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Sull’immigrazione il centrodestra reagisce con insulti

Si chiedano perché le organizzazioni Ue e Alto Commissariato chiedono chiarimenti “La reazione difensiva sul tema dei respingimenti è fatta solo di aggressioni, insulti e intimidazioni’. ‘Si domandino – ha detto Franceschini – perche’ non l’opposizione, ma l’Ue chiede chiarimenti rispetto alla politica dei respingimenti e al rispetto del diritto di asilo politico. Si chiedano perché l’Alto commissariato, che opera nel rispetto del mandato ricevuto dall’Onu e in base alla Convenzione di Ginevra denuncia le violazioni al diritto internazionale contenute nelle azioni di respingimento, da ultima quella dei somali. L’unica risposta è l’intimidazione nei confronti delle persone fisiche: dopo i giornalisti è la volta dei funzionari delle organizzazioni internazionali”. È l’opinione di Dario Franceschini sull’immigrazione ad un’iniziativa a Riccione.

2 Commenti

  1. La Redazione dice

    Un paese che non ha più misericordia DON GINO RIGOLDI

    Caro Direttore,
    La scorsa domenica ho letto sulla Stampa l’intervento di Barbara Spinelli che segnalava lo scarso senso delle leggi, soprattutto delle leggi umanitarie da parte di molti italiani. Diceva la giornalista che la cultura corrente, il modo di pensare degli italiani ha perso il senso della pietà ed è sempre più portata a fare legge i propri interessi veri o presunti con scarso rispetto per i diritti sanciti dai parlamenti o dalle organizzazioni internazionali.

    Io non posso che essere d’accordo con la Spinelli ma vorrei aggiungere, da cristiano, un’altra osservazione e preoccupazione che come credente mi affligge, preoccupazione che si aggrava quando osservo i comportamenti di certa gerarchia ecclesiastica e del Vaticano.

    Lunedì trentuno agosto, in un articolo su di un quotidiano nazionale il direttore dell’Osservatore Romano in pratica rimproverava al direttore dell’Avvenire di aver esagerato nei giudizi sui comportamenti morali del premier. Aggiungeva il direttore del giornale vaticano che i giornalisti «sono a caccia di prelati» più o meno competenti sul tema dei rapporti con il governo e ripeteva per l’ennesima volta che l’opinione di molti prelati non era quella della Santa Sede. Quando ci diranno una volta per tutte quale è l’opinione della Santa Sede? Mi piacerebbe conoscerla.

    Io vorrei esprimere, modestamente, il punto di vista di un cristiano che ama leggere tutti i giorni il Vangelo e pregare lungamente sulla parola di Gesù. Nel Carcere dei minorenni di Milano e in diverse città, io cammino a piedi, prendo il tram o la metropolitana, bazzico in alcuni bar di quartiere, nei cortili. Respiro una brutta aria di ostilità, di diffidenza, di domanda di sicurezza fatta con le forze dell’Ordine o dalle ronde, come fossimo non i cittadini della stessa città, persone che sono chiamate a costruire collaborazione e comunità, ma nemici. Non sento più da anni la parola misericordia, solidarietà, accoglienza, vita sociale.

    Nemici siamo un po’ tutti, in modo speciale tutti i poveri, soprattutto gli stranieri. Nel Vangelo che leggo ogni mattina la scelta di fede è chiara: cercare il volto di Dio ed amare i fratelli. Il Dio dei cristiani non è un soggetto sconosciuto ed i suoi comandi non sono vaghi e la fede consiste non tanto nel credere che in qualche parte del cielo Dio esiste quanto, ubbidire ai suoi comandi.

    Se la indagine di Sky24 afferma che il 71% degli italiani intervistati ha chiesto il carcere per i cinque scampati dal terribile naufragio che ha fatto annegare nel Mediterraneo quasi settanta somali, si può affermare che la pietà l’è morta, ma anche che viene celebrata la bestemmia più grande contro Dio che in Gesù ci ha comunicato che ogni uomo e donna è figlio o figlia di Dio.

    Grandi scandali per i temi familiari e sessuali, grande prudenza a tenere i buoni rapporti con il governo in carica, bacchetta per chi si dimostra moralista.

    E diciamolo che non è buonismo predicare la fraternità, che Gesù era bravo anche a litigare ma non disprezzava nessuno, che la punizione è uno strumento ma non può andare senza la misericordia e la fraternità. «Non sono i tuoi fratelli, sono i tuoi nemici». Non è la voce del grande nemico, di «colui che separa»?

    Non credo che la responsabilità di questa cultura sia soltanto dei media o dei politici in carica anche se questo governo ci mette molto del suo ma non si tratta forse della immoralità fondamentale per un cristiano e per la Chiesa? Perfino nelle confessioni il grande peccato che troppi giovani adulti denunciano è quello del «non essere andati a messa qualche domenica» come se la giustizia, la solidarietà, la politica, l’accoglienza fossero eccezioni per cristiani eccezionali, forse debolezza.

    Saremmo discepoli di Uno che è stato arrestato, condannato e ucciso per quello che faceva e diceva, il sospetto di essere troppo diversi io ce l’ho non poco.

    Cappellano Carcere Beccaria di Milano
    La Stampa 02.02.09

  2. IMMIGRATI. MINNITI (PD): RESPINTI, COLPISCE SILENZIO BERLUSCONI

    “Respingimenti devono rispettare il diritto internazionale”

    La vicenda dei 75 immigrati respinti e rimandati verso la Libia “è l’ennesimo segnale negativo che viene dal nostro Paese”. Lo dichiara Marco Minniti, responsabile Sicurezza del Pd. “È del tutto evidente- prosegue- che è necessario rigore nel saper distinguere tra immigrazione legale e immigrazione illegale. E, tuttavia, un respingimento che non rispetti il diritto internazionale e i diritti umani appare come una chiara violazione di qualunque principio di umanità. La cosa che più colpisce- sottolinea il democratico- è il silenzio del premier in Libia su questa vicenda e il cinismo del governo, che appare indifferente di fronte alla possibilità che quei respinti provengano da Somalia ed Eritrea, cioè da Paesi in cui c’è una guerra in corso”.
    Minniti si rivolge, per questo, al ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “Siamo noi a chiedere al ministro- aggiunge- di dirci quale sia la provenienza dei migranti. Penso non ci si renda conto che se una sola tra le persone rimandate in Libia venisse riportata nel Paese di provenienza e li’ dovesse rischiare una condanna a morte, quella sarebbe una macchia indelebile e drammatica sulla coscienza dell’intero nostro Paese”.

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