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“Quei morti che gridano dal fondo del mare” di Eugenio Scalfari

È singolare (non trovo altro aggettivo) il comportamento della stampa nazionale sulla strage dei 73 migranti uccisi dal mare tra Malta e Lampedusa.
Il primo giorno, con notizie ancora incerte, tutti hanno aperto su quell’avvenimento: il numero delle vittime, la storia raccontata dai cinque sopravvissuti, i dubbi del ministro Maroni sulla loro attendibilità, le responsabilità della Marina maltese, i primi commenti ispirati al “chissenefrega” di Bossi e di Calderoli.

Ma dal secondo giorno in poi i nostri giornali hanno voltato la testa dall’altra parte. Le notizie nel frattempo sopraggiunte sono state date nelle pagine interne. Uno solo, il “Corriere della Sera”, ha tenuto ancora quella strage in testata di prima pagina ma senza alcun commento. Il notiziario all’interno tende a riposizionare i fatti entro lo schema della responsabilità maltese. Il resto è silenzio o quasi. Fa eccezione “Repubblica” ma il nostro, com’è noto, è un giornale sovversivo e deviazionista e quindi non può far testo.

Comincio da qui e non sembri una stravaganza. Comincio da qui perché la timidezza, la prudenza, il dire e non dire dei grandi giornali nazionali sono lo specchio d’una profonda indifferenza dello spirito pubblico, ormai ripiegato sul tirare a campare del giorno per giorno, senza memoria del passato né prospettiva di futuro, rintronato da televisioni che sfornano a getto continuo trasmissioni insensate e da giornali che debbono ogni giorno farsi perdonare peccati di coraggio talmente veniali che qualunque confessore li manderebbe assolti senza neppure imporre un “Pater noster” come penalità minimale.

Perfino il durissimo attacco della Chiesa e della stampa diocesana, che su altri temi avrebbe avuto ampia risonanza, è stato registrato per dovere d’ufficio. Bossi, che ha orecchie attentissime a queste questioni, si è addirittura permesso di mandare il Vaticano a quel paese, definendo insensate le parole dei vescovi sulla strage del mare e invitando il papa a prendere gli immigrati in casa sua perché “noi qui non li vogliamo”.
Alla vergogna c’è un limite. Noi l’abbiamo varcato da un pezzo nella generale apatia e afasia.

* * *

Ci sono varie responsabilità in quanto è accaduto nel barcone dei 78 eritrei, per venti giorni alla deriva in uno specchio di mare popolatissimo di motovedette, aerei, elicotteri, pescherecci delle più diverse nazionalità, italiani, maltesi, ciprioti, egiziani, tunisini e libici. Responsabilità specifiche e responsabilità più generali.

La prima responsabilità specifica riguarda il mancato avvistamento da parte della nostra Marina e della nostra Aviazione. Venti giorni, un barcone di quindici metri con 78 persone a bordo, sballottato dai venti tra Malta e Lampedusa, un braccio di mare poco più ampio di quello percorso da una normale regata di vela.
I ministri Maroni e La Russa dovrebbero fornire al Parlamento e alla pubblica opinione l’elenco dei voli e dei pattugliamenti da noi effettuati in quello spazio e in quei giorni. Il ministro dell’Interno finora si è limitato a chiedere un rapporto sull’accaduto al prefetto di Agrigento.

Che c’entra il prefetto di Agrigento? Il responsabile politico dei respingimenti in mare è il ministro dell’Interno che si vale della guardia costiera, delle capitanerie di porto e delle forze armate messe a disposizione dalla Difesa. Maroni e La Russa debbono rispondere, non il prefetto di Agrigento.

La seconda responsabilità specifica riguarda il pattugliamento italo-libico sulle coste della Libia. Sbandierato ai quattro venti come un grande successo diplomatico, viaggi del premier in Libia, abbracci e baci sulle guance tra Berlusconi e Gheddafi, promesse di denaro sonante e investimenti al dittatore-colonnello, viaggio del medesimo con relativa tenda a Villa Pamphili, scortesie a ripetizione, sempre del medesimo, nei confronti di quasi tutte le autorità istituzionali italiane; secondo viaggio del colonnello e seconda tenda al G8 dell’Aquila, dichiarazioni del ministro degli Esteri, Frattini, per sottolineare l’importanza dell’asse politico Roma-Tripoli.

Risultati zero. Riforma dei centri di accoglienza libici sotto controllo italiano, zero. Quei centri sono un inferno dove i migranti provenienti dall’Africa sahariana e dal Corno d’Africa sono ridotti per mesi in schiavitù e sottoposti alle più infami vessazioni fino a quando alcuni di loro vengono affidati ai mercanti del trasporto e imbarcati per il loro destino. Le vittime in fondo a quel tratto di Mediterraneo non si contano più.

In quei centri, tra l’altro, le autorità italiane dovrebbero individuare quegli immigranti che hanno titolo per essere trattati come rifugiati politici. Queste verifiche non sono avvenute. I migranti eritrei in particolare dovrebbero poter godere di uno “status” particolare come ex colonia italiana, ma nessuno se ne è occupato (e meno che mai, ovviamente, il prefetto di Agrigento).

In compenso le motovedette italiane dal primo giugno ad oggi hanno intercettato un elevato numero di barconi e li hanno respinti nel girone infernale dei centri di accoglienza libici, il che significa che le partenze dalla coste cirenaiche continuano ad avvenire in barba a tutti gli accordi.
Questo stato di cose è intollerabile. Frutto di una legge perversa e d’un reato di clandestinità che ha addirittura ispirato un gioco di società inventato dal figlio di Bossi e brevettato con il titolo “Rimbalza il clandestino”.
Mancano le parole per definire queste infamità.

* * *

Ma esistono altresì responsabilità generali, al di là del caso specifico. Le ha elencate con estrema chiarezza il proprietario di un peschereccio di Mazara del Vallo da noi intervistato ieri.
Perché i pescherecci che avvistano barche di migranti in difficoltà non intervengono? Risposta: se sono in difficoltà superabili, intervengono, forniscono viveri acqua e coperte, indicano la rotta. Se sono in difficoltà gravi, li segnalano alle autorità italiane.
Segnalano sempre? Risposta: non sempre.
Perché non sempre? Risposta: se imbarchiamo i migranti sui nostri pescherecci rischiamo di perdere giorni e settimane di lavoro. Noi siamo in mare per pescare. Con gli immigrati a bordo il lavoro è impossibile.

Non siete risarciti dallo Stato? Risposta: no, per il mancato nostro lavoro non siamo risarciti.
Ci sono altre ragioni che vi scoraggiano? Risposta: chi prende a bordo clandestini e li porta a terra rischia di essere processato per favoreggiamento al reato di clandestinità. Temono di esserlo, perciò molti chiudono gli occhi e evitano di immischiarsi.

Se li portate a Malta che succede? Risposta: peggio ancora, ci sequestrano la barca per mesi e ci tolgono l’autorizzazione a pescare nelle loro acque.
Questi sono i risultati di una legge sciagurata, salutata non solo dalla Lega ma dall’intero centrodestra come un successo, una guerra vittoriosa contro le invasioni barbariche.

Questa legge dovrebbe essere abrogata perché indegna di un paese civile. Nel frattempo gli immigrati entrano a frotte dai valichi dell’Est. Non arrivano per mare ma in pullman, in automobile, in aereo, in ferrovia e anche a piedi. Alimentano il lavoro regolare e quello nero in tutta la Padania e non soltanto.
I famigerati rom e i famigerati romeni vengono via terra e non via mare. La vostra legge non solo è indecente ma è contemporaneamente un colabrodo.

* * *

Alcuni si domandano i motivi del silenzio di Berlusconi su questo delicatissimo tema. La ragione è chiara e l’ha fornita l’onorevole Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl insieme a La Russa e Bondi e quello che meglio di tutti conosce la natura del capo del governo essendo stato con lui e con Dell’Utri uno dei tre fondatori di Forza Italia nell’ormai lontano 1994.

Di che cosa vi stupite, ha scritto Verdini in una sua lettera al “Corriere della Sera” di pochi giorni fa ribattendo alcune domande di Sergio Romano nel suo fondo domenicale. Di che cosa vi stupite? Silvio Berlusconi, con almeno una parte di sé, è un leghista né più né meno di Bossi e quando nel ’93 decise di impegnarsi in politica pensò, prima di decidersi a fondare un nuovo partito, di guidare con Bossi la Lega. Poi scelse di fondare un partito nazionale del quale il nordismo leghista sarebbe stato il pilastro più rilevante.

Così Verdini, il quale in quella lettera rivendica il merito d’aver convinto il premier all’opportunità di dar vita a Forza Italia.
Non si poteva dir meglio. C’è da aggiungere che il peso della Lega è ultimamente aumentato in proporzione diretta alla minor forza politica del premier. La Lega ha oggi una forza di ricatto politico che prima non aveva e la sta esercitando in tutte le direzioni non senza alcuni contraccolpi sulle strutture e sulle alleanze all’interno del Pdl.

Uno dei temi di dibattito di queste ultime settimane è stato il collante che spiega nonostante tutto la persistenza del potere berlusconiano e la sua eventuale capacità di sopravvivere ad un possibile ritiro di Berlusconi dalla gestione diretta di quel potere. Tra le varie spiegazioni è mancata quella a mio avviso decisiva. Il collante del berlusconismo consiste nell’appello continuamente ripetuto e aggiornato agli istinti più scadenti che rappresentano una delle costanti della nostra storia di nazione senza Stato e di Stato senza nazione.

Una classe dirigente dovrebbe rappresentare ed evocare gli istinti più nobili di un popolo, educandolo con l’esempio, spronandolo ad una visione alta del bene comune. Un compito difficile che alcune figure della nostra storia esercitarono con passione, tenacia e abilità politica.
È più facile evocare gli “spiriti animali” e questo è avvenuto frequentemente nelle vicende del nostro paese a cominciare dal “O Franza o Spagna purché se magna” e alle sue più recenti e non meno abiette manifestazioni.

Giorni fa, rispondendo nel suo giornale alla lettera di un giovane leghista a disagio ma privo di alternative alla sua visione nordista, Galli Della Loggia spiegava al suo interlocutore quale fosse l’errore in cui era incappato: una falsa prospettiva storica, un falso revisionismo che ha messo in circolazione una falsa e deteriore immagine del nostro Risorgimento.
Ho riletto un paio di volte l’articolo di Della Loggia perché non credevo ai miei occhi. Il revisionismo da lui lamentato come deformazione della nostra storia unitaria è nato negli ultimi quindici anni proprio sulle pagine del suo giornale e lo stesso Della Loggia ne è stato uno dei più autorevoli esponenti.

Meglio tardi che mai. Purtroppo di vitelli grassi da sacrificare per il ritorno del figliol prodigo oggi c’è grande scarsità. Il solo vitello grasso in circolazione è lo scudo fiscale preparato da Tremonti, che però non riguarda la questione dell’Unità d’Italia e del revisionismo politico. Festeggia soltanto gli evasori fiscali. Anche questa è una (pessima) costante nella storia di questo paese.
La Repubblica 23.08.09

12 Commenti

  1. Eleonora dice

    non so se chi si firma Maperfavore tornerà su questa pagina, ma credo che la cruda realtà dei fatti abbia dato una risposta certa al suo “cinico” quesito su come possano stare 78 persone su un gommone di 12 metri: ci stanno, caro (si fa per dire) Maperfavore, come dimostra il gommone di 10 metri che trasportava 96, dico 96, persone e che è stato soccorso dalla marina maltese non più tardi di ieri.
    La grettezza del tuo argomentare mi ha colpito più di uno schiaffo, perché ha assestato un colpo alla nostra dighità di comunità, all’essere un popolo che basa la propria convivenza civile sui principi costituzionali. Dopo i migranti (e immagino i rom) e i comunisti (ma ti rendi conti che stai vivendo un’ossessione che appartiene al secolo scorso?), verso chi orienti il tuo disprezzo razzista? gli omosessuali? le persone in condizione di handicap?

  2. Grazie. Grazie per avermi citato tra le righe del so commento.
    Vuol dire che sono riuscito -nonostante culturalmente impreparato (una misera 3 media) – a far partecipi del mio sgomento e della vergogna che provo di essere OGGI Italiano.
    Scrivo per una puntualizzazione, sia ben chiaro, non me ne vergogno e sono OGGI ANCOR DI PIU’ FIERO di essere stato simpatizzante dell’Onorevole G.Almirante.
    Puntualizzo: non sono (perchè non c’è più) ma lo sono stato. Perchè coraggiosamente, caparbiamente difendeva i proprii principi ed ideali.
    Un politico onesto e coerente che MAI si sarebbe sognato di buttare in mare chicchesia.
    Non sono più simpatizzante di destra da circa 10 anni. Sono UDC. Ma in alcuni casi provo una certa simpatia per alcuni esponenti di codesto Partito.
    Perchè simpatizzante per l’On.le Almirante? perchè nutro simpatie per voi? perchè UDC?
    Perchè laddove la POLITICA è COERENTE, CHIARA, scevra da compromessi e sopratutto pone in primo piano il rispetto per la vita di CHIUNQUE, l’interesse dell’INTERA collettività, che per tacitare il Popolo NON fa ricorso al reato di lesa maestà, ebbene laddove esiste questo presupposto, per me, fondamentale io sono la. Vuoi destra, vuoi centro, vuoi sinistra.
    E io stimo quei politici. Ed in questo momento, personalmente, la stimo e tanto per aver amplificato le grida di quei morti nelle coscienze degli Italiani onesti.
    Non vorrei essere mieloso, ma non posso fare a meno di dirle “grazie di esistere”. Per me (piccolo sconusciuto italiano) Lei è un Politico onesto.
    La ringrazio, nuovamente, a nome di quelle 73 persone che con la loro, assurda ed orrenda, fine hanno fatto capire di quanto si sia caduti in basso.

  3. Giuliana dice

    Vi segnalo un articolo uscito su Internazionale di Tahar Lamri, scrittore nato in Algeria. Vive a Ravenna. Lo segnalo perchè molto spesso si continua a parlare di ciò che non si conosce e per la gente comune può anche andar bene ma per chi deve fare informazione è basilare. Se si parla di Ramadan bisogna sapere che significa, se si parla di lavoratori braccianti clandestini, anche qui bisogna sapere come funziona la ricerca delle “braccia”, soprattutto di quelle che ricattabili e “governate” dalla mafia

    Date da bere agli assetati

    Da quando vivo in Italia ho notato che l’atteggiamento verso gli stranieri oscilla tra due poli. Da una parte si può riassumere con la battuta di Ennio Flaiano: “Ma lei darebbe sua figlia per moglie a un negro? Mia figlia no, ma mia moglie subito: sono mica razzista io”. Dall’altra c’è chi dice: “Non sono io il razzista, il problema è che sei nero”.

    Quest’estate ci sono stati molti episodi di razzismo. E che dovevamo aspettarci dopo l’approvazione di leggi che offendono la dignità umana? Il 13 agosto i quotidiani italiani titolavano: “Ramadan, braccianti obbligati a bere. Licenziato chi si rifiuta”. Il 14 agosto un giornalista del Tg1 esordiva: “Quaranta (sic!) giorni senza bere né mangiare, dall’alba al tramonto, come scrive il Corano”.

    Dietro questa non-notizia c’era una totale mancanza di fatti: il Ramadan è cominciato solo il 21 agosto, forse non ci saranno musulmani nei campi del mantovano, forse i musulmani del mantovano non fanno il Ramadan e, in ogni caso, un musulmano sa che deve bere e mangiare se rischia la vita.

    Dal 2 al 12 agosto, invece, la Flai-Cgil ha lanciato a Foggia la campagna “Oro rosso. Dal reality alla realtà”. Il mio amico Sokol era tra i sindacalisti che cercavano di informare i lavoratori agricoli dei loro diritti. Cercavano, appunto. Sokol è scosso: “Non pensavo che in Italia, nella regione di Vendola, nel 2009, uomini, donne e bambini potessero essere degradati fino a quel punto. Quindici ore di lavoro sotto il sole, per una miseria, per tornare la sera in baracche senz’acqua. È schiavitù”, dice Sokol con la voce rotta. “La nostra presenza ha messo in agitazione i criminali che sfruttano questo lavoro. Hanno cercato di intimidirci”.

    Nei giorni successivi solo il Manifesto, Left Avvenimenti e Radio Radicale hanno parlato della campagna. Gli altri mezzi d’informazione erano troppo occupati a darla a bere ai musulmani e a tutti gli altri.

  4. Torno mal volentieri perchè esulo dal tema.
    Il voler per forza trovare una giustificazione spinge spesso ad osservazioni stupide.
    Su un gommone di 12 mq., 78 disperati (o avventurieri) ci stanno. Eccome.
    E vero che c’è RAI3 ma è pare sia sogetta a pressioni, c’è Santoro ma è spesso attaccato e a volte … licenziato, c’è Travaglio ma ogni suo intervento è travagliato… quello che dice è certamente fastidioso, ma a nessuno gli cala….
    C’è la stampa, ci sono i media.
    Ma, a parer mio, non c’è Giustizia.
    Mi sembra di vivere in una finta democrazia, di avere una finta libertà. Perchè la democrazia è solo tra chi gestisce il potere. La libertà è solamente quella di poter parlare, tanto , poi nessuno ti ascolta (a meno che qualcuno non si senta leso).
    Fantasie? Illazioni?
    No. Realtà.
    Il Potere arriva a piccole meschinità come quella di fare una contravvenzione ad una persona scomoda pur se in assenza di colpa (documentata). E le Istituzioni, gli Organi di Governo? pur se invitati ad intervenire ti ignorano.
    Subiamo di tutto.
    Chi affoga in un mare salato chi affoga in un mare di indifferenza.
    Il fascismo aveva un proprio “ideale”, la dittatura interviene contro i dissidenti ( e un denominatore in comune “chi non è con me e contro di me”), ma non si è mai visto uno stato democratico operare contro il cittadino ignorandolo quando chiede aiuto e giustizia.
    Devo fare un’osservazione al sig. Siniscalchi:
    in gran parte corrisponde alla realtà quanto scritto (sono meridionale “Campano”) ma la colpa non è dei partiti (umanamente curano i loro interessi) ma è della gente che si lamenta, si lamenta, si lamenta e poi vota sempre per lo stesso partito di cui si lamentava, oppure votano quel partito di cui si lamentava quando si formano strani accordi in occasione di consultazioni provinciali e/o regionali.

  5. aldo siniscalchi dice

    carissimo scalfari sono anni che ti leggo e trovo sempre piu importanti i tuoi articoli . ma cè un problema di fondo che è gravissimo . non è stata la bravura di berlusconi e bossi ed altri personaggi a loro legati ma è stata la classe dirigente del centro sinistra che hanno spinto gli italiano in braccio a loro , per sete di potere , x essere sempre contro tutti e tutto che noi oggi stiamo qui a subire tutto l’immaginabile che poteva capitarci e con tutto questo ancora in alcuni partiti (il pd) in alcune zone d’italia (avellino) vivono in campane di vestro ancora a correre dietro le correnti come negli anni scorsi con la democrazia cristiana a farci le guerre tra di noi co una sinistra ridotta all’osso x pure vendette personali e non politiche , quindi carissimo scalfari io sto mettendo l’anima in pace ormai siamo senza sbocchi

  6. Maperfavore dice

    fascismo, dittatura ecc. ecc…. ma per favore… ma smettetela… se ci fosse la dittatura non esisterebbero di certo giornali come il manifesto o l’unità o repubblica, non esisterebbe raitre, santoro, travaglio ecc.ecc… le uniche dittature ancora esistenti, tra l’altro, sono dei comunisti… e questo la dice tutta… e poi, qualcuno mi spiega come fanno 78 persone a stare su un gommone di 12 metri quadri??? cosi, per curiosità…

  7. angelo salinitro dice

    caro scalfari quando arrivano gli exstracomunitari vatteli a prendere e te li porti a casa tua.

  8. Loro, quei morti, grida, lamenti, paura è terrore li hanno terminati.
    Non sono grida che provengono dal fondo del mare ma forse dalle coscienze di chi ci governa.
    Chissà che non sia vergogna.
    Chissà che non sia rimorso.
    Chissà che non sia siano guardati un non tanto lontano filmato di quando qualcuno abbracciò e baciò, commosso, un bimbo salvato dalle acque (non mi riferisco a Mosè!) lungo le coste della Sicilia.
    Il tempo fà dimenticare i buoni propositi.
    Come la lapide copre il cadavere, così il potere copre coscienza, rimorso, buon senso.
    Ero orgoglioso simpatizzante di Almirante, e sopratutto lo ammirai quando chiese l’abolizione dell’immunità parlamentare.
    Se oggi non esistessero tanti leggi, lodi etc. chi dovrebbe essere incriminato per strage?
    Non è un comportamento fascista quello al quale assistiamo ma qualcosa di peggio, immorale, e vero e proprio odio: verso tutti: i meridionali, gli immigrati, la chiesa…. nonchè la violazione dell’educazione, della dignità della persona, della religione, del vivere e convivere civile, della legge.
    Io oramai ho quasi concluso il mio ciclo vitale. Ma i miei figli, i miei nipoti in quale Italia possono sperare circondati dell’odio, dall’insofferenza, dall’illegalità?
    Non mi resta che piangere per il rimorso di averli messi al mondo.
    In questo mondo.
    In questa Italia.
    In questo periodo moralmente buio.

  9. Federico Albert dice

    Vorrei sollevare alcune questioni che – a mio avviso – dovrebbero essere poste dalla Chiesa.
    Occorre che io premetta di non essere cattolico, di non essere credente e quindi di citare quello che segue solo per tentare di riportare un po’ di coerenza nel comportamento degli attuali governanti. Rispetto chi crede, e molto spesso ritengo che ci sia molto più rispetto per il prossimo da parte dei non credenti, piuttosto che in quelli che ripetono pedissequamente formule religiose ad ogni scadenza domenicale.
    Abbiamo subito le manifestazioni a supporto della famiglia alle quali hanno partecipato influenti membri del presente e del passato governo, che si sono premurati di rilasciare dichiarazioni di fuoco sui pericoli che incombevano sulla popolazione nel caso fossero introdotte figure come i “pacs”, le coppie di fatto, le coppie omosessuali e via dicendo. Tutti a baciar pile perché – allora – l’appoggio di Santa Romana Chiesa significava raccattare voti ed impossessarsi della nostra Nazione, come poi è avvenuto. Abbiamo assistito a disgustose performance del nostro presidente del consiglio e le preoccupate raccomandazioni di sua moglie, che nulla avevano a che fare con la difesa della famiglia, né tantomeno della moralità. La Chiesa ha taciuto. Abbiamo dovuto subire nuove leggi liberticide e razziste. La Chiesa ha sussurrato qualcosa ma poi ha taciuto. Ora, davanti a un palese caso di omicidio plurimo istigato – in primis – dal ministro Maroni con la complicità del ministro della difesa La Russa e il beneplacito di tutto il governo e la maggioranza del Parlamento, la Chiesa ha borbottato. E’ stata immediatamente messa al suo posto dal ringhiare del signor Bossi, che ha platealmente disconosciuto l’autorità clericale in materia.
    Ed ora mi domando: il Papa, i cardinali, i vescovi hanno così poco potere da dover subire gli attacchi di persone che sono palesemente in contraddizione con lo spirito della religione alla quale dovrebbero essere devoti? Eppure, nel codice di diritto canonico qualcosa c’è scritto:

    Can. 1369 – Chi in uno spettacolo o in una pubblica adunanza o in uno scritto pubblicamente divulgato, o in altro modo servendosi dei mezzi di comunicazione sociale, proferisce bestemmia od offende gravemente i buoni costumi o pronuncia ingiurie o eccita all’odio o al disprezzo contro la religione o la Chiesa, sia punito con una giusta pena.

    Ecco, dunque. Direi che gli estremi ci sono tutti. Si può parlare di scomunica. Che il Papa cominci a disconoscere questi cristiani di comodo, insegni e segnali a tutti gli altri fedeli che l’utilizzare la religione a proprio uso e consumo costituisce “peccato” e come tale, implica l’allontanamento del peccatore dalla comunità cristiana.
    Penso che altrimenti dovrò definitivamente prendere atto che parole come “pietà”, “misericordia”, “amore per il proprio fratello” siano solo gusci vuoti, manifestazioni di un’ipocrisia che – rimbalzando di bocca in bocca durante le celebrazioni religiose – ne ingigantiscono l’eco sinistro e fanno avvertire il presagio di un inesorabile sgretolamento di tutta l’impalcatura clericale.

  10. Franco dice

    La destra capitanata dai Signori Berlusconi e Bossi si sta cmportando peggio del fascismo. Oggi, l’Italia è sotto dittatura. Per questo sono profondamente addolorato e temo che il futuro sia molto buio per la nazione intera, sempre se ancora esiste perchè i due signori la stanno dividendo.

  11. La Redazione dice

    “Dal mare alle prigioni ecco le discariche umane”, di Adriano Sofri

    Gli annegati del canale di Sicilia e i sommersi delle galere italiane possono essere commentati insieme. Per economia. Gli annegati: può andare su e giù il numero, la storia non cambia. Ossa senza fine che nel mar d’estate semina morte, impossibili a distinguere le une dalle altre. Le parole non possono che ripetersi uguali, da un antico poeta a una nuova madre. Solo gli annegati sono ogni volta altri, nuovi, ennesimi. E subito scaduti. Ammesso che siano mai esistiti, fu altrove. Qui, non esisteranno mai, non più. Se un colpo di fortuna, un vento propizio, li avesse fatti sbarcare, avrebbero potuto avere un nome, una vita, un futuro. Sarebbero stati arrestati e incarcerati. Si sarebbero guadagnati il passaggio alla seconda colonna dei commenti, i sommersi delle galere.
    Le galere strappano una colonna anche loro, grazie all’estate. Non che i commenti riescano facilmente a rinnovarsi, anche qui. C’è una parola che ormai le definisce ufficialmente, anche nei bollettini ministeriali, anche nei telegiornali dei sacrestani di regime. Discarica. Discariche umane, discariche sociali. Mi vergogno, a sentirla. Tanti anni fa forse fui il primo a usarla. Pretendeva di avere una forza. Poteva fare ancora impressione accostare il mucchio umano a quello dell’altra spazzatura. Adesso è anestetizzata, la parola. Appena pronunciata, è già scivolata in una scollatura da prima serata. Eppure si vantano molto i nostri governanti e i loro commissari speciali, di saper maneggiare la monnezza. Le discariche sono diventate la loro virtuosa specialità. Hanno sgomberato, dicono, le strade di Napoli. Non si sognano nemmeno di sgomberare un solo metro quadrato della città reclusa di Poggioreale, dei suoi 2.300 pezzi. Discarica per discarica, quella umana non è affare di Berlusconi, né di Bertolaso, né di protezione civile e di figura che facciamo con gli stranieri. 65 mila esseri umani boccheggiano in celle designate a richiuderne, e malamente, 40 mila. E i responsabili –responsabili?- pronunciano boutade su nuove carceri dell’avvenire, su navi in disarmo da adibire a galere, e ammoniscono i reclusi che finalmente battono la testa e le stoviglie contro i cancelli roventi a non eccedere i limiti della protesta civile –sic! Raccontano, gli scampati all’annegamento, delle imbarcazioni di passo che non hanno voluto vederli, o al più, al colmo della compassione, hanno buttato loro dell’acqua prima di dileguarsi. Nemmeno si vogliono vedere i detenuti allo stremo, con loro è ancora più facile, spesso sono stranieri anche loro, e se non stranieri per nascita divenuti stranieri per povertà e per droga: e spesso a loro stessi manca l’acqua. Almeno 30 mila detenuti, solo rispettando le leggi vigenti, per non chiamare in causa l’umanità, potrebbero essere messi fuori, a casa, in comunità, in pene alternative, rimpatriati, da un elementare soccorso di protezione civile. Uno Stato che detiene corpi e anime umane in una condizione illegale è infinitamente più colpevole di quanto possano dimostrarsi loro: e una gran parte è anche ufficialmente non colpevole fino a prova contraria. Una Corte suprema californiana ha ordinato all’ingrosso di sgomberare almeno di un quarto le prigioni di quello Stato, che non sa assicurare condizioni civili ai suoi ospiti. Da noi il tutto esaurito non esiste: al contrario. Lo Stato ammucchia abusivamente la sua spazzatura umana, senza nemmeno nascondersi. A volte se ne vanta. Si illude di sventarne l’infezione. E’ come nel mare. I sacchetti di plastica delle nostre giornate ordinarie stanno soffocando il mare. Gli annegati no. Gli annegati fatto parte del ciclo della vita, come i sommersi delle celle. Loro crepano, loro crepino: noi viviamo.
    La Repubblica 23.08.09

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