Giorno: 6 marzo 2011

"L’ultimo rogo delle donne", di Vittorio Zucconi

Era il 25 marzo 1911, un incendio divampò nella camiceria “Triangle Shirtwaist”, a New York. Dei centoquarantasei morti, centoventinove erano ragazze: siciliane, russe, ucraine Le fiamme divennero simbolo dello sfruttamento femminile e cambiarono la coscienza americana. Ma soltanto oggi gli ultimi corpi delle sarte sono stati identificati: tre erano italiane Uno storico, Michael Hirsch, ha ricostruito le identità mancanti inseguendo la sua ossessione, la “vittima numero 85”: Maria Giuseppina Lauletti, vent´anni Fu la più grande carneficina prima dell´11 settembre 2001 Le autorità inasprirono le pene sul lavoro a cottimo e vennero introdotte le famose scale esterne Fu lo spaventoso crogiolo dell´immigrazione, la fonderia umana nella quale si fusero per sempre i corpi, le identità e le nazionalità dai quali sarebbe nata la New York che conosciamo. Erano soprattutto donne, italiane e ucraine, russe e palestinesi, rumene e irlandesi, le cucitrici che furono consumate insieme un secolo fa esatto nel rogo della camiceria “Triangle Shirtwaist” del Village, negli appena diciotto minuti trascorsi fra il primo grido di «Al fuoco! Al fuoco!» e lo spegnimento. Alla fine …

"Una vedova che si chiama Cultura", di Michele Ainis

Centocinquant’anni per uno Stato, un popolo, una cultura. Per un’identità nazionale che si riflette nei principi scolpiti sulla nostra Carta. Ma la cultura, al pari della Costituzione, è ormai una vedova nell’Italia del 2011. Perché è morta la politica, e senza politica nessuna energia artistica o scientifica può dispiegare la sua forza propulsiva. Né possono supplirvi le norme costituzionali, quando vengano consegnate anch’esse a un lutto prolungato. In questo caso sono tre, e hanno ricevuto in sorte un triplo tradimento. Riscopriamole, sventoliamole come una bandiera, facciamone il vessillo del nostro anniversario. Magari non servirà a scuotere i partiti, però una bella scossa servirebbe innanzitutto agli italiani. Va bene che ospitiamo sul nostro territorio Santa Romana Chiesa, ma all’estero nessuno si capacita della nostra santa rassegnazione. Nella Carta del 1947 risuona in primo luogo l’obbligo di proteggere l’ambiente e i beni culturali (articolo 9, comma 2). Obbligo? Diciamo piuttosto convenienza, tornaconto collettivo. Perché il patrimonio storico e artistico è la nostra maggiore ricchezza, perché con 45 siti Unesco vantiamo un record mondiale, perché infine questo primato …

"La piaga del femminicidio a uccidere è il marito o l'ex", di Francesca Parisini

L’8 marzo al Parri uno studio commissionato dalla Casa delle donne. Nel 2010 in Emilia Romagna cinque vittime, due a Bologna. In Italia sono state 127 Sono state 127 le donne morte per “femminicidio” in Italia, nel 2010, e di questi omicidi 5 sono avvenuti in Emilia-Romagna: 2 a Bologna, 2 in provincia di Modena e 1 a Rimini. Lo dice una ricerca, dal titolo “Il costo di essere donna”, che verrà presentata l’8 marzo all’Istituto Parri di via Sant’Isaia 20 (ore 17) con Giancarla Codrignani, vicepresidente dell’Istituto, Teresa Marzocchi, assessore alle Politiche Sociali della Regione, e la studiosa Barbara Spinelli, autrice del saggio omonimo, “Femminicidio”. A promuoverla è la Casa delle donne per non subire violenza, che dedicherà la giornata a Ilham Azounid e al suo bambino di due anni, uccisi dal padre-marito italiano a Bologna lo scorso 6 febbraio. Ilham si era rivolta alla Casa delle donne ed era stata accolta quando era incinta del figlio e subiva i maltrattamenti del marito. In occasione della giornata dedicata alla donna, verrà festeggiata la terza …

"La Grande Muraglia che è in noi", di Mario Calabresi

In silenzio, senza che quasi nessuno se ne accorgesse, lo scorso anno i turisti cinesi hanno speso in Italia più di americani e giapponesi, nostri storici visitatori. Un milione di persone, ognuna delle quali ha lasciato qui, in media, 869 euro. A casa, o in giro nel resto del mondo, sono rimasti gli altri 249 milioni di cinesi che hanno raggiunto il benessere e un potere d’acquisto paragonabile a quello della classe media europea. Un giacimento su cui un’Italia che fatica a far camminare la propria economia dovrebbe buttarsi senza esitazioni. Invece non ho mai sentito un solo minuto di dibattito politico in cui si discutesse di questa opportunità, non ho visto nessuna agenda governativa che mettesse in cima alle priorità la costruzione di un sistema accogliente per chi vola da Pechino o da Shanghai e proporre di far studiare il mandarino nelle scuole sembra un esotismo fine a se stesso. Anzi, a dire la verità, il nostro sistema i cinesi continua a guardarli con lenti vecchie e superate, considerandoli ancora potenziali clandestini che vogliono …

Un altro taglio alla ricerca italiana salta l´avamposto nella Silicon Valley", di Federico Rampini

Per l´Italia da oggi ufficialmente la Silicon Valley non esiste più. Scaduto il mandato per l´addetto scientifico uscente, presso il consolato italiano di San Francisco, questo incarico non sarà affidato ad altri. Fra i tanti tagli di bilancio che colpiscono la ricerca scientifica in Italia, questo potrebbe passare inosservato. Ma che la ritirata dalla Silicon Valley sia un autogol per l´intero sistema Italia, lo dimostra il contrasto stridente con le strategie di tutti gli altri paesi europei. Mentre l´Italia elimina l´unico addetto scientifico (che doveva coprire da solo un´area vastissima della West Coast, compresa Seattle nello Stato di Washington, sede di Microsoft, Boeing, Amazon), la Francia ha una struttura apposita, parallela al suo Consolato di San Francisco e direttamente collegata all´ambasciata di Washington, chiamata Service Scientifique. Organico: quattro esperti di scienza, tecnologia, informatica, al servizio delle imprese francesi. Il Regno Unito ha una struttura analoga chiamata Science and Innovation, con due esperti distaccati da Londra in permanenza per coprire la Silicon Valley. Perfino più intensi sono gli sforzi dispiegati da paesi molto più piccoli del …

"Ma davvero è tutta colpa di Rodari e Don Milani?", di Giorgio Pecorini

«Don Milani, che mascalzone!» proclamava su Repubblica del 30 giugno 1992 Sebastiano Vassalli. L’ottimo scrittore (51 anni allora) ricordava d’esser stato insegnante da giovane ma soprattutto fondava la propria sentenza sul giudizio che un professore e preside e ispettore ministeriale in pensione, Roberto Berardi, aveva espresso nel libriccino «Lettera a una professoressa: un mito degli anni Sessanta», edito da Shakespeare and Company. Mascalzone il Milani, spiegava Vassalli, perché «maestro improvvisato e sbagliato manesco e autoritario». E autore con quella “Lettera” di «un libro bandiera più adatto a essere impugnato e mostrato nei cortei che a essere letto e meditato un atto di calcolata falsificazione della realtà e di violenta demagogia». Un libro, gli garantiva Berardi, inteso «con altre forze disgregatrici ad abbassare il livello della scuola dell’obbligo a danno dei ceti più indifesi, e a creare disordine anche nelle scuole superiori» mirando a obiettivi «ben più ideologici (in senso contestativo) che scolastici». Passano 19 anni ed ecco Cesare Segre proclamare il 24 febbraio sul Corriere della Sera che lo sfascio della cultura e della scuola …

"L´uragano di tagli del governo sull´istruzione il prossimo anno saltano altre 20 mila cattedre", di Salvo Intravaia

Anche il personale non docente subirà un nuovo salasso: avrà 14 mila posti in meno. Sono state 45 mila, pari al 51 per cento del totale, quelle eliminate nelle regioni meridionali. Mentre per le scuole paritarie il premier auspica un Buono-scuola, le statali vengono colpite da un autentico uragano di tagli. In tre anni di governo Berlusconi, insegnanti, alunni, dirigenti scolastici, bidelli, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio, supplenti e genitori hanno dovuto fare i conti con “risparmi” su tutti i capitoli: posti in organico, fondi e addirittura ore di lezione. Del resto, il buongiorno si vede dal mattino: nella prima Finanziaria, quella estiva del 2008, il governo somministrò alla scuola pubblica una vera e propria cura da cavallo: 132 mila posti in meno in un triennio e “sforbiciata” per 8 miliardi di euro netti. Meno cattedre. La maggior parte del bilancio del ministero dell´Istruzione, circa il 94 per cento del totale, se ne va in stipendi del personale. E per “risparmiare” occorre tagliare le cattedre. Nel mese di giugno del 2008 il ministro Tremonti presentò …