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"Bilanci, presidi alla guerra", di Alessandra Migliozzi

Dopo la circolare del ministero che stringe ancora una volta su entrate e spese Pronti a farsi commissariare: impossibile farcela. La nota ministeriale 9537, quella con le indicazioni per predisporre il programma annuale di spesa a per il 2010 (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi del 22 dicembre scorso), rischia di mandare le scuole sull’orlo del crack e di costringerle a farsi commissariare. È l’allarme lanciato dai presidi mentre nelle istituzioni scolastiche monta la protesta per i fondi irrisori predisposti dal ministero e per i tagli imposti sulle spese per le pulizie (meno 25%) che determineranno, spiegano i dirigenti, «un calo della qualità del servizio e la necessità di ricorrere ai collaboratori scolastici, già decurtati dalla legge 133, distogliendoli dalla sorveglianza».

I primi a farsi sentire sono stati i capi di istituto dell’Anp, l’associazione guidata da Giorgio Rembado, che ha scritto al responsabile del dipartimento per la Programmazione, Giovanni Biondi, e al direttore generale per la Politica finanziaria e il bilancio, Marco Ugo Filisetti, per contestare i contenuti della nota e chiedere rettifiche: «Deve essere sottolineato il fatto che alcune indicazioni aggravano la situazione finanziaria degli istituti, già di per sé pericolosamente precaria«, scirve Rembado, «…una volte detratte dalla dotazione annuale le risorse relative al Fis, la spesa per i contratti di pulizie (decurtati del 25%) e (per le superiori) l’importo per gli esami a carico delle classi terminali, resta nella disponibilità dell’istituto una esigua differenza che dovrebbe coprire le spese per le supplenze brevi e il fabbisogno per il funzionamento». Le scuole dovranno mettere nell’aggregato Z (fuori bilancio) i crediti che hanno nei confronti dello stato (un miliardo in tutto), quelle che hanno anticipato i soldi per le supplenze negli scorsi anni finiranno «in grave disavanzo di amministrazione», avranno i bilanci in rosso, lamenta Rembado. Bilanci che alcuni consigli di istituto si apprestano a non firmare, a rischio di farsi commissariare. Mentre in Piemonte l’Asapi, l’associazione delle scuole autonome guidata da Nunzia del Vento, ha approvato un documento che invita a disattendere in alcuni punti la nota del Miur, a non «accogliere l’opportunità di inserire nell’aggregato Z i residui attivi» in quanto considerata una forma impropria di radiazione dei crediti, a non attuare da subito il taglio del 25% sulle pulizie e ad applicare i criteri del dm 21 del 2007 (le vecchie regole, ovvero il capitolone di Fioroni eliminato con un colpo di spugna dalla nota 9537) per calcolare il budget per il funzionamento e le supplenze facendone esplicita richiesta al ministero. La Flc-Cgil ha deciso di impugnare la circolare del ministero. Mentre l’Anp chiede chiarezza definitiva sui residui attivi e sulle supplenze e invita a rettificare. «Noi abbiamo cinque plessi e per funzionamento e supplenze», racconta Stefano Mari, preside del 3° circolo didattico di Bologna, «dalla somma ricevuta dal ministero, tolti altri capitoli di spesa, ci restano seimila euro, una miseria. In più siamo afflitti dal taglio della spesa per le pulizie…In tutto ciò a noi lo stato deve 220mila euro, finiremo in passivo. Il Consiglio di istituto è orientato a non approvare il programma di spesa e a far venire un commissario ad acta».
Scuola Oggi 19.01.10

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Di seguito l’interrogazione PD sul tema
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=20628&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IN+COMMISSIONE%27

2 Commenti

  1. Onorevoli Senatori,
    il Disegno di Legge per la riforma dell’Università che vi apprestate a discutere glissa spiacevolmente sulla questione del ruolo degli attuali ricercatori universitari a tempo indeterminato. Nel corrente anno accademico il sottoscritto ha svolto o sta svolgendo insegnamenti per complessivi 28 crediti, molto al di sopra dell’impegno didattico attualmente previsto per i docenti “di ruolo”. A questo si aggiunge l’attività di ricerca. Ho compiuto parte del mio percorso formativo presso Istituzioni universitarie in Italia, Germania, UK, Olanda e USA (UC Berkeley). Nel solo 2010 ho pubblicato finora 3 lavori con impatto e un capitolo di un volume collettaneo, oltre ad alcune comunicazioni minori in corso di pubblicazione ed altri due lavori in attesa di revisione. Sono garante di un corso di laurea ex 270/2004. Eppure dall’entrata in vigore della legge, se non vi saranno variazioni, non avrò neanche rappresentanza negli organi dell’Università.

    Ho deciso di non accettare più incarichi di insegnamento per il prossimo anno accademico. Si tratta di una decisione quasi obbligata di fronte a un disegno di legge che ignora il servizio svolto per anni a titolo gratuito e frustra ogni credibile aspirazione di progressione di carriera.

    Buon lavoro,

  2. La Redazione dice

    Da L’Unità di oggi
    Aule più sporche per tutti. In 4000 rischiano il posto, di Laura Matteucci

    Una circolare della Gelmini impone la riduzione ad elementari e medie dei servizi di pulizia Il taglio riguarda il 25% delle attività. Contro la direttiva Cgil, Cisl, Uil cercano un confronto
    Qualcosa come 4mila lavoratori che rischiano il posto, e centinaia di migliaia di bambini delle scuole elementari e medie d’Italia che rischiano di avere una scuola meno pulita e meno «sicura». Queste le conseguenze di una circolare ministeriale che fa capo a Mariastella Gelmini, datata 14 dicembre e inviata alle scuole il 22 (ultimo giorno prima delle vacanze natalizie), e che in sostanza impone un taglio del25%alle spese di pulizie e sorveglianza a tutte le scuole di primo e secondo grado, a partire dal primo gennaio, anche in presenza di contratti d’appalto già in corso e in scadenza tra giugno e dicembre 2010. Con la stessa nota, peraltro, vengono ridotte anche le spese per le supplenze e i costi amministrativi. Quanto alla scuola, insomma, l’unico aumento sembra proprio essere quello degli stipendi dei professori di religione. E, per il resto, è un florilegio di riduzioni. «Tagli che si sommano a quelli che abbiamo già avuto negli anni passati – spiega Elisa Camellini della Filcams Cgil nazionale – Stiamo parlando di persone, perlopiù donne, che già lavorano da 2 a un massimo di 5 ore giornaliere, con contratti part-time: ridurre ulteriormente significa lasciarle a casa». Per contrastare le direttive, che interessano circa 10mila lavoratori del settore, ieri mobilitazione sindacale a Taranto, domani sciopero delle aziende di pulizia interessate a Firenze. PULIZIA A GIORNI ALTERNI Ma è soprattutto dai confronti già aperti con le Regioni (sono loro a gestire la partita degli appalti) che Cgil, Cisl e Uil sperano di trovare una soluzione al problema. Che, però, sembra ancora lontana. Nei giorni scorsi il direttore dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna, Luciano Fanti, ha inviato una nota ai dirigenti scolastici per fornire loro un «consiglio» su come ovviare al taglio di un quarto del budget ministeriale: «Per quanto riguarda aule e servizi igienici, che come noto comportano un costo più rilevante – ha scritto – la pulizia potrebbe essere fatta a giorni alterni, anziché quotidianamente». Pronta la replica della Flc-Cgil locale: «Oltre alla qualità della scuola, con queste linee di indirizzo si mette addirittura in discussione la salute degli alunni e del personale che opera nella scuola: è chiaro che aule e bagni vanno puliti tutti i giorni, il suggerimento è inapplicabile». Al di là dei singoli casi, le critiche della Flc Cgil sono rivolte alla circolare nel suo complesso: «Ridurre del 25%la spesa per gli appalti – dice una nota – vuol dire costringere le scuole a ridurre il servizio e ad aumentare i carichi di lavoro del personale dipendente dalle ditte di pulizia e degli stessi collaboratori scolastici. Tutto ciò a partire dalla previsione che nel 2010 occorrerà una diminuzione della prestazione

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