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Finanziaria, fiducia alla Camera. Fini: “Decisione deprecabile”

Il governo “blinda” la manovra, il presidente dei deputati attacca. “Scelta tutta politica che impedisce all’Aula di esprimersi sulla Manovra”. Il governo ha posto la questione di fiducia sulla Finanziaria. Ad annunciarlo in aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. La fiducia, ha spiegato, “è sull’articolo 2 del testo approvato in commissione”. In precedenza i deputati avevano approvato l’articolo 1.
Duro il commento del presidente della Camera, Gianfranco Fini: “La decisione di porre la fiducia sulla legge Finanziaria è legittima”, ma “deprecabile perché di fatto impedisce all’Aula di esaminare gli emendamenti”. Fini ha ricordato di aver prolungato i termini per consentire un dibattito approfondito e dare alla commissione il tempo di approvare un testo per l’Aula, aggiungendo che “non vi era stato da parte dell’opposizione nessun atteggiamento ostruzionistico”.

Spiegando che gli emendamenti da votare oggi erano in tutto 64, di cui 55 dell’opposizione, Fini ha aggiunto gli interventi contingentati avrebbero consentito di approvare la legge, anche senza fiducia, nei tempi previsti e compatibili con l’esame del Senato.

”La scelta di porre la questione di fiducia – ha detto ancora Fini- è costituzionalmente legittima e rientra nelle prerogative dell’esecutivo”; non può, però, ha aggiunto Fini, che “essere considerata come una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto tra governo e opposizioni ma unicamente all’interno del rapporto tra la maggioranza e il governo ed è la ragione per la quale la Presidenza della Camera considera deprecabile la decisione” del governo “perché di fatto impedisce all’aula di pronunciarsi sugli emendamenti”.

Le parole di Fini sono state accolte da molti applausi, non solo dai banchi dell’opposizione e i relatori di Pdl e Lega hanno rinunciato a intervenire. Le crticihe a Fini sono arrivate a seduta sospesa e dai banchi della maggioranza. Il ministro Roberto Calderoli: “Dalla
presidenza della Camera ci si attende l’applicazione dei regolamenti, non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all’esecutivo”. E poi Sandro Bondi, ministro e coordindatore nazionale del Pdl:”La decisione e la valutazione espressa” da Fini “sono destinate a non aiutare l’apertura di un clima politico nuovo di cui l’Italia ha bisogno, anzi rischiano di rinfocolare immediatamente le polemiche”.

Poco dopo, la conferenza dei capigruppo ha stabilito che la Camera voterà la fiducia sul maxiemendamento all’articolo 2 della Finanziaria domani alle 12. Giovedì invece ci sarà il voto finale.
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RIportiamo il resoconto stenografico delle parole del Presidente Fini nella seduta di questa mattina alla Camera sul ricorso alla fiducia

“””Ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito: Signor Presidente, naturalmente l’annuncio che sto per fare è stato autorizzato dal Consiglio dei Ministri e parlo a nome dell’intero Governo, come è evidente. Pongo, quindi, la questione di fiducia sull’approvazione dell’articolo 2 del disegno di legge finanziaria, nel testo licenziato dalla Commissione bilancio.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai colleghi che intendono intervenire, come è loro diritto, sull’annuncio del Ministro, prego di prestare un attimo di attenzione, perché la Presidenza ritiene di sottoporre all’Aula qualche considerazione in ordine a ciò che è stato detto testé dall’onorevole Vito.
Desidero innanzitutto ricordare, come è certamente noto ai colleghi, che l’iter in Commissione della legge finanziaria è stato particolarmente intenso e si è svolto oltre il termine originariamente stabilito proprio per rendere possibile ciò che la Presidenza aveva auspicato, vale a dire che la Commissione, dopo un dibattito articolato, potesse giungere alla conclusione dei suoi lavori, approvando un testo da rimettere successivamente, come il nostro Regolamento prevede, all’attenzione dell’Aula. Ricordo altresì che, durante il dibattito in Commissione, come testimoniato dal presidente della Commissione, onorevole Giancarlo Giorgetti, e dallo stesso Ministro dell’economia e delle finanze, onorevole Tremonti, non vi era stato da parte delle opposizioni alcun atteggiamento che potesse essere definito di tipo ostruzionistico. Ricordo altresì che, quanto all’esame in Assemblea degli emendamenti presentati al disegno di legge finanziaria, la situazione, alla luce degli emendamenti che sono stati ritirati questa mattina, vedeva presentati in tutto centoquattro emendamenti, di cui sessantasette da parte dei gruppi di opposizione e trentasette da parte dei gruppi della maggioranza.
Gli emendamenti da votare, qualora il Governo non avesse posto la questione di fiducia, sarebbero stati in totale sessantaquattro, di cui cinquantacinque da parte delle opposizioni.
Credo, quindi, che si possa dire, senza tema di essere smentiti, che da parte delle opposizioni si è registrato, nella presentazione degli emendamenti in Aula, il medesimo atteggiamento non ostruzionistico che si era registrato durante il lavoro in Commissione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro).
Quanto ai tempi previsti per l’esame in Assemblea, ricordo che, ai sensi del nostro Regolamento, si trattava di tempi contingentati, tempi che avrebbero consentito, anche qualora non fosse stata posta la questione di fiducia, di giungere all’approvazione della legge nei tempi previsti, compatibili con il successivo esame da parte del Senato.
È la ragione per la quale, fatte queste premesse, la Presidenza ritiene che la posizione della questione di fiducia da parte del Governo, prerogativa – ed è un’ovvietà – legittima, perché costituzionalmente prevista, non possa essere in alcun modo considerata, alla luce di quanto detto, una decisione di carattere tecnico, non essendo in alcun modo giustificabile con la finalità di superare ostacoli di tipo procedurale, di fatto inesistenti, frapposti dalle opposizioni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro).
La scelta di porre la questione di fiducia, che, lo ripeto, è legittima, perché costituzionalmente prevista, e che rientra, com’è naturale, nelle prerogative dell’Esecutivo…(Commenti di deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Onorevoli colleghi, avrete modo di commentare, se lo riterrete. Vi prego di prestare la doverosa attenzione, anche perché ciò che la Presidenza dice, lo dice in ragione di un Regolamento che non può in alcun modo che essere rispettato da parte del Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori, Unione di Centro e di deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Dicevo che la posizione della questione di fiducia, che, lo ripeto, è prerogativa legittimamente riconosciuta all’Esecutivo, non può che essere considerata dalla Presidenza come una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto tra Governo e opposizioni, ma unicamente all’interno del rapporto tra la maggioranza e il Governo.
È la ragione per la quale la Presidenza della Camera considera deprecabile la decisione assunta dal Governo, perché, di fatto, impedisce all’Aula di pronunciarsi sugli emendamenti (Vivi applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori, Unione di Centro e di deputati del gruppo Popolo della Libertà – Commenti di deputati del gruppo Lega Nord Padania). “”””

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Dal sito http://www.deputatipd.it

    Fiducia mette a nudo spaccatura nella maggioranza

    “Le parole del presidente Fini non hanno bisogno di commenti. La maggioranza tenta di coprire le sue divisioni con l’ennesimo voto di fiducia”. Lo ha detto in Aula Francesco Boccia della presidenza del gruppo Pd. ”Le spaccature della maggioranza sono state messe a nudo – ha proseguito Boccia – dall’opposizione che ha presentato pochissimi emendamenti. Ma la maggioranza non ha voluto ascoltare. Volevamo parlare di lavoro e imprese, di riduzione delle tasse e aumentare i salari, di tutelare le famiglie e lotta alla povertà. Ma il governo, in crisi con la sua maggioranza, è andato avanti a capo basso imponendo il testo della finanziaria che sembra non avere più né madre, né padre dal momento che nessuno la difende”. “Così – ha concluso rivolgendosi al governo e alla maggioranza – la finanziaria è diventata la lavatrice dei vostri pasticci”.

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