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“La grande restaurazione contro i cittadini”, di Stefano Fassina

Insieme alla Grande Recessione globale, c’è la Grande Restaurazione italiana. Con emendamenti chirurgici, portati avanti da mesi, introdotti sottobanco, ma rivendicati ad alta voce nelle assemblee dei diretti interessati, il Governo Berlusconi smonta le principali riforme per la concorrenza realizzate nella scorsa legislatura su input di Bersani: dalla class action, resa impossibile per l’esclusione delle associazioni dei consumatori, alle para-farmacie costrette alla chiusura; dalle professioni riportate fuori da una primissima regolazione di mercato, alle Authority di controllo assoggettate ai poteri di nomina della maggioranza parlamentare; dalle assicurazioni ri-autorizzate all’utilizzo dell’agente monomandatario, alle banche “liberate” dall’onere della portabilità dei mutui (alla faccia di Robin Hood!). In sostanza, la destra “mette le mani nelle tasche degli italiani” e compromette le prospettive di crescita economica del Paese e di occupazione e mobilità sociale per i giovani: un recente studio Banca d’Italia quantifica, per l’Italia, l’effetto a regime delle riforme pro-concorrenza nei servizi in un salto del Pil di 11 punti percentuali, un aumento dei salari reali del 12% e un incremento dell’occupazione di oltre 2 milioni di unità.

Con l’ideologia mille-usi dell’anti-mercatismo, la destra copre gli interventi a favore dei più forti interessi corporativi, anzi, approfitta della crisi per realizzare il suo programma fondamentale di sempre: proteggere le rendite e scaricare sul lavoro, sui diritti e sulle retribuzioni, l’aggiustamento strutturale necessario a dare competitività alle imprese italiane. I lavoratori e le lavoratrici vengono colpiti due volte: come cittadini-lavoratori e come cittadini-consumatori. Perdono potere d’acquisto, diritti ed opportunità. Altro che PdL. È il PdR: Partito delle Rendite!

L’Unità, 13 maggio 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    «Così la destra premia le lobby e punisce i consumatori», di Massimo Solani

    Ingenuamente pensavo che i processi di liberalizzazione riguardassero l’interesse generale della cittadinanza e non le ideologie o i condizionamenti di partito. Forse mi sbagliavo». Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, è un fiume in piena mentre scorre i suoi appunti sulla marcia a tappe forzate che la maggioranza sta portando avanti per abbattere le liberalizzazioni del governo Prodi. «Questo – dice – è un governo a cui stanno più a cuore gli interessi dei poteri forti e delle lobby che non quelli di milioni di cittadini».
    Che non avranno più nemmeno lo strumento della class action per chiedere tutela.
    «Così si nega ai consumatori uno strumento fondamentale di difesa dei propri diritti che assicura trasparenza all’intero mercato. Non dimentichiamo che la class action è nata negli Stati Uniti ossia nel paese capitalistico per eccellenza, non in Unione Sovietica. Ed è stata pensata per avere un mercato meno asimmetrico, più trasparente e regolato in favore della parte più debole. Se, come la maggioranza sembra intenzionata a fare, si dovesse annullare la retroattività della class action sarebbe un fatto gravissimo, un vulnus all’idea stessa di un mercato più vicino ai consumatori. Ma qualora dovesse passare una norma così solleveremo il problema di fronte alla Corte Costituzionale».

    Il menu della controriforma in atto sul tema liberalizzazioni è lungo. Parliamo di sanità?
    «Questo è un governo che si definisce liberale e attento al mercato, ma ho l’impressione che l’attenzione invece sia tutta concentrata ai diritti dei poteri forti. Non si spiegano altrimenti tutti i tentativi di annullare quello che è stato fatto per rendere più simmetrici i poteri del mercato. E le novità nel settore sanitario lo dimostrano ampiamente: con la possibilità di vendita dei farmaci da banco al di fuori delle farmacie si è creato un aumento della qualità del servizio, una diminuzione dei prezzi stimata fra il 18 e il 25% e migliaia di nuovi posti di lavoro. E il centrodestra che fa? Azzera le possibilità di esistenza delle parafarmacie decretandone la morte da qui a dieci anni. Un colpo di spugna francamente incomprensibile, a meno che non lo si voglia vedere come un favore alle vecchie corporazioni».

    Scorriamo ancora la lista? Parliamo delle novità in tema di assicurazioni?
    «Questo è un settore fondamentale per la vita dei cittadini in cui le norme volute da Bersani introdussero novità importantissime: dall’indennizzo diretto al plurimandatario, fino alla modifica dei contratti pluriennali. In questo settore il cittadino è debolissimo di fronte ai grandi potentati eppure il governo sta facendo di tutti per azzerare le nuove norme. E non va meglio nel settore dei carburanti: i costi di benzina e gasolio sono saliti alle stelle sulla scia del rialzo del petrolio, eppure non è mai stata utilizzata la possibilità, introdotta da Bersani, di congelare le accise».

    Eppure si puntava addirittura alla liberalizzazione dei punti vendita. Sparirà anche quella?
    «Era la via maestra per ingenerare un meccanismo virtuoso di riduzione dei prezzi introducendo la possibilità di vendita dei carburanti nella grande distribuzione. E invece la maggioranza vuole introdurre norme che obblighino gli impianti a fornire anche gas e metano, ben sapendo che supermercati e grandi magazzini non avranno gli spazi sufficienti. Questo significa dare colpi mortali al processo di liberalizzazione del settore ignorando che proseguendo su questa via si potrebbero risparmiare ben 6 o 7 centesimo al litro».

    Ultima tappa: le tariffe minime per le libere professioni.
    «Qui siamo ancora al livello di iniziative e movimenti sotterranei, ma ci sono già disegni di legge in campo. Mentre clamorosa è la proposta di legge che mira a modificare il meccanismo di elezione dei concessionari per l’energia. Oggi servono i due terzi, domani basterà la maggioranza semplice. Il che vuol dire ricondurre l’Autorità sotto la sfera di influenza del governo, un progetto che mina alla radice la possibilità di autonomia di figure alle quali, per loro stessa natura, si chiede di essere al di sopra delle parti».

    L’Unità, 13 maggio 2009

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