Giorno: 5 marzo 2011

Non è vero che Bersani non fosse presente alla votazione della fiducia sul decreto milleproroghe

Il Fatto Quotidiano rettifica l’articolo. Non è vero che Bersani non era in Aula, come ha scritto ieri il Fatto Quotidiano. Precisiamo che il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, era presente alla Camera dei Deputati durante le votazioni del decreto Mille Proroghe. Bersani ha partecipato alle votazioni sulla fiducia ed a tutte quelle sugli ordini del giorno presentati. Il voto finale su cui sono state registrate alcune assenze riportate sulla stampa avrebbe avuto l’unica conseguenza di far cadere il decreto e far ripetere la votazione. Oggi l’autore dell’articolo, Dino Amenduni, rettifica: OpenPolis oggi mi comunica che quel verbale era riferito al voto finale, che non era sottoposto a voto di fiducia, e non al voto sul maxiemendamento al decreto Milleproroghe, su cui era stata posta la questione di fiducia e il cui verbale è qui. In questo voto la maggioranza ha vinto di 22 voti e gli assenti nei banchi dell’opposizione non erano sufficienti a portare alla sfiducia. OpenPolis, e dunque il sottoscritto, si scusa per l’errata informazione alla fonte. www.partitodemocratico.it

Scuola, Pd: grave che premier dica che scuola pubblica non garantisce cattolici

“La pezza è peggio del buco, con le dichiarazioni di oggi il premier arriva addirittura a prefigurare che le famiglie cattoliche non dovrebbero mandare i propri figli nella scuola pubblica perché gli insegnanti sarebbero estranei ai loro principi valoriali. Sono parole senza senso che dimostrano che il premier non conosce la ricchezza del nostro sistema di istruzione in cui si impara insieme, si cresce insieme e insieme si diventa cittadini.”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni ****** Ghizzoni ribatte alle dichiarazioni del cavaliere Berlusconi: sì al buono-scuola “Mai attaccato il sistema pubblico” “Non ho mai attaccato la scuola pubblica. Ho solo detto, parlando dei cattolici, che vanno aiutate le famiglie che trovano un insegnante che cerca di inculcare nei loro figli valori e principi diversi da quelli in cui credono. E bisogna farlo con un buono-scuola, in modo che i meno abbienti possano mandare i loro figli a una scuola privata”. Berlusconi torna così a parlare di scuola pubblica e privata intervenendo al convegno Pdl ad Avezzano.

Bondi amareggiato? Ma la cultura è in bancarotta", di Vittorio Emiliani

Mentre il ministro Sandro Bondi piange chiedendo di poter dare le dimissioni dal Ministero (che peraltro ha pochissimo frequentato, fin dagli esordi), il mondo dello spettacolo gli dà uno schiaffo istituzionale disertando, per la prima volta nella storia, i lavori della Consulta. Accusa lui e il suo governo di aver «pervicacemente» puntato a tagliare investimenti e occupazione. Oggi il mondo dei beni culturali ha organizzato al Colosseo e presso altri monumenti manifestazioni per «abbracciare» quei cari siti lasciati in pratica senza fondi né tutori. Una sorta di rigetto collettivo mai visto da parte di esponenti del mondo sindacale, associativo, culturale, tecnico-scientifico. L’altra sera al concerto di Martha Argerich, il presidente dell’Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli, uomo non impulsivo, ha denunciato la insostenibile situazione di una Fondazione (una delle poche) che già vive di risorse proprie, fra abbonamenti, biglietti, sponsor, ecc., per il 50 per cento, per una quota cioè considerata invidiabile in tutta Europa. Dove le istituzioni musicali – se lo ficchino bene in testa quanti ritengono che con musei e teatri d’opera «si …

"Professori, pretendete rispetto", di Sofia Toselli

Non c’è democrazia senza uomini e donne in grado di farla vivere e crescere. Questo è il compito prioritario della scuola pubblica. Per questo Berlusconi l’attacca. Il momento è difficile e il malessere degli insegnanti si taglia a fette. In una situazione così, se arriva alla scuola un’offesa ingiusta e spregevole da chi avrebbe, per responsabilità istituzionali, il compito di salvaguardarla, il malessere aumenta, l’irritazione esplode. In realtà si attacca la scuola pubblica, la scuola dello Stato, per quello che essa rappresenta, un luogo dove si cresce e si impara tutti insieme, dove non si fa differenza tra il ricco e il povero, tra chi è italiano e chi non loè,trailbiancoeilnero,trachiè credente e chi no. È spregiudicata irresponsabilità la delegittimazione degli insegnanti. A chi torna utile il qualunquismo di chi parla della scuola come di un fenomeno di degenerazione sociale e culturale, con l’approssimazione superba e acritica di chi pensa che poiché la scuola è di tutti, tutti ne possano parlare? E soprattutto, colleghi, dove siamo noi, insegnanti consapevoli, democratici, responsabili, vincolati indissolubilmente all’etica della …

"Tensioni sul decreto rinnovabili – Gli incentivi nel resto del mondo", di Jacopo Giliberto e Federico Rendina

Un appello, già partito, al presidente della repubblica Giorgio Napolitano perché non firmi il decreto legislativo. Poi, in caso di insuccesso, un ricorso alla corte costituzionale. Intanto una raccomandazione alle regioni perché il decreto “ammazza rinnovabili”, così lo chiamano i contestatori, venga impugnato con tutti i mezzi possibili e in tutte le sedi plausibili. E, nel mentre, un ricorso parallelo all’Unione europea. Si parla di migliaia di persone pronte a finire in cassa integrazione (Valerio Natalizia del Gifi Confindustria Anie, eccede in pessimismo e azzarda 10mila addetti in cassa). Gli imprenditori parlano di nottate passate a rifare i business plan, di progetti congelati a decine, di telefonate algide con cui le banche sospendono i piani di finanziamento. Più colpiti sembrano i settori dell’energia fotovoltaica e dell’eolico; meno sensibile il settore delle agroenergie; qualche soddisfazione per segmenti come l’edilizia sostenibile; i consumatori industriali di energia attendono che la riduzione degli incentivi alleggerisca le bollette elettriche. Le principali associazioni degli imprenditori delle energie rinnovabili sono in allarme per i contenuti del decreto di razionalizzazione dei sussidi alle …

"Donne al comando in azienda? L'Italia è ultima in Europa", di Paolo Barone

L’8 marzo il Parlamento approverà finalmente la nuova legge per correggere l’anomalia del nostro Paese nella Ue: e fra un anno la geografia del potere economico verrà rivoluzionata. Più si sale in alto e più il «tetto di cristallo» diventa spesso. Più la società è importante e più la quota di consiglieri d’amministrazione «rosa» si diluisce fin quasi a sbiadire. Basta scorrere gli elenchi dei consiglieri dei primi dieci titoli quotati a Piazza Affari per scoprire che su 147 seggiole appena 8 sono occupate da donne. Poco più del 5% del totale. Se si allarga lo sguardo all’intero listino la situazione migliora un poco, ma resta pur sempre imbarazzante nel confronto con altri Paesi: siamo al 7,6%, ovvero 332 consigliere su un totale di 4014. Ventinovesimi in Europa su 33 paesi censiti. Nei giganti pubblici, all’Eni come all’Enel, su nove posti di consigliere d’amministrazione la presenza femminile è pari a zero. Idem in Telecom (15 posti in cda, 15 uomini), Fiat (15 uomini su 15 nella spa e 9 su 9 in Fiat Industrial), Tenaris …