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“Migliaia di precari sono a rischio. Brunetta insulta chi «li mitizza»”, di Massimo Franchi

In attesa del fatidico 30 giugno, data in cui migliaia di precari perderanno il posto nella Pubblica amministrazione, Cgil e ministro Brunetta continuano a scambiarsi stoccate. Conscia della sovraesposizione mediatica dell’esponente del governo, questa volta la Funzione pubblica gioca d’anticipo. Invece di rispondere al solito show del ministro ad un convegno Cnel, si cerca di ribaltare i ruoli andando all’attacco del monitoraggio Brunetta sugli atipici nella Pubblica amministrazione, la cui ultima versione (ma non era quella del 30 marzo?, Ndr) è datata 28 aprile. Qui si legge che i «regolarizzabili» (precari con almeno 36 mesi di contratti e un concorso superato) secondo la legge Prodi sono 15.746, Sicilia esclusa (che la regione guidata da Lombardo con i suoi 18mila sia un caso a parte è l’unica cosa che mette d’accordo i due contendenti).

Dati diversi
I dati della Cgil sono molto diversi e si basano sul Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato 2007, con l’avvertenza che nel frattempo «le cose sono anche peggiorate»: «I precari sono 200 mila (scuola esclusa), 57 mila perderanno il posto il 30 giugno, 120 mila a fine anno», snocciola il segretario Fp Cgil Carlo Podda. Come si spiegano dati così diversi?. «Il monitoraggio di Brunetta non è attendibile: su 9.903 enti, hanno risposto solo 4.027. Insomma, un falso in bilancio». La Fp Cgil rilancia la richiesta del leader Pd Franceschini sulla moratoria di un anno con prolungamento dei contratti e, assieme a Cisl e Uil, nella contrattazione per gli Enti locali ha chiesto una proroga di 36 mesi.
La Fp Cgil ha poi fatto apparire tre categorie di fantasmi (al monitoraggio Brunetta). Claudia, una dei 650 precari degli Uffici immigrazione delle Questure italiane, tutti vincitori di concorso nel 2008. Lorena, una dei 1.894 precari della Croce Rossa ancora al lavoro solo grazie alle convenzioni con le Regioni che in molti casi non saranno rinnovate. Andrea, uno dei 13 mila dirigenti di primo livello della Sanità, medici che gestiscono Pronto soccorsi in tutt’Italia e che non saranno riconfermati. Tutti si ritroveranno il 30 giugno a Roma per la “Giornata del precario”, manifestazione che la Fp Cgil vorrebbe organizzare assieme agli altri sindacati coinvolgendo il mondo dello spettacolo, sensibile a questo tema, come ha dimostrato la proiezione del documentario “Caro Parlamento” di Giacomo Faenza.
Brunetta si è arrabbiato e ha reagito sostenendo che «chi mitizza la figura del precario con attività sindacale, letteraria o filmografica, mi fa letteralmente schifo e mi fa venire l’orticaria». Secondo Brunetta mitizzare la figura del precario è «una strumentalizzazione politica». I precari, ha concluso, «non possono e non devono essere una classe sociale, ma una forma di passaggio».

L’Unità, 6 maggio 2009

2 Commenti

  1. sono un povero italiano vittima del precariato dice

    dite al ministro brunetta : se tu fossi un precario e ti vuoi creare una famiglia ragioneresti sempre allo stesso modo ?????…..la verità è che il sig ministro non ha problemi finanziari ..lui non va al mercato…lui non va al supermercato…..lui non va a fare la spesa…..lui mangia tutti i giorni ma non sa chi lo compra(forse una delle tante cameriere)non sa chi lo cucina…e altro……e allora se non fa la normale vita di un povero italiano…allora come può decidere per noi ????non è in grado …..si stia zitto!!!!.
    come risolvere la crisi???….tutti lo sanno ma nessuno lo vuole fare….perché sul precariato i politici ci MANGIANO …….se è vero che ci sono circa 10mila precari ….questi non possono crearsi una famiglia per ovvie ragioni, ma……se avessero un futuro solido ci sarebbero 10mila matrimoni(immaginate tutto il volume di lavoro che si creerebbe)…..10mila nuove famiglie con 10mila case …letti…tv…cucine e altro ….poi vengono i figli con altri 10mila esigenze ecc ecce ecc…..insomma si accenderebbe una “catena di s.antonio” che procurerebbe tante richieste di mercato……..solo cosi l’economia si smuoverebbe….ma tutto questo il ministro lo sa…….e come lui tutti i politici lo sanno……..ma se le agenzie di lavoro scompaiono….perdono anche i voti !!!….e allora tutto resta come prima…..fine della puntata.

  2. La redazione dice

    “200 mila precari licenziati in due anni nella pubblica ammistrazione”, di Giulia Torbidoni

    Licenziare è la vera «rivoluzione in corso», come recita il titolo dell’ultimo libro del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta. Lo stop alle stabilizzazioni deciso dal ministro manderà a casa, dal 1 luglio, 60 mila lavoratori precari. Nel 2010 il numero salirà fino a 120 mila, a 200 mila nel 2011. Sono le cifre rese note dalla Funzione Pubblica Cgil che contesta il monitoraggio fatto dal ministero. Il sindacato definisce «molto parziali» i dati di Brunetta perchè è stata presa in considerazione solo una parte degli enti interessati. Il Conto annuale della Ragioneria generale dello stato conta 9903 enti. Il sondaggio di Brunetta solo 4027. Sotto accusa anche le modalità del questionario: si è chiesto agli enti quanti lavoratori precari volessero stabilizzare e non di quanti ne avrebbero bisogno. Dal conteggio del ministero, per esempio, rimangono fuori i 3.589 precari dei Vigili del Fuoco, i 1872 della Croce Rossa e i 130 della Protezione Civile.
    «Si tratta di una strumentalizzazione dei precari che non possono e non devono essere una classe sociale, ma solo una forma di passaggio» ha replicato Brunetta che definisce privi di fondamento i numeri forniti dalla Cgil. Sarà, ma secondo i dati del Conto annuale nel 2007 c’erano 440.920 precari nella pubblica amministrazione (considerando anche le forze di polizia). Nel solo settore pubblico, escluse scuola, università, ricerca e Afam, erano 201.716.
    «Quello che si annuncia è un vero e proprio licenziamento di massa – dice Carlo Podda, segretario generale Fp Cgil – L’espulsione di migliaia di lavoratori da settori come la sanità, quello socio-assistenziale o l’istruzione, ostacolerà la garanzia di servizi per i cittadini». «Il Governo vuole ridurre la funzione pubblica a vantaggio dei privati» aggiunge Gianguido Santucci (Cgil).
    La ricognizione del ministero, per esempio, non tiene conto delle figure dirigenziali delle Asl.
    «In Italia si contano 13 mila medici dirigenti precari che lavorano nei servizi essenziali a cui non si può rinunciare» ha raccontato un dirigente medico precario della Asl di Viterbo, intervenuto ieri alla conferenza stampa Cgil. Il 98% di questi sono su posto vacante, occupa cioè il posto lasciato da chi è andato in pensione o di chi è andato a lavorare altrove. Neanche i lavoratori della Croce Rossa sono stati presi in considerazione dal monitoraggio. Addirittura il ministero non li considera di propria competenza, ma parte delle aziende ospedaliere.
    Oggi Brunetta darà i suoi numeri al Cnel, di certo diversi da quelli del sindacato. Ieri è stato presentato anche il documentario di Giacomo Faenza «Caro Parlamento», realizzato con le interviste di 158 giovani tra i 20 e i 40 anni sugli articoli della Costituzione che riguardano il lavoro. È la vita di chi sta dietro ai numeri dei monitoraggi e ne esce il ritratto di una generazione che non riesce a immaginare il proprio futuro, che non ha un’indipendenza economica e quindi un certo margine di libertà, che conosce i principi fondativi della Costituzione ma li considera lontani e a volte inutili. Sindacati e classe politica vengono attaccati per non aver messo un freno quando si poteva. Il problema del precariato, allora, si manifesta in tutti i suoi strati: come potranno i cittadini di domani portare avanti il paese, se lo Stato non riconosce i diritti fondamentali? Una risposta però emerge dal documentario: tornare ad unirsi. Un inizio possibile è l’appuntamento del 30 giugno per la giornata del precariato, indetta dalla Cgil.

    Il Manifesto, 6 maggio 2009

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