cultura

Il terremoto non è un reality show del governo

Paolo Gentiloni critica duramente lo slittamento di Ballarò in favore dello speciale terremoto su Rai1

‘Il terremoto non e’ un reality del governo’: lo dice Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd, commentando la decisione della Rai di farl slittare Ballaro’ martedi’ prossimo per far spazio ad una prima serata di Porta a porta. ‘La cancellazione della puntata di Ballaro’ decisa dalla direzione generale della Rai per far spazio ad una puntata speciale di Porta a Porta – dice l’ex ministro delle Comunicazioni – non ha alcuna giustificazione ed appare come un grave tentativo di trasformare la consegna delle prime case ai terremotati di Onna in una sorta di reality show governativo, col premier come protagonista. La consegna delle case, infatti, poteva essere documentaa e approfondita dallo stesso Ballaro’.
La rivoluzione del palinsesto non ha giustificazione se non davanti ad un evento straordinario e imprevisto, non e’ questo il caso, visto che la consegna era programmata da tempo’. Ballaro’, quindi, secondo Gentiloni, ‘non va in onda perchè giudicato non abbastanza ‘affidabile’, al contrario del duo Minzolini-Vespa, per parlare dell’Aquila.
Siamo davanti, da una parte, alla nascita del primo reality di governo, dall’altra ad una nuova azione di disturbo nei confronti di trasmissioni ritenute scomode da questo vertice aziendale. Un comportamento doppiamente inaccettabile anche perche’ preannuncia un vero e proprio tentativo di normalizzazione delle terza rete Rai’.

da La Stampa, «Quella rete che spaventa il premier», di Riccardo Barenghi
Il problema a questo punto è piuttosto chiaro: non è Ballarò, non è Vespa o Floris, non è un giornale «sovversivo» che fa domande, non sono le inchieste o le interviste o i commenti della stampa e della televisione che danno fastidio al nostro premier, e che lui spesso e volentieri taccia di calunnia. Il problema è molto più profondo: Berlusconi appare allergico a qualsiasi mezzo e messaggio di comunicazione che non sia allineato con la sua realtà. Che poi sarebbe il suo governo, la sua «politica del fare», le cose che sostiene lui presentandole come verità assolute. Il caso esploso ieri, ossia lo spostamento del programma di Giovanni Floris (non certo un programma estremista) per lasciare spazio a un’edizione speciale di Porta a Porta che documenti la consegna delle prime case ai terremotati d’Abruzzo, ovviamente da parte del premier, è solo l’ultimo di una serie infinita di pressioni, querele, avvertimenti che in queste ultime settimane si sono talmente moltiplicati da far sorgere in una parte dell’opinione pubblica il timore che in Italia sia a rischio addirittura la libertà di stampa. Fesserie, hanno risposto in coro tutti gli esponenti del governo e della maggioranza, in Italia non c’è alcun rischio per l’informazione.
Se così fosse, e noi saremmo felici di crederci, qualcuno ci dovrebbe spiegare perché il capo del governo decide di querelare Repubblica e l’Unità (una mossa che suona come un avvertimento anche per tutti gli altri. Perché i programmi non allineati non riescono a cominciare, chi non viene garantito nella tutela legale (Report di Milena Gabanelli), chi non ottiene la squadra di tecnici storicamente dedicata (AnnoZero di Michele Santoro), chi non sa che fine farà (Parla con me di Serena Dandini e Che tempo che fa di Fabio Fazio). E infine perché viene improvvisamente cancellata la prima puntata di Ballarò per lasciare spazio a una sorta di celebrazione agiografica del premier che ricorda i cinegiornali di un’epoca remota.
Attenzione, qui nessuno pensa (almeno non noi) che alle porte ci sia un nuovo fascismo, tuttavia la sensazione che l’informazione sia sotto pressione è netta. Una sensazione, anzi ormai un’evidenza, che preoccupa eccome. Tanto più quando è ormai chiaro che la maggioranza politica che ha stravinto le elezioni non è più una falange macedone, unita e coesa, forte e determinata, che quindi non ha nulla da temere. L’impressione invece è che ci troviamo di fronte un governo forte sulla carta ma con una coalizione che va avanti in uno stato di permanente fibrillazione. Con un premier sempre più nervoso e preoccupato, che non tollera critiche e distinguo. E allora viene quasi da rimpiangere quel Berlusconi sicuro di sé, che non aveva paura di niente: tantomeno di qualche programma televisivo.

dall’Unità intervista a Giovanni Floris «Sostituiti senza ragione Forse per non farci parlare?», di N.L.
Il conduttore di Ballarò «Si sono inventati una trasmissione di sana pianta e a noi si chiede di non andare in onda…»
Spiegatemi il perché mi devono sostituire, perché Ballarò dev’essere spostato o non deve andare in onda. C’è qualcosa che non va?»: Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, non riesce a trovare una ragione plausibile nell’ordine arrivato dalla direzione generale di lasciare il posto allo speciale di Bruno Vespa. Quando le è arrivata la richiesta di non andare in onda maretedì? La settimana scorsa avete presentato la nuova edizione. «Me l’ha detto oggi (ieri per chi legge, ndr) il direttore Ruffini, che ha manifestato il suo disaccordo all’azienda ma non è stato ascoltato. Mi ha detto: non andiamo in onda perché l’azienda vuole fare uno speciale su RaiUno sulla consegna delle case in Abruzzo. Sono amareggiato, è come lavorare per mandare in stampa un giornale, e il giorno dopo scopri che in edicola ne è andato un altro. È un atto immotivato». Spostamenti nel palinsesto capitano, ma è mai accaduto in questo modo? «È capitato per avvenimenti speciali, dei concerti o delle partite, o per eventi accaduti all’improvviso. Io non sono uno che si oppone per principio, tutti noi facciamo quello che dice l’azienda, ma questa volta ci sostituiscono. Si inventa una trasmissione di sana pianta e ci si chiede di non andare in onda? Non si tratta di un evento imprevisto, la data della consegna delle case il 15 settembre è stata annunciata da tempo, era in agenda. Voglio una spiegazione».
Nella prima puntata avreste parlato anche della consegna delle case prefabbricate ai terremotati? «Ma certo. Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane. Avremmo fatto il servizio sul terremoto e avremmo anche parlato d’altro: della crisi politica, dei rapporti difficili tra Berlusconi, Fini e Bossi, della stampa straniera, della scuola e dell’economia. Tutti temi caldi alla ripresa autunnale. E alla conferenza stampa di presentazione, martedì scorso, c’era anche il capo ufficio stampa della Rai».
Pensa ci siano dei problemi di contenuti? Non è la stessa cosa far seguire un evento caro al premier da Vespa o da Floris…
«Cancellare Ballarò per far parlare una trasmissione sul tema di cui noi avremmo parlato: questo è successo. Allora vuol dire che non vogliono che siamo noi a parlare di certe cose».
A questo punto però avete accettato di cambiare giorno? «Spero che andremo in onda quanto prima. Io voglio raccontare l’Italia. Spero che questo sia solo un episodio, pur sgradevole e grave»

da Repubblica, «L’orgia del potere nella tv del Cavaliere», di Giovanni Valentini
Un diktat, un atto d´imperio, una censura preventiva. Non contento di avere già a disposizione tre reti televisive private controllate dalla sua azienda di famiglia e due pubbliche controllate dalla sua maggioranza di governo, in piena orgia del potere mediatico il presidente del Consiglio è deciso ora a normalizzare la Terza rete della Rai, l´ultimo bastione della resistenza catodica, per omologarla definitivamente all´informazione di regime attraverso cui controlla a sua volta gran parte dell´opinione pubblica italiana.
La decisione di cancellare la prossima puntata di Ballarò per trasferire lo show sulla consegna delle case ai terremotati dell´Abruzzo a uno speciale di Porta a porta, in programma domani sera in prima serata, conferma purtroppo tutte le preoccupazioni e i sospetti manifestati da più parti negli ultimi tempi. E imprime così il sigillo di Palazzo Chigi su ciò che ancora resta del nostro cosiddetto servizio pubblico televisivo.
Anche se la scelta corrispondesse effettivamente alla volontà di “valorizzare un momento importante per il Paese”, come dichiara con falso candore il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano; e anche se Bruno Vespa, dopo aver accondisceso senza alcuna esitazione a questa manovra, riuscisse a imbastire una puntata professionalmente ineccepibile della sua trasmissione, la brutalità dell´imposizione danneggia due volte l´immagine e la credibilità dell´azienda di viale Mazzini agli occhi dei cittadini telespettatori. Una prima volta, perché assegna a Porta a porta il crisma dell´ufficialità governativa, quasi fosse l´house organ di Palazzo Chigi, a scapito della sua residua autonomia e indipendenza. E una seconda volta, perché di fatto scredita Ballarò, bollando il programma di Giovanni Floris come infido ed eretico.
Preferenze personali a parte, si può dire in coscienza che nessuna delle due trasmissioni avrebbe meritato un tale trattamento. Né tantomeno i due conduttori, con i rispettivi pregi e difetti. Ma forse, a ben vedere, la sconfessione più grave colpisce il Tg Uno diretto da Augusto Minzolini, da pochi mesi imposto alla guida della maggiore testata giornalistica televisiva, ritenuto evidentemente inadeguato a gestire una serata così speciale: e la scomunica si estende a un corpo redazionale che pure annovera rispettabili professionisti.
Alla radice di questa scelta, c´è verosimilmente l´idea di un´informazione per così dire addomesticata; subalterna al potere politico; incline a rappresentare e a difendere l´immagine del governo, preservandolo da qualsiasi sorpresa, imprevisto, critica o contestazione. Un´informazione imbavagliata, costretta a rispettare il protocollo di Palazzo Chigi, tendenzialmente ridotta al ruolo di megafono governativo. E dunque, agli antipodi del suo ruolo e della sua responsabilità istituzionale: cioè della sua funzione di contropotere, inteso qui come controllo del potere e non già come opposizione pregiudiziale al potere costituito.
Non sappiamo ancora se domani sera assisteremo a una cerimonia autocelebrativa. Oppure a uno show di regime, con la sfilata in passerella della Protezione civile, dei pompieri e dei tanti volontari che pure hanno offerto un contributo assolutamente apprezzabile alla ricostruzione. Ovvero a un altro one-man-show come quelli che Berlusconi ha già più volte interpretato a senso unico sul palcoscenico di Porta a porta, dal celebre “contratto con gli italiani” fino al più recente “Adesso parlo io” all´indomani del caso Noemi.
Da cittadini che pagano il canone Rai, vorremmo sentire però anche le voci dei terremotati, di coloro che hanno perso la casa e magari ne hanno ritrovata una oppure che ancora l´aspettano. E soprattutto, vorremmo sentire gli amministratori locali, i tecnici, gli esperti, tutti coloro che prima e dopo il sisma hanno lanciato l´allarme, denunciando una situazione a rischio che certamente non è finita.

2 Commenti

  1. Franceschini il reality show, lo fa tutti i giorni , sparlando di tutto contro chi sopratutto si è finora impegnato , sia dei problemi del paese e dei terremotati.Meglio se stà zitto, la RAI e i suoi dirigenti sà cosa deve fare . e lui che vada a dirigere il suo partito che è l’ora che lo faccia.

  2. Franceschini: “No al reality sui terremotati, Berlusconi peggio di Ceaucescu”
    «Penso che anche Ceausescu avrebbe avuto un pò di coraggio nel dire no a una rappresentazione così». Dario Franceschini, a Bologna per ricordare la “svolta” della Bolognina, parlando con i cronisti è durissimo sulla partecipazione del premier Berlusconi alla trasmissione Porta a Porta per la consegna delle prime case ai terremotati.
    «Andava fatto ma non c’era bisogno di trasformarlo in uno show mediatico», ha detto ancora Franceschini secondo il quale siamo di fronte ad un «reality in cui i terremotati sono trasformati in comparse. Berlusconi andrà dentro le case, aprirà il frigorifero, e dirà: che meraviglia! Non si capisce – ha concluso Franceschini – perchè utilizzare così il dramma delle persone».

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