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"Una doppia sanzione per Nicolas", di Jean Marie Colombani

Gli elettori francesi hanno espresso ieri un voto di protesta che ha preso la forma di una voto-sanzione. Per il governo e per Nicolas Sarkozy è chiaramente un voto negativo, un avvertimento molto serio e il presidente sbaglierebbe a non comprenderlo.
Se si guarda l’insieme dei risultati di queste elezioni regionali è facile riassumerne il senso a livello nazionale: il ritorno del partito socialista, la sconfitta dell’Ump (il partito unico della destra), la forza degli ecologisti che sono ormai il terzo partito francese e il risveglio del Front National, l’estrema destra.

La sconfitta dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy, rappresenta la sconfitta di tutta la destra che raccoglie dalle urne il risultato storicamente più basso della destra di governo nella storia della Quinta repubblica.

Il partito socialista si ritrova invece a un livello che non raggiungeva da più di vent’anni: è praticamente al 30 per cento e si reinstalla come la forza ineludibile in qualunque ipotesi di alternativa di governo.

Gli ecologisti che avevano già raccolto un buon risultato un anno fa alle Europee si prendono qualche voto in meno ma si installano come terzo partito del Paese. Per il partito socialista questa è insieme una buona e una cattiva notizia. La buona è che esiste ormai sotto gli occhi di tutti un’alleanza di governo possibile e potenzialmente maggioritaria in Francia sull’asse Ps-verdi. Ed è questo alla fine il risultato più significativo di questo scrutinio.

Ma per i socialisti la cattiva notizia è che per consolidare questa prospettiva dovranno fare alcune concessioni ai verdi in termini di programma, perché i due partiti non condividono certo le stesse posizioni e su molte questioni il Ps considera i verdi «retrogradi». Il problema del programma non sarà dunque da sottovalutare in prospettiva della costruzione di un’alternativa di governo.

L’estrema destra del Front National, infine, perde molti voti rispetto alle regionali del 2004 ma recupera parecchio rispetto alle Europee e alle presidenziali.

Insomma, per Sarkozy e la maggioranza di destra una doppia sanzione: il rapporto di forza si è rovesciato a beneficio della sinistra e la rimonta del Front è il risultato dell’assurdo dibattito sull’identità nazionale provocato dal governo.

La lettura dei risultati ci induce però alla prudenza. Innanzitutto va registrato il record dell’astensione, più del 50 per cento, un dato impressionante in Francia che ha consentito a tutti i portavoce della destra che si sono espressi ieri sera di tentare di minimizzare il significato nazionale della consultazione perché un francese su due non si è recato al seggio. Ma va detto che l’astensione vale per tutti. Non bisogna poi dimenticare che si trattava di voto per il rinnovo dei Consigli regionali, l’elezione dei presidenti di Regione e dunque si tratta di una consultazione fortemente segnata dalle particolarità locali. Tuttavia ciò non ne sminuisce la portata nazionale e la questione che si pone ora è sapere come reagirà Nicolas Sarkozy e se saprà rispondere al malcontento che si è espresso così chiaramente.

Il presidente è di fronte a una contraddizione maggiore: lo stesso ritmo delle riforme, e talvolta il contenuto delle riforme, innervosiscono e alimentano il malcontento perché la cosa che più interessa oggi ai francesi è l’occupazione. Contemporaneamente, però, l’elettorato di Sarkozy si è sfiduciato perché gli rimprovera di non essere stato capace di andare abbastanza avanti nelle riforme. Questa contraddizione è molto difficile da superare ed è la questione che dominerà la vita pubblica francese: come risponderà ora il presidente alla crisi?
La Stampa 15.03.10

1 Commento

  1. La Redazione dice

    da http://www.partitodemocratico.it

    Francia: vittoria dei socialisti

    I fallimenti del governo Sarkozy provocano il crollo dell’Ump. Preoccupanti i dati dell’affluenza (53.65%). Fassino: Un risultato che deve sollecitare le forze progressiste europee a mettere in campo proposte per uscire dalla crisi e una strategia di governante democratica della globalizzazione

    Il primo turno delle elezioni regionali francesi ha decretato la vittoria del partito socialista di Martine Aubry. La sinistra francese ha raggiunto un risultato estremamente favorevole, il 29.5% delle preferenze. Mentre il partito di Nicolas Sarkozy, l’Ump, è andato abbondantemente al di sotto delle aspettative raggiungendo solamente il 27%.

    Il risultato della sinistra è confortato dal terzo posto della lista verde di Europe Ecologie (12.5%) che sembra intenzionata a stringere alleanza con il Ps in vista del secondo turno di domenica prossima. Un altro dato che emerge è la bassa affluenza: solamente il 53.65% degli elettori si è recato alle urne. Un dato del genere probabilmente è la conseguenza del disamore crescente dei francesi nei confronti della politica: molte delle promesse fatte dal governo Sarkozy non sono state mantenute. E poi c’è la crisi economica che si fa sentire e che continua a provocare una forte disoccupazione. Tutte condizioni , inoltre, che hanno aiutato la destra xenofoba di Le Pen ha raggiungere la sbalorditivo risultato del 12% dei voti.

    Il Ps è finito al primo posto in 13 delle 22 regioni della Francia metropolitana e il grande slam sembra possibile grazie alle ampie riserve di voto. L’unica regione problematica rimane l’Alsazia.

    Piero Fassino a nome del Pd ha dichiarato che la vittoria dei socialisti è un’ “affermazione elettorale netta. Un successo diffuso su tutto il territorio nazionale che dimostra in modo evidente come la destra non sia la soluzione e non abbia proposte in grado di riscuotere la fiducia di una società resa inquieta dalla crisi. Un risultato che deve sollecitare le forze progressiste europee a mettere in campo proposte per uscire dalla crisi e una strategia di governante democratica della globalizzazione”.

    Il vice presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda ha affermato che il risultato del primo turno delle elezioni regionali in Francia contiene indicazioni molto rilevanti che vanno al di là della politica francese. Il primo segnale che se ne può trarre è che larga parte dell’elettorato conservatore europeo si è stancata di dar credito al populismo e alla demagogia, si è stancata dei leader che non mantengono le promesse elettorali e si è stancata della politica dell’uomo solo al comando. Una parte consistente degli elettori francesi che tre anni fa aveva scelto Sarkozy non è andata a votare e addirittura qualcuno di loro ha scelto nuovamente la destra xenofoba di Le Pen. Anche l’Italia, che ha molto da imparare dal voto francese, sta finalmente prendendo le distanze dal berlusconismo, che la sa lunga in fatto di promesse pirotecniche non mantenute e di voglia irrefrenabile di comando assoluto”.

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