle notizie.

da Europa Quotidiano

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Richiamo Antitrust su tv-stampa
di Mele Marco

L’Antitrust valuterà se la proroga o meno del divieto di incroci giornali-tv da parte del presidente del consiglio possa violare le norme sul conflitto d’interessi. Lo chiarisce una segnalazione inviata da presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Catricalà, allo stesso Silvio Berlusconi e ai presidenti delle Camere. Il decreto “milleproroghe” ha prolungato il divieto, per chi possiede più di una rete televisiva, di acquisire partecipazioni in quotidiani nazionali sino a131 marzo zou. La legge Gasparri lo ha tenuto in vigore sino a fine 2010 (nel testo originario il divieto scadeva a fine 2008: l’Udc di Marco Follini impose lo slittamento di due anni). Un’ulteriore proroga del divieto, al 31 dicembre zon, può essere stabilita con un decreto proprio da Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, di concerto con quello dell’Economia, Giulio Tre-monti. Un ordine del giorno al Senato impegna l’esecutivo a una proroga sino a fine 2012, ma non è vincolante. La proroga alla fine di questo mese viene giudicata «certamente insufficiente» dalla Fieg: ai fini della tutela del pluralismo «è fondamentale l’accertamento di posizioni dominanti nei singoli mercati del sistema della comunicazione» sottolinea l’associazione degli editori. Peccato che l’Agcom – che pure ha segnalato al governo, a novembre, la validità del divieto di proprietà incrociata stampa-tv e del suo mantenimento per il pluralismo informativo – abbia definito quale mercato interno al Sic quello della tv generalista e non quello della pubblicità televisiva, nonostante il canone sia una risorsa non contendibile sul mercato. Per la Fieg «un mercato della pubblicità opportunamente monitorato e analizzato – ed eventualmente regolato e riequilibrato – è fondamentale per generare risorse diversamente distribuite tra i media che competono al suo interno». L’Autorità Antitrust interviene sul conflitto d’interessi: la norma sugli incroci stampa-tv «avrebbe potuto parzialmente incidere» sul patrimonio di Silvio Berlusconi Fatto però che, in sé, non comporta «alcuna fattispecie di conflitto d’interessi» secondo la legge “Frattini” approvata nel 2004. Occorre infatti dimostrare «un’incidenza specifica e preferenziale» per il patrimonio del premier e che «via sia danno per l’interesse pubblico» a seguito di operazioni consentite dopo l’abolizione del divieto. L’estensione della validità temporale è auspicata dall’Agcom per tutelare il pluralismo dell’informazione e, quindi, «non può essere configurata come un vantaggio patrimoniale» per il presidente del Consiglio. Diverso, secondo l’Antitrust, è la facoltà di proroga del divieto prevista dal decreto, convertito in legge grazie al voto di fiducia. È appunto proprio il presidente del Consiglio ad avere il potere di «disciplinare la durata del divieto… a un settore nel quale l’attuale presidente è titolare di interessi patrimoniali» quindi viene messa in discussione la discrezionalità che la legge stessa attribuisce a Silvio Berlusconi. Si pone, insomma, «un problema di opportunità della disposizione stessa». Certo, perché ci sia un conflitto d’interessi «giuridicamente rilevante» non basta avere un «potere regolatorio in settori connessi con gli interessi patrimoniali» del membro del governo in questione. Né c’è conflitto d’interessi per l’esercizio concreto di questo potere: bisogna comunqueverificare il danno per l’interesse pubblico e il vantaggio specifico e preferenziale a vantaggio di Silvio Berlusconi. Questo settore, connesso alla tutela del pluralismo, però, «richiede maggiore precauzione». L’Antitrust ricorda di aver suggerito, a gennaio, di eliminare il potere discrezionale di un presidente del Consiglio che ha «rilevanti partecipazioni in più di una rete nazionale». La conversione in legge del decreto, con il voto di fiducia, non ne ha tenuto conto. Catricalà fa presente, allora, che «l’adozione o la mancata adozione di atti di proroga» da parte di Silvio Berlusconi, pur «senza integrate automaticamente una fattispecie di conflitto d’interessi» potranno essere presi in esame per valutarne «l’incidenza specifica e preferenziale» sul suo patrimonio e il danno per l’interesse pubblico. «La nota dell’Antitrust – commenta Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori Pd- è la dimostrazione dell’assoluta inutilità della legge Frattini. Finalmente l’Antitrust interviene ma solo sull’inopportunità del potere di proroga. In fondo stiamo parlando della possibilità legale che Mediaset compri testate come il Corriere della sera. Non è questione da poco».

Il Sole 24 Ore 02.03.11

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Se arriveremo a questo sarà il caso di fare una class action per farci restituire il canone.

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