economia

«Finanziaria nuova versione. Colpo di mano su giornali e Tv», di Bianca Di Giovanni

Un colpo di mano su giornali e Tv. È l’ultima amara novità (ce ne sono molte altre) della Finanziaria, riscritta in nottata e depositata in Parlamento nella tarda serata di venerdì. Ieri il termine per i subemendamenti alle 20, stasera alle 21 previsto l’inizio del voto in commissione sul maxiemendamento che riscrive tutto il testo e aumenta anche il peso della manovra, che sale a 9 miliardi. Nella nuova versione pesanti punti interrogativi sul finanziamento al patto per la salute. «Se ci fossero tagli (in tabella si passa da 1,6 miliardi a 600 milioni), sarebbe gravissimo per un’intesa siglata poche ore fa. Per ora studiamo le carte», fa sapere Vasco Errani, e preoccupanti conferme sulla scuola, sui beni della mafia, sul lavoro (che cala sotto il miliardo).
Giornali e democrazia L’operazione che si abbatte sul finanziamento pubblico ai giornali (di cui si avvale anche l’Unità, assieme a tutte le testate politiche) non è nuova: il governo ci aveva provato già nell’estate del 2008. Si impone un «tetto» alle erogazioni, demolendo così il diritto soggettivo dei singoli giornali a goderne. Della serie: se ci sono, si erogano, altrimenti si resta a casse asciutte. Non molto democratico. Tanto che la proposta era rientrata ed era stato avviato il lavoro per un regolamento, invista di una applicazione «giusta» del tetto che doveva arrivare nel 2011. ma pare che Giulio Tremonti non abbia voluto aspettare. Così, il nuovo blitz, che rischia di «cancellare centinaia di posti di lavoro» (Paolo Butturini, associazione stampa romana) e di colpire in modo aprticolare i piccoli editori. Insomma, il pluralismo. Un fatto grave «per il governo del conflitto d’interessi», denunciano i parlamentari Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti. Il sindacato dei giornalisti (Fnsi) si dice «fortemente preoccupato» e ha già convocato i rappresentanti sindacali delle redazioni coinvolte, mentre dalla Cgil parte il j’accuse. «Un governo inaffidabile usa ogni occasione per intervenire sull’informazione», dichiara Fulvio Fammoni. L’impuntatura di Tremonti ha provocato parecchi malumori anche nel centrodestra, tanto che da tutti i gruppi, sia d’opposizione che di maggioranza, sono giunti emendamenti abrogativi. Stasera si vedrà se c’è spazio per un ripensamento.
Scomparsi Nell’ultima versione scompaiono gli asgravi alle banche che concedono la moratoria sui crediti alle imprese, spunta il finanziamento alle scuole private di 130 milioni, aumentano gli stanziamenti per il garante della Concorrenza, si attiva la scure sui consiglieri e assessori comunali, che dovranno diminuire del 20%: anche qui tagli alla democrazia. Cala a 950 milioni lo stanziamento per il pacchetto welfare, che destina solo 260 milioni agli ammortizzatori sociali. Il resto va agli sgravi sui contratti di secondo livello. Come dire: più aiuti ai già tutelati. «Viene reintrodotto lo staff leasing – attacca Cesare Damiano – viene esteso l’utilizzo dei voucher anche al lavoro pubblico, ricomprendendo addirittura la possibilità di un loro utilizzo da parte dei lavoratori part-time; il salario degli apprendisti potrà essere definito non solo dai contratti nazionali ma anche da quelli aziendali; l’aumento dell’indennità di disoccupazione dei lavoratori a progetto, che sale al 30%, avrà un tetto massimo mensile pari a 333 euro ed esclude i lavoratori delle partite Iva». Una pericolosa deregulation che attacca i diritti. Così come pericolosa è la disposizione sulla frequenza obbligatoria fino a 16 anni anche per l’apprendistato, norma che di fatto apre la strada al lavoro a 14 anni. Nel testo resta la disposizione sui beni della mafia, con l’aggiunta di un’opzione prioritaria all’acquisto a cooperative di poliziotti e militari o dei comuni. «Una proposta che non risolve affatto il problema – attacca Laura Garavini, capogruppo Pd all’Antimafia – Il rischio che i beni tornino ai boss resta».
Niente ecologia Viene rifinanziato il fondo per la non autosufficenza e quello per gli investimenti per la ricerca. Ma mancano all’appello sia gli incentivi alle ristrutturazioni ecologiche, sia quelli per l’acquisto di auto «verdi» e di nuovi elettrodomestici. Tutta la filiera di prodotti a risparmio energetico prende una gelata. Il governo già promette un nuovo decreto in gennaio. Ma con le promesse non si fa sviluppo.

da www.unita.it

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dal Manifesto: «Caos finanziaria», di Roberto Tesi
Caos su caos: anche se il maxi emendamento presentato venerdì notte per la finanziaria 2010 è stato presentato come una semplificazione. In realtà sono stati cancellati due articoli, sostituiti da uno solo, ma composto da 250 commi. Non male per una legge, già licenziata dal Senato dopo anche un voto di fiducia. Ora la finanziaria dovrà essere approvata dalla Camera per poi tornare a palazzo Madama per – si spera – il voto definitivo. L’unica cosa «certa» è che la manovra correttiva per il prossimo anno dovrebbe essere di 8,9 miliardi, uno in più delle ultime stime che, però, erano molto ballerine e approssimative. Molte le novità. Fra queste, l’eliminazione del diritto soggettivo al finanziamento pubblico dei giornali di partito, cooperativi e di idee. Se passasse questo emendamento le aziende editoriali interessate non potrebbero iscrivere a bilancio questi finanziamenti e non ottenere anticipazioni dalle banche. Per le quali è scattata una «fregatura»: sono saltati gli sconti fiscali per gli istituti che aderiscono alla moratoria sui crediti alle piccole e medie imprese. Secondo indiscrezioni di questi sconti si riparlerà a gennaio quando si dovrà anche discutere se rinnovare gli incentivi per la rottamazione di auto e elettrodomestici.
Con il maxi emendamento vengono invece reintegrati gli stanziamenti a favore delle scuole non statali: 130 milioni per il 2010. Altri stanziamenti sono previsti per le Autority della concorrenza e per quello per la privacy e per la commissione di garanzia per gli scioperi nei pubblici servizi. Un po’ di spiccioli in più per i Comuni: riceveranno, a titolo di rimborso Ici, a seguito della misura decisa lo scorso anno che prevede l’abolizione dell’imposta comunale sugli immobili sulla prima casa, ulteriori 156 milioni di euro per il 2008 e 760 milioni in più a decorrere dal 2009. Al stesso tempo, però, è saltata la misura che prevedeva una boccata d’ossigeno per i Comuni che si trovano a fare i conti con municipalizzate in rosso a causa della restituzione di quelli che sono stati considerati aiuti di stato dall’Unione europea. La norma infatti contrariamente alle anticipazioni non è contenuta nel maxiemendamento del relatore alla Finanziaria. Si sarebbe dovuto trattare di fondi nel 2010 per circa 200-300 milioni di euro per compensare i Comuni dei mancati dividendi delle municipalizzate.
Confermato il pacchetto welfare, il patto sulla salute, il codice per le autonomie e la distribuzione dello scudo fiscale per 3,9 miliardi di euro. Per quanto riguarda le altre risorse: 250 milioni arriveranno dalla vendita di beni demaniali e un miliardo dall’accordo con le province di Trento e Bolzano, che dà loro maggiore autonomia a fronte di un minore trasferimento da parte dello Stato. Altri 48 milioni arriveranno dal codice delle autonomie e altri 200 dai fondi Fas. Infine 350 milioni dalla voce rivalutazione terreni. E’ stata istituita la cedolare secca al 20% sugli affitti, ma solo per L’Aquila e in via sperimentale; confermate le risorse per l’inizio dei lavori del ponte sullo stretto di Messina, il turn-over al 100% per polizia e vigili del fuoco, e le risorse per Roma capitale da reperire attraverso la dismissione degli immobili della Difesa. Cancellate invece le norme per i rimborsi di azionisti e obbligazionisti Alitalia, la possibilità da parte dei Comuni di rimborsare le ronde e le risorse, ma anche le risorse per il termovalorizzatore di Acerra. A proposto dei proventi che saranno ricavati dallo scudo fiscale (3,9 miliardi) è previsto tra l’altro che 400 milioni siano destinati al «fondo per l’università»; 400 milioni all’autotrasporto; 750 milioni al rifinanziamento delle missioni internazionali di «pace»; 100 milioni alle popolazioni colpite da calamità naturali e 130 milioni (come anticipato) alle scuole private. Aumentate le risorse da destinare al credito d’imposta per le imprese che investono in innovazione e ricerca. Si tratta di 400 milioni in più rispetto ai 650 milioni precedentemente stanziati.

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da Repubblica: «Nuovi tagli ai giornali di partito il sindacato: “Un colpo alla schiena”», di a. bon.
Non potranno ottenere anticipazioni bancarie sugli aiuti in arrivo dallo Stato La Federazione della Stampa riceve le delegazioni delle testate a rischio Si mobilita la Cgil
ROMA – Allarme nel mondo dell´informazione per la decisione, da parte del governo, di introdurre nel maxi emendamento alla Finanziaria una norma che cambia l´accesso ai contributi per i giornali di partito, per i giornali cooperativa o di idee. Se questa norma passasse, sarebbe di fatto eliminato il “diritto soggettivo” al finanziamento, che non verrebbe più assicurato dallo Stato. «L´effetto – spiega una nota della Federazione nazionale della stampa che per domani ha indetto una riunione d´urgenza dei Cdr delle testate colpite – sarebbe quello di impedire alle aziende editoriali l´iscrizione a bilancio dei finanziamenti, rendendo impossibile la negoziazione di fondamentali anticipi con le banche. Verrebbe così messa a repentaglio la sopravvivenza di decine e decine di giornali e di decine e decine di posti di lavoro, giornalistici e non».
«Sono a rischio di estinzione – ha ricordato Paolo Butturini, segretario dell´Associazione stampa romana – testate storiche come l´Unità, il Manifesto, l´Avvenire, il Secolo d´Italia, o più recenti come Europa e La Padania, ma l´emendamento colpisce anche decine di piccole emittenti, cooperative, espressioni del terzo settore. Come sfuggire al dubbio che tutto ciò sia frutto di una vendetta interna alla maggioranza di governo? Basterebbe pensare che fra le vittime illustri di questo emendamento c´è Il Secolo d´Italia, organo vicino al presidente della Camera, Fini».
Duro il commento di Vincenzo Vita, senatore del Pd, e di Giuseppe Giulietti, parlamentare del gruppo Misto: «Il governo del conflitto di interessi ha deciso di tirare un colpo alle spalle a radio, tv locali, giornali».
Una pioggia di critiche arriva anche dalla Cgil: «Già lo scorso anno – dice il segretario confederale Fulvio Fammoni – si era cercato di far saltare il diritto soggettivo e di diminuire i contributi per l´editoria. Tentativo scongiurato grazie ad una iniziativa bipartisan che aveva evitato questo scippo. Contro questo provvedimento riprenderemo ora una forte iniziativa. Necessaria contro una misura che è un vero e proprio attacco alla libertà di informazione».

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da www.terranews.it, «Maxiemendamento, voto finale in Aula previsto per domani», di Alessio Nannini
FINANZIARIA. Forti tagli agli enti locali e all’editoria. Confermati scudo fiscale e fondi alle missioni militari.
La manovra finanziaria per il 2010 sfiorerà i 9 miliardi di euro, ma non potrà essere approvata prima di domani sera. Il governo, che l’altro ieri aveva presentato in commissione Bilancio della Camera il maxi emendamento alzando di circa un miliardo il totale previsto dalle stime, ha deciso per lo slittamento dei lavori su indicazione di Gianfranco Fini, presidente della Camera, a seguito delle forti proteste dell’opposizione per lo svolgimento del dibattito. I 250 commi dell’emendamento (un articolo unico) sono arrivati solamente in tarda serata, dopo un primo rinvio della commissione di quattro ore, e tre successivi spostamenti alle 20, alle 22 e infine alle 22:30. Così Fini ha ritenuto opportune le richieste di Pd, Idv e Udc che chiedevano di avere più tempo per la discussione. Qualora l’esame del testo fosse stato concluso ieri, i parlamentari di opposizione avrebbero avuto poche ore per esaminare la versione definitiva del documento.
Ma ciò non comporterà problemi nell’approvazione del testo in aula, che dovrebbe avvenire attraverso il ricorso al voto di fiducia; e questo sebbene l’emendamento contenga alcune correzioni rispetto a quanto uscito nei giorni scorsi. Innanzitutto l’importo totale, che come detto toccherà gli 8,9 miliardi di euro a causa dell’incremento di 400 milioni per due anni al fondo per il credito d’imposta destinato alla ricerca, e il finanziamento alle missioni militari all’estero che potrà disporre di ulteriori 150 milioni. Per contro, sono state inserite limitazioni ai fondi destinati all’editoria, per i quali è stato previsto un tetto massimo di spesa. Altre novità riguardano la mancata conferma degli incentivi per le scuole statali nell’ordine di 130 milioni di euro, l’abolizione dei fondi per le ronde e per i bond Alitalia, lo stop agli sgravi alle banche che aiutano le piccole e medie imprese, e la riduzione del numero di consiglieri comunali. Gli enti locali avranno inoltre un aumento dei rimborsi per la mancata Ici.
Sempre per quanto riguarda i Comuni, è stata introdotta una specifica normativa a tutela di quegli azionisti di società di servizi pubblici danneggiati nel bilancio dalla decisione dell’Unione europea, che ha definito illegittimi gli aiuti statali concessi nel passato. Per risarcire quella somma, restituita con conseguente compressione dei dividendi incassati dai Comuni, il governo ha deciso un rimborso di circa 300 milioni, di cui 90 andranno a Roma (per il caso dall’azienda ex municipalizzata Acea). Alla Capitale è stato destinato poi il contributo di 600 milioni richiesto dal sindaco Gianni Alemanno; denaro possibile grazie alla vendita di immobili di proprietà della Difesa, ma che sarà tuttavia erogato in un primo tempo mediante un’anticipazione di tesoreria. Ancora in ambito locale, è prevista la riduzione del numero di assessori, consiglieri e dirigenti sia nei Comuni che nelle Province non si tratta in realtà di un taglio ma di facoltà. In sostanza gli enti locali subiscono tagli pluriennali per circa 300 milioni, ma avranno la libertà di decidere come coprirli senza l’obbligo di ridurre poltrone politiche o burocratiche.
Confermato il pacchetto welfare, con tre premi alle agenzie che ottengono posti di lavoro per le categorie disagiate, quali per esempio disoccupati e precari; aumento fino a 4.000 euro dell’indennità una tantum per i Co.co. pro. a cui non viene rinnovato il contratto; proroga degli sconti fiscali sui premi degli integrativi. Infine lo scudo fiscale, cioè la la sanatoria che mette in regola quei patrimoni esportati illegalmente fuori dall’Italia. Le ricchezze che saranno fatte rientrare nei confini nazionali godranno della protezione da successivi accertamenti del fisco e da eventuali imputazioni in sede penale. Un precedente e analogo provvedimento era stato fatto nel 2001 dal secondo governo Berlusconi. Per reintrodurre il denaro e mettersi in regola basterà il versamento di una sanzione del 5 per cento. Un provvedimento diverso dagli altri Paesi che hanno adottato una misura simile: Gran Bretagna e Francia impongono infatti il pagamento di ogni tassa evasa e senza l’obbligo dell’anonimato.

1 Commento

  1. Per il lavoro un passo indietro
    “La Finanziaria del governo Berlusconi nel metodo umilia il lavoro parlamentare e nel merito, per quanto riguarda i temi sociali, fa compiere un vistoso passo indietro su quelli del lavoro”. Lo dice Cesare Damiano, capogruppo del Pd nella commissione Lavoro di Montecitorio, il quale sintetizza così i contenuti delle proposte avanzati dal governo: “Si conferma il fatto che non ci sono risorse sufficienti per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego; il processo del lavoro non sarà più gratuito, a danno dei lavoratori più deboli e maggiormente colpiti dalla crisi; per quanto riguarda le risorse aggiuntive di 1 miliardo e 125 milioni, di cui il governo mena costantemente vanto, occorre sottolineare che ben 860 milioni saranno destinati alla detassazione dei salari di secondo livello e soltanto 265 milioni agli ammortizzatori sociali; viene reintrodotto lo staff leasing, ovvero la possibilità di affitto di gruppi di lavoratori a tempo indeterminato; viene esteso l’utilizzo dei voucher anche al lavoro pubblico, ricomprendendo addirittura la possibilità di un loro utilizzo da parte dei lavoratori part-time; il salario degli apprendisti potrà essere definito non solo dai contratti nazionali ma anche da quelli aziendali; l’aumento dell’indennità di disoccupazione dei lavoratori a progetto, che sale al 30%, avrà un tetto massimo mensile pari a 333 euro ed esclude i lavoratori delle partite Iva. Dunque – conclude Damiano – è evidente che non si lavora sui problemi che rappresentano le priorità del paese reale. Il Pd ha presentato su tutti questi temi i propri emendamenti ed insiste per ottenere ammortizzatori sociali adeguati, a partire dal raddoppio della durata della Cassa integrazione ordinaria e dall’adozione di una assegno di disoccupazione universale pari al 60% della retribuzione”.

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