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Subito ‘tagliare i tagli’ di Tremonti e Gelmini. Il PD presenta la sua proposta per rilanciare l’Università

Ghizzoni: “Puntare sul binomio ‘risorse e riforme'”.
“Un miliardo di euro da investire sull’Università: seicento per “tagliare i tagli”di Gelmini e Tremonti e quattrocento per aprire le porte ai giovani di talento e per sostenere un diritto allo studio che offra reali opportunità di crescita individuale e professionale”.
Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni sintetizza la proposta di legge sull’università che il Pd depositerà oggi pomeriggio nei due rami del parlamento.
“La nostra proposta – sottolinea – si fonda sul binomio risorse e riforme affrontando i nodi dell’Università, quali finanziamento e governo degli Atenei, stato giuridico dei docenti, accesso alla carriera, lotta al precariato e sostegno al talento, che il Governo sta deprimendo con l’ingiustificato ritardo dell’emanazione del decreto per l’apertura dei concorsi a ricercatore. La nostra proposta individua quindi i confini entro i quali gli Atenei eserciteranno l’autonomia e fissa i criteri per rendere operativi i principi di responsabilità e valutazione. Ora attendiamo il dibattito nelle aule parlamentari: ogni rinvio è responsabilità del Governo, dal quale ci attendiamo attenzione per le nostre idee e –a differenza di quanto avvenuto fino ad ora- reale spirito di confronto”.

Fioroni, “Sulle risorse Temonti e Gelmini passino dalle parole ai fatti”. Modica, “Indispensabile allinearsi all’Europa e favorire il merito”.
“Sull’università è ora che il governo e i ministri Tremonti e Gelmini passino dalle parole ai fatti, dimostrando che c’è un nesso tra quello che annunciano e quello che effettivamente fanno. Non vorrei trovarmi di fronte all’effetto ‘quaquaraqua’, di chi prima dice e poi non fa ciò che dice”.
Lo ha dichiarato Giuseppe Fioroni, responsabile Dipartimento educazione del Partito Democratico, illustrando insieme al responsabile settore Università, Luciano Modica, le linee guida del disegno di legge che sarà presentato questo pomeriggio alla Camera e al Senato dal PD.
“Quanto alla riforma del sistema universitario italiano – ha continuato Fioroni – riforme e risorse sono per noi un binomio inscindibile: non si fanno le prime senza le seconde. E dunque preoccupano e insospettiscono i continui rinvii del governo. Non vorrei che fossero espressione delle difficoltà di chi ritiene che si possano fare riforme senza risorse, o peggio, fare riforme a sostegno dei tagli. Allo stesso modo non vorrei si giocasse al gioco delle tre carte provocando lo sfascio dell’università. Se pensano di giocare con l’università, il loro disegno di legge non si farà. Non vogliamo essere complici neanche di un disegno per il quale le Università migliori potranno essere privatizzate e tutte le altre chiudere”.
“E dunque – ha concluso l’ex- ministro dell’Università – per iniziare da qualche fatto, nel prossimo Dpef va messo nero su bianco che si stanziano risorse aggiuntive per la riforma dell’università pari a 400 milioni di euro destinati esclusivamente ai giovani (studenti, dottori di ricerca e precari) e vanno restituiti i tagli del 2008 pari a 600 milioni di euro”.
“L’università italiana – ha aggiunto Luciano Modica – si allinei all’Europa. Come finanziamento e come funzionamento. La nostra proposta intende poi dare più attenzione al merito degli studenti, dei professori, delle università. E’ giusto che chi merita di più, abbia di più. La formazione è, secondo il dettato della nostra Costituzione, un diritto sociale. Abbiamo il dovere di garantire un diritto allo studio tale da permettere ai giovani delle famiglie meno abbienti di raggiungere i più alti gradi della formazione”.

AGENZIA ANSA: Il Partito democratico scende in campo per rilanciare l’universita’ italiana. Denunciando i ritardi del Governo su questo fronte ha messo a punto un ddl e lo ha presentato oggi in una conferenza stampa.”Le riforme del sistema universitario – ha detto il responsabile educazione del Pd, Giuseppe Fioroni, che ha illustrato il provvedimento assieme al responsabile universita’ del partito Luciano Modica – possono camminare soltanto di pari passo con la risorse”. Il Pd chiede di prevedere risorse aggiuntive per il settore gia’ nel prossimo Dpef e suggerisce una serie di interventi: cancellazione del taglio del 50% sulle spese di funzionamento, eliminazione del blocco del turn over, incremento programmato annuale del Fondo di finanziamento ordinario, 20% delle risorse legate al merito. Oltre all’introduzione di codici etici negli atenei, suggerisce la trasformazione dei ricercatori in professori terza fascia e la previsione di un tempo pieno ed esclusivo per i docenti con la possibilita’ di optare per il tempo parziale ma con stipendio decurtato.

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO PER L’UNIVERSITA’
RIFORME E RISORSE PER IL RILANCIO
CONFERENZA STAMPA DEL 20 MAGGIO 2009

Il Partito Democratico scende in campo per rilanciare l’università italiana. Un disegno di legge sarà presentato oggi alla Camera e al Senato, primi firmatari l’on. Fioroni e la sen. Garavaglia.
Un disegno di legge governativo dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni. Si apre quindi nel mondo universitario, nel Parlamento, nel Paese un confronto trasparente, aperto e costruttivo tra le proposte della maggioranza e dell’opposizione: una democrazia pacata ed efficace per temi importanti e cruciali per il futuro come la formazione superiore e la ricerca libera.
Il disegno di legge PD raccoglie i risultati di un lungo lavoro che si è concretato il 28 ottobre 2008 con l’approvazione di dieci punti programmatici sull’università e il 23 marzo 2009 con le sei proposte concrete di “Emergenza Università”.
L’impostazione di fondo è chiara: il PD esprime piena fiducia nell’eccellenza e nell’impegno di tanti che lavorano e studiano nelle università ma contemporaneamente ritiene che il sistema abbia bisogno di riforme profonde, innovative e, quanto più possibile, condivise.
Così come ha assoluto bisogno di risorse. La scomoda posizione di ultima in Europa in tutte le graduatorie internazionali sugli investimenti nell’università mal si concilia con la tradizione culturale italiana e non è sopportabile in una fase riformatrice. Ben vengano le riforme, ma siano cancellati i pesantissimi tagli finanziari stabiliti nel 2008 e si investa sui giovani e sul futuro.
Il PD propone di destinare 1 miliardo di euro al sistema universitario, di cui 600 milioni per cancellare i tagli e 400 milioni destinati esclusivamente ai più giovani: studenti, dottori di ricerca, ricercatori precari.

Punti principali del disegno di legge PD

• RISORSE E MERITO
o Cancellazione del taglio del 50% sulle spese di funzionamento.
o Eliminazione del blocco del turn-over.
o Incremento programmato annuale del fondo di finanziamento ordinario.
o 20% di finanziamento premiale sulla base della qualità dei risultati ottenuti nella didattica e nella ricerca da ciascuna università.
o Defiscalizzazione delle donazioni alle università.
o Finanziamento della ricerca di interesse nazionale con sistemi internazionali di valutazione.

• CODICI ETICI
o Contro ogni abuso e discriminazione nelle università.

• GOVERNO DEGLI ATENEI
o Ampio spazio all’autonomia di ciascun ateneo.
o Il rettore è eletto ed ha responsabilità politica di iniziativa, coordinamento e vigilanza.
o Il senato accademico, organo democratico interno, ha la responsabilità dei piani strategici, della garanzia delle libertà accademiche e dei diritti degli studenti, dell’auto-valutazione e del controllo della qualità dei risultati.
o Al consiglio di amministrazione spettano le decisioni che riguardano l’ateneo nel rispetto dei piani strategici definiti dal senato. A parte i rappresentanti degli studenti, è designato pariteticamente da rettore e da senato accademico. Comprende personalità esterne al mondo universitario.
o La strutturazione interna (facoltà, dipartimenti, etc.) si riduce ad un solo livello di articolazione con compiti riguardanti sia la didattica che la ricerca.
o E’ fissato un limite di durata di otto anni per tutte le cariche accademiche.
o Abrogazione della norma che consente di trasformare le università statali in fondazioni di diritto privato.

• STATO GIURIDICO DEI DOCENTI
o Trasformazione dei ricercatori in professori di terza fascia (professori aggregati).
o Riduzione della frammentazione disciplinare.
o Contro le piramidi rovesciate: in ogni ateneo più docenti di terza fascia che di seconda fascia, più docenti di seconda fascia che di prima fascia.
o Tempo pieno ed esclusivo per i docenti (attività professionale esterna solo saltuaria e senza conflitti di interessi), ma con possibilità di opzione per il tempo parziale con riduzione commisurata dello stipendio. Mantenimento della disciplina attuale per le attività assistenziali della facoltà di medicina.

• CONCORSI SELETTIVI INTERNAZIONALI
o Distinzione tra reclutamento in un ateneo (concorsi riservati a esterni per ogni fascia) e promozione all’interno di un ateneo da una fascia alla successiva (concorsi riservati a interni).
o Obbligo per i candidati di possedere l’abilitazione scientifica nazionale.
o Reclutamento per selezione pubblica internazionale con commissione di ateneo e valutatori esterni di riconosciuta fama internazionale appartenenti ad atenei italiani ed esteri.
o Promozione per concorso interno con commissione di ateneo e valutatori esterni.
o Abilitazione scientifica nazionale a lista aperta e a domanda. Commissione di abilitazione in parte eletta e in parte sorteggiata tra professori di prima fascia attivi nella ricerca.
o Dal 2016 obbligo di possesso del dottorato di ricerca per l’accesso alla terza fascia docente.

• INTERVENTI PER I GIOVANI
o Riapertura del reclutamento straordinario previsto dalla legge finanziaria 2007 con 1000 nuovi posti di professore di terza fascia per ciascuno degli anni 2009, 2010, 2011, 2012.
o Defiscalizzazione contributiva per chi assume dottori di ricerca a tempo indeterminato e riduzione dell’IRPEF per gli interessati.
o Riduzione del lavoro precario: una sola tipologia di contratto di ricerca e didattica integrativa, riservato a dottori di ricerca per un massimo di sei anni, con coperture previdenziali e assicurative analoghe ai lavoratori a tempo determinato.
o Finanziamento nazionale dei migliori progetti di giovani dottori di ricerca, comprensivo delle spese di personale. I vincitori scelgono l’università in cui condurre la propria ricerca.

• DIRITTO ALLO STUDIO E MOBILITA’ PER MERITO
o Borse di studio nazionali per studenti delle famiglie meno abbienti con graduatoria di merito. La borsa è spendibile in qualunque ateneo italiano a scelta del vincitore e copre le spese per studiare fuori sede.

4 Commenti

  1. MOlti precari hanno apprezzato l’interrogazione parlamentare dell’On. Ghizzoni relativa ai ritardi nell’emanazione del DM sui criteri di valutazione e al blocco dei concorsi. La risposta del Governo è stata tanto vaga e inaccettabile. Da oggi circola sulla rete una bozza di DM che sarebbe riduttivo definire ridicola. Dopo mesi di attesa sono riusciti a partorire un testo inutile se non dannoso.

    A questo proposito, per provare sostenere la causa di una meritocrazia vera e non meramente propagandistica come quella invocata solo a parole dal Ministro Gelmini, vi sarei grato se voleste pubblicare il seguente link ad una petizione da poco promossa dall’Associazione PRecari della Ricerca Italiana (APRI) per chiedere una rapida emanazione di un SERIO Decreto Ministeriale relativo ai criteri di valutazione di titoli e pubblicazioni per i concorsi da ricercatore.

    http://www.gopetition.com/on line/27948.html

  2. Redazione dice

    Dall’ANDU riceviamo e volentieri pubblichiamo.

    Nel riportare piu’ sotto i comunicati della FLC-CGIL, della CISL- Universita’ e dell’UGL-Universita’ relativi all’incontro che le Organizzazioni universitarie della docenza, dei dottorati e degli studenti hanno avuto il 19 maggio 2009 al Miur sul DDL governativo riguardante la ‘governance’ degli Atenei e il reclutamento dei docenti universitari, riteniamo utile aggiungere qualche considerazione. Va ribadito e sottolineato come la critica al metodo di elaborazione del DDL e ai suoi contenuti portanti sia stata espressa da tutte le Organizzazioni che hanno partecipato all’incontro. In particolare l’ANDU ha osservato come non sia stata presa in alcuna considerazione il tema centrale dell’autonomia del Sistema nazionale delle universita’ e della ‘connessa’ costituzione di un Organismo che lo rappresenti e lo difenda adeguatamente. L’ANDU ha chiesto il capovolgimento dell’assetto attualmente previsto della ‘nuova’ ‘governance’ degli Atenei, basata sul potere assoluto del Rettore. Al contrario, bisogna prevedere la costituzione di un Senato Accademico dotato di poteri sostanziali di programmazione e gestione e composto SOLO da rappresentanti DIRETTAMENTE eletti da tutte le componenti universitarie. L’ANDU ha sottolineato che il problema piu’ rilevante e piu’ urgente e’ quello del precariato che va risolto prevedendo una SOLA figura pre-ruolo e il bando straordinario di migliaia di posti nel ruolo dei ricercatori. A questo proposito si e’ osservato come il Ministero sia indirizzato verso la sostituzione dei ricercatori in ruolo (confermata la loro messa ad esaurimento nel 2013) con la nuova figura precaria del ricercatore a termine. L’ANDU ha anche posto la questione centrale e prioritaria di un nuovo e specifico Organo costituente di Ateneo cui affidare qualsiasi scelta riguardante il nuovo assetto statutario per evitare che l’attuale Sistema oligarchico (imperniato sul Senato Accademico ‘egemonizzato’ dai Presidi) perpetui, anzi rafforzi, tale sistema che ha portato alla rovina degli Atenei e dell’intero Sistema universitario. Su questo punto vi e’ stata da parte ministeriale una risposta a dir poco provocatoria: il ‘nuovo’ organismo ‘costituente’ sara’ previsto e sara’ ‘prodotto’ dal SA e dal CdA. Sarebbe una beffa indicibile visto che un Organo veramente costituente non puo’ che essere DIRETTAMENTE eletto dagli appartenenti all’Ateneo (per esempio una rappresentanza partitetica di ordinari, associati, ricercatori, tecnico-amministrativi e studenti), sulla scia di quanto, se pur con limiti, e’ stato previsto dalla riforma del 1990 sulla cosidetta autonomia. L’ANDU ha chiesto che si arresti la corsa alla presentazione del DDL in Consiglio dei Ministri e che si continui il confronto, a partire da una bozza del DDL finalmente ufficiale da sottoporre alle osservazioni del mondo universitario e, in particolare, delle Organizzazioni, PRIMA dell’approvazione da parte dello stesso Consiglio dei Ministri. Se dovesse invece essere confermato il metodo oligarchico dell’eleborazione del DDL e mantenuto il suo attuale impianto (rettore-padrone, commissariamento della docenza), al mondo universitario italiano non restera’ che esprimere una forte opposizione, adeguata alla gravita’ di una operazione di gran lunga piu’ devastante di quella che si sta tentando in Francia dove da mesi e’ in corso una dura e vasta protesta che coinvolge insieme docenti e studenti.

    COMUNICATO della FLC-Cgil:
    “Incontro al Miur sul Ddl governo degli atenei-reclutamento e stato giuridico della docenza”
    Nella giornata di ieri, 19 maggio, si e’ svolto un incontro al Miur tra Organizzazioni Sindacali e Ministero sull’attesa presentazione del disegno di legge concernente governo degli Atenei e reclutamento e stato giuridico della docenza. In contemporanea, il Ministro Gelmini ha tenuto incontri con il Consiglio Universitario Nazionale e il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, organi istituzionali del Miur. Il Ministro ha evidentemente preferito privilegiare l’interlocuzione con gli organi istituzionali, anche se in realta’ l’incontro con il C.U.N. si e’ limitato ad una breve informativa dello stato dell’arte, senza discussione. L’incontro ha avuto un andamento quanto meno curioso. In apertura il Miur ha detto che non era disponibile alcun testo del DDL, in quanto ancora in fase di ennesima correzione. Peraltro, nella giornata di oggi e’ previsto un incontro con il Ministero dell’Economia che potrebbe condurre ad ulteriori modifiche, anche se, forse, il DDL potrebbe essere presentato nella prossima seduta del Consiglio dei Ministri (?). O forse, invece, prevarra’ una valutazione di opportunita’ politica tesa ad evitare la presentazione del DDL prima delle elezioni. Cio’ nonostante, il Miur ha illustrato in modo generale l’impianto del DDL, che corrisponde piu’ o meno ai testi che sono circolati in questi giorni, anche se, visibilmente, le correzioni apportate ai testi noti sono numerose. Gli interventi delle Organizzazioni presenti hanno evidenziato, nonostante l’incertezza del testo, forti critiche all’approccio verticistico delle norme sul governo degli Atenei, che di fatto consegnano l’Universita’ al binomio Rettore-Consiglio di Amministrazione, e la necessita’ di una discussione vera sul tema delicatissimo del reclutamento e dello stato giuridico, materia quanto mai complessa e cruciale. Nel suo intervento la FLC, rappresentata al tavolo da Marco Broccati della Segreteria Nazionale, ha esplicitamente rifiutato di entrare nel merito, trattandosi di un testo che non ha nulla di certo, in una condizione di inagibilita’ di una discussione vera sui contenuti in un incontro di questo tipo, anche per ragioni di tempo, ed evidenziando i seguenti elementi: siamo davanti al provvedimento piu’ “pesante” sull’Universita’ da molti anni a questa parte, se si esclude la L. 133, destinato ad avere ripercussioni profonde sugli Atenei. A questo appuntamento ci si presenta senza un testo, dopo 6 mesi di silenzio totale da parte del Miur, con l’annuncio di una imminente approvazione. Nel mese di dicembre scorso era stato annunciata la volonta’ di aprire tavoli di confronto sui singoli temi dell’Universita’, che non hanno avuto alcun seguito nonostante le reiterate richieste. E’ evidente che non c’è alcuna discussione e confronto, che semmai, potra’ riguardare solo le sedi parlamentari nel corso dell’iter del DDL, ma certo non le parti sociali. E’ noto peraltro che in questi mesi il Ministero ha accolto in modo del tutto informale e riservato contributi da parte di soggetti individuali e collettivi diversi, dai giovani accademici a gruppi universitari organizzati, che non hanno, ovviamente, alcuna rappresentativita’ se non quella delle proprie opinioni personali. Il DDL e’ stato costruito su queste basi, e su una dialettica tutta interna alle stanze del Ministero e della politica. La FLC chiede al Ministro una riflessione su questo suo modo non trasparente, e anzi intenzionalmente criptico, di procedere, teso, con tutta evidenza ad annullare ogni spazio di confronto con i soggetti rappresentativi, sia sociali sia istituzionali. Se l’intenzione e’ questa, conviene dirlo in chiaro, evitando di confondere le acque con convocazioni formali che rappresentano solo una foglia di fico, per poter dire che il confronto c’e’ stato. Se, viceversa, e’ solo un problema di tempi e di spazi, certamente non semplici da governare nella costruzione di un provvedimento complesso, si apra subito un tavolo dedicato, con contenuti certi e tempi congrui e, soprattutto quella disponibilita’ all’ascolto e al recepimento che e’ del tutto mancata. Nei prossimi giorni sapremo con certezza qual’e’ la scelta del Ministro, anche se, visti i precedenti, temiamo di conoscere gia’ la risposta. Non si dica poi che la CGIL e’ quella che sa dire solo no; i no, fino adesso, vengono tutti dall’altra parte, e noi ci limitiamo a rispondere a chi considera tutte le opinioni diverse un peso ed un fastidio. Sfortunatamente (o fortunatamente) la realta’ ha una sua rocciosa materialita’ che non si lascia rimuovere dalle intenzioni e dalle volonta’, e chi intende ignorarla prima o poi e’ costretto a farci i conti.
    Roma, 20 maggio 2009″

    COMUNICATO della CISL-Universita’:
    “DDL Governance, cosi’ non va!
    Alle diciotto del 19 maggio il ministro ha convocato il tavolo tecnico con le OO.SS. e le associazioni di categoria con all’ordine del giorno la generica indicazione riguardante i problemi dell’universita’. Assente il Ministro, la delegazione ministeriale e’ stata presieduta dal dott. Masia, il quale ha esposto le linee piu’ rilevanti di un testo, non ancora conosciuto nella sua definitiva versione, che potrebbe essere presentato quanto prima al Consiglio dei Ministri. La riunione assembleare, alla quale hanno partecipato sedici organizzazioni, e’ stata deludente e non ha pienamente raggiunto l’obiettivo che il ministero si era proposto, cioe’ quello di riprendere il confronto dopo l’impegno assunto ai primi di novembre del 2008. Infatti, nonostante gli sforzi per rappresentare nelle sue grandi linee i contenuti del disegno di legge, tutte le delegazioni presenti hanno lamentato il grado di elevata incertezza in cui si svolgeva l’incontro su un testo che risultava sconosciuto persino alla parte ministeriale, soffermandosi sulle numerose criticita’: dal modello di governance derivano troppo poteri ai rettori, si svuota di fatto il senato accademico, incomprensibile e’ la natura della nuova struttura unificante che sostituirebbe la facolta’, complicati sono i meccanismi concorsuali, confusi sono i percorsi per l’accesso e per la carriera del personale docente, collocato in ruoli distinti, nessuna risoluzione per l’annosa questione dello stato giuridico dei ricercatori, eccetera. La Federazione Cisl Universita’ valuta negativamente il ritardo di mesi con cui l’incontro e’ stato organizzato, nella immediatezza della presentazione del ddl, sia l’approssimazione del suo contenuto. Dopo l’impegno del Ministro del mese di novembre 2008 aveva confidato nella predisposizione di un metodo di lavoro costruttivo che avrebbe potuto dar vita a un provvedimento condiviso e realmente innovativo. La Ministro ci ha chiamati a un cosiddetto confronto che in mancanza di un testo scritto mostra una preconcetta scarsa considerazione del contributo che puo’ provenire dalla OO.SS. e dalla nostra in particolare. Prendendo atto di questa situazione, purtroppo, la Federazione Cisl Universita’ deve manifestare le proprie riserve anche sul contenuto di una riforma che e’ inaccettabile. Tra le negativita’ più rilevanti si evidenziano le seguenti. Viene presentato un modello di governance universitaria ispirato non alla logica della responsabilita’ dei componenti la comunita’ accademica, ma alla logica del commissariamento. Infatti, il senato accademico viene depotenziato, le facolta’ scompaiono, risulta rafforzato il potere dei rettori e del consiglio di amministrazione (dal quale sono estromessi rappresentanti del personale docente e tecnicoamministrativo e composto, praticamente, tutto di soggetti esterni all’ateneo), i revisori dei conti sono di nomina ministeriale, la contabilita’ economico-patrimoniale e’ di matrice ministeriale. A questo punto non serve insistere sulle fondazioni, in quanto e’ assicurato ampiamente il controllo esterno sulle universita’. Inoltre, i meccanismi concorsuali sono farraginosi e confusionari e finiscono per riportare il potere decisionale in sede locale. Nessuna risposta al problema delle situazioni di precariato (come ad esempio quella degli assegnisti e dei cosiddetti ricercatori con contratto a tempo determinato) e a quello dei ricercatori universitari. E si potrebbe continuare.
    Pertanto, la Cisl Universita’, manifesta la propria insoddisfazione e, pur confermando la piena disponibilita’ a ulteriori fasi di confronto, esprime la propria preoccupazione perche’ la Ministro mostra di non comprendere la gravita’ della situazione nella quale versa l’Universita’ e il personale che opera e vive, contribuendo ad aggravare le criticita’ di un sistema che ha bisogno di una vera riforma.”

    COMUNICATO della UGL-Universita’:
    “DDL Governace? Chi l’ha visto. Una riunione deludente per un testo incerto”
    Ieri, 19 maggio si svolto un incontro al Miur tra le OO.SS e le Associazioni della Docenza Universitaria e il Ministero per la presentazione del disegno di legge riguardante la Governance, il reclutamento e lo stato giuridico della docenza universitaria. La riunione e’ stata presieduta dal Direttore Generale Dr. Masia che ha aperto i lavori all’ordine del giorno previsti su una generica convocazione riguardante i problemi dell’Universita’ con la presentazione per linea di massima dei contenuti di un DDL, di cui ancora non c’e’ un testo disponibile e certo su cui discutere e ancora in fase di rimodulazione di cui sono circolate varie bozze aggiornate giorno dopo giorno. Se l’intento era quello di riaprire il confronto per “una riforma condivisa” che il Ministro aveva garantito a novembre u.s. ci siamo resi conto che stiamo arrivando a ridosso di una presentazione di un DDL al Consiglio dei Ministri senza nessun confronto e dialogo. Tutte le OO.SS hanno valutato negativamente questo tipo di approccio per il quale ne e’ scaturita una discussione approssimativa e fumosa basata su indicazioni generiche esposte dal Dr. Masia che potrebbero subire ulteriori modifiche dopo un incontro con il Ministero dell’Economia.
    L’UGL ha preso le distanze da questo tipo di confronto non entrando nel merito se non dopo la visione di un testo scritto, e’ stato comunque sottolineata la nostra contrarieta’ per norme sul governo degli Atenei che non corrispondono a logiche di responsabilita’, al mancato riconoscimento dello stato giuridico dei Ricercatori, e auspica una discussione seria e definitiva sulla materia delicata del reclutamento e avanzamento di carriera dei docenti universitari”

  3. Manuela Ghizzoni dice

    Sui siti sta rimbalzando la dichiarazione del ministro Gelmini circa il rinvio del DDL sull’università a dopo le elezioni al fine di “toglierla dalle dinamiche della campagna elettorale”. ”La riforma dell’universita’ e’ talmente seria, importante, e strutturale per il Paese che bisogna toglierla dalle dinamiche della competizione politica. Presentarla dopo le elezioni – ha aggiunto il ministro – e’ anche un segno di disponibilita’ nei confronti delle opposizioni, anche perche’ al suo interno recepisce alcune proposte che sono state avanzate proprio dalle opposizioni”. Quello che interessa al ministro e’ una universita’ senza distinzioni politiche: ”Solo presentando la riforma dopo le elezioni si potra’ avere un dibattito sereno”, ha concluso Gelmini.
    Mi permetto due commenti a caldo:
    1. nessun contatto è avvenuto con il ministro circa le proposte per rilanciare l’Università: come può affermare pertanto che il rinvio a dopo le elezioni è un segno di disponibilità verso le opposizioni?
    2. proprio perché ci stiamo per recare al voto, conoscere gli orientamenti del Governo sulla politica universitaria avrebbe permesso ai cittadini di orientare la propria preferenza politica in modo più consapevole: ma forse è proprio per questo che si preferisce rinviare… Da un ministro mi aspettere più coerenza e meno ipocrisia.

  4. BRUNETTA E IL GOVERNO NON TOCCHINO IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO
    L’Unione degli Universitari ritiene inaccettabile l’intenzione espressa dal Ministro Brunetta di abolire il valore legale del titolo di studi. In questo modo non si tutelerebbe più il riconoscimento del percorso formativo né la valutazione nei concorsi sulla base dei nostri studi, dal voto di laurea agli esami sostenuti, dal corso di laurea all’indirizzo scelto e si incentiverebbero invece meccanismi clientelari, a danno di coloro che non hanno le giuste raccomandazioni.
    Altrettanto inaccettabile è il principio per cui il Ministro Gelmini arrivi a presentare al Consiglio dei Ministri un Disegno di Legge su governance, reclutamento della docenza e diritto allo studio, che influirà in maniera molto pesante sull’Università italiana, siamo infatti di fronte alla proposta dei più grandi cambiamenti a partire dall’introduzione dell’autonomia ad oggi, senza alcun confronto con le parti sociali.
    L’incontro organizzato ieri con il Dott. Masia, Direttore Generale del Miur, e le organizzazioni sindacali universitarie che rappresentano docenti, ricercatori, dottorandi, studenti, personale tecnico amministrativo è stato del tutto inutile, oltre che tardivo, perché non è stato presentato alcun testo su cui basare la discussione.
    Allo stesso tempo i contenuti del DDL presentati in quell’incontro sono particolarmente allarmanti, in special modo per gli studenti.
    Si prevede infatti una gestione delle università che consegnerà tutto il potere decisionale al Rettore e ad un Consiglio d’Amministrazione che per la composizione prevista descrive un modello di Università più simile ad un’azienda che non ad un luogo di cultura, dedito alla ricerca. La possibilità per gli studenti di intervenire nelle decisioni che li riguardano in prima persona, già scarsa ora, diminuisce ancora.
    Si parla poi dell’ennesima riforma a costo zero, infatti è previsto che la riforma debba avvenire senza oneri per la finanza pubblica, contraddicendo fra l’altro le promesse fatte durante l’autunno dal Ministro Gelmini e dell’On. Aprea, presidente della Commissione Cultura della Camera, che garantivano che gli ingenti tagli contenuti nella L. 133/08 erano determinati dal fatto che attualmente nelle università ci fosse un grande spreco di denaro a causa della mala gestio e che si sarebbe provveduto a rifinanziare le università nel momento in cui si fosse risolto il problema della gestione.
    Infine siamo particolarmente preoccupati per l’intenzione di abolire in toto l’attuale legislazione in materia di diritto allo studio, consegnando carta bianca al Governo per la sua riscrittura attraverso lo strumento dei Decreti Legislativi, fra l’altro senza che nel Disegno di Legge siano descritti, se non in maniera vaga, i principi sui quali tali decreti dovrebbero basarsi. Ancora una volta questo Governo esautora il Parlamento dal suo compito, anche su una materia importante come la garanzia di offrire a tutti i giovani la possibilità di accedere agli studi.
    Anche quest’anno il Governo sceglie poi, come già fatto per l’approvazione della Legge 133/08, di intervenire in maniera importante in materia di università proprio nel momento in cui esse si stanno svuotando a causa della fine delle lezioni, forse per tutelarsi dalle prevedibili proteste degli studenti e del mondo accademico tutto di fronte a nuovi provvedimenti incondivisibili.

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