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"La scuola, organo centrale della democrazia", di Pippo Frisone

Le manifestazioni nelle cento piazze d’Italia del 12 marzo, a Roma come a Milano, hanno voluto dimostrare a tutti i cittadini che la difesa della Costituzione passa anche dalla difesa della Scuola statale, quella frequentata da oltre il 95% degli italiani. Piero Calamandrei, molto gettonato negli interventi in piazza, addirittura sessant’anni fa, aveva definito la scuola , centrale per la democrazia, come “ un organo costituzionale”.
“Oggi quel concetto non è poi così lontano dalla realtà. Il referendum del 7 ottobre del 2001 sancì, con la modifica del titolo V e la legge costituzionale n.3/01, la costituzionalizzazione dell’autonomia scolastica.
Si riconobbe, nelle materie a legislazione concorrente tra Stato e Regioni, accanto all’istruzione, il valore dell’autonomia delle istituzioni scolastiche (art.117).
Benchè autonomia non autarchica ma solo funzionale, le scuole pur restando enti istituzionali dello Stato, rimarcano, da allora in poi, un’autonomia “ a vocazione specialistica” che opera nel territorio e che ha come interlocutori privilegiati proprio gli enti locali.
Parafrasando Calamandrei , la Scuola, nella Costituzione materiale del nostro Paese è stata e rimane al di sopra degli stessi organi costituzionali, della stessa Camera dei Deputati, del Senato, del Presidente della Repubblica e della Magistratura. Perché? E’ ancora Calamandrei a darci la risposta: “Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue…La scuola organo centrale della democrazia perché serve a risolvere il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente, di quella classe politica che siede in Parlamento…ma anche di quella classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende,che insegnano, che scrivono degli artisti , professionisti, poeti”.
Le scuole, oggi più di ieri , rafforzati con l’autonomia, son tornate ad essere un organo vitale della nostra democrazia, dove si sviluppa il pensiero critico, nel rispetto della diversità delle opinioni.
Ecco spiegato il perché dell’attacco berlusconiano alla scuola statale, alla scuola di tutti e aperta a tutti!
Colpendo la scuola statale, Berlusconi tenta d’indebolire il dettato costituzionale che assegna alla Repubblica il primato sull’istruzione , facendole perdere quella funzione “di creare il sangue“, di essere linfa vitale d’una società democratica, per privilegiare, invece, le scuole private, vere e proprie “scuole di partito”, per dirla ancora una volta con Calamandrei.
Il taglio delle risorse finanziare e degli organici alla scuola statale in misura massiccia, come è avvenuto nell’ultimo triennio 09/12, (-8 mld.di euro, pari ai 135 mila posti tagliati) ha come obiettivo quello di dissanguare la scuola statale, di svuotarla, d’impoverirla, di non farla più funzionare a dovere.
Nel disegno berlusconiano sia la Scuola statale sia la Magistratura, andavano puniti e ridimensionati perché troppo autonomi e indipendenti . Stesso destino riservato alle Università, agli Enti di ricerca, alla cultura, al cinema, al teatro.
Sta prendendo corpo, a distanza di 30 anni, un disegno restauratore e autoritario del nostro sistema politico, tanto caro alla P2 di Licio Gelli.
Ecco perché difendere la Scuola statale, come è successo ieri nelle piazze italiane, significa difendere la Costituzione e la stessa democrazia del nostro Paese.
Oggi il pericolo è reale. Tutti i cittadini sono chiamati, come non mai, a vigilare ma soprattutto a reagire.
Altrimenti lo tzunami Berlusconi, non incontrando ostacoli in una società civile sempre più narcotizzata, rischia di travolgerci tutti . Per fortuna i segnali di risveglio non mancano.
Dopo il 13 febbraio, le manifestazioni del 12 marzo hanno riempito d’indignazione le piazze d’Italia.
E’ un buon segno anche se la primavera ancora tarda ad arrivare.

da ScuolaOggi 15.03.11

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